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Destroyer 666 - Cold Steel… For an Iron Age
16/08/2017
( 83 letture )
Da una location per il black metal inusuale come l’Australia, si può dire che i Destroyer 666 si possano oggi considerare un’importante realtà di metallo nero al di fuori dei confini della penisola scandinava. Tutt’altro che prolifica (soltanto cinque album in più di vent’anni di carriera), la band è però riuscita pian piano a ritagliarsi uno spazio importante tra le schiere di appassionati, non solo grazie a un’etichetta importante per il metal estremo come Season of Mist, ma anche grazie a dischi sempre di un certo livello qualitativo, nonostante non abbia mai proposto assolutamente nulla che possa essere lontanamente definito innovativo.

Cold Steel… For an Iron Age tra questi album è uno di quelli che maggiormente ha contribuito al (relativo) successo dei Destroyer , ed è tutt’oggi da molti considerato come uno dei loro lavori migliori. Cold Steel… è un album compatto e potente, di un black metal pesantemente ibridato con il thrash, condensato in nove tracce per trentacinque minuti di durata. Trentacinque minuti di bordate a ciel sereno e furia cieca, senza un attimo di tregua, senza un attimo di respiro, come migliaia di lame di freddo acciaio che colpiscono e infieriscono continuamente su un corpo ormai straziato e ben che morto. L’opener Black City – Black Fire è un buon biglietto da visita per tutto questo, magari non sarà il pezzo migliore dell’album ma è violento e coattissimo, e già mette in evidenza le caratteristiche principali della band, dallo screaming velenoso e rabbioso di K. K. Warslut al riffing pesante e allo stesso tempo tagliente come un rasoio di chiara matrice thrash, fino alla batteria a valanga di Mersus. La successiva Clenched Fist alza il tiro, che si fa ricordare soprattutto per una pesante introduzione (suggestiva quanto pacchiana) a ritmo di esplosioni che poi sfocia in un riff a dir poco incalzante da headbang obbligatorio. La quasi title track Cold Steel… nella sua intro arpeggiata riesce per qualche istante a fermare la furia travolgente dei Destroyer 666 , ma serve solo a caricare ancora di più la molla di un brano furioso e nichilista, con un testo perfetto perché estremo almeno quanto la musica. Tuttavia nel pezzo i ritmi finiscono anche per rallentare nel ritornello, per dare maggior risalto alla qui perfetta voce di Warslut che diventa la personificazione di un disperato odio puro, soprattutto nel finale: Spare none the blade! Spare none the fucking blade! Rape the world! Rape the world! Rape the world!.
Si continua con la brutale ma forse un po’ dispersiva Sons of Perdition, mentre Raped è molto più compatta, breve e impattante, e per questo più efficace. Ma è con The Calling che si tocca un altro degli apici dell’album: un’introduzione atmosferica in cui sembra quasi di sentire gli Immortal in una versione molto meno gelida conduce a un riuscitissimo mid-tempo dalla sfaccettature epico-mitologiche (la “chiamata” è rivolta ai figli di Remo Ascanio e Senio, esuli di Roma dopo la morte del padre), in cui risaltano le chitarre lancinanti e i cori che accompagnano il ritornello, principali fautori della nera epicità che riesce a sprigionare la canzone. Anche nel furore di Savage Pitch il punto di forza è il riff della strofa, mentre in Witch Hunter risaltano anche delle influenze più prettamente death metal. Chiude la scaletta Shadow, più vicina a un black più tipicamente norvegese.

Ottimo lavoro dunque per i Destroyer 666 , che riescono a piazzare un disco di gran livello di ambito black/thrash, che negli anni è anche comprensibilmente diventato un cult e un must per i fan della band ma anche del genere. La tracce sono tutte valide e almeno di buon livello, con alcuni picchi veramente notevoli, che anche con una buona produzione rendono il disco gradevole all’ascolto ed efficace anche quindici anni dopo rispetto alla data di uscita.
Cold Steel… For an Iron Age è quindi un gran bel disco, che funziona benissimo, a cui può spettare un posto di rilievo nella collezione di dischi di qualunque amante del metal più estremo.
Da segnalare anche la ristampa del 2011, che non solo presenta una copertina decisamente più appetibile, ma anche una più che valida traccia bonus, The Dragon.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2002
Season of Mist Records
Thrash/Black
Tracklist
1. Black City – Black Fire
2. Clenched Fist
3. Cold Steel…
4. Sons of Perdition
5. Raped
6. The Calling
7. Savage Pitch
8. Witch Hunter
9. Shadow
Line Up
K. K. Warslut (Voce, Chitarra)
Shrapnel (Chitarra)
Simon Berserker (Basso)
Mersus (Batteria)
 
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