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Rage - Seasons of the Black
18/08/2017
( 2021 letture )
Quando si ha a che fare con gruppi su piazza da lunghissimo tempo -in questo caso dal 1983- è normale che analizzandone la discografia, ci si imbatta in cambiamenti stilistici a volte anche notevoli. Nel caso dei Rage e semplificando la questione all’osso, dopo gli inizi ovviamente influenzati dallo stile imperante all’epoca dell’avvio della loro attività ed una storia vissuta nel segno di capitan Peavy Wagner, è di sicuro il periodo con Victor Smolski ad essere caratterizzato dal maggior tasso di “complicazione”. Una volta che il polistrumentista ha deciso di lasciare la band tedesca, già con The Devil Strikes Again il ritorno a sonorità più dirette a base di riffoni massicci e robusti innesti melodici si era appalesato con chiarezza. Il nuovo Seasons of the Black non fa che confermare questa tendenza e la vitalità di un gruppo che, per restare in tema, aveva fatto uscire il disco precedente appena quattordici mesi prima.

Confermato l’assetto a tre, con Marcos Rodriguez alla chitarra e Vassilios “Lucky” Maniatopoulos alla batteria al fianco del mastermind, i Rage sfornano un album che non può essere di certo classificato nel settore “capolavori”, ma che anche al netto della presenza di un paio di filler è senza dubbio sostanzioso, solido e affidabile. Seasons of the Black è la naturale continuazione del suo predecessore e, oltre a presentare un suono ben equilibrato tra moderne necessità d’impatto ed immediatezza di un tempo (mix e mastering di Dan Swano), conferma anche la tradizione di vecchia data di legare tra loro alcune canzoni. The Tragedy of Man racchiude infatti un mini concept a sfondo catastrofico/ambientalista che comprende gli ultimi quattro brani, per una durata di circa venti minuti. Il processo di semplificazione e di ritorno alle radici della musica dei Rage, ad ogni modo, ha portato ad un CD che per essere compiutamente apprezzato deve essere inquadrato all’interno della logica attuale della band. Una logica che tende alla scrittura ed all’esecuzione di pezzi privi di particolari sovrastrutture e classicamente concepiti per ottenere il loro miglior risultato in sede live. È questo il senso dei vari cori presenti -non tutti perfettamente riusciti, ma mediamente molto godibili-, della durata contenuta delle canzoni e dei break estremamente melodici. Questi ultimi servono anche come pretesto per creare la tensione del ritorno delle parti più cazzute, vero cuore pulsante del prodotto. Tra le canzoni più riuscite possiamo considerare Serpents in Disguise, Blackened Karma (soprattutto questa), All We Know Is Not e Bloodshed in Paradise, mentre non perfettamente a fuoco sembrano essere Septic Bite e Walk Among the Dead, ma si tratta sempre di girare con più o meno costrutto attorno allo stesso “centro di gravità permanente”.

Seasons of the Black è un lavoro diretto e coeso, scritto e suonato con sicurezza, cantato in modo adeguato da un Wagner in buono spolvero e perfettamente in grado di svolgere il suo compito: creare quel saporito mix di gioia ed esaltazione durante l’ascolto che è e deve essere alla base della concezione di simili album. Muovendosi in questo ambito, il confine tra disco godibile e raccolta di canzoni usa e getta da accantonare nel giro di poche settimane è di solito molto sottile, ma i Rage dell’anno di grazia 2017 sono in grado di gestire con professionalità questa situazione. Magari non perfettamente, ma lo sono di certo. E per i più affezionati alla band (grosso modo) tedesca, da notare la possibilità di acquistare una versione digibook composta da due CD, con il secondo intitolato Avenger Revisited, composto da sei brani dell’epoca pre-Rage registrati nuovamente per l’occasione. Un’operazione piuttosto interessante, dato che il lavoro degli Avenger periodo Prayers of Steel/Depraved to Black non è molto ricordato al giorno d’oggi.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
78.2 su 10 voti [ VOTA]
AL
Lunedì 26 Febbraio 2018, 15.43.17
21
Rage sempre una garanzia e la recensione del sommo Raven fotografa perfettamente la situazione. A gusto personale preferisco il precedente ma comunque Peavy praticamente non sbaglia mai. Pezzi come i primi quattro sono di buona fattura e decisamente efficaci per i live. Forse se si fermasse un momento per raccogliere con più calma tutte le idee che ha, potrebbe sfornare un altro capolavoro come ai tempi di Black in Mind o End of all days. Per me qui un 75 ci sta tutto.
fra
Giovedì 5 Ottobre 2017, 21.56.45
20
Classico CD alla Rage, a me poi piacciono più incazzati nel suonare in album come questo, praticamente sulla stessa linea di The Devil Strikes Again. Non sono ancora diventati come i Grave Digger, che riciclano (malamente) loro stessi dal dopo Rheingold, ma perchè Peavy sa sempre come spaziare e cambiare. 78.
Mic
Lunedì 25 Settembre 2017, 14.46.11
19
In linea con il precedente. Secco e preciso. Condivido la valutazione del Raven. Solo che mi è arrivata l'edizione cartonata dalle dimensioni fuori scala ed ora la mia collezione ne risente logisticamente ed esteticamente
Aceshigh
Lunedì 4 Settembre 2017, 19.29.31
18
La fase Smolski non mi era dispiaciuta, ma il ritorno alle vecchie sonorità con la nuova formazione mi ha fatto estremamente piacere; io i Rage li ho conosciuti così , un po' grezzi e senza fronzoli. Questo nuovo album va giù che è un piacere (come le birre dei precedenti post 😁, meglio anche del suo predecessore. Ci sono un paio di filler, ma Blackened karma, Time will tell, Justify e la sinfonica Farewell sono tutt'altro che anonime, anzi! Detto ciò... Prosit !!!
Tiradipiunpelodifiken
Mercoledì 23 Agosto 2017, 13.03.32
17
Ok Klunk ottima idea
Klunkk
Martedì 22 Agosto 2017, 23.52.13
16
Fresathor sei invitato anche tu😀
Fresathor
Martedì 22 Agosto 2017, 22.58.27
15
Questo lo devo ancora mandare a prendere ma ho apprezzato molto la semplificazione del sound, il ritorno a soluzioni più immediate. Amo il periodo Manni Chris e i nuovi ragazzi sono veramente perfetti e rappresentano una ventata d'aria fresca. La direzione dei rage e diametralmente opposta a quella dei cugini guardian e sinceramente la preferisco
Klunkk
Martedì 22 Agosto 2017, 22.48.32
14
Facciamo cosi mentre ci beviamo 3 o 4 litri di birra ci sscoltiamo XIII e non ne parliamo piu😉😉😉
Tiradipiunpelodifiken
Martedì 22 Agosto 2017, 13.02.48
13
Ciao klunk, ma infatti penso che sia semplicemente una questione di gusti, la qualità della proposta è innegabile, ma per me ormai sono troppo..."banali", probabilmente non è quel che cerco ora nella musica, li preferivo prima, e penso che in tanti la pensino come me. Anche io rispetto la tua opinione, goditi il disco
klunk
Martedì 22 Agosto 2017, 12.55.44
12
Tiradipiu.......rispetto la tua opinione ma io del periodo smolski ricordo si e no un paio di canzoni mentre di the devil. ...le canto tutte a memoria, poi non si possono paragonare ai tempi di black in mind,end of...però io li preferisco adesso veloci anche semplici ma freschi e immediati
klunk
Martedì 22 Agosto 2017, 12.55.44
11
Tiradipiu.......rispetto la tua opinione ma io del periodo smolski ricordo si e no un paio di canzoni mentre di the devil. ...le canto tutte a memoria, poi non si possono paragonare ai tempi di black in mind,end of...però io li preferisco adesso veloci anche semplici ma freschi e immediati
Tiradipiuunpelodifiken
Martedì 22 Agosto 2017, 11.41.09
10
Si, anche in quest'ottica però, a mio parere, non valgono un 75, hanno perso tutta la profondità di suono che avevano guadagnato con Smolski trasformandosi in un gruppo come tanti altri, cmq a ognuno il suo, de gustibus
Raven
Martedì 22 Agosto 2017, 10.10.14
9
Chiaramente i tempi più "complicati" sono passati. la ricerca della semplicità e la loro cifra stilistica attuale ed in questa ottica vanno valutati.
Tevildo75
Martedì 22 Agosto 2017, 9.42.17
8
Sicuramente è un album che si fa ascoltare, ma ( come per il precedente ) manca quel qualcosa che rendeva i Rage unici e speciali.
Sandro70
Sabato 19 Agosto 2017, 21.50.38
7
The Devil Strikes Again mi era piaciuto un sacco e lo ascolto ancora spesso e volentieri. Questo lo trovo ancora superiore e vale almeno 80. Il periodo "sperimentale"non lo ho apprezzato molto,dai Rage mi aspetto un power metal tirato e melodico senza tanti orpelli. Sempre mitici .
jek
Sabato 19 Agosto 2017, 20.18.46
6
Il precedente mi era piaciuto alcuni pezzi li riascolto volentieri e dalla recensione deduco che siamo su quegli standard. Da loro non mi aspetto miracoli ma del buon Heavy che visto la penuria di band che lo propongono e tanta ciccia.
lux chaos
Sabato 19 Agosto 2017, 15.17.34
5
Solidi e affidabili, è vero, ma concordo alla lettera con tutti e quattro i commenti precedenti al mio, qui non si tratta di riguadagnare uno stile che era andato perduto, ma di riproporre un minestrone scaldato troppe volte che a me, personalmente, ha un po stufato. E nessuno chiede "evoluzione" o "sperimentazione", prima che qualcuno lo dica, ma semplicemente ispirazione e freschezza nei pezzi, e qui latitano un po.
entropy
Sabato 19 Agosto 2017, 14.37.19
4
Anche secondo me questa "nuova" versione dei rage è un po troppo anonima. Come se peavy avesse deciso di tirare i remi barca e giocare sul sicuro. Detto questo l album è piacevole, credo che continuerò a seguirli... ma per rispondere al quesito di raven, per quanto mi riguarda longevità davvero scarsa
xXx
Sabato 19 Agosto 2017, 14.31.17
3
un bel disco che nn aggiunge nulla alla loro discografia. in linea con the devil strikes again. potente e ben suonato. voto 70. direi che senza scomodare dischi di vent' anni fa, 21 era già tt un altra musica però.
mp
Sabato 19 Agosto 2017, 13.04.14
2
francamente un' altro passo indietro nella mediocrita'. a chi servono questi Rage nel 2017? loro ,nelle varie formazioni, ci hanno sempre stupito per le loro "progressioni" in una direzione o l'altra ... ma adesso? belle canzoni che pero' non dicono niente di nuovo, fatte solo per accontentare metallari col paraorecchi ... e da fan di primo pelo mi spiace molto dirlo ...
Tiradipiunpelodifiken
Sabato 19 Agosto 2017, 11.04.14
1
Questa volta non concordo del tutto col sempre misurato Raven, nel senso che non mi spingo oltre al 6.5, massimo 7. Sinceramente nel 2017 per un album godibile, solido e affidabile come questo, ma sostanzialmente di puro e incontaminato mestiere, non si può andare oltre. Rispetto al criterio di Raven di dare un voto relazionato alla presunta "longevità" dell'album, secondo me questo Seasons andrà a fare mucchio nel novero degli album che verranno presto scordati, o ricordati con un "mm, si, mi ricordo, niente di che, carino"
INFORMAZIONI
2017
Nuclear Blast Records
Heavy
Tracklist
1. Season of the Black
2. Serpents in Disguise
3. Blackened Karma
4. Time Will Tell
5. Septic Bite
6. Walk Among the Dead
7. All We Know Is Not
8. The Tragedy of Man - Gaia
9. The Tragedy of Man - Justify
10. The Tragedy of Man - Bloodshed in Paradise
11. The Tragedy of Man - Farewell

Avenger Revisited (Bonus CD)
1. Adoration
2. Southcross Union
3. Assorted by Satan
4. Faster Than Hell
5. Sword Made of Steel
6. Down to the Bone
Line Up
Peter Wagner (Voce, Basso)
Marcos Rodriguez (Chitarra)
Vassilios Maniatopoulos (Batteria)
 
RECENSIONI
79
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