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Vulcano - Bloody Vengeance
12/08/2017
( 526 letture )
Nella seconda metà degli anni ’80 l’attività della scena metal brasiliana era a dir poco fremente. L’estremismo musicale, ma anche scenografico e lirico dei gruppi coinvolti aveva subito portato ad un nuovo livello l’idea di musica shoccante, di per sé insita nel concetto stesso di metal. Ma se almeno in passato l’estremizzazione sonora era passata per graduali contaminazioni, mi piace pensare che il caso della scena thrash brasiliana sia il primo ad aver sfondato senza ritegno qualsiasi tipo d’inibizione verso l’aggressività e a lasciarsi sedurre dal caos più irrefrenabile, fino a distorcere il significato stesso della parola musica e divenendo fondamentalmente il primo movimento metal puramente underground ad avere un’eco così duratura ed intensa all’interno dei circuiti di musica estrema.

Se pensiamo alla maggior parte delle uscite discografiche della leggendaria Cogumelo Records, è evidente quanto il metal stesse diventando quanto di più indomito e blasfemo si potesse immaginare già nel 1985, in cui il mondo del metal era (più che comprensibilmente) sconvolto da Hell Awaits, in confronto al quale comunque i contemporanei Sepultura, Mutilator, Holocausto, Chackal, Overdose e soprattutto Sarcofago (tutta la scena di Belo Horizonte, in breve) non avevano la ben che minima chance di successo commerciale. Il thrash brasiliano di quel periodo reclama la completa rottura con qualsiasi ragionevole canone di giudizio estetico, con ogni precetto del music business, con qualsiasi declinazione della musica metal che non sia pura incarnazione del metal, con qualsiasi tema che non coinvolga il demonio, la sessualità più bestiale e l’abuso di droghe e alcool. Basti pensare a come Wagner Antichrist, chitarrista sul debutto dei Sepultura, li avesse lasciati per introdurre al mondo i suoi nuovi Sarcofago come la creazione “di colui che ha abbandonato i Sepultura perché troppo commerciali” con diversi mesi di anticipo sull’uscita del comunque estremissimo Schizofrenia.
Per questi specifici motivi, mi sento di dire che il metal estremo nasce qui, sebbene sia stato già anticipato altrove, ma non certo con la stessa irriverenza e disprezzo verso il buon gusto. La stessa parola “thrash” è praticamente inapplicabile a questa scena, se non per motivi di immediato accostamento stilistico. La verità è che riff, drumming e voce di album come Bloody Vengeance (debutto dei Vulcano di cui parliamo ora), Morbid Visions o a maggior ragione I.N.R.I. sono già arrivati allo step successivo, quello del black/death che si sarebbe affermato solo qualche anno dopo: voci già quasi gutturali, tremolo picking, nonché il blast-beat con cassa, rullante e piatto all’unisono (diversamente dall’estremizzazione del tupa-tupa che nello stesso periodo stava prendendo piede tra i gruppi hardcore e crossover più estremi negli USA e in Inghilterra). La nascente scena death metal statunitense, derivando molto più direttamente dal thrash, non vi sia avvicinava ancora in ferocia, sebbene in media potesse vantare gruppi nettamente più maturi compositivamente e musicisti più preparati, mentre la neonata scena grind inglese avrebbe richiesto ancora pochi anni per entrare di prepotenza nei canali di tape-trading.

Il debutto dei Vulcano è, per arrivare all’argomento di questo estratto, uno dei primi (1986) e più cari esempi di questa nuova dottrina (anti)musicale. Il gruppo non debuttò propriamente sotto Cogumelo, che nei primi anni di attività intercettò quasi esclusivamente band della stessa città dove era locata (Belo Horizonte, citata prima), escludendo in primis i vari Vulcano (di Santos, São Paulo), i Ratos de Porao e i Dorsal Atlantica (che nacquero propriamente come gruppi punk), gli Attomica e altri. Fu così dunque che il debutto dei Vulcano fu distribuito da un’altra nascente istituzione del metal brasiliano, la Rock Brigade Records. È subito intuibile che l’intera produzione sia piuttosto raffazzonata, dato il presumibilmente basso budget a disposizione, e agli strumenti piuttosto amatoriali, come si può immaginare vedendo una copertina così brutta (ma ad onor del vero, così blasfema), e sentendo la produzione scarsamente competitiva che lo caratterizza. Ma il gruppo seppe far di necessità virtù, e oserei immaginare che una presentazione così scarna, caotica e grezza abbia giovato al plotter musicale che si può facilmente descrivere con le stesse tre parole.
Musicalmente parlando, si può immaginare di prendere gli Slayer di Show No Mercy, già saldamente improntati sullo stile dei Venom, e aggiungerci una dose considerevole di quel proto black metal (o di first wave, se preferite) di Hellhammer e Bathory (soprattutto per le melodie sinistre di The Return…), conservandone l’attitudine molto punk (à la Motorhead, o quella dei Voivod al debutto) ma sviluppandoli in velocità ed intensità almeno quanto i Possessed di Seven Churches, ma provando il tutto con tempi di batteria più martellanti e una voce più cavernosa. Quello che rende però Bloody Vengeance un disco speed metal estremizzato più che un disco black/death ancora primordiale (nel caso ci fosse differenza) dipende dal fatto che i Vulcano fossero ancora radicati nell’heavy metal, del quale mantengono ancora molti canoni stilistici che invece saranno spazzati via l’anno successivo da INRI dei Sarcofago. Penso infatti che quest’ultimo, data la sua così forte bastardizzazione punk, e il suo esasperato tentativo di estremizzazione, risulta staccarsi dalla radice speed metal presentandosi come un album metal estremo in tutto e per tutto, nonostante la lieve distanza cronologica da questo LP (o da un Morbid Visions dei Sepultura, per motivi quasi analoghi).

In soli ventiquattro minuti scarsi (sebbene sia considerato comunque un full-length), Bloody Vengeance non lascia dubbi su quanta influenza abbia avuto sul metal estremo, e se avete anche la minima esperienza in materia vi accorgerete di quanti dettagli non vi sareste aspettati di sentire nel 1986, ma almeno qualche anno più tardi, sebbene qui in una forma più rozza e primitiva. Vale la pena considerare come anche questo album includa una canzone intitolata Death Metal, come anche Seven Churches dei Possessed e Power From Hell degli Onslaught, tra gli album più cruciali per la nascita del genere omonimo, in ottemperanza all’intento dei Vulcano di portare la loro musica ad una nuova definizione che si adattasse meglio alle sue caratteristiche.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Zess
Venerdì 18 Agosto 2017, 8.48.56
6
Nel genere discone, altro che chiacchiere.
gianmarco
Giovedì 17 Agosto 2017, 23.47.02
5
X Mulo gran album Invece almeno lo sto ascoltando su Youtube e lo trovo molto truce . Spacca che èun piacere .
gianmarco
Domenica 13 Agosto 2017, 2.30.11
4
sentirò .
Mulo
Sabato 12 Agosto 2017, 18.45.08
3
Secondo me voto assurdo.... Imbarazzanti e indietro anni luce rispetto a Slayer,Possessed e compagnia urlante,x me un prodotto molto approssimativo....
gianmarco
Sabato 12 Agosto 2017, 18.29.30
2
non era jairo t il chitarrrista ?
Undercover
Sabato 12 Agosto 2017, 14.18.15
1
Buonissima band anche dal vivo, sottovalutata e poco conosciuta, o almeno non poi così tanto, ma che in fin dei conti si è sempre mantenuta su livelli apprezzabili, almeno a memoria. Questo è probabilmente il migliore della loro discografia.
INFORMAZIONI
1986
Rock Brigade Records
Thrash
Tracklist
1. Dominios of Death
2. Spirits of Evil
3. Ready to Explode
4. Holocaust
5. Incubus
6. Death Metal
7. Voices from Hell
8. Bloody Vengeance
Line Up
Angel (Voce)
Flávio (Chitarra)
Soto Jr. (Chitarra)
Zhema (Basso)
Laudir (Batteria)

Musicisti ospiti:
Catalau (Voce sulla traccia 7)
Paulo Zinner (Voce sulla traccia 7)
Hélcio Aguirra (Voce sulla traccia 7)
 
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