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THERION + IMPERIAL AGE
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Loathfinder - The Great Tired Ones
25/08/2017
( 273 letture )
In un momento storico in cui attraverso la rete è possibile accedere a quasi qualsiasi tipo di informazione, risulterà ovviamente facile approfondire molte curiosità degli artisti che seguiamo. Eppure, quasi inverosimilmente, capita ancora qualche volta di incappare nel muro di mistero eretto da alcune realtà che desiderano lasciar intravvedere di sé solo qualche piccolo spiraglio e, tralasciando tutte le ormai consuete e ridondanti frivolezze da social network, ci costringono dunque a concentrare la nostra attenzione soprattutto sulle parti salienti, ovvero la musica. I polacchi Loathfinder, nella fattispecie, sembrano percorrere per il momento questa corrente visto che l'approccio è mirato proprio alla minimizzazione delle informazioni, come ad esempio quelle sull'identità dei membri della line-up; aggiungiamoci una certa scarsità di foto promozionali, interviste, nonché la silente complicità della loro piccola label Godz ov War Productions ed il quadro descritto risulta già abbastanza eloquente da non soffermarci oltre.

The Great Tired Ones è il tassello che segna il debutto discografico di questa band misteriosa; pur trattandosi di un EP, i suoi trenta minuti scarsi delineano una formazione dalle idee chiarissime riguardo l'impronta del proprio suono e songwriting. Il doom sviluppato dai nostri sprofonda infatti nei dedali più tetri e “neri” di questo genere, innescando al suo ascolto un continuo stato di inquietudine; a questo effetto contribuiscono l'esaltazione di quelle frequenze che donano una certa profondità e cupezza all'impasto sonoro, l'uso delle voci abilmente suddivise tra gutturale e screaming e, soprattutto, le strutture dei pezzi che, pur risultando semplici da una parte, per via della concatenazione di un pugno di riff, dall'altra sono capaci di imprigionare l'ascoltatore dentro il folle incubo raffigurato dal quartetto di Cracovia, coadiuvato tra l'altro da un artwork di forte impatto.

Genetic Gloom ci spalanca il portale d'entrata in questo mondo parallelo e varcare questa soglia porta fatalmente con sé una prima conseguenza, dopo il ronzio di uno sciame di mosche ecco infatti una fuoriuscita di esalazioni sulfuree ed asfissianti rappresentate da un riffage contagiato di influssi sludge e cadenzato da un groove che si rivelerà una caratteristica costante di tutti i pezzi. Le voci si intercalano alternandosi tra i due approcci descritti, enfatizzando l'atmosfera lugubre dipanata dal comparto strumentale e delineando successivamente un crescendo di esasperazione che esplode in uno screaming folle e perverso. Feast on my Entrails si denota quale atto migliore di questo EP, ricalcando ugualmente l'attimo di tensione sfruttato con il brano precedente, ricorrendo però, in questo caso, a un intro di armonici; la successiva esplosione della sezione principale del pezzo, costituita da verso e refrain, risulta netta e travolgente, piantandosi dritta nel cervello e sfruttando con abilità per l'ennesima volta il dualismo acido-abissale delle ugole dei Loathfinder. La porzione centrale segna invece una variante più vigorosa, marchiata puntualmente a fuoco dalla furia dei singer. Scents of Regression e la titletrack continuano a condurci con lenta costanza lungo il cammino finale verso il baratro; il riffing ed i battiti temporali impartiti ricalcano per la maggiore quanto il quartetto ci ha riversato addosso durante la prima fase di questo lavoro. Ed è tale connotato che rappresenta il tallone d'Achille di questo lavoro; se da una parte le vomitate d'odio e l'irrazionale follia riescono a farci trasalire nella totalità dei minuti percorsi, d'altra parte a mente fredda si mette a fuoco uno schema compositivo che potrebbe di certo attingere a soluzioni differenti, così da imprimere maggiore eterogeneità alla proposta di questi ragazzi.

Se, dunque, una discreta uniformità nella resa rischia di essere il punto debole di questo EP, una certa maturità sul versante compositivo e soprattutto il notevole impatto ottenuto grazie a un’impeccabile gestazione dei suoni e degli strumenti e a un equilibrato utilizzo dell’apparato vocale certificano inequivocabilmente che i Loathfinder si sono già spogliati dello status di novellini del genere, collocandosi ben oltre la dimensione di una filiforme “amatorialità”. Per il momento The Great Tired Ones rappresenta dunque un buon biglietto da visita impregnato di una sana dose di malevolenza e perfidia, di certo gli intenti andrebbero raffinati e per questo aspettiamo fiduciosi ulteriori sviluppi.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Godz ov War Productions
Doom
Tracklist
1. Genetic Gloom
2. Feast on my Entrails
3. Scents of Regression
4. The Great Tired Ones
Line Up
sconosciuta
 
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