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Steven Wilson - To the Bone
17/08/2017
( 5233 letture )
Prima Recensione di: Davide "Lo Struzzo" Colonna

Soltanto qualche mese fa, lo avevamo lasciato in studio con Aviv Geffen nella realizzazione del quinto capitolo del progetto Blackfield. Oggi, dopo l'EP 4 ½ dello scorso anno, Steven Wilson è tornato a presentare un disco da solista, il primo sotto la Caroline International.
L'attesa è finalmente terminata. Dopo la pubblicazione disomogenea ed un po' irritante di qualche singolo come Pariah (che vede ancora una volta la collaborazione con la cantante israeliana Ninet Tayeb), The Same Asylum As Before e Permanating che hanno decisamente spiazzato il tradizionale fan wilsoniano (soprattutto Permanating, brano atipico che mostra palesi affinità col mondo ABBA, confermate dallo stesso autore fortemente orgoglioso di questa sua creazione che certamente porterà il suo pubblico ad un sano dibattito), sarà possibile farsi un'idea ben precisa del freschissimo To the Bone. In realtà, così come gli svedesi maestri del pop, anche artisti come Depeche Mode, Peter Gabriel o Prince hanno influenzato Wilson in questo suo percorso di crescita.

To the Bone ci pone davanti ad un artista diverso, maggiormente libero di poter donare la parte più intima di se stesso al pubblico. La voglia di cimentarsi in ciò che lo rende (a suo dire) maggiormente felice, la dolce sfida in ambito puramente pop, dove per pop si intende qualcosa che coinvolge emotivamente più persone e non qualcosa legata all'aspetto commerciale, è presente in modo evidente all'interno dell'ultima fatica di cui si parla. L'abbraccio alla forma canzone, con ritornelli incisivi e strutture più semplici, dirette e asciutte sono radicate in To the Bone, ma i testi restano fortemente attuali e maturi e le linee melodiche per niente scontate, banali o prevedibili. Certo, già ad un primo ascolto è facile rendersi conto che sono ormai distanti i tempi in cui il compositore britannico si dedicava a registrazioni più nostalgiche, complesse o strettamente prog come in Hand. Cannot. Erase. o in The Raven that Refused to Sing, solo per citare un paio di dischi di notevole successo e bellezza, ma questo non significa che Wilson si sia rammollito o peggio ancora "venduto" al business. Anche se l'album è stato indirizzato verso sonorità più acqua e sapone, si fatica ancora a ritenere questa musica alla portata di tutti. Steven Wilson non è una pop star (faticherà ad esserlo nel caso in cui volesse provarci) e non ha minimamente cambiato il modo di guardare al mondo. Le musiche continuano ad essere ambiziose esattamente come colui che le ha create e soltanto in alcuni punti rispettano i criteri compositivi dei tradizionali cantautori. Wilson ha mantenuto la promessa fatta a se stesso, ossia il dover cambiare continuamente pelle per non perdere smalto e tener in vita animo e passione. To the Bone non è minimamente paragonabile a qualsiasi altro lavoro che ha visto l'artista protagonista o co-autore, ed è questo che rende il "ragazzo" del '67 (come citato in Time Flies, brano tratto da The Incident dei Porcupine Tree), uno dei musicisti underground contemporanei di maggior talento.

To the Bone non è un concept, lo stesso Wilson preferisce non classificarlo in tal modo, nonostante le tematiche trattate nei singoli brani abbiano in comune il sociale, la vita quotidiana, l'immigrazione, la politica ed il fondamentalismo religioso.
L'ora di musica inizia con l'intro atmosferico della titletrack e le parole dell'insegnante Jasmine Walkes che offre un breve soliloquio sul conflitto di nozioni di verità durante un'età intollerante.

Once we've made sense of our world, we wanna go fuck up everybody else's because his or her truth doesn't match mine. But this is the problem. Truth is individual calculation. Which means because we all have different perspectives, there isn't one singular truth, is there?

Poi il vibrante power chord di chitarra ed il tutto diventa più dinamico e travolgente tra percussioni e sonorità settantiane sino al solito magnifico outro capace di sospendere il brano nell'infinità del tempo.
Il carattere amichevole del disco prosegue con la godibile e speranzosa Nowhere Now che mantiene costante la qualità media del disco. Nulla di speciale, un buona canzone pop. Poi, come da un piacevole sogno, arriva Pariah, brano sostenuto magnificamente dalla calda voce di Ninet. Così delicato da ascoltarlo milioni di volte.
Una inconfondibile Fender Telecaster, un groove epico ed un coro memorabile tracciano la via in The Same Asylum As Before, un piacevole momento che tende a caricare l'ascoltatore.
Nonostante la già citata Pariah sia stata descritta come un pezzo di enorme bellezza, la prima vera perla del disco è Refuge, quinto brano di To the Bone. Ispirata alla difficile situazione dei profughi siriani, la ballad parte da lontano, quasi in silenzio fino ad un crescendo che spingerà la chitarra di Paul Stacey, l'armonica di Mark Feltham ed il synth di Wilson ad unirsi come in un unico grido disperato. Il pezzo distrugge le barriere della nostra coscienza. Galleggiamo senza meta. Con Permanating Wilson o gli ABBA (difficile dirlo), ripropongono Mamma Mia in chiave moderna. E invece no. Si tratta di un pezzo originale che dovrebbe rendere omaggio al pop degli anni settanta ma che si traduce in un terribile tentativo. Da dimenticare. Per fortuna, recuperare dal trauma causato dalla traccia precedente non è impossibile. Il soffice ed emozionante duetto Wilson-Ninet intitolato Blank Tapes apre al lato oscuro di Wilson e To the Bone. La potente People Who Eat Darkness e la semi-suite Detonation avrebbero fatto un figurone in Deadwing o Signify dei Porcupine Tree, mentre l'elettronica ed anonima Song of I, che prevede la collaborazione della cantautrice svizzera Sophie Hunger, scivola via come nulla fosse.
La seconda perla del disco è nei minuti finali di Song of Unborn. Molto semplice di struttura, facilissima da imparare ad orecchio alla chitarra, ma questo non significa nulla. Un brano complesso non è per forza bello così come uno semplice non per forza spiacevole. Il ritornello è puro, serio e reale e conduce ad una riflessione profonda sul nostro modo di vivere. Versi come “i sogni che avremo, saranno di pubblico dominio” o “non aver paura di morire o restar vivo”, spalancano le porte ad un solo di quattro chitarre (acustica, elettrica ritmica, elettrica solista ed elettrica con ebow) da pelle d'oca che ha l'unico difetto di esser breve nella sua assurda intensità.

Alla fine di tutto si può sinceramente dichiarare che Steven Wilson non ha pubblicato un capolavoro e non ha certamente reso felice la metà dei sostenitori maggiormente legati ai lavori passati, ma ha saputo reinventarsi con la solita qualità che lo contraddistingue.
Un passo e mezzo indietro rispetto a Hand. Cannot. Erase., qualcuno potrebbe affermare. Nel complesso è così, ma attenzione perché To the Bone è un disco con una sua personalità forte che potrebbe essere rivalutato nei giro di qualche mese. Nel frattempo, buon ascolto.
VOTO Prima Recensione: 75



Dopo 4 ½, un minialbum sottotono composto da tracce scartate durante le registrazioni degli ultimi due full length, Steven Wilson infiamma (come se ce ne fosse bisogno) l’agosto 2017 con il nuovo album To the Bone. Orfano di Guthrie Govan e Marco Minnemann, decide di spostarsi dal progressive rock settantiano al progressive pop ottantiano, omaggiando alcuni artisti cardine della sua crescita musicale; uno su tutti Peter Gabriel. Ma bisogna comunque ricordare che il pop è fondamentale nella formazione del polistrumentista inglese, che ne ha sempre fatto tesoro nel corso della sua carriera. L’album in questione non è un fulmine a ciel sereno. E’ un lavoro fortemente personale, nel quale rimane poco delle ispirazioni dichiarate (tra cui The Colour of Spring dei Talk Talk e The Seeds of Love dei Tears for Fears) a favore di una profonda “wilsonianità” d’insieme.

I primi due pezzi (scritti assieme al compositore Andy Partridge) ne sono un’ottima dimostrazione. L’influenza più forte risulta essere quella di un disco storico come So del sopracitato ex cantante dei Genesis, ma Wilson grazie alle chitarre, al suo uso dell’elettronica, alle sue armonie vocali, riesce a mantenere la propria identità. La titletrack rappresenta perfettamente l’essenza di To the Bone: sofisticato e allo stesso tempo immediato, leggero ma anche impegnato. La variazione finale è forse un po’ superflua, ma è un buon inizio. Segue uno degli episodi migliori del disco: Nowhere Now, una ballad semplice ma arrangiata con cura, valorizzata da un ottimo break di chitarra nella parte centrale. Nonostante i testi siano lievemente meno ricercati, vista la natura pop del disco, rimane l’ottima mano di Steven, che tratta temi di natura sociale con espliciti riferimenti alla politica e alla religione, ma che ogni tanto si abbandona ad una più semplice e vaga sensazione di malinconia e tristezza, capace comunque di lasciare il segno.

Pariah è senza dubbio la perla assoluta del disco. Una Ninet Tayeb indimenticabile cerca di dare forza al ‘reietto’ Steven in un solenne duetto che anticipa un outro meraviglioso (la produzione di Wilson e Paul Stacey qui ha fatto un miracolo), capace di far tornare un filo di speranza nel cuore del nostro amato britannico. Un chiaro omaggio a Don’t Give Up, in cui Peter Gabriel si faceva accompagnare da Kate Bush, altra influenza dichiarata di questo To the Bone. The Same Asylum as Before parte con una chitarra aspra e un falsetto sorprendente; nel suo incedere ci si rende sempre più conto della forza dei ritornelli, praticamente tutti riusciti e orecchiabili, importantissimi in un contesto simile. Deludono purtroppo gli assoli di chitarra non particolarmente memorabili sparsi per tutta l’opera, tanto che nel pezzo successivo è quello d’armonica quello che più risalta. In Refuge, un pezzo lontanissimo dagli standard pop che gode di un suggestivo e invidiabile crescendo, delude anche il finale anticlimatico, che protrae il pezzo più del necessario. Ma il brano più squisitamente pop di tutti risolleva la situazione. Permanating potrebbe quasi tranquillamente passare in radio, ma non per questo è da buttare, anzi, è una traccia molto gradevole. Spensierata, ritmata, rimane con piacere nella testa dell’ascoltatore.

Seguono due delle canzoni meno interessanti del platter. Blank Tapes è un intermezzo gradevole, ma un po’ fine a se stesso; ricompare la voce di Ninet Tayeb, splendida ma leggermente sprecata. People Who Eat Darkness, traccia molto vicina a un certo tipo di indie rock moderno (Franz Ferdinand, Kaiser Chiefs), non ingrana, nemmeno con un più presente Nick Beggs al basso e una piccola variazione prog nella parte centrale, che passa facilmente nel dimenticatoio. Torna con Song of I l’influenza di Gabriel: Wilson rimarca il suo forte interesse per l’elettronica e canta, insieme a Sophie Hunger, l’abbandono totale di qualunque tipo di edonismo per la persona amata. Impreziosito da una maniacale cura dei dettagli nelle voci, nelle incursioni di chitarra, nel lavoro orchestrale, risulta uno dei migliori episodi dell’opera. Lo stesso vale per il pezzo successivo, a dire il vero il più vicino ai precedenti lavori di SW. Detonation è un sunto di funk, elettronica e rock progressivo dal forte tocco drammatico. Nove minuti di grande musica, nei quali esce tutto il potenziale, prima non sempre sfruttato in toto, di questa formazione. Chiude regalando un filo di speranza Song of Unborn, una ballad lenta e viscerale, sinceramente fiduciosa nell’animo umano, perso all’interno di una società basata su valori vuoti e insignificanti.

Steven John Wilson in questo To the Bone non ha una marcia in più come nei precedenti The Raven that Refused to Sing e Hand.Cannot.Erase., che sono già due punti fondamentali per il progressive rock moderno. Questo quinto album solista è meno ispirato, forse troppo lungo, ma regala diversi pezzi di valore e si mantiene sempre su un buon livello. Nella sua sempre più vasta produzione, il quasi cinquantenne nativo di Kingston upon Thames continua a mettersi alla prova, per stimolare non solo se stesso ma anche i suoi fan, che difficilmente non apprezzeranno questa nuova uscita discografica.
VOTO Seconda Recensione: 74



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
83.43 su 87 voti [ VOTA]
Jericho
Venerdì 20 Luglio 2018, 11.55.01
101
Paragonare questo con i suoi dischi precedenti (hand. Cannot. Erase e The Raven that refused to Sing in primis) non ha il benchè minimo senso. Qui ci troviamo dinanzi ad una nuova evoluzione artistica di Wilson, e lui ha deciso che questo album sarebbe stato un omaggio verso gli artisti che lui ascoltava e amava durante la sua infanzia. Il disco è un buono (a tratti buonissimo) album Pop, ed è ovvio che non regge il confronto con i suoi predecessori che avevano un sound più ricercato e complesso. Lui ha solamente voluto cambiare, dandosi a sonorità più acqua e sapone senza però cedere alle tentazioni del moderno mercato Pop. Potrà pure non piacervi ci mancherebbe, ma almeno non dite che è brutto solo perchè non arriva a The Raven that refused to Sing, perchè non ha senso.
sergio pierini
Martedì 12 Giugno 2018, 14.42.28
100
schifezza unica
UpLoad
Domenica 20 Maggio 2018, 9.11.55
99
Da quando esistono i greta van fleet Wilson è autorizzato a plagiare anche il ballo del qua qua 😂
Diego
Mercoledì 9 Maggio 2018, 11.22.03
98
Dopo un po mi stanca...voto 70 (a fatica..) Grace For Drowning il migliore!
Awake
Domenica 26 Novembre 2017, 0.20.14
97
Io ci sono nato e passato "in quegli anni li" UpLoad, non ho certo bisogno di un Steven Wilson che mi ci riporti. Detto senza polemica, sia chiaro. Poi sull' "arrivare al confine del plagio senza mai passarlo" avrei le mie riserve ma la chiudo qui, tanto non se ne esce. Ribadisco la mia totale infatuazione per Storm Corrosion, discone da paura.
UpLoad
Venerdì 3 Novembre 2017, 20.51.54
96
La genialità di Wilson non sta nella sua , direi, empiricità. La genialità di Wilson ( a parte che è un produttore e arrangiatore eccelso e di questo si è gia detto mille volte ) sta nel suo arrivare al confine col plagio senza mai passarlo, cui riconoscono le atmosfere di tizio , caio, semprionio, lui ti riporta a quegli anni li ( che siano 70, 80 o 90 ). Ma soprattutto la genialità di Wilson sta nei testi, su come ti ci immergi dentro, su come ti capisce in certi periodi di merda della tua vita....ti fa da psicologo quasi....Wilson è genio in questo. Detto questo, a distanza 3 mesi, reputo questo disco....debole....non regge botta in confronto ai due precedenti ( soprattutto HCE che reputo l'Evoluzione totale dai Porcupine Tree ad ora ). L'artista ha dichiarato che ha prodotto un album leggero quindi va preso per quel che è e va bene così. Ma non ti segna dentro come il precedente. Gli storm corrosion non mi piacciono mentre apprezzo molto ( ma non stravedo...ho detto apprezzo ) i Blackfield.
Awake
Venerdì 6 Ottobre 2017, 2.53.42
95
Cmq io penso che a livello di arrangiamenti e di cultura musicale il nostro non ha niente da imparare da nessuno. Basta sentire come ha arrangiato Deliverance degli Opeth per farsi un'idea della perizia in dote a questo artista, perchè è evidente che gli arrangiamenti sono i suoi per la quasi totalità del disco (non solo in Deliverance sia chiaro, ma in quell'album la sua mano spicca in modo particolare). E' che quando deve comporre lo percepisco derivativo al limite della scopiazzatura. Parere assolutamente personale detto con il massimo rispetto a chi la pensa diversamente da me.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 2 Ottobre 2017, 18.47.57
94
Leggo ora le due recensioni, relativamente a questo disco del sempre discusso Steve Wilson. Effettivamente, a mio parere, qui è più "pop" che nei due bellissimi precedenti. Se lui stesso ha citato l'ispirazione dai nomi che sono venuti fuori (Prince, Gabriel, Depeche Mode, Tears for Fears) non vedo niente di male. E' un bravissimo arrangiatore e produttore e può naturalmente muoversi all'interno di vari tipi di sound. Qui, però non è coinvolgente (a parte qualche pezzo) ed emozionante come nei due precedenti, soprattutto Hand.Cannot.Erase che mi era piaciuto molto. Alla fine, non è male ma niente di speciale. Au revoir.
Awake
Venerdì 22 Settembre 2017, 4.23.58
93
Si è vero UpLoad in HCE si sentono molto gli echi dei Genesis e in questo si sente indiscutibilmente Peter Gabriel, assolutamente d'accordo su quello che dici. E questo ti da la misura e lo spessore dell'artista in questione. Ho sempre percepito il nostro con poca personalità... moltissima erudizione ma poco talento. Enciclopedico direi. Poi certo, è più giusto dire che imita e non copia, ma x un dinosauro come me mi si chiude subito la vena a sentire certe sonorità spacciate, mi si permetta, da botte di genio, ragion per cui ogni briciolo di raziocinio si perde nelle tenebre dell'oltranzismo più intransigente. A proposito: che ne pensi di Storm Corrosion?
UpLoad
Domenica 10 Settembre 2017, 22.01.08
92
@awake Mah...per esempio, secondo me ce l'ha, perchè si è vero che imita ( diverso da copiare ) tanti artisti ma non ti da mai e dico mai l'idea del gia sentito ( a parte quella che sembra mama mia degli abba ) , ma parlo della discografia completa. Per esempio il mio orecchio musicale , e parlo da fan dei pink floyd, percepisce molto più i Genesis che i Pink Floyd. In hand cannot erase molto riprese le atmosfere di selling england ecc. mentre qui molto più simile all'era post Gabriel, ma ci si sente molto del gabriel solista, di bowie, di prince...molto pop anni 80, ma non quello delle boy bands...mi sembra di tornare quando da bambino il mio babbo comprò il primo lettore di compact e comprava tutto il possibile venisse pubblicizzato!
Awake
Sabato 2 Settembre 2017, 16.27.30
91
@Upload: guizzo? Tanti artisti hanno il guizzo, citarli sarebbe tempo sprecato. SW non ce l'ha, si limita a scopiazzare un po' in giro, soprattutto i Pink Floyd, senza un minimo di personalità. Questo almeno è quello che percepisco io col mio orecchio musicale, al di là delle chiacchiere e delle argomentazioni razionali, assolutamente lecite sia chiaro. @GT_Oro: produzione nel senso di opera artistica, composizione musicale, songwriting, i suoi lavori, i suoi dischi insomma. Cosa ben diversa dal produttore musicale inteso come quella figura capace di ruotare a 360 gradi all'interno del mondo della musica: tecnico del suono, mastering, mixaggio, profondo conoscitore delle tecniche di registrazione senonchè abilissimo a usare gli strumenti (software compresi) all'interno di uno studio di registrazione. Ecco, credo che in questo il nostro sia assolutamente competente. Spero di aver fatto chiarezza, almeno sulla terminologia.
Max1
Giovedì 31 Agosto 2017, 10.56.12
90
Per quello che può valere un giudizio dopo un paio di ascolti veloci, a me personalmente piace, come detto in precedenza, c'è un pò "di tutto" suonato sempre con la solita classe ed eleganza. Non è e non diventerà un capolavoro, non lo consumerò di certo negli ascolti...ma va bene così!
nadryv
Martedì 29 Agosto 2017, 15.47.37
89
Pur non avendo proprio nulla contro ammorbidimenti del suono, derive commerciali e cose simili, qui Wilson prende una piega davvero bieca e indifendibile. Lui e l'altra su Uno Mattina Crucco Edition, paiono i Jalisse. Dai, non si può.
Micologo
Lunedì 28 Agosto 2017, 13.34.00
88
Errata corrige: aura meravigliosa...
Micologo
Domenica 27 Agosto 2017, 17.09.10
87
Pop, prog, metal, math pop, prog pop....ma chi se ne frega! Basta con queste pippe mentali, il disco è bellissimo, emozionante, spesso onirico, Detonation è meravigliosa, anche le canzoni più semplici hanno un'aurea che difficilmente passa inosservata. Grande Steven. Punto e basta.
Eicos
Sabato 26 Agosto 2017, 12.51.05
86
Si l'ho visto! Voto perfetto 85
ayreon
Sabato 26 Agosto 2017, 9.22.42
85
è stato intervistato di mattina alla bbc e hanno parlato di prog,un po come se qui lo facessero su raiuno ,ma che bravi sono gli inglesi,cercatevi l'intervista,è molto bella
Pink Christ
Giovedì 24 Agosto 2017, 20.12.47
84
Bellissimo album , appena finito di ascoltare per la terza volta e devo dire che mi ha piacevolmente colpito. un album ricco di generi e richiami a band storiche (Detonation poteva scriverla tranquillamente Robert Fripp del nuovo millennio). Belli anche i pezzi più pop oriented tipo permanating. 85 . Cmq il mio album preferito rimane "The raven that..."
Suarez
Giovedì 24 Agosto 2017, 20.01.16
83
Quand é che imparerà a suonare? Dovrebbe prendere lezioni da Richard B.
Giovanni
Giovedì 24 Agosto 2017, 19.48.14
82
@ThirdEye: se cerchi un disco più compatto, prova Untile the Quiet Comes. Se anche quello non dovesse piacerti, allora proverei a spostarmi su altro... di steven wilson Grace for Drowning è il suo capolavoro a mio dire, meglio anche di Raven.
Third Eye
Giovedì 24 Agosto 2017, 19.15.57
81
Di Steven Wilson ho apprezzato alcune delle cose realizzate con i Porcupine Tree (e che, a suo dire, costituiscono ormai un capitolo chiuso della sua carriera) però non l’ho ancora ascoltato in veste solista, ma di certo questo nuovo “To the Bone”, per come viene descritto (le influenze di alcuni artisti degli anni ’80, ecc.), non suscita in me alcuna curiosità. Proverò, invece, ad ascoltare le sue prime prove a partire da “Insurgentes”.
Third Eye
Giovedì 24 Agosto 2017, 19.06.00
80
@ Giovanni (n. 78): ti ringrazio per la risposta. Il fatto è che, pur apprezzando il suo stile eclettico e fantasioso, i dischi che ho ascoltato (guarda caso, proprio “Cosmogramma” e l’ultimo “You're Dead”) non mi hanno convinto appieno a causa della presenza qua e là di alcuni episodi minori che, secondo me, condizionano il risultato finale, per cui sono titubante rispetto all’idea di poter conoscere il resto della sua produzione discografica.
Diego
Mercoledì 23 Agosto 2017, 21.58.09
79
Apprezzo molto Wilson. Album sicuramente buono. Non un capolavoro, né il migliore di Wilson.. voto: 70
Giovanni
Mercoledì 23 Agosto 2017, 19.46.28
78
@ThirdEye: Cosmogramma è il suo pezzo da 90 ai miei occhi e subito dopo c'è You're Dead, anche se la critica si è polarizzata, che ritengo il suo disco formalmente più maturo. E poi ti direi 1983...
Third Eye
Mercoledì 23 Agosto 2017, 18.41.44
77
@ Giovanni (n. 63): di Flying Lotus hai ascoltato tutti gli albums? In caso affermativo, vorrei sapere quali ritieni che siano i suoi lavori migliori.
Graziano
Mercoledì 23 Agosto 2017, 16.21.03
76
Il disco mi è arrivato da poco. E per un artista del calibro di Wilson non posso esprimere giudizi affrettati. Nel complesso mi sta piacendo. Forse perche lo seguo dai PT e apprezzo anche il progetto Blackfield, non l'ho mai considerato prettamente prog, per cui non ho faticato ad entrare nei menadri di questo nuovo album, e sinceramente non sono stato così sorpreso. Almeno non si ripete quasi mai, siano i No-Man, i Porcupine, i Blackfield o solista.
Giovanni
Mercoledì 23 Agosto 2017, 15.53.38
75
Per l'appunto.
Graziano
Mercoledì 23 Agosto 2017, 15.53.11
74
Dopo i primi dischi dei Manowar la musica ha fatto schifo, tutta.
nonchalance
Mercoledì 23 Agosto 2017, 14.41.49
73
@Giovanni: Il "genere" va preso per quello che é > finto nostalgico
Giovanni
Mercoledì 23 Agosto 2017, 14.13.30
72
@nonchalance: in realtà non li considero di bassa lega, poiché sono prodotti ben fatti e orecchiabili; piuttosto trovo che tutto il filone sia un po' pretestuoso ai fini di questo enorme revival ottantiano che sta facendo proseliti un po' ovunque, anche al cinema e in tv. E a essere onesto non credo sia un genere rappresentativo della musica elettronica. Operazioni più interessanti già le fecero i Boards of Canada anni fa campionando vecchi nastri di musica documentaristica consunta ma creando un vero spartiacque... Insomma, anni luce - a mio parere - da questi stimabili retrocursori... E se posso tirare una frecciatina a To the Bone eh eh...
nonchalance
Martedì 22 Agosto 2017, 23.01.17
71
@Giovanni: Io quando ho scoperto i Perturbator mi sono un pò addentrato nel genere e, ho anche creato un topic sul Forum - cerca su Google "metallized synthwave" - stilando una specie di lista in base alle variazioni sonore. Facci un salto! _ Ah, oltre a quei due che tu ritieni "di bassa lega" a me piacciono anche Carpenter Brut e Dan Terminus..se vuoi, intervieni pure lì! Oppure accetto suggerimenti anche qui. Decidi tu! P.S.: Gli Ulver "elettronici" li sto approfondendo proprio ora (sul Forum presto farò un sondaggio su di loro, anche qui > se ti interessa..), i Coil saranno i prossimi. Già mi avevano incuriosito quando ho saputo della colonna sonora "mancata" per il primo Hellraiser.
Jimi The Ghost
Martedì 22 Agosto 2017, 21.35.41
70
A parte la forma di egotismo che deve necessariamente venir fuori da chi ascolta musica trovo straordinario quando, con puntualità, il proprio gusto personale debba divenire una mathesis universalis della musica. È una mia DURISSIMA autocritica: avviene sempre tra una birra e una fetta di culatello quando con i miei amici Parliamo di band emergenti. Altresì credo fermamente che la musica sia un linguaggio e, in linguistica, rappresenti quell'insieme di "suoni, gesti, movimenti che possono portare attraverso processi mentali a codifiche a significati ben precisi". Un mio difetto è quello di voler snocciolare la musica in parti, più che parlare di band e gruppi. Elettronica: serialismo? Minimalismo, pandiatonismo? Per fare un esempio. Se parliamo di composizione elettronica "È Musica concreta" (mi riferisco al GRMC groupe de recherches de musique concretè di Parigi) oppure al periodo del cambiamento generato dell’opera di Xenakis oppure da quel movimento di Stockhausen. Ma questa è la mia personale visione, soggettiva, perosnle e che utilizzo per effettuare un'a mia analisi di un qualsiasi disco. Certamemte Ho trovato nei commenti di , @giovanni, @galilee, entropy e tanti altri, ottimi spunti, argomentazioni e suggerimenti di gruppi experimental che certamente approfondirò. Concludo e chieso scusa nell'essermi messo in mezzo al vostro dibattito, quando desidero guardare un po' oltre il limite e con coraggio, spesso vado nei locali e laboratori musicali della mia città e molte volte scovo straordinare realtà di suoni, ma che rimararrano appunto mere visioni poiché nate in un mondo discografico per nulla indipendente. Concludo, Ben vengano i prodotti Wilsoniani e recensioni obiettive come queste due, e tanta altra musica con tutto il suo pop, anche per contaminare, di tanto in tanto, un sito web sempre libero e mai di corte vedute come il buon metallized. Jimi TG
galilee
Martedì 22 Agosto 2017, 21.26.00
69
Metallized è già il miglior sito metal che conosco. Il più completo e Open mind. Considerando che chi si occupa di ciò lo fa per hobby, ciò è gia moltissimo. Poi ripeto, se qualcuno si propone non credo venga rifiutato. Qualcosa in più se è fatta bene è sempre un valore aggiunto.
Giovanni
Martedì 22 Agosto 2017, 20.35.13
68
Personalmente sono dell'idea che se vuoi qualcosa che suoni come gli anni ottanta è meglio ascoltarsi le robe degli anni 80! Ma stando sulla retrowave, i Dead Astronauts fanno meglio di GosT, Perturbator e compagnia briscola. Se ti piacciono gli Ulver, invece, dovresti assolutamente ascoltare i Coil. Seminali è dire poco e potrebbero veramente aprire la mente a moltissimi utenti. Per galilee: si, ciò che dici è vero, ma un minimo di quella trasversalità di cui abbiamo parlato andrebbe di sicuro inserita per i contemporanei, anche in minima parte... I Coil, scusa la ripetizione, sarebbero perfetti.
galilee
Martedì 22 Agosto 2017, 19.33.41
67
Mi riferivo alle prime tue frasi. Se esiste il termine metallaro medio c'e un motivo. Quello che volevo dire è che l'ascoltatore medio esiste ovunque, come quello più attento. Secondo il mio umile punto di vista, prima di entrare nei territori da te menzionati, cercherei piuttosto di colmare quelle lacune nel mondo del rock blues e soul partendo degli anni 50, che hanno poi contribuito a far nascere il metal. Cosa che in parte stanno già facendo.
nonchalance
Martedì 22 Agosto 2017, 19.30.30
66
@Giovanni: A proposito di Perturbator, cosa mi consigli di più alto..? Sono serio, eh! Ho letto tutti i tuoi "trafiletti" e, sembri ben addentrato. _ Perché non ti iscrivi al Forum..?! Così, almeno, non si rischia di andare OT!
Giovanni
Martedì 22 Agosto 2017, 19.21.50
65
@galilee: per vivere e migliorare è necessario fare cose che non si è mai fatte prima.
galilee
Martedì 22 Agosto 2017, 19.16.36
64
La differenza non la fa il genere ma l'ascoltatore. C'è chi ascolta musica per passare il tempo è chi ne fa una passione. Poi che uno sia appassionato di metal o soul o rock, pop o jazz la cosa cambia poco. Le persone ottuse le troverai ovunque.
Giovanni
Martedì 22 Agosto 2017, 18.18.42
63
Provo a snocciolare il discorso nella maniera più precisa possibile. Cominciamo col dire che tra tutte le categoria, il pubblico rock/metal è quello che il più delle volte quando ascolta qualcosa lo fa con estrema attenzione. Di sicuro è il vostro pregio più grande; e lo sapete benissimo. E proprio perché lo sapete benissimo, c'è un certo velo di narcisismo che vi porta inevitabilmente a tracciare una linea che accetta variazioni comunque provenienti esclusivamente da certi "anfibi" che abbiamo già citato. E si crea, appunto, un'autarchia. In merito alla questione del "noi siamo restii ai generi leggeri, ma anche loro fanno altrettanto", permettetemi di dire che questa è una generalizzazione. Sapete benissimo che i vostri corrispettivi non sono gli ascoltatori di Rihanna e Daddy Yankee, così come per chi ascolta i nomi alti (Flying Lotus, Carbon Based Lifeforms, Thundercat, Mr. Oizo) i loro corrispettivi nel metal non sono il pubblico dei Bullet for My Valentine e dei Emmure. Pensate ad Anthony Fantano, che spazia dai Moonsorrow a Kendrick Lamar con grandissima classe e competenza! Insomma, la mia proposta - chiamiamola così - è quella di parlare il linguaggio del metal ma di poterlo estendere a quel tipo di musica che richiede un ascolto attento tanto quanto quello che si riserva qui dentro per Abigor, Deathspell Omega e Between the Buried and Me. Tutto questo per dire, ancora una volta, che Steven Wilson degli ultimi due album non è il pop ricercato, così come Perturbator non è l'elettronica di alta fascia (per citare il primo nome che mi viene in mente). C'è un mondo là fuori e sono sicuro che se ascoltate generi difficili da assimilare un motivo c'è. Non siate pigri. PS: provate gli Everything Everything. E gli Hiatus Kayote.
entropy
Martedì 22 Agosto 2017, 11.58.49
62
Secondo me tendenzialmetne siamo meno chiusi di quanto si pensi. Questo intendevo. e cmq sicuramente non di più di amanti di altri generi.. (scusa quante volte abbiamo sentito bollato il metal come rumore?)
Tiradipiuunpelodifiken
Martedì 22 Agosto 2017, 11.29.42
61
@entropy: dici? io mi ci ritrovo, e condivido, ma è altrettanto vero che anche su questo sito (non serve fare nomi) è pieno di gente che ha l'apertura di una cozza attaccata allo scoglio, e se non c'è doppia cassa e growling è merda commerciale...è difficile fare di tutta l'erba un fascio, sia in positivo che in negativo
Quello che si offende facilmente
Martedì 22 Agosto 2017, 11.22.05
60
Mi spiace ma la sua voce fredda ed impersonale rovina tutto
entropy
Martedì 22 Agosto 2017, 8.39.24
59
ma se lo fanno pochissimi, evidentemente sarà anche perché a pochissimi interessa farlo. è forse sarà anche in parte ovvio così... cioè, ok apertura mentale e che uno non deve restare chiuso nei propri confini per tutta la vita, ma ci starà pure che, tendenzialmente, uno che ama metal/hard rock possa non trovare affatto interessante un certo tipo di pop, l'elettronica o quant'altro. Non mi pare che chi ascolta sting, prince o coldplay poi sia così aperto al metal o al jazz per esempio. Questa del metallaro chiuso secondo me è una vecchia storia e non è vera fino in fondo. Anzi secondo me , la passione del metallaro medio per la musica è così forte che, in genere , crescendo tende ad espandere i suoi confini molto più di fruitori di altri generi...
Giovanni
Martedì 22 Agosto 2017, 8.09.48
58
@entropy: però pochissimi lo fanno. Chi ascolta metal tende naturalmente all'autarchia. E poi il tutto nasce dalla presenza di recensioni come questa, perciò...
entropy
Martedì 22 Agosto 2017, 0.22.13
57
Io rimango perplesso. Credo che se.uno vuole un taglio nuovo si rivolge a siti non metal. Non.si tratta di apertura o non apertura mentale. Ma se voglio recensioni di gruppi non metal, fatta da chi ha un background non metal, ha più senso andare su altri siti, che sono specializzati e appassionati di altro.
Giovanni
Lunedì 21 Agosto 2017, 20.55.12
56
@galilee: potrei anche farlo, ma, appunto, da collaboratore e non da redattore. Purtroppo/per fortuna faccio un lavoro che può portarmi anche per diverse settimane a stare lontano da internet e pc e con carichi di lavoro variabili. Se la redazione dovesse mai approvare questa direzione, lo farei con molto piacere.
galilee
Lunedì 21 Agosto 2017, 20.18.45
55
Per fare tutto ciò ci vuole una certa competenza in materia. Se ce l'hai potresti proporti, sono sicuro che ne sarebbero entusiasti.
Giovanni
Lunedì 21 Agosto 2017, 19.39.33
54
@entropy: su questo non posso discutere: più una cerchia di pensiero è compatta e più ci si trova a proprio agio nel conoscere generi confinanti. Ma appunto si rischia di stare nello stesso isolato e di essere "appena fuori" dal metal. Quello che dico è che mi piacerebbe leggere su un sito metal (senza per forza snaturarlo, solo di tanto in tanto) generi e gruppi che sono proprio fuori. Manes, Bohren & der club of gore, Anathema e chi per essi sono sicuramente low gain, ma conservano una certa attitudine metal reiterata in altre sonorità. Insomma siamo sempre lì. Invece sarebbe secondo me molto culturale indagare certe questioni, ad esempio: "l'elettronica è musica ripetitiva e banale? Non è vera musica? Cerchiamo di capire se esistono esempi di ricercatezza e parliamo di Warp e Brainfeeder" però tenendo sempre il metal e il rock come metro di paragone e capire se ci si può aprire ulteriormente. Spero di aver puntualizzato un po' meglio la mia prospettiva e di aver contestualizzato le mie critiche al disco e al taglio editoriale.
ayreon
Lunedì 21 Agosto 2017, 17.54.28
53
e mentre si discute su wilson, ricordo l'appuntamento dei primi di settembre a veruno con ,tra gli altri ,frost,procol harum ,glass hammer e nientepopodimeno che .... i discipline. ci si vede ,w il prog
galilee
Lunedì 21 Agosto 2017, 14.21.53
52
Di Wilson conosco poco perchè non mi ha mai entusiasmato molto. Ho il suo primo album solista e il primo dei Porcupine. Leggendo la recensione però sono curioso di sentire le influenze Princiane. Prince è uno dei miei Dei, e oltre a questo ha sempre scritto musica ultra difficile e complicata da riprodurre dal vivo se non si hanno a seguito professionisti di livello. Sia per i tempi funky, sia per il suo modo di cantare e suonare la chitarra, sia per gli arrangiamenti completamente fuori di testa. Eh si. Sono proprio curioso.
HeroOfSand_14
Lunedì 21 Agosto 2017, 14.00.46
51
Mai ascoltato nulla di Wilson ma l'idea di poter ascoltare del buon pop rock creato da una mente geniale come la sua mi ha incuriosito: ascoltato molti brani del disco, la classe la sento ma molti pezzi non mi prendono. Invece mi sono innamorato della voce di Ninet, pazzesca. E Pariah è una di quelle canzoni che spiccano e che potrebbe valere da sola l'acquisto del disco. Permanating è molto particolare ma ci può stare, pur non essendo memorabile.
entropy
Lunedì 21 Agosto 2017, 13.49.07
50
@giovanni penso che se si seguisse il tuo consiglio si finirebbe con il modificare mettalized in qualcos'altro (una sorta di "do you realize", non so se lo consocete). Io da amante del metal abbastanza aperto al rock e dintorni trovo invece che la distribuzione tra recensioni metal/non metal sia perfetta così. Inoltre spesso la recensione di un disco non metal da qualcuno che ha il mio stesso background mi fornisce indicazioni e un affidabilità maggiore. Grazie a mettalized ho scoperto tanti album non metal che mi sono piaciuti, mentre con siti "orientati" al rock/pop ho preso molti album che ho trovato pessimi.
Giovanni
Lunedì 21 Agosto 2017, 12.16.45
49
@ThirdEye: ok, ora ho capito meglio. Beh, non conosco questa testata così a fondo, ma sono meccanismi che possono succedere...
GT_Oro
Lunedì 21 Agosto 2017, 11.02.48
48
@Awake: mettiti d'accordo con te stesso, perché affermare prima che è un ottimo produttore e subito dopo asserire che ha una produzione senza guizzo e ispirazione sa tanto di non-sense. Comunque mi piacerebbe che affermazioni come "anni che scopiazza" venissero argomentate, sennò lasciano poi il tempo che trovano.
Third Eye
Lunedì 21 Agosto 2017, 10.45.07
47
@ Giovanni (n. 42): no aspetta, io non ho parlato di clickbait; volevo soltanto dire che si dà più peso ai numeri che alle parole dell'utenza (proposte, critiche, ecc.), il che non significa che si vada a caccia di click (questo non l'ho detto e non lo penso). Cioè, per capire quale sia l'apprezzamento nei confronti di un contenuto basta soffermarsi sui numeri ad esso associati e non c'è alcun bisogno di relazionarsi con l'utenza. Spero di essermi spiegato meglio, ora.
Giovanni
Lunedì 21 Agosto 2017, 9.46.01
46
@Lizard: allora deve esserti sfuggito il commento 24. Proponevo dei collaboratori esterni, non uno sdoppiamento dei redattori - anche perché si mischierebbero le pere con le mele, come ho già detto - per tutto il non-metal, o low gain come usate dire qui. Questo permetterebbe, secondo la mia opinione di vassallo che nulla può, di uscire proprio dal territorio di chi un tempo fece metal e ora non più e occuparsi, che so, di Snarky Puppy e di Kamasi Washington; due realtà jazz che sono sicuro farebbero la gioia anche del più accanito fan dei Suffocation. Sul fatto che questo disco sia a tinte prog avrei molto da ridire, ma su quello mi sono già espresso.
Lizard
Lunedì 21 Agosto 2017, 8.42.52
45
@Giovanni: li ho letti ieri prima di rispondere, grazie. La risposta è quella che ho dato. Non riusciamo ad occuparci di tutto, anche se ovviamente le proposte ci interessano, tanto che nel forum c'è un ulteriore spazio dedicato ad esse. Ci occupiamo costantemente di band e dischi non metal attraverso la Low Gain anche se ovviamente ci permettiamo questo "lusso"in maniera diversa rispetto al "core" di un sito che si chiama Metallized.
Giovanni
Lunedì 21 Agosto 2017, 8.16.17
44
@Lizard: rileggi bene i miei commenti.
Lizard
Domenica 20 Agosto 2017, 21.27.49
43
Non vedo proprio cosa c'entri il click bait.... Mi sembra una considerazione campata in aria e anche poco attinente al caso specifico. Questo sito ha sempre parlato di prog rock e quindi Steven Wilson viene recensito anche se fa un disco più vicino al pop. Mi sembra abbastanza banale come ragionamento e non vedo la polemica. Quanto all'aprirsi ad altri generi, non credo siano molte le testate metal che si permettono il lusso di avere una rubrica fissa come la Low Gain. Con questo, se il sito si chiama Metallized e non "Musicando" ovivamente è implicito che ci sia un certo taglio. Già considerando il numero di uscite mensili facciamo i salti mortali, dovessimo occuparci di musica a 360° dovremmo avere un a redazione di 100 persone che scrivono dieci recensioni al mese ciascuna. Un po' meno dietrologia fa bene all'anima.
Giovanni
Domenica 20 Agosto 2017, 21.16.13
42
@ThirdEye: penso (e spero di no) in realtà. La strategia del clickbait è più evidente su portali come metalitalia, infarcita di gossip e notizie risibili sui Metallica. Certo sarebbe interessante se i moderatori del sito si aprissero un po' di più circa le proposte anonime veicolate dalla loro politica...
Eicos
Domenica 20 Agosto 2017, 17.59.56
41
@ThirdEye sei meglio della D'Urso. Per me questoGran disco
Third Eye
Domenica 20 Agosto 2017, 17.47.17
40
@ n. 19: che gli orizzonti musicali del metallaro medio siano spesso limitati è vero, ciò nonostante trovo sbagliato e risibile che lo si critichi per la sua aderenza a certi principi (da non confondere con cliché) e sulla base di un presunto eclettismo di facciata. Alcuni di quelli che secondo te scrivono “commenti pedanti e stupidi” probabilmente avranno conoscenze musicali limitate e poco variegate ma non li si può certo biasimare se difendono un’idea di musica (e di “metal”) nella quale non c’è spazio per i compromessi, le paraculate e le bieche operazioni commerciali; li si può accusare di non conoscere altri linguaggi o stili musicali e di non essere abbastanza aperti ma non gli si può certo rimproverare il fatto che vogliano difendere il concetto di integrità artistica associato alla musica!
Third Eye
Domenica 20 Agosto 2017, 17.32.00
39
@ Giovanni (n. 33): beh, perché credo semplicemente che alla redazione interessino di più i click che le idee o i pensieri degli utenti.
Giovanni
Domenica 20 Agosto 2017, 15.07.52
38
@Paolo: per me il punto è un altro e rifarsi al mantra della critica obiettiva e del giudizio personale svia il discorso da quello che dovrebbe essere. Per quel che vale dirlo qui senza alcuna prova, mi reputo un conoscitore più ferrato su pop, elettronica e hip-hop che di metal (genere che ho scoperto da relativamente poco) e trovo che queste recensioni osservino il disco da una prospettiva un po' offuscata. Per inciso - e per non essere tacciato di vizio - ho letto e sottoscrivo molte delle parole che i due recensori hanno speso per Toothgrinder, Neal Morse, Ayreon, Primus e Ulver. Stavolta no. As simple as that.
Padre maronno
Domenica 20 Agosto 2017, 14.56.44
37
Ascoltato più volte. Disco di una bellezza rara... musica poetica ed evocativa. A Roma ci sarò!
UpLoad
Domenica 20 Agosto 2017, 14.30.09
36
Remedy la domanda giusta sarebbe: "ma lui che fa il produttore non si rende conto di quanto valorizza al massimo la sua voce flebile di cacca?" Awake mi dici chi sono gruppi e artisti che hanno il guizzo?
UpLoad
Domenica 20 Agosto 2017, 13.59.48
35
Tante paranoie per cosa? Sarà come i metallica per il black album Ci son pochi discorsi da fare. To the bone è un album pop anni 80 come è stato detto. E' bello per questo, fila che è una bellezza. Avrà diritto wilson di fare quel che gli pare a 50 anni no? Leggete i testi non cambia niente, cambia solo il veicolo espressivo e in quella stile ABBA ci leggo tanta autoironia. Per me è da 90.
Paolo
Domenica 20 Agosto 2017, 13.47.33
34
Giovanni, il punto, a mio parere, non è essere qualcuno o nessuno per espirmere un giudizio. E' il modo di farlo. Personalmente, anche se l'ho ascoltato solo una volta, non mi esalta assolutamente. Grace For Drowining resta il mio preferito, ma la recensione in questione mi sembra equilibrata e per niente di parte e non vedo perchè anche se il sito si chiama Metallized non si possa parlare anche di musica che non rispetta i canoni del Metal, se fatto con libertà di giudizio, ma con un certo criterio. Fare paragoni con altri gruppi che sicuramete sono migliori o meno (poi credo che la valutazione di un'artista debba considerare tutta la sua carriera) ha poco senso di obiettività, diventa un discorso subito soggettivo, che va bene per carità, ma non è critico. Basterebbe dire a me questo disco fa schifo, punto. A me l'ultimo degli Anathema non piace anche se ho tutta la loro discografia, ma tutte le volte leggere le sentenze di paragone con The Silent Enigma per gisutificare che ora fanno pena...dai, su. Che senso ha? E per ultimo, le scopiazzature sono essenziali nell'arte, come in ogni cosa, togliamoci dalla testa che qualcuno abbia inventato da solo chissàche senza essere influenzato dalla dalla musica che ascoltava e ammirava
Giovanni
Domenica 20 Agosto 2017, 9.17.16
33
@ThirdEye: e qual è il motivo?
andrea
Domenica 20 Agosto 2017, 2.43.44
32
e comunque , almeno sette canzoni su undici mi paiono di livello eccellente
andrea
Domenica 20 Agosto 2017, 2.34.33
31
Posto che a mio avviso 'The raven' è il suo album più coerente, omogeneo e intenso, e che 'Hand.cannot.erase' gli è inferiore ma appare un lavoro compiuto e con una sua precisa ragione d'essere, il nuovo si presenta frammentario per definizione e di sicuro più pop-oriented dei precedenti, ma questo non necessariamente ne fa un brutto disco, solo un disco diverso, e a tratti sorprendente. Se non un capolavoro, un'opera che avvince e non annoia mai. Di questi tempi credo non sia poco. In quanto alla voce, pur non brillando per tecnica e timbro, suona funzionale ai generi affrontati ed è a suo modo peculiare. Penso anche che la genuinità insita nell'interpretare personalmente i propri pezzi compensi i difetti.
Zess
Sabato 19 Agosto 2017, 23.46.56
30
Arriviamo a quattro con me.
ayreon
Sabato 19 Agosto 2017, 18.26.04
29
e peraltro non avete recensito "similitude of a dream"di neal morse,ne avete fatto il report della data ai magazzini generali che erano strapieni malgrado fosse in settimana ,aveva una band stratosferica
lux chaos
Sabato 19 Agosto 2017, 18.04.42
28
Siamo in tre...
Awake
Sabato 19 Agosto 2017, 16.33.16
27
Anche a me The Raven dice poco e niente e pure la sua voce è piatta che più piatta non si può...
Third Eye
Sabato 19 Agosto 2017, 16.30.18
26
@ Giovanni: non credo che il "commento libero" sia da interpretare come un interesse da parte della redazione a conoscere le opinioni degli utenti.
ayreon
Sabato 19 Agosto 2017, 16.24.22
25
si parlasse di neal morse,echolyn,discipline ,fish cosi' come si parla di lui........... a me piace il prog (e anche tanto ) eppure non l'ho mai sopportato,sarà anche un genio,bravo a rimasterizzare ( ultimamente mi sembra abbia fatto qualcosa con i jethro tull ) ma sua voce non mi piace affatto, e quello che per molti è un capolvoro ( the raven....) per me è di una noia mortale.
Giovanni
Sabato 19 Agosto 2017, 14.59.40
24
Poi oh, io non sono nessuno e non pretendo che una redazione di sconosciuti mi debba per forza dare retta (anche se la possibilità del commento libero mi fa credere che in realtà importi l'opinione anonima), ma dei collaboratori esterni per quanto riguarda le chine scivolose o per quei dischi non-metal per cui è proprio un peccato non parlarne... Ecco, io li valuterei.
Giovanni
Sabato 19 Agosto 2017, 14.53.57
23
@matto666: sottoscrivo. Ma a parte la polemica, il punto per me personalmente sta nel paragone con altre testate semi-generaliste (mi viene in mente heavyblogisheavy) che trattano di altri generi ma con redattori le cui competenze confluiscono in quei settori. Per dire, mi piacerebbe molto leggere in un sito metal una considerazione sui Death Grips di Bottomless Pit e di come hanno portato alla ribalta del mainstream una nuova commistione di hardcore applicato al rap. Tornando a SW, personalmente trovo che le analisi snocciolate dai recensori e i vari voti siano troppo reverenti nei confronti del retaggio che si porta dietro. 7,5 - un voto per cui al liceo avrei fatto i salti di gioia - non è oggettivo. Fatti e opinioni non sono sempre separabili, ma neanche mai.
matto666
Sabato 19 Agosto 2017, 14.32.01
22
Abbastanza banale per me. Un disco pop come ce ne sono milioni. Non capisco perchè le testate che si dovrebbero occupare di metal continuino a recensire gli album di Steven Wilson
Remedy
Sabato 19 Agosto 2017, 14.16.35
21
La mia domande è, ma lui che fa il produttore non si rende conto di quanto faccia cagare la sua voce?
alifac
Sabato 19 Agosto 2017, 13.07.21
20
HCE mi aveva spiazzato rispetto a The Raven, poi, ascolto dopo ascolto, mi ha conquistato... allo stesso modo quest'ultima uscita non mi ha impressionato al primo ascolto... ma mi piace sempre di più ag ogni ascolto successivo anche se, probabilmente, non raggiungerà il livello dei suoi predecessori. Amo gli Abba ed il tributo fatto loro con Permanating è davvero divertente, non riesco a non battere il tempo col piede nel sentirla... il video col corpo di ballo indiano poi è fantastico. Ottime entrambe le recensioni, anche se nella seconda penso che Refuge sia stata sottovalutata. SW per me è un'Artista... anche fosse davvero solo un mestierante avercene di mestieranti così! 80!
Tiradipiunpelodifiken
Sabato 19 Agosto 2017, 11.12.59
19
@lo struzzo, ci stava la risposta e l'ironia, il mio commento solo per sottolineare che in MOLTI casi il metallaro medio è "quasi" come dici tu purtroppo, vedi Ulver, vedi i commenti pedanti e stupidi sui Metallica, vedi altre 1000 situazioni, commentini e frecciatine quando abbiamo melodia o catchytudine al posto di doppia cassa, rutti e violenza (che adoro, sia chiaro). Dell'album ho sentito solo i singoli, che non mi hanno entusiasmato, ma lo approfondirò a breve!
Giovanni
Sabato 19 Agosto 2017, 9.47.14
18
@LoStruzzo: hai detto tutto tu.
Awake
Sabato 19 Agosto 2017, 1.18.28
17
To the Bone "album davvero destabilizzante" è una cosa che proprio non si può sentire. Wilson è anni che scopiazza, altro che omaggiare: a parte Storm Corrosion, ovviamente stroncato dal 90% degli ascoltatori. Secondo me Wilson va inquadrato come ottimo storico della musica, grandissimo arrangiatore in quanto capacissimo di catalizzare il suono e le atmosfere della maggior parte dei gruppi che hanno fatto la storia delle sette note, lodevole polistrumentista e soprattutto bravissimo produttore. Di suo, nei suoi dischi, purtroppo non c'è nulla: carente di originalità e personalità, il nostro non è stato mai capace di creare una propria impronta musicale, un proprio sound personale. Poi ci trovo pochissima ispirazione nella sua produzione, manca proprio di quel guizzo che fa la differenza. Persona preparatissima a 360 gradi ma che non ha quel quid in più che si interpone tra il mestierante e l'artista con la A maiuscola.
Leo
Venerdì 18 Agosto 2017, 15.46.00
16
Onestamente dal primo paio di ascolti l' ho trovato un disco molto maturo ed ispirato. Impossibile confrontarlo a The Raven e nemmeno a H.C.E. ma tracce come Detonation, Refuge e la T-track mostrano un artista in gran forma. Detto questo, The Raven resta il mio disco preferito in assoluto non solo della suo discografia ma forse del decennio.
GT_Oro
Venerdì 18 Agosto 2017, 15.24.00
15
Appunti tecnici: alla line-up bisognerebbe aggiungere Craig Blundell (batteria in Pariah, People Who Eat Darkness, Song Of I e Song Of Unborn), Robin Mullarkey (basso in The Same Asylum As Before e in Detonation), Nick Beggs (basso in Permanating), David Kollar (chitarra in Song Of I, assolo di chitarra in Detonation), Dave Kilminster (cori in To The Bone, Nowhere Now, The Same Asylum As Before e Song Of Unborn)
Michele "Axoras"
Venerdì 18 Agosto 2017, 15.22.58
14
@BlackSoul: Grazie per la segnalazione, abbiamo corretto !
Graziano
Venerdì 18 Agosto 2017, 15.17.46
13
Chissà se si solleva l'inferno come con gli Ulver. Sarebbe bellissimo. E Sheryl Crow è folk black metal..... Mi deve arrivare a giorni, non vedo l'ora di gustarmelo.
GT_Oro
Venerdì 18 Agosto 2017, 15.16.31
12
Gira nel mio stero da qualche giorno (ma oggi mi è arrivato l'originale!!!). Che dire, in questo album, non certo il suo più "tecnico", o progressivamente appagante, ravviso forse il suo punto massimo di maturità compositiva e a autoriale. La capacità di prendere suoni e musiche stra-abusati e non "scopiazzarli", come detto sotto, ma "omaggiarli", aggiungendo non solo del proprio per renderli gradevoli, ma avendo il merito di far conoscere a chi ne era ignorante tutto un filone musicale. Questo è Steven Wilson. Uno che non teme di essere bistrattato dal suo fan base perché non ha replicato Raven all'infinito o non ha continuato a fare prog metal con i PT. Uno che ama mettersi in gioco. E al giorno trovare persone che amano lasciare i binari del conosciuto e del comodo per addentrarsi in territori nuovi non può che essere positivo nel mondo della musica. Che poi, a bene sentire, il pop è sempre stato parte anche dei primissimi PT. Qualcuno ricorda Stupid Dream e Lightbulb Sun? O Piano Lessons? O qualcuno, ascoltando attentamente, non ha riconosciuto le stesse influenze di album come The Sky That Moves Sideways o Voyage 34 nella parte strumentale di Detonation? Wilson torna in qualche modo alle sue radici, o a parte di esse, senza vergogna di amare il pop. Album che in sé stesso forse non sarà un capolavoro (voto mio 75 in accordo con due ottime recensioni, a parte l'appunto sulla seconda che bistratta Refuge), ma che è una parte fondamentale del percorso musicale di SW.
Lo Struzzo
Venerdì 18 Agosto 2017, 14.30.27
11
Giovanni, ciò che dici è vero. Nessuno di noi conosce il pop e gruppi stellari come gli Everything Everything che sono MATH POP perché fa più figo. Purtroppo il metallaro non ascolta mai generi morbidi, un giorno a settimana sacrifica una giovane vergine alle tenebre, non va mai a messa la domenica, veste solo di nero, adora i funerali, si droga a merda, non beve acqua perchè crea ruggine, rutta in faccia alle povere vecchiette e abbonda con l'immondizia tra le dita dei piedi perché ha un brutto rapporto con l'acqua. Detto tra noi e parlando sempre di Wilson, credo che il solo progetto Blackfield offra un pop coi fiocchi... ma credo siano informazioni riservate. Insomma, ora che ve l'ho detto dovrete morire tutti. To The Bone dividerà alla grandissima perchè un album davvero destabilizzante. Personalmente non lo rivaluterò in meglio rispetto a quanto fatto. Ne approfitto anche per fare i pubblici complimenti al collega Francesco per l'ottima recensione. Ora torno ad ascoltare Sheryl Crow, grandissima artista black metal.
BlackSoul
Venerdì 18 Agosto 2017, 12.35.12
10
Scusate il terzo commento, in People Who Eat Darkness (come praticamente in tutto il disco), il basso lo suona Wilson stesso.
Paolo
Venerdì 18 Agosto 2017, 12.32.01
9
Ma che c'entrano gli Everyhing Everything con Steven Wilson? A parte il fatto non mi sembrano siano tanto sconosciuti (hanno un canale Vevo pieno di video anche ricercati che se sei underground col cavolo che hai i soldi per produrli) e poi non mi sembra che chi abbia recensito questo disco abbia trattato Wilson come un "Re Mida" altrimenti si andava come voto sui 90/100...scendiamo dalla cattedra per favore ed esprimiamo giudizi negativi senza pretendere di essere gli unici ad avere sapienza di ascolto
BlackSoul
Venerdì 18 Agosto 2017, 12.18.52
8
Ah comunque un appunto al primo recensore: è Pariah, non Paraiah
BlackSoul
Venerdì 18 Agosto 2017, 12.17.34
7
Bellissimo disco, dietro all'apparente semplicità ci sono suoni ricercati e scelte quasi sempre giustificate. Chiaro gli orfanelli di the raven lo ripudieranno, ma Wilson è fatto per reinventarsi, per guardare dentro di sé, non per accontentare i fan.
Giovanni
Venerdì 18 Agosto 2017, 11.49.12
6
Il caso vuole che l'uscita del nuovo disco del Re Mida qui sopra coincida con il nuovo album degli Everything Everything, probabilmente il miglior gruppo math-pop in circolazione dal 2010 a questa parte. Ma questa è ovviamente un'informazione riservata a un pubblico che non coincide con quello che legge/scrive le recensioni sui portali metal e temo che nessuno qui dentro andrà ad informarsi a riguardo e preferirà restare nei limiti di questo album, simulacro del pop ricercato. Tutto questo per dire che se volete parlare di Pop, e non quello che passa di solito la radio che sta al genere come i Coldplay al rock, andate a inflormarvi.
verginella superporcella
Venerdì 18 Agosto 2017, 11.05.03
5
classico album che negli anni verra' rivalutato (giustamente) ad altissimo capolavoro. gia' visto troppe volte, negli anni: purtroppo il pubblico di un certo tipo di musica a volte e' troppo fermo nella propria melma di convinzioni musicali. Disco incredibile, maturo, compatto, pop rock di classe infinita. un plauso ad un artista enorme.
Jimi The Ghost
Venerdì 18 Agosto 2017, 10.08.41
4
Non è un segreto: to the bone è un disco "omaggio" che Wilson ha voluto donare a quelle band e vocalist del pop come Kate Bush, Talk Talk, Peter Gabriel, Prince, Depeche Mode, Tears for Fears, The The (lo ha dichiarato lui stesso in una intervista.), Ha ripreso la semplicità di quel pop per tentare di ricercare qualcosa di più equivalente, aggiungendo qualcosa in chiave moderna, ma rielaborando quell'elettronica distinguibile di matrice passata. In parte ci è riuscito ed è venuto fuori un bel disco. Trovo Molto intenso e passionale il testo come l'interpretazione della cantante svizzera jazz-pop Sophie Hunger che anche grazie alla partecipazione dell'artista performer Maya Petrovna presente nel video clip si vuole illustrare "l'ossessione amorosa". La voce di Ninet Tayeb, già "sfruttata" da Wilson tempo fa nel brano "Routine", qui è nuovamente perfetta nelle linee di arrangiamento ed equilibra necessariamente le varie tonalità di variazione di impianto del brano. Cosa aggiungere? La musica leggera vive di influenze, ricorsi e rielaborazioni narrative e la storia della musica ne è stracolma di esempi, ma ogni volta Wilson aggiunge sempre qualcosa in più. Questo grazie alla sua enorme sapienza musicale, di bravo e competente polistrumentista, di ottimo tecnico audio e di cultore di generi passati. Un disco che si fa ascoltare molto bene, senza grosse richieste di compartecipazione da parte dell'uditore, certamente diverso dalle sue produzioni passate. Un disco mediamente sperimentale e tecnico, ma anche in questa occasione non manca di regalarci dissimili e inaspettate sfumature di suoni di una musica sempre piacevole "leggera" e che, come il sottoscritto, già molti di noi conoscono e forse hanno anche amato, ed oggi grazie a Wilson si ha il piacere di ascoltare, ma con un pizzico in più di modernità e tanta qualità musicale. Jimi TG
Zess
Venerdì 18 Agosto 2017, 8.39.37
3
Solite scopiazzature, come il resto della sua produzione solista... stavolta tocca ad Abba, Depeche Mode e Tears for Fears. Non capisco perchè definirlo inclassificabile, è pop ottantiano.
Voivod
Venerdì 18 Agosto 2017, 7.33.31
2
Buon album ma decisamente spiazzante: preferisco lo Steve Wilson di un album come "The Raven That Refused To Sing"...
AnalBag
Venerdì 18 Agosto 2017, 2.42.43
1
questo disco è destinato ad essere controverso,lo devo ancora ascoltare nella sua interezza ma dei brani rilasciati prima dell'uscita l'unico che mi ha convinto è Song of I,aspetto comunque di ascoltarlo del tutto prima di maturare un giudizio
INFORMAZIONI
2017
Caroline International
Inclassificabile
Tracklist
1. To The Bone
2. Nowhere Now
3. Pariah
4. The Same Asylum as Before
5. Refuge
6. Permanating
7. Blank Tapes
8. People Who Eat Darkness
9. Song of I
10. Detonation
11. Song of Unborn
Line Up
Steven Wilson (Voce, Tastiere, Chitarre, Basso)
Paul Stacey (Chitarra)
Adam Holzman (Hammond, Piano)
Mark Feltham (Armonica)
Pete Eckford (Percussioni)
Jeremy Stacey (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Ninet Tayeb (Voce nelle tracce 3 e 7)
Sophie Hunger (Voce nella traccia 9)
Mark Feltham (Armonica nelle tracce 1 e 5)
 
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