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Fallen Mankind - Bleak Ocean
28/08/2017
( 222 letture )
Disco d’esordio per gli svedesi Fallen Mankind, che tutto sono tranne che un gruppo di ragazzini emergenti. I cinque componenti infatti provengono da band di differenti generi ma anche già note in Svezia, come Red Baron vecchia heavy metal band scioltasi ancora negli anni Ottanta, Misericordia (black metal), o Warhammer (death/thrash metal). Riunitisi nel 2010, dopo alcuni cambi di formazione i Fallen Mankind giungono nel 2017 a una maggiore stabilità e soprattutto alla pubblicazione del loro primo lavoro, Bleak Ocean.

Nonostante le diverse provenienze dei musicisti, la band finisce per proporre un heavy metal con qualche tinta power di stampo decisamente classico, assolutamente privo delle potenziali contaminazioni che avrebbero potuto portare i suoi membri. I Fallen Mankind puntano soprattutto sulla potente voce di Mats Hedfors, che stilisticamente ricorda quella del grande Eric Adams, ma senza ovviamente raggiungere i picchi espressivi e la classe del King of Metal, oltre che su chitarrismi piuttosto massicci, anche se non troppo pesanti e non privi di un certo dinamismo. Non manca nemmeno la vena epica, talvolta resa con una certa drammaticità e accompagnata dal piano, che si presta piuttosto bene a essere legata a delle liriche di tematica distopico/guerrafondaia. Tuttavia la musica dei Fallen Mankind si dimostra essere parecchio prevedibile e non certo memorabile come essa vorrebbe. La band cerca anche di ricoprirla di una patina di modernità, ma non riesce bene nell’intento anche a causa di una produzione che non sembra riuscire a conferire la giusta potenza alle canzoni. Anche il songwriting si attesta su livelli medio-bassi, difficilmente disastrosi, ma certo il livello medio non si può dire soddisfacente, nonostante in qualche episodio i Fallen Mankind dimostrino di togliere dal cilindro qualche buon pezzo. Su tutti, è la conclusiva Unknown a svettare, caratterizzata dal suo incedere lento e drammatico, ben interpretata dalle vocals di Hedfors e dalle chitarre melanconiche e struggenti di Tommy Bockert e Robert Karlsson, accompagnate da orchestrazioni mai troppo invasive. Anche canzoni come Murder She Screamed -molto bello l’assolo-, Shine -la più lenta e manowariana- o Phoenix Rise funzionano, nonostante quest’ultima abbia addosso un’aura di già sentito quasi imbarazzante (per non parlare della banalità del titolo e della tematica).

Positiva è senz’altro la variabilità interna all’album, che nelle sue dieci tracce si può sommariamente suddividere tra momenti più tirati e heavy in senso stretto (la title track, Phoenix Rise o Obliteration) e momenti più distesi, epici e drammatici (Shine o Unknown). È senz’altro da apprezzare la sincerità di Bleak Ocean, che si presenta come un album onesto ma estremamente ordinario, privo di grande valore ma nemmeno imbarazzante, anche se, proprio per questo, assolutamente inutile. Non tarderà a stufare anche i seguaci più accaniti del genere.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Dr. Music Records
Heavy
Tracklist
1. Bleak Ocean
2. Phoenix Rise
3. Murder She Screamed
4. Freedom Calls
5. By My Side
6. Shine
7. Obliteration
8. Bury me Alive
9. Liars and Snakes
10. Unknown
Line Up
Mats Hedfors (Voce)
Tommy Böckert (Chitarra)
Robert Karlsson (Chitarra)
Kardac Cidh (Basso)
Kent Jonander (Batteria)
 
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