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Misery Index - Retaliate
26/08/2017
( 885 letture )
Anno domini 2000: i Dying Fetus pubblicano l’immenso Destroy the Opposition. Poco tempo dopo, il bassista, cantante e cofondatore Jason Netherton lascia la band e forma i Misery Index. La formazione oscilla, ma giunti alla pubblicazione del debutto Retaliate, nella band hanno militato già due altri, illustri ex-Dying Fetus, entrambi presenti su Destroy the Opposition. Stiamo parlando del batterista Kevin Talley, che nel frattempo ha abbandonato, e del chitarrista John Voyles. Malgrado il legame quasi fisico che gli unisce ai Dying Fetus, i Misery Index non sono da considerare come una semplice costola della band madre, ma presentano subito un’identità ben precisa e codificata.

In Retaliate, le influenze hardcore e grindcore già intuibili sull’ultimo album dei Dying Fetus sono portate alle estreme conseguenze. Parallelamente, il lato prettamente brutal e i vari tecnicismi vengono massicciamente ridotti, per porre l’accento sulla dinamicità e scorrevolezza dei brani. Non che Retaliate non sia tecnico, anzi. Ma –e questo è il suo maggior pregio– la tecnica è qui posta al servizio dell’immediatezza e della dinamicità. Il risultato è un micidiale e personalissimo miscuglio di death metal, hardcore e grindcore, che mobilita il meglio da ognuno dei generi costitutivi: la pesantezza, il groove e la tecnica del primo con l’irruenza e la semplicità dei secondi. L’album si compone di una decina di tracce generalmente molto sostenute, articolate e colme di cambi di tempo, ma la cui struttura si mantiene tutto sommato semplice e facilmente assimilabile, complice anche la durata media non eccessiva dei brani. L’accoppiata The Great Depression e Angst Isst die Seele auf ne è un fulgido esempio. La prima è introdotta da un riffone HC, dopato da una batteria che lo avvicina al grind, e che poi esplode nel death durante il pachidermico ritornello. La seconda si apre con un tecnicissimo intro che sfocia in un altro riff tipicamente Misery Index, sorprendentemente snello e pesante allo stesso tempo. Questa caratteristica fondamentale si ripresenta puntualmente in tutti i brani di Retaliate, dalla variata title track, alle veloci The Lies that Bind e The Umbridgeable Chasm, fino alla più cadenzata –ma non meno violenta– Servants of Progress.
La ruvida produzione gioca un ruolo fondamentale in Retaliate, la cui resa sonora amplifica al massimo le caratteristiche del sound. Quest’ultimo è trainato da una batteria estremamente asciutta e posta in primo piano. Il drummer Matt Byers firma una prestazione sopra le righe, mitragliando il drum kit senza un attimo di cedimento durante tutti i 36 minuti di durata dell’album. Gli altri musicisti non sono da meno. La chitarra, anch’essa piuttosto secca, macina riff variati ed avvincenti, nei quali la tecnica talvolta abbonda, ma non è mai fine a sé stessa. Il basso fornisce un buon supporto restando in secondo piano, mentre la voce del leader, pur non distinguendosi per poliedricità, si adatta molto bene al resto. A completare una siffatta strumentale ci pensano i testi, violenti ed estremamente critici, volti a denunciare tutti i mali della nostra malata società occidentale postmoderna.

Tutti i brani si mantengono su di un livello alto. L’album è privo di filler, ogni episodio è entusiasmante, ciò che fa sì che Retaliate non perda mai di intensità durante tutta la sua durata. I brani sono sufficientemente diversificati fra di loro, almeno per quello che il genere in questione permette. Ciò non toglie che il debutto dei Misery Index sia una vera e propria sassata, impegnativo da digerire tutto di fila. Si tratta però di un problema sistemico, un risvolto quasi inevitabile per un disco death-grind. In conclusione, Retaliate ha ben pochi difetti, è un album che pone il primo tassello di una carriera pregna di successo e qualità.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
70.66 su 3 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Lunedì 28 Agosto 2017, 12.42.35
4
Bel disco e ottimi dal vivo, un 80 per me ci sta tutto.
Doom
Sabato 26 Agosto 2017, 13.26.04
3
Album davvero valido! Una gran mazzata fatta al solito con "criterio". Forse quello che preferisco dei MI. Anche se qualcuno mi manca.
Undercover
Sabato 26 Agosto 2017, 13.23.11
2
Per me band indiscutibile e che dimostra quanto Netherton fosse fondamentale in quei Dying Fetus che ormai non esistono più...
galilee
Sabato 26 Agosto 2017, 12.41.12
1
Non l'ho ascoltato molto quindi non mi esprimo. L'unica cosa che so, è che prima o poi mi farò tutta la discografia di questa incredibile band. Sono fantastici.
INFORMAZIONI
2003
Nuclear Blast
Death / Grind
Tracklist
1. Retaliate
2. The Lies that Bind
3. The Great Depression
4. Angst Isst die Seele auf
5. Demand the Impossible
6. Order Upheld/Dissent Dissolved
7. Servants of Progress
8. The Umbridgeable Chasm
9. Bottom Feeders
10. History Is Rotten
11. Birth of Ignorance
Line Up
Jason Netherton (Voce, Basso)
John Voyles (Chitarra)
Matt Byers (Batteria)
 
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