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Eluveitie - Evocation II - Pantheon
17/08/2017
( 1289 letture )
Sono passati ormai poco più di otto anni da quando gli Eluveitie, forti dell'uscita di due ottimi dischi come Spirit e Slania, pubblicarono Evocation I - The Arcane Dominion. Si trattò del primo album acustico della loro carriera e il responso di pubblico e critica non fu esattamente unanime. Ci fu chi la considerò una mossa “commerciale”, chi una virata stilistica troppo repentina e chi, semplicemente, parlò di un disco folk senza infamia e senza lode. Stante la legittimità di tutte le opinioni, fu però chiaro sin da subito che si sarebbe trattato di un episodio isolato, anche perché Chrigel Glanzmann e il resto della band non avevano (e non hanno tutt'oggi) nessuna intenzione di staccarsi da quel folk metal di cui sono -di fatto- tra gli esponenti più conosciuti, ma “isolato” non significa nemmeno “irripetibile”.
Il concept Evocation fu infatti ideato come un'opera divisa in due parti, anche se non venne mai fissata una data per la pubblicazione della seconda metà, che è infatti arrivata -annunciata con i soliti molteplici countdown sul sito ufficiale per nuovi membri ed artwork- solo in questo 2017. Il qui presente Evocation II - Pantheon continua quindi l'approfondimento della mitologia celtica già iniziato in Evocation I e che, in un modo o nell'altro, ha sempre fatto capolino nei testi degli Eluveitie, che continuano a dividere i loro contenuti tra approfondimenti culturali e altri più storici (Helvetios). Dietro ai testi (tutti rigorosamente in gallico), troviamo sempre Chrigel Glanzmann, che nelle vesti di studioso attento ha voluto dedicare ogni pezzo ad una diversa divinità del pantheon celtico, cosa intuibile dai titoli e dalle traduzioni che pian piano stanno venendo rilasciate al pubblico.
Come anticipato però, ad accompagnare queste canzoni non troviamo l'ibrido tra folk e melodeath tipico degli Eluveitie, ma un folk acustico chiaramente ispirato alla tradizione celtica, solo occasionalmente “sporcato” da qualche vocalizzo più harsh di Chrigel. I fan del genere non faticheranno a riconoscere le melodie di diversi pezzi tradizionali all'interno di praticamente tutti i diciotto brani, giusto per dare qualche riferimento: King of Fairies (Epona), Son Ar Chistr (Lvgvs), The Butterfly (Grannos), Scarborough Fair (Antvmnos), Tri Martolod (Ogmios). Molti di questi classici (e non solo) sono peraltro già stati impiegati in moltissime canzoni dei precedenti dischi, con il risultato di andare a creare i presupposti per una sorta di “caccia al tesoro” per l'ascoltatore attento, che finirà quindi per cercare corrispondenze sia con le musiche tradizionali celtiche che con altri pezzi degli svizzeri.

Quindi: un album folk acustico che re-interpreta melodie che vengono già utilizzate da decenni -se non secoli in certi casi- in contesti sia folk che più mainstream (basti pensare a quante versioni siano state realizzate di Scarborough Fair), troppo poca carne al fuoco?
Forse sì, forse no. Dipende dai punti di vista.
Va sicuramente però considerato che la musica celtica si fonda esattamente su quelle melodie (come ci ha ricordato lo stesso Chrigel nell'ultima intervista), e quindi insistere troppo su un eccessivo impiego delle stesse significherebbe quasi sminuire tutte le forme di musica folk oggi esistenti. Ovviamente l'esclusione della componente metal rende questo tipo di approccio piuttosto manieristico, ma ciò viene in parte bilanciato dal citato lavoro svolto sulle lyrics (che dimostra una passione per la storia e un impegno di ricerca storiografico sulle fonti notevole) e soprattutto dalla professionalità degli arrangiamenti, in questo caso ulteriormente sotto i riflettori vista la presenza di ben quattro nuovi membri, entrati in formazione in seguito all'abbandono di Anna Murphy (voce e ghironda), Merlin Sutter (batteria) e Ivo Henzi (chitarra). Quelli tra 2016 e 2017 sono stati infatti anni di grandi cambiamenti in casa Eluveitie, ma che hanno comunque portato l'entusiasmo di ingressi come quello della brava ghirondista polacca Michalina Malisz, che ha iniziato a suonare proprio perché fan del gruppo e mai si sarebbe immaginata che i video delle sue cover caricati su YouTube l'avrebbero portata a ricevere direttamente una chiamata dalla band; della giovane cantante/arpista Fabienne Erni, che ha così iniziato la sua carriera entrando in un gruppo che “macina” oltre duecento date all'anno; del ventitreenne batterista Alain Ackermann, tanto giovane quanto preparato e del più esperto chitarrista Jonas Wolf. Tutti questi nuovi innesti non hanno però modificato l'approccio degli Eluveitie all'arrangiamento delle sezioni folk, con una stratificazione costante degli strumenti tipici (cornamuse, tin e low whistles in varie tonalità, uillean pipes, arpa, ghironda, violino, bodhran e mandola) che ricorda a tutti gli effetti il lavoro di un'orchestra, in cui però quasi a turno ognuno dei componenti prende il sopravvento, andando a guidare singole sezioni o singoli reel, che fusi insieme vanno a costruire le strutture dei brani più lunghi.
Una varietà di strumenti che si abbina però anche ad una grande varietà di canzoni, ben diciotto, anche grazie al breve minutaggio, mediamente intorno ai due minuti e mezzo. Troviamo pezzi catchy e adatti all'esecuzione dal vivo come Epona o Lvgvs od Ogmios, altri quasi del tutto strumentali come Nantosvelta, Grannos, Aventia o Antvmnos, passando per i momenti quasi tribali di Catvrix (dove viene chiamato spesso dietro il microfono anche Chrigel) e per altri riflessivi ed intensi come Esvs o Artio.
In queste ultime possiamo forse trovare le migliori interpretazioni di Fabienne -nei fatti la cantante principale del disco- che dimostra grandi potenzialità e una notevole capacità di calarsi nei pezzi, con vibrati intensi e parti solenni in cui riesce a catalizzare su di sé tutta l'attenzione, senza che siano necessari altri strumenti intorno a supportarla. Una piacevole rivelazione in una prova complessivamente valida ma che patisce forse ancora un po' di inesperienza, specie nella gestione delle parti più acute, spesso ancora un po' stridule e soprattutto in luce di altri momenti più “piatti” (Epona) che non avevano fatto ben sperare.
Come accennato, alla voce Chrigel è molto in secondo piano e compare solo con sporadici narrati e brevissimi momenti più harsh, lo troviamo invece molto impegnato nella registrazione degli strumenti tradizionali, ruolo che condivide con Matteo Sisti, unico membro italiano di un act che si sta sempre più internazionalizzando.
Molto più in background l'operato della coppia di chitarristi Wolf/Salzmann, che senza le chitarre elettriche tendono a rimanere più in secondo piano in mezzo agli strumenti folk, accompagnando spesso con accordi pieni che vanno sia a riempire che a scandire molte delle canzoni e prendendosi qualche momento più per loro, come l'arrangiamento di Antvmnos, che include anche le ottime prove di Fabienne all'arpa celtica e di Nicole Ansperger al violino, che si farà però notare anche in molti altri brani.
La coppia del reparto ritmico (Kay Brem, Alain Ackermann) si è invece ritrovata l'ingrato compito di mantenere un groove adatto ai pezzi folk acustici (tempi pari, rari momenti in levare), senza però poter mai comparire in primo piano. In questo senso il più penalizzato è Alain alla batteria, che deve comunque lavorare per “trattenersi” e accompagnare, anche se ogni tanto si lascia scappare qualche filler più lineare (Epona) con parti di tom e piatti. Kay invece riesce a prendersi qualche spazio in più, anche se il basso -per quanto ben presente nell'amalgama- lo vediamo spiccare solo in questi ultimi, quando magari va a chiudere un fraseggio in cui si stacca dall'accompagnamento.

Per la produzione di Evocation II, gli Eluveitie si sono nuovamente affidati al loro connazionale Tommy Vetterli (Coroner). Inutile evidenziare come un sound complesso come quello degli svizzeri sia in grado di portare qualunque ingegnere del suono sull'orlo di un collasso nervoso, vista la quantità di strumenti da registrare e mixare, la varietà di timbri da rispettare e le diverse esigenze “dinamiche” di ognuno, il tutto lasciando spazio alle voci e a parecchi cori. Trattandosi in questo caso di un disco acustico, il lavoro è stato in un certo senso più facile, originando una produzione che “respira” molto di più rispetto alla media degli album della formazione elvetica, ma che continua a rimanere leggermente troppo compressa se rapportata ad un genere come il folk acustico. Il bilanciamento e l'amalgama tra gli strumenti rimangono invece ottimi e permettono di godere appieno di tutte le sfumature dei diciotto brani.

Ci andrà tempo per capire se alcuni dei pezzi di Evocation II riusciranno ad entrare in quell'elenco di brani classici degli Eluveitie, come fu ai tempi di Evocation I per Omnos e Brictom.
Al momento pare però di trovarsi davanti a un disco piacevole per gli amanti del genere, ma che il grosso degli ascoltatori potrebbe poi non ri-ascoltare a lungo andare, per quanto vi siano le premesse per rispolverarlo in quei momenti in cui si volesse godere di qualcosa di meno intenso e riposare le orecchie. Nel complesso però Evocation II - Pantheon rimane un album che -per quanto manierista- si lascia ben ascoltare e che è certamente in grado di soddisfare l'ascoltatore che sappia a cosa va incontro e non si aspetti il solito disco metal degli Eluveitie, perché la raison d'être di Evocation è qualcosa di diverso.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
92.72 su 11 voti [ VOTA]
Steelminded
Lunedì 21 Agosto 2017, 0.06.49
7
Beh finito di ascoltare, concordo con il recensore. Non male, ma non evccelso
Steelminded
Domenica 20 Agosto 2017, 14.18.20
6
Bellissima recensione, complimenti all'autore... un consiglio non richiesto ai recensori da parte mia: evitare il truck by truck (qui saggiamente assente), che appesantisce molto La lettura e fa calare l'interesse del lettore a mio modo di vedere. Sono arrivato alla 10 e mi piace molto. Evviva!
Steelminded
Domenica 20 Agosto 2017, 14.09.05
5
L'ho sto ascoltando adesso e mi sembra davvero molto, molto bello... ma è un disco tutto unplugged dunque? Ora leggo la rece... bravi eluveitie, miglior band folk attualmente in circolazione (e che io abbia sentito) a mio modesto parere...
ObscureSolstice
Venerdì 18 Agosto 2017, 20.16.12
4
Meriterebbero molta più attenzione dei russi Arkona
Steelminded
Venerdì 18 Agosto 2017, 19.48.14
3
Helvetios è un discone, qui ingiustamente sottovalutato a mio modesto parere...
Fresathor
Venerdì 18 Agosto 2017, 18.28.01
2
Meglio i cellar Darling dei tre defezionari anche se la brava Anna gioca molto a fare la anneke
LORIN
Venerdì 18 Agosto 2017, 17.50.41
1
per me è molto bello come disco, non conosco gli altri e di sicuro li ascolterò.
INFORMAZIONI
2017
Nuclear Blast
Folk Metal
Tracklist
1. Dvressu
2. Epona
3. Svcellos II (Sequel)
4. Nantosvelta
5. Tovtatis
6. Lvgvs
7. Grannos
8. Cernvnnos
9. Catvrix
10. Artio
11. Aventia
12. Ogmios
13. Esvs
14. Antvmnos
15. Tarvos II (Sequel)
16. Belenos
17. Taranis
18. Nemeton
Line Up
Chrigel Glanzmann (Voce, Whistles, Mandola, Cornamusa, Bodhran)
Fabienne Erni (Voce, Arpa celtica, Mandola)
Jonas Wolf (Chitarra)
Rafael Salzmann (Chitarra)
Michalina Malisz (Ghironda)
Matteo Sisti (Whistles, Cornamusa, Mandola)
Nicole Ansperger (Violino)
Kay Brem (Basso)
Alain Ackermann (Batteria)
 
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