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Gregg Allman - Laid Back
14/08/2017
( 258 letture )
In modo mite e riservato, senza fare troppo rumore, con lo stile che lo ha sempre contraddistinto, il 27 maggio del 2017 ci ha lasciato una vero monumento del rock: Gregg Allman, che insieme al leggendario fratello Duane, ha contribuito in modo indelebile alla storia della musica, donando il loro straordinario talento ad delle band più influenti e uniche che abbiano calcato i palchi.
Al culmine del successo, funestato però dal dolore per la perdita del fratello e del bassista Berry Oakley, si inserisce il primo album solista di un Gregg voglioso di esplorare idee e generi un po’ distanti dalla Band principale. Siamo nel 1973, due anni prima, con lo storico At Fillmore East, il pubblico si accorge finalmente dei due fratelli facendo schizzare alle stelle notorietà e vendite, purtroppo però il destino beffardo attende Duane che perde la vita in un incidente motociclistico nel 1972. Per fortuna esiste un tesoro di registrazioni lasciate in eredità al mondo dal fenomenale chitarrista, nasce così il monumentale Eat a Peach, ma la band non si ferma ed inizia subito a lavorare al suo seguito, l’altrettanto fenomenale Brothers and Sisters. Tra la registrazione dei due dischi Gregg ha il tempo e le energie creative per lanciarsi nella produzione del suo primo disco solista: Laid Back.

Il titolo è azzeccatissimo perché descrive al meglio le differenze con il sound ingombrante e stratificato della Band, manca la potenza trascinante della sezione ritmica e delle chitarre, per fare spazio all’Hammond e alle melodie più soffici e rilassate. Il southern rock rimane in un angolo, in favore di un approccio molto più vicino al soul e al country classico; se il secondo è abbastanza scontato il primo è più una sorpresa. Anche la scelta di riarrangiare alcuni grandi classici e standard della canzone popolare, fa capire la volontà di tornare alle radici del sound americano. Esemplare una versione soffice con una venatura fortemente malinconica di These Days di Jackson Browne, con l’acustica ritmica e i ricami del celebre B3; anche Midnight Rider riceve un trattamento simile rispetto alla versione molto più d’impatto registrata su Idlewild South, a dominare sono soffici percussioni ed un singolare arrangiamento di fiati e archi, insieme alla voce suadente del padrone di casa. Queen of Hearts è una delicata canzone d’amore, con inserti jazz nel drumming e nell’arrangiamento del sax, accompagnata dal piano del grandissimo Chuck Leavell ed è forse l’unica traccia in cui la chitarra prova a riprendersi il centro della scena; altro estratto da Idlewild South è Please Call Home che guadagna un arrangiamento ricco di cori perdendo però il magico pathos della chitarra di Duane. L’episodio più frizzante del disco è la rivisitazione di un pezzo degli anni cinquante di Oliver Sain Don't Mess Up a Good Thing, con al centro i fiati e due grandi soli, prima di David Newman al sax e poi di Leavell al piano; Multi-Colored Lady è il secondo pezzo scritto espressamente per il disco, un malinconico e soffice country rock dal sapore di frontiera. Chiude il disco l’interpretazione di una canzone della tradizione americana Will the Circle Be Unbroken, impregnata fino al midollo di spirito gospel con un maestoso coro ad accompagnare Gregg.

Pur incontrando il favore della critica Laid Back visse un po’ all’ombra del ben più celebre Brothers and Sisters, si tratta comunque di un album importante che testimonia quanto fosse vasto lo spettro musicale che Gregg Allman poteva permettersi di sfruttare. Riuscire a uscire dalla comunque pesante ombra della Band, non era cosa da tutti, con il rischio di creare qualcosa di troppo simile all’ ”originale”, il talento cristallino sommato ad un gruppo di musicisti di grandissima levatura hanno permesso a questo disco di brillare di luce propria. La soffice delicatezza delle canzoni lascia un grosso sorriso sulla faccia dell’ascoltatore che viene trasportato in un luogo etereo e tranquillo. Tutti i grandi che se ne sono andati, vivono ancora se si continua ad ascoltare la loro musica, quindi prendete Laid Back fatevi ammaliare e ricordate un grande come Gregg Allman.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
72 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
1973
Capricorn Records
Rock
Tracklist
1. Midnight Rider
2. Queen of Hearts
3. Please Call Home
4. Don't Mess Up a Good Thing
5. These Days
6. Multi-Colored Lady
7. All My Friends
8. Will the Circle Be Unbroken
Line Up
Gregg Allman (Voce, Organo, Chitarra)
Scott Boyer (Chitarra, Piano)
Buzz Feiten (Chitarra)
Tommy Talton (Chitarra)
Jim Nalls (Chitarra)
Chuck Leavell (Piano, Tastiere)
Paul Hornsby (Organo, Tastiere)
Johnny Sandlin (Basso)
David Brown (Basso)
Charlie Hayward (Basso)
Jai Johanny Johanson (Percussioni)
Butch Trucks (Percussioni)
Bill Stewart (Batteria)
David "Fathead" Newman (Sassofono)
Ed Freeman (Arrangiamenti orchestrali)
Max Cahn (Violino)
Tony Posk (Violino)
Carl Hall (Cori)
Hilda Harris (Cori)
Cissy Houston (Cori)
Emily Houston (Cori)
June McGruder (Cori)
Helene Miles (Cori)
Linda November (Cori)
Eileen Gilbert (Cori)
Maretha Stewart (Cori)
Albertine Robinson (Cori)
 
 
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