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Nico - Chelsea Girl
19/08/2017
( 908 letture )
Se è vero che la copertina è una sorta di biglietto da visita di ogni album, si può affermare che nel caso di Chelsea Girl questa dà esattamente l'idea di cosa uscirà dalle casse dello stereo una volta appoggiato il vinile sul piatto del giradischi e calata la testina sui suoi solchi.

È con un'eterea sovrapposizione del viso di Nico, al secolo Christa Päffgen, che si presenta l'esordio solista di una delle -molte- muse di Andy Warhol: modella, attrice (appare pure ne La Dolce Vita di Fellini) e musicista la bionda tedesca era entrata, introdotta da Brian Jones, nel "giro" della Factory newyorkese e scelta nel 1966 dalla coppia Warhol/Morrissey per un loro film, intitolato guarda caso Chelsea Girls, il quale ispirerà appunto l'LP in questione. Un disco scritto grazie anche all'apporto di compositori di grande spessore quali Bob Dylan e Jackson Browne, nonché dai compagni d'avventura con i quali aveva appena inciso un altro debut album, The Velvet Underground & Nico. Non è semplice inquadrare Chelsea Girl, disco permeato da una sorta di folk-pop che è tutt'e due le cose e nessuna insieme: si tratta di un filone -detto english baroque- difficilmente catalogabile che andava per la maggiore a metà sixties appunto, contraddistinto da chitarre accompagnate da archi avvolgenti a creare un'atmosfera diafana... già, l'atmosfera; quella che permea l'album ha una vena di struggente malinconia che trova nella voce di Nico la perfetta via di manifestarsi e posarsi sull'ascoltatore, il quale già con l'arpeggio di The Fairest of the Seasons viene accompagnato per mano verso un freddo luogo ultraterreno, situato nell'anima e per questo più difficile da esplorare, per non parlare della stessa Chelsea Girls, perla opaca e disillusa, uno degli apici del platter. Si diceva dei Velvet Underground: le sonorità della band fanno chiaramente capolino tra le note di It Was a Pleasure Then, brano avantgarde dalle derive acide e dagli acuti rarefatti inframezzati da distorsioni sonore cupe e spiazzanti. Anche i brani a firma di Browne (la già citata opener, These Days e Somewhere There's a Feather) recano l'impronta dell'allora giovanissimo chitarrista, mentre I'll Keep It With Mine è un pezzo che Dylan avrebbe scritto originariamente per la cantante folk Judy Collins, la quale ne fece un singolo nel 1965, e successivamente coverizzata da molti altri musicisti: rimane l'episodio più "orecchiabile" dell'album, e seppure non si possa certo definire "allegro" (è pur sempre una canzone di Dylan) ha sicuramente un retrogusto più sereno rispetto al resto della tracklist.

Chelsea Girl per sua natura e per come è concepito non è un disco di facile assimilazione, tutt'altro, è impegnativo e ha la capacità di disorientare l'orecchio di chi non sia troppo avvezzo a un certo tipo di musica. Ha inoltre diviso critica e pubblico: c'è chi lo reputa un capolavoro sottovalutato e chi lo trova più acerbo rispetto ai successivi Desertshore e The End... per certi versi meno ostici; la stessa Nico lo odiava, puntando il dito soprattutto sulle scelte della produzione. Parlando del disco ebbe infatti a dire "I still cannot listen to it, because everything I wanted for that record, they took it away. I asked for drums, they said no. I asked for more guitars, they said no. And I asked for simplicity, and they covered it in flutes! [...] The first time I heard the album, I cried and it was all because of the flute", dichiarazioni che fanno capire quanto lei intendesse dare un'impronta maggiormente da chanteuse al full length stesso. Quello che possiamo dire è che ancora oggi il debutto discografico della poliedrica artista affascina con scelte ardite, caratterizzate da sonorità assai particolari e una voce magnificamente sgraziata adattissima alla causa, a patto però di entrare nella giusta ottica musicale del medesimo sotto tutti i punti di vista, pena ritrovarsi di fronte a un freddo e asettico insieme di tracce intrise di profonda tristezza.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
52.5 su 2 voti [ VOTA]
Matocc
Mercoledì 23 Agosto 2017, 11.38.30
3
scelta mia personale... in realtà noi siamo ovviamente "spronati" ad assegnare un voto. in questo specifico caso data la particolarità del disco ho preferito esprimere con la rece stessa (e in particolare nell'ultimo paragrafo) quello che è il mio pensiero per la valutazione dell'album
Rob Fleming
Mercoledì 23 Agosto 2017, 10.43.14
2
Interessante e coraggioso ripescaggio. Non posso esprime un giudizio sul disco perché credo di averlo ascoltato una volta tempo fa 8di lei ho solo The end). Ma quello che chiedo è perché una volta che si fa una scelta così ardita di recensire un simile album - il che conferma le ampie veduto del sito - poi non si fa l'ultimo passo assegnando un voto?
Stagger Lee
Martedì 22 Agosto 2017, 18.15.06
1
Una voce bellissima e un grande disco.
INFORMAZIONI
1967
Verve Records
Inclassificabile
Tracklist
1. The Fairest of the Seasons
2. These Days
3. Little Sister
4. Winter Song
5. It Was a Pleasure Then
6. Chelsea Girls
7. I'll Keep It With Mine
8. Somewhere There's a Feather
9. Wrap Your Troubles in Dreams
10. Eulogy to Lenny Bruce
Line Up
Nico (Voce)
Lou Reed (Chitarra)
Jackson Browne (Chitarra)
Sterling Morrison (Chitarra)
John Cale (Viola, Organo, Chitarra)
Larry Fallon (Flauto)
 
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