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Bad Karma - Death Has No Calling Card
16/08/2017
( 437 letture )
Formatisi a Boston nel 1985 per volontà del cantante e chitarrista Alec Dowie, i Bad Karma fin da subito non ebbero vita facile, non riuscendo mai a trovare una stabilità nella formazione, affrontando continue pause e rallentamenti ed un generale disinteresse da parte delle etichette discografiche, venendo così nel giro di poco tempo relegati al ruolo di band minore. Nonostante ciò il buon Dowie non si lasciò scoraggiare, registrando così tre demo diluite in ben undici anni (rispettivamente nel 1988, 1990 e 1999) e continuando sporadicamente a calcare i palchi, diffondendo la propria musica aiutato paradossalmente anche dall'unicità della propria immagine, essendo egli costretto a suonare la chitarra solamente con l'ausilio della mano sinistra, per via di un incidente in motocicletta.
Dopo un lungo silenzio di altri diciotto anni dall'ultima demo, i Bad Karma riuscirono ad avere la loro piccola rivincita pubblicando attraverso la Shadow Kingdom Records il materiale registrato ma ingiustamente rimasto chiuso in un cassetto, come avvenuto già anche per altre formazioni degli anni '80 (cfr: Hell). La qui presente pubblicazione non è quindi nient'altro che la raccolta delle tre demo rispolverate dopo anni di oblio, sotto il titolo della prima demo dell'88, l'unica ad aver avuto una, seppur limitata, distribuzione in forma di cassetta al tempo della sua registrazione.

La proposta dei Bad Karma consiste in un roccioso thrash di vecchia scuola fortemente debitore dei primi Testament e di certo power e speed americano di inizio anni '80 (Warlord, Manilla Road, Jag Panzer e compagnia), come ci presenta fin da subito la canzone che dà titolo all'album in apertura, dotata di un ampio assolo melodico che si snoda nella seconda metà della composizione. Il gusto per melodie drammatiche che a tratti ricordano certi Metallica continua con la successiva Shadows of Yesterday, dotata di un iniziale arpeggio malinconico che sfocia in una composizione per certi versi accostabile nella struttura a Fade to Black. Tame the Beast, in origine ultimo brano della demo del 1988, si presenta come il più aggressivo, per via delle sfuriate thrash e del cantato iroso, senza però lesinare numerosi assolo melodici ed armonizzazioni. Si continua con gli iniziali arpeggi acustici di Enter You Become, traccia che apriva la demo del 1990, ma che si allinea perfettamente con le tracce precedenti continuando senza intoppi il discorso intrapreso; in essa si alternano passaggi più tirati con una chitarra "stoppata" ad altri più acustici nella sezione centrale, incorniciati da momenti più solistici e virtuosi.
Dopo un'introduzione strumentale, Unsane si sviluppa nei suoi quasi sette minuti tra aperture melodiche, rallentamenti graffianti, rapide riprese ed una cavalcata furiosa, seguendo una voce sporca spesso forzata su note alte, che ricorda un Dave Mustaine dei primi anni. Continuano egregiamente le melodie e le galoppate serrate con Capitol Punishment, per poi passare a The Final Chapter, traccia conclusiva della seconda demo. Introdotta dalle note drammatiche di un pianoforte, subito accompagnato da una chitarra, la composizione si snoda dopo l'inizio lento in un ritmo più cadenzato per poi sfociare in un assolo centrale, creando un'atmosfera che riporta alla mente certi Angel Witch (peraltro già rievocati anche dalla copertina, che ricorda molto da vicino il singolo Loser). Con un ritmo che ricorda Futureal degli Iron Maiden, si apre Twist of Fate, brano che inaugura la terza ed ultima demo del '99. Il brano si sviluppa in maniera piuttosto lineare senza inficiare eccessivamente l'ascolto complessivo, così come il successivo Destiny, anche se si inizia ad accusare una certa ripetitività. Chiude il lotto la cover del classico Billion Dollar Babies di Alice Cooper, rimasto grossomodo invariato e fedele all'originale.

Nonostante gli anni passati dalla data delle registrazioni siano ormai diversi (i pezzi più giovani sono stati incisi ormai diciotto anni fa), poterle ascoltare in maniera organica dona alle composizioni una discreta freschezza, forse stemperata solo nelle tracce in chiusura. Colpisce la produzione, piuttosto professionale considerando il fatto che si è al cospetto di demo, anche se rimane il sospetto di qualche ritocco del mixaggio in sede di masterizzazione. Il power thrash dei Bad Karma, pur non essendoli riusciti a consacrare in passato né tantomeno ora, per quanto fortemente inserito nei canoni degli anni '80 e debitore all'insegnamento dei loro maestri contemporanei, è tutt'oggi più che apprezzabile nonché ricco di buoni e sfiziosi momenti che soddisferanno senza dubbio le orecchie di più di un thrasher nostalgico dei tempi che furono. Sebbene i Bad Karma siano lontani dall'essere inclusi nell'affollato Olimpo del thrash, sicuramente a distanza di trent'anni dalla loro comparsa un posto tra le band di culto può essergli finalmente riconosciuto.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
68 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2017
Shadow Kingdom Records
Thrash
Tracklist
1. Death Has No Calling Card
2. Shadows of Yesterday
3. Tame the Beast
4. Enter You Become
5. Intro
6. Unsane
7. Capitol Punishment
8. The Final Chapter
9. Twist of Fate
10. Destiny
11. Billion Dollar Babies
Line Up
Alec Dowie (Voce, Chitarra)
Frank Murphy (Chitarra)
Dana Guiod (Basso)
Stuart Dowie (Batteria)

Musicisti Ospiti
Dave Long (Chitarra, Voce)
Rich Spillberg (Chitarra)
Dave DiCenso (Batteria, Piano)
 
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