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Bal-Sagoth - The Chthonic Chronicles
26/08/2017
( 697 letture )
I Bal-Sagoth, nati all’inizio degli anni ’90 per volere del cantante e scrittore Byron Roberts, hanno saputo differenziarsi dal resto dei gruppi black/death metal grazie a un approccio fortemente orientato alla melodia, tanto da portarli, nel corso della loro carriera, a costruire i brani cominciando dalle parti di tastiera, per poi sviluppare successivamente le tracce degli altri strumenti. The Chthonic Chronicles, ultima tappa della loro discografia (se si esclude la riedizione del demo del 1993 Apocryphal Tales, uscita nel 2013), è la conclusione naturale del percorso evolutivo iniziato con A Black Moon Broods over Lemuria, non tanto per i temi musicali, quanto piuttosto per i contenuti. Sono infatti proprio le tematiche e le storie concepite dalla mente di Roberts (cui va riconosciuto il merito di essere tra i pochi che hanno osato oltrepassare le abusate storie tolkieniane) il cardine di tutta la produzione dei Bal-Sagoth. Se infatti il debutto si apriva con il brano Hateg-Kla, appare logico che il brano finale di The Chthonic Chronicles sia intitolato Return to Hatheg-Kla, simbolica chiusura ciclica dell’esalogia. Come spiega lo stesso Byron, l’album ha avuto una gestazione difficile (si parla di circa cinque anni di stacco dal precedente), nonostante le liriche fossero pronte da anni, in particolar modo per il processo di registrazione, finendo così per minare la coesione del gruppo, che a tutt’oggi non è più tornato in studio.

Iniziamo dunque il viaggio nelle “Cronache Ctonie”, ma prima appare necessaria una delucidazione. Cito dalla Treccani:

ctònio agg. [dal gr. χϑόνιος, der. di χϑών -ονός «terra»], letter. – Sotterraneo. Nella mitologia greca, divinità ctonie, dèi ctonî, divinità sotterranee il cui mito era in qualche modo collegato con la vita terrestre o sotterranea.

Già da questa breve definizione è possibile immaginare in quale direzione viaggerà la musica dei Bal-Sagoth. I suoni si fanno più cupi, le orchestrazioni si ingigantiscono, i tempi si dilatano. Le parti narrate sono più presenti che mai, rendendo incredibilmente fedele e coinvolgente la dimensione di “storia”, in cui ogni traccia racconta un episodio del fantomatico volume (un richiamo al Necronomicon?) raffigurato in copertina. I narratori sono come sempre il mastermind Lord Byron e i fratelli Maudling, suoi devoti comprimari. E come da copione, l’intro orchestrale The Sixth Adulation of His Chthonic Majesty ci proietta nelle ambientazioni fantasy da sempre marchio di fabbrica della band. Nella traccia seguente, Invocations Beyond the Outer-World Night, come pure nel resto dell’album, furioso magma di black/death sinfonico e al tempo stesso brutale, sono spesso le orchestrazioni a guidare le chitarre e non viceversa, sebbene i riff spiraleggianti potrebbero suggerire il contrario. Il lavoro in fase di produzione è encomiabile, al punto che la moltitudine di tracce strumentali riesce ad amalgamarsi senza confusione, evitando il problema che da sempre ha afflitto la particolare proposta degli inglesi. La dicotomia tra le sfuriate heavy e le epiche narrazioni di The Obsidian Crown Unbound ci ricorda che ci troviamo al cospetto di maligne entità del mondo sotterraneo, a cui non resta che inchinarsi devotamente. A tal proposito, la sensazione di solennità viene trasmessa efficacemente grazie ad alcune azzeccate soluzioni che faranno felici molti fan di power/symphonic metal; mi riferisco ad esempio all’epico outro di The Hammer of The Emperor, retaggio di un approccio quasi al limite della colonna sonora. I fan più oltranzisti preferiranno invece la coppia di brani Arcana Antediluvia e Beneath the Crimson Vaults of Cydonia che presentano gli stilemi più classici dei Bal-Sagoth, rimandando direttamente alla struttura di pezzi come Callisto Rising. Tra richiami alla vecchia discografia e nuove sperimentazioni si giunge alla conclusione, affidata a Return to Hateg-Kla, breve episodio strumentale che funge da chiusura concettuale, più che musicale.

In buona sostanza, The Chthonic Chronicles non si discosta per nulla da quanto fatto dal gruppo durante la sua carriera, né presenta caratteristiche tali da far gridare al miracolo. Si tratta “solo” di una dozzina di buoni (alcuni ottimi) pezzi che faranno felici tutti i fan di vecchia data dei Bal-Sagoth. Se proprio si volesse trovare qualcosa da criticare, si potrebbe parlare in generale del vero punto di debolezza del gruppo, che però al tempo stesso è anche il punto di forza: la grandiosità delle idee unita all’ambizione, aspetto che ha tuttavia sempre sofferto della mancanza di mezzi all’altezza delle stesse. Da riascoltare nostalgicamente incrociando le dita per una nuova uscita.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
84.5 su 2 voti [ VOTA]
Aceshigh
Sabato 6 Ottobre 2018, 17.59.00
9
Azz! Senza Byron suona molto strano... ma d'altra parte se non ha più interesse gli altri membri hanno tutto il diritto di non starsene con le mani in mano. Però incrociamo le dita e speriamo in una... botta di Kull
nonchalance
Sabato 6 Ottobre 2018, 15.30.01
8
Aggiornamenti > Recentemente ho letto che: stanno per tornare tutti gli altri (escluso, quindi, Byron) con un altro vocalist in un gruppo chiamato Kull.
Aceshigh
Mercoledì 22 Agosto 2018, 11.47.39
7
@nonchalance Grazie per l'informazione!!! Se le cose stanno così... mi sa che attualmente le speranze di veder pubblicato un nuovo disco sono fioche...
nonchalance
Mercoledì 22 Agosto 2018, 11.33.31
6
@Aceshigh: Di recente la "resuscitata" Cacophonous ha ristampato (rimasterizzandoli) i primi tre con copertine differenti. Se ho capito bene, Byron Roberts si diverte di più a scrivere racconti utilizzando le tematiche affrontate già negli album della band..
Aceshigh
Mercoledì 22 Agosto 2018, 11.18.15
5
Bel disco!!! Band unica e dallo stile riconoscibilissimo e per quel che riguarda il loro peso a livello storico sottoscrivo al 100% quanto scritto al commento #3 da JC. Qui non siamo ai livelli del grande Starfire, è un po' prolisso (è l'album più lungo dei 6 pubblicati), ma comunque l'ho sempre trovato migliore del precedente Atlantis Ascendant. Tracce come l'opener Invocations o The Obsidian Crown Unbound lasciano il segno! Voto 79. P.s.: ma che fine hanno fatto? Uscirà mai un nuovo album?
Wonderboy
Domenica 24 Settembre 2017, 22.31.36
4
@Painkiller: grazie!
JC
Lunedì 28 Agosto 2017, 21.02.58
3
Hanno fatto la storia. Molti gli sono debitori... ma pochi lo dicono apertamente. Gruppo spettacolare ed affascinante per concept, copertine e musiche.
Painkiller
Lunedì 28 Agosto 2017, 7.14.58
2
Band della quale sentii un paio di pezzi tempo fa e che mi ero ripromesso di riascoltare. Diversi da tutti gli altri gruppi black/death. Bella rece.
Doom
Sabato 26 Agosto 2017, 15.10.50
1
Con loro mi fermai al secondo Starfire..mi piacevano pero' a volte erano un po' "stucchevoli". Boh, non so oggi riascoltandoli che effetto potrebbero farmi. Magari un giorno proverò a riascoltarli
INFORMAZIONI
2006
Nuclear Blast
Symphonic Black
Tracklist
1. The Sixth Adulation of His Chthonic Majesty
2. Invocations Beyond the Outer-World Night
3. Six Score and Ten Oblations to a Malefic Avatar
4. The Obsidian Crown Unbound
5. The Fallen Kingdoms of the Abyssal Plain
6. Shackled to the Trilithon of Kutulu
7. The Hammer of the Emperor
8. Unfettering the Hoary Sentinels of Karnak
9. To Storm the Cyclopean Gates of Byzantium
10. Arcana Antediluvia
11. Beneath the Crimson Vaults of Cydonia
12. Return to Hatheg-Kla
Line Up
Byron Roberts (Voce)
Chris Maudling (Chitarra)
Jonny Maudling (Tastiera)
Mark Greenwell (Basso)
Dan "Storm" Mullins (Batteria)
 
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