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Elder - Reflections of a Floating World
30/08/2017
( 1902 letture )
Venerazione, ammirazione, rispetto, fastidio, avversione, furia iconoclasta… dalle interrogazioni scolastiche al mondo del lavoro, dallo sport al patinato firmamento dello spettacolo, “quelli che non sbagliano mai un colpo” sono da sempre oggetto di sentimenti magari contrapposti ma tutti rigorosamente a tinte forti, a disegnare una tavolozza di emozioni che abbracci qualsiasi tonalità e sfumatura con la puntuale eccezione del grigio/indifferenza. Che si tratti di innalzare fideistici peana a prescindere o di trovare con piglio da scienziati le prove che certifichino definitivamente il furto di credito perpetrato dal totem di turno, tutte le prove dei veri o presunti fuoriclasse circondati dal mito dell’infallibilità vengono passate al microscopio e sezionate fin nel più piccolo dettaglio, alla ricerca del particolare che dimostri la giustezza di una delle due tesi e impedendo così non di rado la fruizione pura del lavoro, oltre a scatenare interminabili tafferugli ammantati da velleità filosofiche.
All’appello non poteva ovviamente mancare l’universo delle sette note e basta un rapido sguardo ai commenti in calce alle recensioni dei cosiddetti “grandi” che popolano l’archivio di Metallized per rendersi conto di come la musica sia una delle terre d’elezione per antonomasia di scontri tra novelli guelfi e ghibellini gli uni contro gli altri pentagrammaticamente armati. Alla prova dei fatti, dunque, spetta solo a pochissimi eletti il privilegio di restare circondati da un’aura di consenso pressoché unanime che non si affievolisce col tempo ma, anzi, trova nuova linfa dopo ogni uscita che sopraggiunga ad arricchire carriere apparentemente destinate alla gloria quasi per diritto divino.

Limitandoci al microcosmo della sezione di cui ci occupiamo direttamente, vengono subito alla mente i nomi dei Saturnus per il doom, dei Crowbar per lo sludge o dei Cult of Luna per il post metal, mentre per lo stoner possiamo puntare ad occhi chiusi le nostre fiches sugli Elder, ormai oltre le soglie del decennio di una progressione qualitativa che non ha mai conosciuto battute d’arresto e si arricchisce di nuovi spunti ad ogni uscita, con annesso ampliamento del bacino di potenziali devoti. Partito da atmosfere fortemente contaminate dai miasmi figli delle decomposizioni dei fanghi sludge (il debutto in forma di split con i Queen Elephantine rivelava un tratto dell’ispirazione “dannato e malato” in quasi totale assorbimento nelle prove successive), il terzetto degli (allora) poco più che adolescenti della East Coast è passato direttamente dallo stadio di promessa a quello di supernova con l’omonimo Elder e, soprattutto, con lo strepitoso Dead Roots Stirrings, sopraggiunto nel 2011 a mettere d’accordo pubblico e critica nell’incoronare i Nostri come campioni di uno stoner/doom capace di conciliare i più classici spunti sabbathiani con le tipiche radici southern intrise di blues-rock. Rinunciando a coltivare intensivamente terreni in cui pure avevano dimostrato di saper mietere con gran costrutto, con il successivo Lore gli Elder hanno ulteriormente ampliato il raggio d’azione, maneggiando con ottimi risultati la materia prog e dimostrando di aver puntato su un’”evoluzione controllata” come chiave di volta del proprio percorso artistico.
Per chi ha seguito passo dopo passo le stazioni del loro viaggio, dunque, il contenuto di questo Reflections of a Floating World risulterà del tutto in linea con quanto germogliava già prepotentemente nel predecessore e che viene riproposto ora con maggior lucidità e consapevolezza nei propri mezzi, a cominciare da un paio di integrazioni nella line up molto indicative. Ad affiancare il lavoro di Nick DiSalvo, infatti, sono stati chiamati Michael Risberg alla sei corde (peraltro prossimo all’ingresso in formazione in pianta stabile, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali del frontman) e Michael Samos alla pedal steel, che, insieme all’incremento del ricorso al mellotron, potenziano esponenzialmente le batterie di fuoco in vista di un viaggio in cui la componente vintage risulterà essenziale. Decisamente significativo è anche l’approdo alla corte delle Stickman Records, non a caso dimora storica di una band come i Motorpsycho di cui già in Lore era possibile apprezzare echi tutt’altro che indistinti, insieme agli onnipresenti spunti Pallbearer.
Se già gli aspetti formali possono essere considerati rilevanti per cogliere i tratti salienti del platter, l’ascolto mantiene in pieno le promesse, consegnandoci una band in grande stato di forma creativa, capace di destreggiarsi con la dovuta accortezza in territori che, rispetto al passato, trasudano meno muscolarità e sottolineano piuttosto il versante onirico/lisergico dell’ispirazione (semplificando all’estremo il concetto, meno Black Sabbath e Sleep e molto più Pink Floyd e Samsara Blues Experiment). L’approfondimento del solco prog, del resto, è condotto con mano ferma, offrendo tutti gli ingredienti attesi dai cultori del genere (con nota di merito particolare per la capacità di articolare la narrazione nelle classiche “stanze” con vista sulle suite) senza finire mai nelle braccia di quella fredda cerebralità o di quel virtuosismo fine a se stesso che hanno piombato le ali di non pochi assalti al cielo anche di band dai nomi più altisonanti.
Altro grande punto di forza dell’album è la prova davvero incisiva di DiSalvo al microfono, pronta e forse definitiva risposta per dissipare i (più che legittimi) dubbi di chi si fosse eventualmente iscritto alla schiera dei non troppo convinti dalla resa vocale del singer in Lore e che stavolta potrebbe sorprendersi ritrovandolo perfettamente integrato nel contesto, col suo timbro a metà strada tra il cantilenato desert e le rarefazioni cosmic.

Sei tracce di cui nessuna sotto la soglia degli otto minuti per una durata complessiva che si spinge oltre l’ora di ascolto, gli Elder aprono il viaggio di Reflections of a Floating World con il brano del lotto più ancorato al passato, Sanctuary, regalando per larghi tratti il proscenio a quella perfetta commistione tra stoner e doom che ha fatto la fortuna di Dead Roots Stirrings, ma offrendo già nel finale un saggio delle propensioni “eretiche” della band grazie a un’improvvisa dilatazione di ritmi e orizzonti che, sia pur ancora sabbiosamente filtrati, lasciano intuire nuove viste e prospettive. Ed ecco allora materializzarsi la vena floydiana di The Falling Veil (alzi la mano chi, nel cuore dell’intro, non si aspetti di veder comparire la mano gilmouriana a declinare Shine on You Crazy Diamond), da cui i Nostri fanno diramare un intricato dedalo di spunti da cui potrebbero nascere decine di brani ma che, tenuti mirabilmente insieme, creano la magia del prog d’autore. L’approccio psichedelico non molla la presa nella successiva Staving off Truth, in cui l’intreccio voce, mellotron, pedal steel incanta in modalità straniamento prima che la chiusura cadenzata ci strappi dal mondo evanescente in cui inconsapevolmente ci eravamo fatti guidare. Tocca a un Jack Donovan in sublime modulazione delle quattro corde sancire il distacco del primo stadio di Blind, per cui vale davvero il ricorso alla metafora astronomica, con il suo carico di visionarietà e il continuo cambio di fondale a segnare l’attraversamento di galassie dove le coordinate spazio-temporali si perdono e ricompongono ogni volta in forme nuove.
C’è fisiologicamente bisogno, a questo punto, di un attimo di tregua e allo scopo provvede l’enigmatica Sonntag; mentre immaginiamo qualche obiezione nei confronti di quella che sembra essere apparentemente poco più di una jam session piazzata a mo’ di filler, noi puntiamo piuttosto sul riuscito gioco di contrasti tra un involucro drone/ambient e un cuore ritmico di tutto rispetto che pulsa in un crescendo trascinante, arricchito da un vago retrogusto orientaleggiante (si colloca qui, il punto di maggior contatto con i Samsara Blues Experiment). Altro cambio di scena e gran finale affidato ancora alla verve psichedelica, stavolta scandagliata in modalità “esplosione dei colori” seguendo la grande lezione settantiana. Se a qualcuno fossero rimasti ancora dei dubbi sulle radici profondamente hard rock della band, Thousand Hands è il piatto servito a puntino per dimostrare come, a dispetto di una vulgata troppo comune, la stagione della grande musica si è tutt'altro che chiusa un millennio fa.

Una profondità di campo straordinaria che intercetta linee di forza in emanazione dalle più nobili tradizioni, tecnica e talento mai ostaggio dell'autocelebrazione ma sempre finalizzate al coinvolgimento emozionale, Reflections of a Floating World è l'ennesima conferma del destino di gloria impresso nel codice genetico degli Elder. Sicuramente uno degli album che segnerà indelebilmente il 2017, ben oltre il recinto stoner...



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
94.55 su 9 voti [ VOTA]
No Fun
Giovedì 12 Aprile 2018, 13.04.06
31
Mmmh, mi è piaciuto molto di più Dead Roots Stirrings. Come dice Gabriele nell'ottima recensione, qui ci sono meno Black Sabbath e più Pink Floyd, meno Sleep e più Samsara Blues Experiment. Sono d'accordo, solo che per me passare dai Sabbath ai Floyd e dagli Sleep ai Samsara è un crollo, non perché gli uni siano più o meno bravi, parlo solo per il mio gusto personale. Preferisco di molto il blues-doom dei Sabbath ai viaggi dei Pink Floyd.
VomitSelf
Lunedì 25 Dicembre 2017, 14.04.26
30
Uno dei miei dischi dell'anno.
Giaxomo
Mercoledì 6 Dicembre 2017, 12.38.55
29
Riapro per la quarta volta la discussione: qualcuno di voi andrà al prossimo Desertfest a Londra dal 4 al 6 maggio? Il bill è semplicemente da sturbo e fra i tanti nomi (da sturbo, sottolineo) vi sono pure gli Elder. Mi piacerebbe sapere com’è da qualcuno che c’è stato gli anni scorsi, grazie in anticipo!
Giaxomo
Giovedì 9 Novembre 2017, 10.53.47
28
@Red Rainbow: hai sbagliato il soggetto del verbo. Doveva esserci una bella prima persona SINGOLARE. Un saluto 😉🤘🏼
Red Rainbow
Giovedì 9 Novembre 2017, 10.26.19
27
@Giaxomo: prima o poi giuro che la chiudiamo, quella voragine nel database... Long Distance Trip, intendo...
Giaxomo
Mercoledì 8 Novembre 2017, 23.21.14
26
@TheSkull: grazie, provvederò il prima possibile. Purtroppo sono ricaduto in quella droga che è la produzione “settantiana” di Bowie (Station to Statio, in particolar modo), ma mi farò vivo 😉. Tornando in topic, probabilmente li conoscerai già, ma ti consiglio pure l’esordio dei Samsara Blues Experiment (Long Distance Trip, qui hai la tromba in omaggio, doverosissima), del quale non vedo qui la recensione, e mi duole il cuore. I due successivi, non mi fanno impazzire, troppo elaborati, perdono l’atmosfera da centro sociale del primo. L’ultimo non l’ho ascoltato ma è in lista.
TheSkullBeneathTheSkin
Mercoledì 8 Novembre 2017, 12.19.20
25
@Giax... consigli non saprei dartene perchè cmq questo elder si assesta su livelli molto alti, oltretutto in un genere abbastanza particolare/difficile da valutare... diciamo che ascoltando "reflections.." mi sono subito venuti in mente i motorpsycho che infatti cita anche la rece, sentori di alice, soundgarden e amorphis che certamente conosci e liquid sound company. Ecco, se devo azzardare un consiglio, non è su questi livelli ma "Inside the acid temple" dei Liquid Sound Company potrebbe essere una piacevole scoperta.... tanto il tempo fuori fa schifo!
Giaxomo
Mercoledì 8 Novembre 2017, 11.58.48
24
@TheSkull: Ottimo, mi fa molto piacere! Sulla durata sono d'accordo con te. Purtroppo senza "tromba" quei due minuti in più a canzone sembrano inutili, lo so, ti capisco. Potenzialmente per me è il disco dell'anno, tirerò le somme fra un paio di mesi, ma non se ne andrà dal podio, puoi starne certo 😉 Hai qualcosa da consigliarmi di tale portata? 😀 Le mie orecchie hanno fame.
TheSkullBeneathTheSkin
Mercoledì 8 Novembre 2017, 11.18.50
23
Notevole. Ma non ho trovato il cannone nel digipack, forse c'è solo sul vinile? Che me ne faccio di un disco così senza un bel trombone?! Scherzi a parte, per i miei gusti a volte sembra inutilmente diluito, alcuni brani potrebbero durare 6/7 minuti invece che dieci abbondanti e mantenere inalterata la loro bellezza, tipo Blind per capirci. E' inevitabile che in un album così ci sia qualche passaggio più debole ed è congenito nello stoner che il cantato lasci a desiderare sempre e comunque, per fortuna qui ci sono poche linee vocali, ma sono dei non-difetti che non scalfiscono comunque un lavorone davvero bello e vario, che ha fatto alle mie orecchie quello che le inquadrature di dr.strange (se avete visto il film) hanno fatto ai miei occhi... un 90 lo merita, definirlo stoner è riduttivo.
InvictuSteele
Martedì 7 Novembre 2017, 19.43.21
22
Io non riesco a toglierlo dallo stereo, mammamia che capolavoro immane, che band strepitosa, i numeri uno al mondo in ambito stoner, c'è poco da fare. Stoner con venature prog, melodie stupende, pezzi lunghissimi ma che non rompono mai le palle. Credo che di troviamo davanti al miglior disco stoner dal 2000 ad oggi.
Giaxomo
Martedì 7 Novembre 2017, 17.18.45
21
Che memoria ferrea, mi ero dimenticato certi “dettagli”! Dei Kyuss qualcosa di Welcome to Sky Valley (le sezioni più psichedeliche e lunghe), dei Baroness poco niente. La voce poi, in questo lavoro, è limpida come non mai, prog appunto, e non stoner. Il paragone più coerente, per me, l’avevo fatto al commento n. 16 (visto che tornano sempre i Mastodon?). Gli Elder proseguono quella che (presumo) doveva essere in origine la loro idea di Metal. Per quello ho parlato di “piccola” rivoluzione del genere nell’altro post, mi è difficile trovare numi tutelari, perché sono solo banali richiami! Fino a Blind (traccia 4) sfioriamo la perfezione, ci metto la faccia. 😉
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 7 Novembre 2017, 17.02.57
20
Non ti voglio bene per niente, ma sapere che non sono l'unico a schifare gli slayer mi fa sentire meno solo. Certo che se mi esalti lo stoner e poi disconosci gli Zep, devi pagare, per questo verrò a prenderti! Ah ah ah prog-stoner mi ispira molto come definizione, gli OG sono solo i primi che mi sono venuti in mente se parliamo di stoner, ma dimmi, seriamente, siamo quindi su uno stile più Baroness (azzardo, Kyuss)?
Giaxomo
Martedì 7 Novembre 2017, 16.55.44
19
@TheSkull: ebbravo, però con i parametri di riferimento sei parecchio fuori strada. Premettendo che mi farei un santino degli OG per sound / proposta / attitudine, con QUESTI Elder, purtroppo per te, non hanno nulla a che vedere! È stoner, è psichedelico (la base dell’intero lavoro È la psichedelia) ma è dilatato, etereo, colmo di melodia che spunta qua e là, passaggi groovy, mantendo allo stesso tempo il sound “fangoso” del genere di partenza. Non ricordo dove l’ho letto ma alcuni lo definivano, giustamente, Progressive Stoner. Giustamente, ripeto. Mi vorrai ancor più bene di prima! Ahahahaha
TheSkullBeneathTheSkin
Martedì 7 Novembre 2017, 16.30.09
18
@Giaxomo... lo ascolterò. Perchè mi piace lo stoner. Quello degli Orange Goblin per capirci. Lo ascolterò Giaxomo. Poi tornerò a farti fuori!
UpLoad
Domenica 10 Settembre 2017, 22.03.23
17
Ma è Stoner? NON sono un amante dello Stoner e questo album è bellissimo, come si spiega????
Giaxomo
Venerdì 8 Settembre 2017, 20.49.02
16
Elder per il momento al primo posto nel mia classifica di questo 2017, che a mio parere è stato inferiore (e di molto) all'ultimo triennio. Questo album è una gioia per le orecchie, fantasia ed emozioni si fondono in un vortice che farà scuola. Forse l'avevo già scritto ma, in particolar modo qui, hanno fatto (migliorandolo di molto) quello che i Mastodon non fanno più da CtS. 90. Recensione, voto 100.
Tatore
Lunedì 4 Settembre 2017, 8.42.50
15
Album enorme
galilee
Domenica 3 Settembre 2017, 20.59.49
14
Lo devo ascoltare..
Danimanzo
Venerdì 1 Settembre 2017, 17.08.31
13
Grazie InvictuSteele! Comunque, per ricominciare, inizio con gli Elder e credo di non sbagliare..
InvictuSteele
Venerdì 1 Settembre 2017, 16.15.18
12
Confermo per i Truckfighters, davvero bravi, e il loro primo album, uscito ormai da qualche anno, credo sia tra i 3-4 album stoner più belli dall'inizio del millennio, un capolavoro assurdo. Poi ti consiglio i nostrani Black Rainbows, tra i migliori al mondo, e gli svedesi Dozer.
Danimanzo
Venerdì 1 Settembre 2017, 15.40.07
11
Perfetto, grazie mille!
Red Rainbow
Venerdì 1 Settembre 2017, 15.34.51
10
In termini di qualità assoluta, (più che) benissimo entrambi, ma se sei a caccia di una base stoner declinata in maniera originale Spiritual & Truckfighters attualmente sono nei pressi del massimo (parere personale, ovviamente). Poi dipende, se preferisci le sfumature doom a contaminare lo stoner i Pallbearer sono imprescindibili...
Danimanzo
Venerdì 1 Settembre 2017, 15.20.41
9
Grazie R.Rainbow ! Pallbearer e Baroness ? Premetto che non li conosco.
Red Rainbow
Venerdì 1 Settembre 2017, 13.18.33
8
@ Danimanzo: giusto per rimanere su uno stoner un po' "eretico" e non ingessato nei dettami del genere, gli ultimi lavori di Spiritual Beggars e Truckfighters sono una garanzia...
Danimanzo
Venerdì 1 Settembre 2017, 12.49.03
7
Ho smarrito negli scaffali i generi Stoner/Doom/Sludge da diversi anni, ma leggo pareri entusiastici su questa band ovunque.. Qualcuno può dirmi i migliori gruppi attualmente in circolazione oltre agli Elder ?
AdeL
Giovedì 31 Agosto 2017, 17.26.25
6
Riflettevo sul fatto che questa è l’epoca dei “supergruppi”; Alcuni musicisti di grande talento tecnico e già famosi, realizzano nuovi ambiziosi progetti e se l’esperimento funziona è destinato a durare nel tempo. Ecco credo proprio che gli Elder abbiano inventato un “supergenere” e che rappresentino un vero compendio della storia della letteratura metal in tutte le possibili declinazioni (pre – prog - post). La cosa che più mi stupisce è che in questa pazzesca impresa riescano a distinguersi dal “tutto”, mantenendo una precisa ed originale identità. Il sound che ne esce è una potente pozione chiassosa, nebbiosa, ossessiva e martellante che porta dritto ai Motorhead travestiti da Baroness. Nei momenti in cui il fumo si dirada scorgo riecheggi di Rush e Dokken, passando da Ozzy. Poi la timbrica vira e approda all’onirico, perdendosi nello spazio sconfinato delle sonorità dei Mastodon, dei Neurosis e si spinge fino alle galassie dei Rosetta. Ma loro non si fermano e vanno oltre. Che dire: davvero tanta… tanta roba! Recensione acuta e colta, le ultime 5 righe sono oltremodo calzanti, il voto è da prof. severo ed esigente
InvictuSteele
Mercoledì 30 Agosto 2017, 17.50.58
5
Io direi che questo qui è uno dei più grandi album stoner del mondo. Un capolavoro assoluto che sottolinea un'evoluzione stupefacente da parte di questa band. 4 album e 4 gioielli, dove questo qui è proprio la punta di diamante. Probabilmente gli Elder sono i più grandi di tutti nel loro ambito. Voto 90
naoto
Mercoledì 30 Agosto 2017, 15.54.49
4
A mio parere disco dell'anno. Questo gruppo non ha paragoni, per contenuti e capacità, nel panorama attuale. La loro musica è meravigliosa. Comprate il disco.
Michele "Axoras"
Mercoledì 30 Agosto 2017, 15.32.32
3
Vedremo, non è da escludere ! Ad ogni modo c'è da dire che sono proprio uno dei gruppi migliori di questo scenario degli ultimi tempi .. almeno a mio avviso eh!
Red Rainbow
Mercoledì 30 Agosto 2017, 15.12.26
2
@ Michele: mai presenza a un concerto fu più anticipatrice, ho la più che vaga sensazione che il prossimo album finirà dritto nelle lande Death in Progress, per competenza...
Michele "Axoras"
Mercoledì 30 Agosto 2017, 15.02.55
1
Visti a Londra il 9 Agosto ... gruppo assolutamente strepitoso e con una presenza dal vivo incredibile. Quest'ultimo disco è molto bello e non di facile ascolto le prime volte, ma rimane comunque un gran platter!
INFORMAZIONI
2017
Stickman Records
Stoner
Tracklist
1. Sanctuary
2. The Falling Veil
3. Staving off Truth
4. Blind
5. Sonntag
6. Thousand Hands
Line Up
Nicholas DiSalvo (Voce, Chitarra, Tastiera)
Jack Donovan (Basso)
Matt Couto (Batteria)

Musicisti Ospiti
Michael Risberg (Chitarra)
Michael Samos (Pedal Steel)
 
RECENSIONI
88
 
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