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Jagged Vision - Death Is This World
12/08/2017
( 316 letture )
Nell'ininterrotto e sempre tempestoso vorticare delle microparticelle che compongono il pinnacolo dell'underground, Metallized ha pescato stavolta i Jagged Vision, band norvegese attiva dall'inizio di questa decade. Il quintetto si è gradualmente guadagnato una solida reputazione nella scena stoner/sludge grazie ad un'intensa attività live al seguito di nomi quali Kylesa, Black Tusk, Orange Goblin, High on Fire, Kvelertak, supportando a dovere l'omonimo EP di esordio ed il primo album Harvest Hearth, un'ottima presentazione se si pensa che la Norvegia si conferma terra assai ostica per lo sviluppo di sonorità di questo tipo, come dimostra il fatto che ancora oggi troviamo solo una manciata di realtà relegate in una piccola nicchia.

Sin dal primo impatto di questo secondo lavoro intitolato Death Is This World, si nota subito che i ragazzi hanno finalmente ingranato sulle marce alte, cercando di distanziarsi dagli stereotipi contenuti in Harvest Hearth che inevitabilmente li confinavano in una dimensione tutto sommato marginale, come una delle tante normalissime band presenti su un panorama praticamente sterminato. L'intensa attività live e l'impianto di “carne fresca” nella line-up hanno indubbiamente contribuito ad un cambio di prospettiva nella concezione di un songwriting tendente ora ad abbattere barriere e canoni facendo scorrere l'ispirazione in modo più istintivo e soprattutto in grado di attingere da differenti influenze, su tutte quelle hardcore.

Death Is This World suona dunque più veloce, grezzo, viscerale nella maggior parte dei suoi frangenti, ma anche pesante e frastornante in altri, riuscendo così a combinare alchemicamente quella giusta dose di varietà in grado di tenere l'ascoltatore inchiodato dalla prima all'ultima traccia. Betrayer viene sprigionata al fine di dare l'avvio all'assalto sonoro ed i Jagged Vision in questo caso non potevano trovare biglietto da visita migliore; il brano è infatti costruito puntando soprattutto su un riffing veloce ed intricato di scuola High on Fire in grado di imprimergli una sana dose di violenza. Nel bridge e nel refrain troviamo invece alcuni attimi di respiro che si alternano tra fumate stoner, se ci riferiamo al primo e sentori melodici per quanto riguarda invece il secondo, mentre la voce di Ole Wik mantiene abilmente lo stato tensivo lanciandosi costantemente in screams marci e disperati, mostrando tra l'altro un netto miglioramento di performance rispetto al primo album. La successiva Euthanasia smorza gli impeti senza snaturare la carica di odio che i nostri desiderano tanto svuotarci addosso; in questo caso si viaggia attraverso un mid tempo dai forti accenti sludge in cui si scorgono alcuni accordi dissonanti veramente malati, mentre centralmente i ritmi cambiano in modo repentino definendo un'imprevedibile ma calzante parentesi thrash. Nella titletrack vengono deflagrati due minuti devastanti, i ritmi divengono pesantissimi e pachidermici definendo un contesto nel quale possono inserirsi le urla disumane di Ole Wik a lacerare le carni. I Am Death cambia ancora le carte in tavola, le pulsioni riprendono le frenesie iniziali ma senza ripeterne la formula, visto che in questo caso i Jagged Vision spostano abilmente la bussola mescolando venature black e hardcore; se questo accostamento può far storcere il naso alla sola lettura (visto che si parla di due generi che buona parte della “letteratura critica” considera apparentemente antitetici), invero non è lo stesso il risultato nei fatti, al punto che possiamo tranquillamente apporre una X nella casella dei centri pieni. Feeble Souls mette in evidenza ancora una volta la brillante schizofrenia compositiva del quintetto norvegese, che in questa circostanza alterna dei riffing di chiara matrice Mastodon ad altri dal sapore swedish death. An Emperor of Foul Intent rappresenta un brano piuttosto anomalo se raffrontato ai restanti, visto che poggia sulle frasi malinconiche di una chitarra acustica a cui seguono delle sezioni distorte più decise; il cantato accentua ugualmente queste connotazioni, puntando su un'impostazione melodica seppur coerentemente e volutamente grossolana. Le quattro tracce finali Seven Seals, Serpents, Forlorn e Palehorse presentano invece una certa omogeneità stilistica; i Jagged Vision puntano infatti su un riffing d'impatto nel quale risulta costante la vena sludge/hardcore, arricchita in alcuni tratti da accenti southern (Seven Seals), mentre in altri si affaccia ancora prepotentemente il death svedese (Forlorn). Le strutture inoltre vengono mantenute compatte e snelle allo scopo di continuare a colpire duro proprio quando l'attenzione negli istanti finali potrebbe vacillare. Ed è proprio Palehorse che assesta infatti la mazzata decisiva, rivelandosi come una delle tracce più devastanti e pesanti del lotto.

Possiamo affermare senza ombra di dubbio che con Death Is This World i Jagged Vision hanno piazzato un lavoro di ottima fattura, in grado di alzare l'asticella della qualità su livelli importanti soprattutto dal punto di vista della scrittura dei pezzi, regalandoci dieci episodi di rabbia e veleno privi di punti deboli. Gli apporti assolutamente significativi della componente hardcore, senza disdegnare contemporaneamente l'intelligente ricorso a contributi in arrivo da altri generi, hanno così perfettamente centrato l'obiettivo di conferire vigore, potenza e freschezza al sound dei cinque norvegesi. Ancora un'ennesima, ottima conferma che fermenta artisticamente nell'underground in questo 2017, ritagliatevi dunque un po' di tempo per dare una chance a questa band.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Fysisk Format
Stoner/Sludge
Tracklist
1. Betrayer
2. Euthanasia
3. Death Is This World
4. I Am Death
5. Feeble Souls
6. An Emperor of Foul Intent
7. Seven Seals
8. Serpents
9. Forlorn
10. Palehorse
Line Up
Ole Wik (Voce)
Daniel Vier (Chitarra)
Harald Lid (Chitarra)
Kato Austrått (Basso)
Joakim Svela (Batteria)
 
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