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Orden Ogan - Gunmen
13/08/2017
( 1078 letture )
"Il quinto album degli Orden Ogan porta il nome di Gunmen ed è un gran bel disco."
Potremmo anche liquidarla semplicemente così l’ultima fatica dei quattro irriducibili metalheads teutonici che proprio non ne vogliono sapere di abbandonare il vecchio caro power metal melodico, musica che spadroneggia in patria ormai da tempo immemore. Si intenda che anche gli stessi Orden Ogan stanno giganteggiando in territorio tedesco, ritagliandosi a colpi di potenti cavalcate in doppia cassa un rettangolo di pubblico sempre più vasto, primeggiando così con le colonne portanti del genere in questione per palcoscenici ogni volta più nobili. In effetti di pezzi grossi da esibire nel proprio museo metallico alla Germania non ne sono mai mancati, e da qui arrivano i legittimi, seppur sempre scomodi, parallelismi con i più blasonati Blind Guardian e affini. Di fatto quello degli Orden Ogan è un power metal energico e d’impatto, edificato sulle solide basi di un riffing piuttosto classicheggiante e un susseguirsi di cori altisonanti nel pieno stile dei bardi di Krefeld. Il risultato quindi è un felice matrimonio tra la vecchia scuola di Rage e Running Wild ed i nuovi corsi specializzati di Freedom Call e StormWarrior, che non può proprio non soddisfare tutti gli amanti delle sonorità trattate.
La formazione della band si conferma invariata a quella del precedente Ravenhead: abbiamo il carismatico e storico leader Seeb Levermann a far da fiero portabandiera, lealmente accompagnato da Tobin Kersting alla chitarra, Niels Löffler al basso e infine Dirk Meyer-Berhorn alla batteria, che completa un letale quadrilatero dimostratosi sempre più affiatato con il passare degli anni. Se dal punto di vista della line up non troviamo alcuna novità, la stessa proposta musicale dei tedeschi non mostra grosse differenze con il passato, se non una graduale e lieve crescita sotto l’aspetto prettamente tecnico e compositivo. Vanno invece riconosciuti l’ispirazione e il coraggio del gruppo di proporre un originale ed intrigante concept album ambientato nel vecchio west, a spasso tra canyon impregnati della furia vendicativa di un pistolero alle prese con la propria coscienza in seguito alla tragica morte dell’amata. Insomma, un po’ di sale gli Orden Ogan questa volta ce l’hanno messo ed il piatto si preannuncia davvero saporito.

Ad aprire le danze troviamo la “quasi title track” Gunman, che mette subito in mostra i punti forti dei quattro briganti. Squillo di trombe e via con ritmi serratissimi pronti a stendere il tappeto rosso ai piedi di un nuovo alter-ego del buon Alister Vale, il personalissimo Eddie, mascotte ufficiale della band. Come accennato sopra, questa volta si tratta di un diabolico cowboy assetato di sangue e gli Ogan ce lo presentano con i consueti rimbombanti cori da stadio seguiti dai furiosi assoli di chitarra a cura di Tobin Kersting. Non esageriamo invece dicendo che la seguente Fields of Sorrow potrebbe fare l’invidia dei Blind Guardian di Nightfall, con una riproposizione di refrain in crescendo da pelle d’oca, oltre a qualche cavalcata di stampo country che calza a pennello con il tema dell’album stesso. Si tratta indubbiamente di uno dei vertici toccati da questo Gunmen e in tutta sincerità ci dispiace non poco averlo già raggiunto direttamente con la seconda traccia, ma si continua. In effetti le successive Forlorn and Forsaken e Vampire in the Ghost Town si fanno carico di due chorus un po’ troppo prevedibili per le nostre orecchie, finiscono con l’attorcigliarsi su se stesse e faticano a lasciare il segno. Per farla breve, la frase Forever and ever l’abbiamo già sentita in qualche ritornello, no? Decisamente più fortunata è Come with Me to the Other Side, aperta da un sinistro arpeggio di chitarra acustica che potrebbe fare da soundtrack al più minaccioso dei duelli western. Arriva quindi la suadente voce dell’ospite Liv Kristine, nei panni dell’ormai defunta moglie del protagonista della vicenda, a tentarlo ed invitarlo a seguirla “dall’altra parte”, lasciandosi così il dolore del mondo terreno alle spalle. Il brano accelera poi con ira e veemenza grazie ad uno straripante impeto della batteria di Dirk Meyer-Berhorn, rivelandosi come un altro dei pezzi da novanta nascosti tra i dieci proposti. Si prosegue a testa bassissima con la formula preferita dai nostri eroi: tema, strofa, coro, assolo e via dicendo. Vittime di questa formula sono anche The Face of Silence, che rischia di snervare, così come Ashen Rain e Down Here (Death or Alive). Non che il valore del platter si sia abbassato all’improvviso, sia chiaro, solo che le tracce incominciano ad emanare tutte lo stesso odore, buono sì, ma alla lunga stancante. L’impressione scaturita è che il gruppo si affidi un po’ troppo ai propri assi nella manica, indubbiamente vincenti, ma che gli impediscono di giocare la partita a viso aperto e cercare magari così qualche strategia alternativa per aggiudicarsi la posta in gioco. In breve: sperimentazione ed eterogeneità vengono costantemente accantonate in favore di soluzioni decisamente più comode. A One Last Chance va invece riconosciuto il pregio di picchiare su tasti sicuramente più ruvidi, grazie ad un riffing rabbioso e tipicamente heavy, prima di immergersi nuovamente nei fragorosi cori e contro-cori sbraitati dalla voce di Seeb Levermann e compagni. Un plauso lo merita anche la conclusiva Finis Coronat Opus, una mini-suite che si occupa di risolvere la trama del racconto con un epicheggiante chorus in latino ed un toccante finale in fade-out che ci invita silenziosamente a premere il dito, non sul grilletto, ma nuovamente sul tasto play.

Prima di chiudere il cerchio è assolutamente doveroso elogiare la produzione dell’album nelle fasi di mixing e mastering, pressoché impeccabili, curiosamente firmate dallo stesso vocalist Seeb Levermann, non a caso ingaggiato anche per gli ultimi prodotti in casa Rhapsody of Fire. Qui si sfiora la perfezione senza mezzi termini e, anche se per qualche nostalgico di quei suoni più sporchi e “veri” questo potrebbe rappresentarne un difetto, la proposta degli Orden Ogan, pomposa ed ampollosa a non finire, non può che giovarne a pieno titolo.
Che dire quindi del minaccioso bandito forgiato dalle note di questi quattro inarrestabili power metallers? Beh, con tutta probabilità dipende dai vostri timpani e dal loro grado di sopportazione di certi suoni. Se avete già subito qualche irrimediabile indigestione di “metallo potente” allora è meglio che vi teniate lontano dall’insidioso vecchio west rievocato con cura dagli Orden Ogan, altrimenti, qui c’è dello squisito pane per i vostri denti e della splendida musica per le vostre orecchie.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
85.33 su 9 voti [ VOTA]
D.
Domenica 29 Ottobre 2017, 12.06.19
5
Buon album, lontano dall'essere un capolavoro ma per lo stato attuale del genere non possiamo certo lamentarci. Un voto tra il 75 e l'80 ci sta tutto!
Luke25
Mercoledì 13 Settembre 2017, 11.47.12
4
Bella recensione e mi allineo anche al voto. Questo è sicuramente il loro miglior disco, anche a livello di produzione. Peccato per alcuni brani un po' insipidi (soprattutto gli ultimi), comunque orecchiabili ma nulla di che... Mi associo a Luky, dei Blind non riesco a captare alcuna influenza, ma neanche negli album prima... mentre dei Running Wild hanno sicuramente preso moltissimo.
Luky
Martedì 15 Agosto 2017, 17.30.40
3
Sinceramente cosí tante influenze dei Blind Guardian non ce le vedo (o, meglio, sento), tantomeno dei BG di Nightfall; magari prendono qualcosa dal periodo Tales/Somewhere, ma di sicuro metterli a confronto è una forzatura. All'album dò 80, sono d'accordo col voto del Giullare, perché nonostante la presenza di canzoni ottime (come la titletrack) e di un sound power/heavy con batteria pesante, tastiere in primo piano e cori potenti, che ho sempre amato (btw, produzione ottima), sono presenti alcuni momenti abbastanza anonimi (come Down Here), che abbassano la qualità generale.
Inflames69
Lunedì 14 Agosto 2017, 20.37.47
2
a mio modestissimo parere ad oggi insieme al nuovo degli ECLIPSE il miglior disco uscito nel 2017
Inflames69
Lunedì 14 Agosto 2017, 20.37.47
1
a mio modestissimo parere ad oggi insieme al nuovo degli ECLIPSE il miglior disco uscito nel 2017
INFORMAZIONI
2017
AFM Records
Power
Tracklist
1. Gunman
2. Fields of Sorrow
3. Forlon and Forsaken
4. Vampire in Ghost Town
5. Come with Me to the Other Side
6. The Face of Silence
7. Ashen Rain
8. Down Here (Wanted Death or Alive)
9. One Last Chance
10. Finis Coronat Opus
Line Up
Seeb Levermann (Voce, Chitarra)
Tobin Kersting (Chitarra)
Niels Löffler (Basso)
Dirk Meyer-Berhorn (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Liv Kristine (Voce nella traccia 5)
 
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