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Akercocke - Renaissance in Extremis
19/08/2017
( 1758 letture )
Sono tornati.
A oltre dieci anni dall’uscita di Antichrist, e dopo quattro lunghi anni di assoluto silenzio, con poche se non nulle speranze di un ritorno sulle scene dopo una separazione che sembrava definitiva, ecco rifare capolino sulle scene internazionali gli Akercocke che, dopo un 2016 contrassegnato da un singolo ed alcune esibizioni dal vivo, fanno ora il loro definitivo e attesissimo ritorno.
Cosa attendersi, dunque, dalla compagine inglese? Questo decennio dormiente avrà portato consiglio?

La risposta è una sola: decisamente sì.
La band, che si ripropone in larga parte con la sua line-up di sempre (fatta eccezione per il bassista: al posto di Peter Theobalds troviamo in questa sede il semisconosciuto Nathanael Underwood, vecchia tuttavia conoscenza dei membri del gruppo), riemerge dall'abisso con uno stile musicale che sembra non essere invecchiato di un giorno. Il blackened death a tinte progressive che li aveva resi celebri in passato sembra difatti essere rimasto davvero ben conservato nella naftalina degli armadi di Mendonça e soci, che in questa sede offrono all’ascoltatore nove tracce solide e convincenti, dalla durata mediamente più sostanziosa che in passato, e basate, come raccontato dallo stesso Mendonça ai nostri microfoni, su materiali di ere piuttosto diverse, alcuni scritti direttamente dal periodo post Antichrist, altre creati in funzione della registrazione di questa nuova fatica. Eppure, la rodata formazione d’oltremanica non sembra aver problemi nel renderle tra loro quanto più possibili fluenti e dal sound fresco ed accattivante, complesso e caleidoscopico, mai noioso o prevedibile, tanto da non far quasi trasparire tale differenza d’età, né annoiare i propri supporter con una di quelle terribili minestre riscaldate che tante altre reunion ci hanno abituato a disprezzare.
Ecco dunque una band matura, sicura di sé che, pur non osando più in maniera per alcuni quasi incomprensibile come in passato, riesce a coniugare in una chiave nuova quanto li aveva finora caratterizzati (Insentience), con ritmiche sempre dinamiche e cangianti, che sanno far loro mantenere l’equilibrio anche nei passaggi più feroci ed incalzanti (Unbound by Sin) o di maggiore distacco dal passato (Inner Sanctum). Inutile cercare paragoni: qui si spazia da blast beat di scandinava nera memoria a riffing da tech death anni Novanta, da melodie intense a fraseggi abrasivi, dal prog dei grandi (paragone che accompagna pressoché da sempre i britannici), all’avantgarde più puro e peculiare, con uno sguardo -perché no- anche al jazz, dall’inizio alla fine, costantemente, con una facilità quasi imbarazzante, una pianificazione attenta, un’ambiguità con un chiaro obbiettivo di fondo. Nemmeno la conclusiva A Particularly Cold September, con la sua introduzione cadenzata ed eterea, è priva di sorprese: dopo essersi evoluta in una narrata traccia prog, suadente anche nei suoi passaggi più eccentrici, ecco che fanno il loro prepotente e implacabile ritorno le ritmiche più energetiche e rabbiose, come a ricordarci che sì, stiamo ancora ascoltando gli Akercocke.

Continuando a trattare di aspetti coesi, così si può definire anche il primo degli elementi di cambiamento, se di tale si può parlare, con il passato della band: stiamo parlando chiaramente dei testi di questo Renaissance in Extremis. Se infatti i ragazzacci londinesi hanno in passato suscitato di frequente scalpore per i loro testi pieni zeppi di qualsivoglia blasfemia immaginabile e colorito riferimento satanico, oggi li ritroviamo sì sempre determinati e a tratti ben rabbiosi, ma più intimi, introspettivi, come se volessero utilizzare questo loro momento di rinascita per trasmettere qualcosa di diverso e diretto, riflesso inevitabile anche di alcuni trascorsi umani legati ai lunghi anni di assenza, senza per questo scadere nel banale. Sconfitte, rabbia, ricostruzione interiore, dolore, echi di vuoti e ombre umane, ma anche alcune pennellate di speranza riempiono i 54 minuti dell’album, narrati con verve e immarcescibile carisma da un Jason Mendonça in stato di grazia, che non si risparmia né in eleganti clean e sussurrati, né in furiosi growl gutturali, a tratti sfociando anche nell'harsh urlato, scambiandoli tra loro con disarmante facilità, in favore di un notevole arricchimento delle singole, sempre labirintiche tracce.
Per concludere, difficile non notare infine anche l’altro fattore di maggiore trasformazione del gruppo: l’aspetto esteriore. Qualcosa di sicuramente molto relativo per mille altri progetti metal, ma che in questo caso aveva sinora rappresentato qualcosa di quanto mai distintivo e associato al nome stesso degli Akercocke. Via i capelli lunghi, via le giacche eleganti e le camicie stirate, via quel look così strano quanto peculiare per una band death/black, si ritorna ad un outfit maggiormente casual, forse l’unico elemento veramente di rottura con gli Akercocke del passato, a farci ritornare alla memoria come, incredibile ma vero, dieci anni di silenzio ci siano stati sul serio.

Renaissance in Extremis è dunque (e fortunatamente) il disco fresco e originale che auspicavamo sotto sotto un po’ tutti. La personalità, il carisma e il talento dei britannici sembrano sfidare il tempo, rendendoli in grado di portare alle stampe una release curata ed intricata, brutale ed incisiva, diretta ma bilanciata, dalla produzione non del tutto immacolata, seppur puntualmente ben a sostegno delle differenti tracce, capace di soddisfare il palato di molti e di fare da perfetto trait d’union tra le due fasi della loro carriera, rendendola adatta tanto ai fan di vecchia data, quanto a coloro i quali si affaccino solo ora per la prima volta alla soglia di casa Akercocke. Da non perdere.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
86 su 5 voti [ VOTA]
Todbringer83
Lunedì 27 Novembre 2017, 18.16.34
9
Dimenticavo la valutazione.. 85 !
Todbringer83
Lunedì 27 Novembre 2017, 18.14.36
8
Una delle band di cui trovo quasi impossibile catalogarne un genere ben preciso. Praticamente in quest'album c'è di tutto. Progressive e Death la fanno da padrone, ma il cantato a tratti è Brutal, la sezione ritmica certe volte è quasi black per poi diventare Thrash, per non parlare delle varie tecniche vocali di cui si avvale Mendonça. Freddi e glaciali una volta, caldi ed introspettivi un'altra. Un'amalgama decisamente vario che non annoia praticamente mai. A tratti nelle parti vocali e nelle ritmiche più serrate mi sembra di ascoltare i connazionali Anaal Nathrakh. Gli episodi che prediligo maggiormente Insentience, A Final Glance Back Before Departing e l'introspettiva a tratti eterea One Chapter Closin For Another To Begin. Non li conoscevo prima di ascoltare Renaissance in Extremis e devo ammettere di aver fatto un'ottima scoperta. Follia e ingegno! P.S. Tra le migliori uscite del 2017. Credo che finiranno quasi certamente nella mia personale classifica di fine anno
Tatore
Lunedì 9 Ottobre 2017, 10.52.05
7
Cresciuto tantissimo con gli ascolti sta diventando il mio album death preferito di questo 2017
Tatore
Venerdì 25 Agosto 2017, 20.35.02
6
Grazie Alex
Alex
Venerdì 25 Agosto 2017, 17.16.50
5
Su spotify c'è da oggi
Third Eye
Venerdì 25 Agosto 2017, 16.18.51
4
Ah, ci sono pure gli altri albums?!! Non lo sapevo, chiedo venia. :/ In effetti, oggigiorno è difficile sottrarsi ai meccanismi della modernità…
Tatore
Venerdì 25 Agosto 2017, 12.28.28
3
E perché dici ciò Third Eye? Ci sono anche gli altri album...perché questo no?
Third Eye
Mercoledì 23 Agosto 2017, 18.21.01
2
E io, invece, mi auguro che non lo mettano su Spotify!!
Tatore
Mercoledì 23 Agosto 2017, 12.54.05
1
Ieri ho ascoltato per la prima volta 'Antichrist' e devo dire che è un album pazzesco...bellissimo! Spero che questo sia più o meno allo stesso livello...e soprattutto...spero che lo mettano presto su Spotify!
INFORMAZIONI
2017
Peaceville Records
Death / Black
Tracklist
1. Disappear
2. Unbound by Sin
3. Insentience
4. First to Leave the Funeral
5. Familiar Ghosts
6. A Final Glance Back Before Departing
7. One Chapter Closing for Another to Begin
8. Inner Sanctum
9. A Particularly Cold September
Line Up
Jason Mendonça (Voce, Chitarra)
Paul Scanlan (Chitarra)
Nathanael Underwood (Basso)
David Gray (Batteria)
 
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