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Incantation - The Infernal Storm
26/08/2017
( 394 letture )
Con The Infernal Storm, licenziato dalla Relapse Records del 2000, gli Incantation tornarono a calcare le scene avendo comunque guadagnato un certo seguito ed impresso un’ingombrante impronta nel panorama estremo. Essi difatti avevano già dato avvio alla propria personalissima maniera -oscura e sepolcrale- di intendere il death con Onward to Golgotha e fornito maggior spessore al proprio songwriting con lavori del calibro di Mortal Throne of Nazarene e Diabolical Conquest, il tutto rocambolescamente accompagnato da significativi sconvolgimenti di line-up. Questi ultimi hanno evidenziato -qualora ve ne fosse stata la necessità- il ruolo di McEntee quale perno magmatico attorno a cui gravita interamente l’operato della band statunitense, solo ed unico dio Efesto in grado di forgiare l’inossidabile lega alla base di qualsiasi release che porti il nome degli Incantation. Nel caso di The Infernal Storm il testimone che fu di Daniel Corchado e Kyle Severn viene lasciato nelle mani di Mike Saez e Robert Yench, il primo dietro il microfono ed alle quattro corde, il secondo alle chitarre. Le pelli vengono invece affidate per l’occasione a Dave Culross, già attivo al seguito di formazioni quali Malvolent Creation e Suffocation.

A dispetto dell’ennesimo passaggio di consegne, quanto troviamo confezionato tra le consuete pennellate allucinogene e sulfuree dell’artwork -frutto ancora una volta dell’estro di Miran Kim- è esattamente né più né meno rispetto a ciò che fosse lecito aspettarsi: blast beat e subitanei rallentamenti putridi e funerei -quegli stessi che hanno costituito da sempre il marchio di fabbrica della combo- risultano incastonati in composizioni che si fanno più ragionate e quadrate -mature se vogliamo- pregne di scelte melodiche più godibili rispetto al passato.
Il riffing si arricchisce facendo proprie strutture più articolate e varie senza mai sfociare in tecnicismi o barocchismi fine a sé stessi, come del resto è lecito aspettarsi da McEntee e soci. Ciò è esaltato da una produzione rasentante la perfezione. Essa difatti, pur non dismettendo il consueto fascino marcio e claustrofobico tipico dei nostri nonché una certa corposa pastosità -dovuta all’ipersaturazione ed alla tendenza a boostare sino al limite le basse frequenze- non rinuncia ad una maggiore pulizia, di cui beneficano in particolar modo tanto le quattro corde di Yench, risuonanti con un piglio piuttosto deciso e brillante quanto il drumming, chirurgico e preciso. Tali elementi sono immediatamente palpabili sin dalla opener Anoint the Chosen, dischiusa da un vigoroso blast beat e riff vorticosi e serrati sapientemente intessuti ad incursioni doomeggianti trafitte da armonici e progressioni dissonanti. Il growl robusto e funereo di Saez si sposa alla perfezione con il possente amalgama su cui si staglia, risultando tutt’altro che monocorde soprattutto ove lanciato alla rincorsa dei frangenti più serrati di brani come Impetuous Rage e Lustful Demise. Notevoli risultano inoltre essere prove quali Sempiternal Pandemonium ed Heaven Departed, pregni di micidiali slow tempo in grado di comprimere come una morsa da fabbro l’udito dell’ascoltatore, salvo poi contunderlo violentemente con reprise massacranti.
La furia magmatica degli esordi è dunque imbrigliata nel letto di un torrente che scorre torbido e tutto ciò che viene riguadagnato dal mestiere e dalla consolidata professionalità degli esecutori non intacca minimamente l’ispirazione e la genuinità delle partiture, dando così luce ad un’opera che nella sua studiata e granitica ruvidità non induce al rimpianto dei fasti del passato. Ed è proprio l’ascolto attento di lavori della maturità quali The Infernal Storm, ancora più che la meritoria consacrazione di platter come Onward to Golgotha e Mortal Throne of Nazarene- a render misura della grandezza di band come gli Incantation ed a permettere al neofita di comprendere la ragione del merito ad essi tributato. Sebbene difatti gli statunitensi non facciano che ostentare cocciutamente e quasi beffardamente di volta in volta lo stesso medesimo sound, ne risultano release affascinanti, a un tempo ostiche e paradossalmente accattivanti che difficilmente deluderanno l’appassionato di death metal old school.

Che voi siate degli episodici fruitori di death, dei fan della prima ora della formazione o semplicemente individui dall’indole particolarmente curiosa, il consiglio non può che essere lo stesso: fate vostro questo disco.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
70.5 su 2 voti [ VOTA]
Ivan
Martedì 5 Settembre 2017, 9.27.57
3
A mio modesto giudizio, il loro miglior album di sempre assieme a Diabolical Conquest. Musicalmente con un sound meno chiuso rispetto agli eccellenti Mortal Throne of Nazarene e Onward to Golgotha, e velocità pazzesche. Grande!
enry
Sabato 26 Agosto 2017, 13.49.27
2
Anche per me non hanno mai sbagliato niente, compreso il nuovo che ho già preso. Ottimo disco e grande band.
Undercover
Sabato 26 Agosto 2017, 13.24.19
1
Qualsiasi disco targato Incantation dal sottoscritto riceverà l'approvazione, non ne hanno sbagliato uno.
INFORMAZIONI
2000
Relapse Records
Death
Tracklist
1. Anoint the Chosen
2. Extinguishing Salvation
3. Impetuous Rage
4. Sempiternal Pandemonium
5. Lustful Demise
6. Heaven Departed
7. Apocalyptic Destroyer of Angels
8. Nocturnal Kingdom of Demonic Enlightenment
Line Up
Mike Saez (Voce, Chitarra)
John McEntee (Chitarra)
Robert Yench (Basso)

Musicisti Ospiti:
Dave Culross (Batteria)
 
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