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Hypocrisy - The Final Chapter
12/08/2017
( 859 letture )
The Final Chapter avrebbe dovuto essere l’ultimo album degli Hypocrisy, come il titolo puntualmente stava già a testimoniare. Peter Tägtgren era impegnato in quel momento in altri progetti musicali (The Abyss, Pain e War), ma soprattutto da quando nel 1995 aveva fondato il suo personale studio di registrazione, il The Abyss presso la città di Ludvika in Svezia, era sempre più impegnato nella sua attività di produttore.
Tuttavia, il successo di pubblico e critica ottenuto da The Final Chapter fu così eclatante che lo convinse a proseguire con la sua band principale.
Col senno del poi mi verrebbe da aggiungere l’avverbio fortunatamente, poiché quella sancita dall’affanno sarebbe stata la conclusione innaturale di una parabola nient’affatto giunta alla sua fase discendente.

The Final Chapter deve il suo successo alla varietà, alla forza strutturale, alla perizia esecutiva e all’intensità interpretativa dei brani che lo compongono.
Vincente risulta l’alternanza di tracce più radicalmente death ad altre doom, accompagnate rispettivamente da un voce alta e graffiante e da un growl profondo, impreziosite dal lavoro estremamente vario degli strumenti, in particolare della versatile chitarra, capace di accompagnare le melodie con estrema ecletticità, di tessere compatti tappeti di suoni assieme a basso e batteria come pure di esibirsi in assolo di grande veemenza.
Ma entriamo un poco più nello specifico.
Inseminated Adoption è un'opener di media qualità, caratterizzata da riff piuttosto basilari e da un lungo e sferzante assolo di chitarra.
Le succede A Coming Race, che mostra l’aspetto più melodico del sound degli Hypocrisy . La melanconia tetra e struggente che emana dal brano è enfatizzata dall’uso delle tastiere, nonché dalla presenza di un growl profondo e cupo di grande espressività. L’andamento cadenzato ha indubbie reminiscenze doom ma si apre anche ad accelerate più classicamente death.
Seguono Dominion, una sfuriata death resa più varia da riff thrash e contraddistinta dalla voce di Tägtgren che stavolta si esibisce in una tonalità alta e graffiante, e Inquire Within, che si fonda su una melodia inquieta e goticheggiante: una sorta di carillon intessuto dalle tastiere introduce brevemente un pezzo cadenzato, lento mentre Tägtgren usa il suo growl profondo e cavernoso alternandolo a passaggi di clean vocals che sottolineano le rare aperture nel tessuto doom.
Last Vanguard è feroce e tesissima, con le chitarre furenti, a tratti taglienti come rasoi, e il growl di Peter più aspro e acuto, mentre
Request Denied si presenta come uno dei brani più articolati del disco: si apre con un assolo di chitarra e prosegue con una melodia morbida dove è sempre la chitarra ad avere un ruolo di primaria importanza. Tägtgren alterna con sapienza la sua voce pulita ad una sorta di growl più morbido, adeguato al mood della canzone. Ad un certo punto dell’ascolto incontriamo addirittura una frase parlata, a confermare un andamento rarefatto e lento che presenta un apice d’intensità struggente quasi al suo termine.
La centrale Through the Window of Time ha una melodia di grande risonanza emotiva e beneficia di un assolo furioso e sferzante e di un growl basso e cupo.
Shamateur ha un mood più oscuro e tormentato, enfatizzato da uno scream asprissimo e da ricorrenti urla nonché da un tessuto di chitarra e sezione ritmica serrato, compatto che trasmette un senso di disperazione assoluta. Tutto concorre a creare un atmosfera cupa, straniante e mesmerica che si impossessa dell’ascoltatore immergendolo in un’oscurità densa e senza vie d’uscita.
All’ascoltatore viene lasciato un po’ di respiro con Adjusting the Sun, che è forse il brano più catchy, con cambi di tempo che rendono la canzone estremamente dinamica ed energetica, contrariamente a Lies, che ha un andamento tipicamente doom ed un’atmosfera algida e desolata.
In chiusura infine troviamo Evil Invaders, una piacevole cover dei Razor, formazione canadese dedita al thrash metal che si armonizza perfettamente con i brani originali dell’album, seguita da una nota di chitarra distorta che spezza decisamente e apre l’ultimo, omonimo brano dall’incedere plumbeo e desolato. Il parlato alternato alle clean vocals enfatizza questo senso di calamità imminente, algida e priva di speranza. Il growl profondo e cupo che a tratti s’innalza fino ad uno scream aspro non è da meno nel trasmettere un senso universale di sventura incombente.

The Final Chapter si configura dunque come un albumcomplesso, articolato, che rivela ancora una volta le doti compositive ed interpretative di un gruppo che, capitanato da un frontman di grande talento ed eccezionale versatilità come può essere Peter Tägtgren, evidentemente, al di là delle intenzioni momentanee, aveva ancora moltissimo da dire e non poteva certo (e, vent’anni dopo, non si può dire che fortunatamente) fermarsi in quel momento.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
91.9 su 10 voti [ VOTA]
TheSkullBeneathTheSkin
Mercoledì 6 Dicembre 2017, 17.36.39
7
All'epoca mi dispiaceva un casino che fosse "the final chapter" quando per qualità sembrava un ottima seconda parte di Abducted. Ma col senno del poi, per parafrasare Floriana, forse sarebbe stato meglio così... le uscite seguenti degli hypocrisy, fra alti e bassi, non hanno mai sfiorato nuovamente questi livelli, i Pain mi stavano bene come side project per 2/3 album, ad oggi li trovo letteralmente insopportabili forse anche perchè hanno "mangiato" gli hypocrisy. Degli Abyss non parlo perchè non è il mio genere e non mi sono mai piaciuti. Forse, venute meno le energie non solo creative dei 20/30 anni, Peter si è un po' perso nei suoi tanti progetti. Voto 92
paccarruso
Giovedì 17 Agosto 2017, 15.41.01
6
uno dei loro dischi più fighi insieme a the fouth dimension e abducted. voto 90
Tiradipiunpelodifiken
Lunedì 14 Agosto 2017, 11.03.53
5
Bel disco, non tanto quanto i precedenti due, ma concordo con enry, questi hanno difficilmente sbagliato qualcosa. I primi due lavori sono buoni dischi death, ma non esageriamo, gli Hypocrisy non verranno certo ricordati per quei dischi, se poi piacciono a una piccola frangia di fan oltranziasta è un conto, ma i voti sono appropriati e per nulla sballati
enry
Sabato 12 Agosto 2017, 14.52.24
4
Anche per me non hanno mai sbagliato un colpo, neanche il tanto criticato C22. Gran disco, da 7.5 massimo 8 perchè i capolavori della band sono altri. Comunque sia, da sempre fra i miei preferiti.
Undercover
Sabato 12 Agosto 2017, 14.15.59
3
Buon disco, mi piace la disamina e sono d'accordo, ma con i voti siete sempre più sballati, concordo con Lambruscore e anch'io come Doom do un otto all'album, ma i voti di "Obsculum" e "Penetralia" sono osceni.
Doom
Sabato 12 Agosto 2017, 13.39.09
2
Altro gran bell'album degli Hypocrisy, che per dirla tutta album brutti non ne hanno mai fatti. Certo venire fuori dopo una doppietta come la quarta dimensione e Abducted non era facile ( per non parlare di Penetralia e Osculum)..Ma grazie alla perizia di Peter loro l'hanno sempre spuntata. Meno male che hanno poi continuato. Per me un 8 pieno. Ragazzi una richiesta, dato che vedo state "rinfrescando" vecchie recensioni gia presenti, date una rinfrescata pure a quella di Blessed are the sick, che ancora grida vendetta.
LAMBRUSCORE
Sabato 12 Agosto 2017, 13.37.26
1
Buon disco, voto recensione troppo alto per me, da invertire con quello dato a Penetralia....anzi Penetralia meriterebbe oltre il 90, sicuro...come Osculum, 90 anche a quello e 75 a questo dai, sempre secondo me.
INFORMAZIONI
1997
Nuclear Blast Records
Melodic Death
Tracklist
1. Inseminated Adoption
2. A Coming Race
3. Dominion
4. Inquire Within
5. Last Vanguard
6. Request Denied
7. Through the Window of Time
8. Shamateur
9. Adjusting the Sun
10. Lies
11. Evil Invaders
12. The Final Chapter
Line Up
Peter Tägtgren (Voce, Chitarra, Tastiera)
Mikael Hedlund (Basso)
Lars Szöke (Batteria)
 
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