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Elliott Smith - Roman Candle
28/08/2017
( 276 letture )
Steven Paul Smith nasce nel 1969 a Omaha, in Nebraska. La sua infanzia è complicata: i genitori divorziano perciò si trasferisce con la madre a Dallas ed è proprio in Texas che impara a suonare chitarra e pianoforte. A 14 anni, anche a causa delle violenze subite dal nuovo compagno della madre, decide di trasferirsi nella casa del padre, in quel di Portland. Qui frequenta il liceo, compone le prime canzoni e suona in alcune band, ma sarà l'incontro ai tempi dell'università con il cantante/chitarrista Neil Gust a segnare l'inizio della sua carriera da musicista. I due amici infatti formano una band dai tratti fortemente punk e nel 1993 compongono il loro primo LP, Dead Air, seguito l'anno successivo dall'EP Yellow No.5 e dall'LP Cop and Speeder, tutti sotto l'etichetta Frontier. La miscela rabbiosa di punk e grunge degli Heatmiser - questo il nome del gruppo - non rappresenta appieno lo stato d'animo tormentato di Elliott Smith (nome d'arte scelto dal compositore americano), così egli decide di intraprendere la carriera solista senza abbandonare comunque il progetto Heatmiser.

Il primo disco, quello dove Smith si ritrova finalmente libero di esprimere la propria fragilità interiore, s'intitola Roman Candle. Il polistrumentista esterna solitudine attraverso testi narranti giornate di eccessi ed esperienze di abbandono, solitamente per mano di donne. Il cantautore compone un album profondo, sincero, affidandosi di fatto soltanto alla voce, alle sovrapposizione di giri armonici operati dalla fedele chitarra acustica e ad un 4 piste recorder per le registrazioni. Nel complesso il sound ricorda autori folk come Bob Dylan, Nick Drake e Simon & Garfunkel, poiché le uniche tracce dove Smith esce dai prescelti schemi sono le ultime due. Fra i perfetti intrecci alle sei corde spiccano Condor Ave. : track scritta all'età di 16 anni che gode di una sublime interpretazione canora del proprio autore. Travolgente nella sua semplicità anche No Name #2, la quale si avvale del supporto dell'armonica, strumento che dona un'altalenante sensazione di gioia e dolore al brano. Risulta essere vitale e veloce No Name #4 seppur meno convincente delle precedenti canzoni. Più lente e riflessive sono No Name #3 e Drive All Over Town, tramite le quali Elliott Smith trasmette pace e calma illusorie. Le reali sofferenze del protagonista vengono fuori su due perle del disco: la titletrack e Last Call. Roman Candle è un'incisiva narrazione trasmessa dalla voce pacata ed angosciata del singer, il climax si ha nella parte centrale del brano quando la chitarra elettrica sostiene il testo rabbioso:

I want to hurt him
I want to give him pain


L'esperienza recente grunge e la rabbia repressa dell'autore emergono su Last Call. Per la prima (e unica) volta la vena acustica sopperisce di fronte al rock coinvolgente, al testo deprimente e ai refrain elettrici presenti sulla song. No Name #1 e Kiwi Maddog 20/20 risaltano all'orecchio per gli inserti delle percussioni di Pete Krebs. Mentre la prima è una track sognante e spensierata, dolce e romantica, in linea col resto del platter; la seconda è completamente strumentale, incentrata su arpeggi di chitarra psichedelici e atmosfere "country marittime" spiazzanti, ma perfette per chiudere il disco.

Il viaggio nell'acustica di Elliott Smith proseguirà col successivo album omonimo, per poi evolversi in qualcosa di più ardito con i successivi Either Or e XO. La tragica morte avvenuta per suicidio nel 2003, a soli 34 anni, interrompe un percorso di maturazione e di crescita di un artista che aveva ancora molto da dare al panorama folk/rock internazionale.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
70.42 su 7 voti [ VOTA]
freedom
Lunedì 11 Settembre 2017, 16.50.24
6
Complimenti per averlo recensito. Che dire, uno dei miei dischi preferiti in assoluto, ma potrei estendere tale affermazione a tutta la discografia di questo immenso artista. Musica parecchio "depressa" se vogliamo, ma per chi ha un po' di nero nell'anima questo è praticamente il pane quotidiano. Il mio voto è 95 senza pensarci due volte, questo è un album destinato ad essere oggetto di culto, se non lo è già. Aspetto le recensioni degli altri album.
MorphineChild
Venerdì 1 Settembre 2017, 18.00.00
5
per molti versi acerbo e derivativo rispetto alla produzione successiva, ne anticipa comunque il minimalismo acustico e dimesso che sarà la cifra stilistica della sua produzione. resta comunque un esordio notevole, impregnato di un mal di vivere sommesso ed appiccicoso che lascia il segno
Ubik
Martedì 29 Agosto 2017, 19.56.51
4
Buon disco
galilee
Martedì 29 Agosto 2017, 15.34.48
3
Ottimo cantautore, molto intimista. Questo però mi manca..
Rob Fleming
Martedì 29 Agosto 2017, 8.59.22
2
Lo avevo scoperto con Figure 8 (magnifico) e quindi andai a ritroso nella sua discografia. E man mano che arrivavo all'inizio di tutto scoprivo un artista "nudo", scarno, essenziale. (per gli amanti dei complotti: altro che Cornell o Cobain. E' il "suicidio" di Smith che andrebbe approfondito).75
Absynthe
Lunedì 28 Agosto 2017, 23.44.16
1
Album sofferente, intimo, raccolto, confessionale... Un album che non digerisci mai e cui torni sempre, specie nei momenti in cui ne hai disperatamente bisogno. Che dire... Uno dei lavori che più mi hanno segnato, in assoluto.
INFORMAZIONI
1994
Cavity Search Records
Acoustic
Tracklist
1. Roman Candle
2. Condor Ave.
3. No Name #1
4. No Name #2
5. No Name #3
6. Drive All Over Town
7. No Name #4
8. Last Call
9. Kiwi Maddog 20/20
Line Up
Elliot Smith (Voce, Chitarra acustica, Chitarra elettrica nelle tracce 1, 8 e 9, Armonica nella traccia 4)

Musicisti Ospiti
Kid Tulsa (Percussioni nelle tracce 3 e 9)
 
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