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The Haunted - Strength in Numbers
02/09/2017
( 792 letture )
Sono passati solo tre anni da quell’Exit Wounds che aveva visto il ritorno di Marco Aro alla voce e di Adrian Erlandsson alla batteria (rispettivamente dopo dieci e quattordici anni di assenza) e l’inserimento di Ola Englund alla seconda chitarra e che aveva riportato prepotentemente in auge il nome dei The Haunted dopo il passo fasso di Unseen (con la conseguente ed ennesima separazione dal cantante originale Peter Dolving, genio e sregolatezza, ma soprattutto dello storico chitarrista Anders Björler, fratello di Jonas con cui ha condiviso dal principio ogni esperienza musicale sia nei The Haunted sia nei seminali At The Gates). Tre anni nei quali la line-up del precedente album si è ormai solidificata e, conscia delle proprie potenzialità ma anche dei propri limiti, ha dato finalmente alla luce sempre sotto la storica Century Media un nuovo album, sotto la supervisione non più di Tue Madsen, guru degli Antfarm Studios, ma dell’altrettanto talentuoso e titolato Russ Russell, già produttore di pezzi da 90 come Dimmu Borgir, Samael, Napalm Death e Lock Up. Il risultato finale è Strength In Numbers, un disco maturo che perde leggermente l’intransigente cattiveria del suo predecessore ma che risulta anche meno prevedibile e permette al talentuoso Englund di contribuire in maniera più diretta e sostanziale alla fase di songwriting, con risultati assolutamente inaspettati e spiazzanti.

L’apertura è affidata alla strumentale Fill The Darkness With Black, la cui vena melodica prettamente scandinava fa da contraltare e da perfetta apripista per la furiosa Brute Force, una mazzata sui denti come solo i The Haunted più oltranzisti sanno dare, una prova di “forza bruta” senza compromessi, il tutto però impreziosito da un solo breve ma heavy di Ola, vera arma nascosta della nuova incarnazione del gruppo svedese. A conferma di ciò si erge monumentale Spark, un up-tempo mostruosamente granitico che al suo interno racchiude una piccola gemma melodica scandinava e che è sostenuto dall’inizio alla fine dalla versatilità di Erlandsson, dalla violenza di Aro e dalla tracotante vena carcassiana di Englund, che si riconferma immediatamente nella seguente Preachers Of Death, vero e proprio highlight dell’album grazie a ritmiche portentose e solide, a un ritornello ottimamente bilanciato tra melodia sonora e violenza vocale e a un assolo che manderebbe in brodo di giuggiole persino Bill Steer, andando a sancire definitivamente la maturità artistica di Ola Englund. Pressochè immediata è la fusione con la titletrack, un brano “death/thrash ‘n roll” che al suo interno racchiude tutto il repertorio di casa The Haunted, carico di sfuriate incontenibili, violenza a badilate, soli heavy da ammirare a bocca aperta, rallentamenti moderni ed epicità a profusione. Nemmeno il tempo di aver sensibilmente “riposato le orecchie” e ci pensa subito la velocissima Tighten The Noose a ricordarci che macchina da guerra sia la corazzata svedese se si allenta un attimo il guinzaglio e si lasciano a briglie sciolte artisti di questo calibro, capaci con un cartone ben assestato di affrescarti su una parete ruvida di cemento armato troncandoti di netto il respiro. Di contro si pongono brani come This Is The End, monolitico e dall’incedere ritmico lento che però non perde un’oncia della malvagità sonora dei ragazzi di Gothenburg, The Fall, thrash death scandinavo all’ennesima potenza capace di dosare con sapienza velocità, ricercatezza heavy e mid tempo rocciosi, la gasatissima Means To An End, fiera esponente della bellezza che può scatuire dalla fusione tra thrash americano e death ‘n roll svedese, e la conclusiva Monuments, epitaffio finale dal sapore apocalittico grazie a un ritmo iper rallentato, ad armonie a tratti violente e a tratti soffuse ma sempre cariche di pathos e creatività.

Strength In Numbers, parafrasando il titolo dell’album stesso, stabilisce in modo chiaro, netto e definitivo la maturità compositiva di questa band che risiede proprio nell’unità di gruppo e di intenti, nella varietà compositiva ben amalgamata all’interno di ogni singolo brano e alla versatilità tecnica di ogni singolo componente al servizio del proprio collega e del brano stesso: si possono vedere tutti i musicisti qui coinvolti come semplici manovali ben navigati del metal con qualche spruzzo di classe, ma probabilmente il segreto dei nuovi The Haunted sta proprio nell’unità, nell’aiuto reciproco e “familiare”, nella compatezza e nella serenità, con problemi interni finalmente lontani e una consapevolezza artistica acquisita e definita, che può portarli solo a sfornare altri piccoli manifesti di death/thrash scandinavo e a fare felici chi li ha sempre amati dal primo album.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
78 su 3 voti [ VOTA]
RedRoger
Lunedì 18 Settembre 2017, 21.21.55
6
Dal primo paio di ascolti posso già dire che siamo un passo avanti al precedessore ,qui ci sono più idee rispetto alla mera dimostrazione di forza che era exit wounds ,e guardando i credits Ola Englund si sta rivelando l'asso nella manica degli svedesi.Bene cosi
jeffwaters
Mercoledì 6 Settembre 2017, 19.17.35
5
Ho ritrovato qualche richiamo a One Kill Wonder e, perchè no, anche a Made me do it, sarà per questo che l'ho apprezzato molto...77 voto onesto visto che a The Haunted è stato dato solo 85 e gli altri 2 non sono nemmeno recensiti...peccato... I The Haunted avranno sempre un posto speciale nel mio cuore a prescindere da chi era alla voce
DivineCreationOfVoid
Martedì 5 Settembre 2017, 15.51.22
4
Gran bell'album! Potente e aggressivo nei pezzi veloci e melanconico e ispirato nei mid tempo!
ALFONSO MARTINO
Domenica 3 Settembre 2017, 17.47.24
3
bella la recensione,lo compro...
Doom
Domenica 3 Settembre 2017, 13.34.27
2
Ascoltato solo un paio di pezzi in rete, buoni anche se non eccezionali..magari crescono con gli ascolti. Comunque se siamo sui livelli di Exit Wounds a me sta più che bene. Di certo dal ritorno con Aro son rinati, piacciano o meno.
freedom
Sabato 2 Settembre 2017, 12.40.31
1
Tutto fatto molto bene ma continuo a trovarli piuttosto piatti.
INFORMAZIONI
2017
Century Media Records
Death / Thrash
Tracklist
1. Fill The Darkness With Black
2. Brute Force
3. Spark
4. Preachers Of Death
5. Strength In Numbers
6. Tighten The Noose
7. This Is The End
8. The Fall
9. Means To An End
10. Monuments
Line Up
Marco Aro (Voce)
Patrik Jensen (Chitarra)
Ola Englund (Chitarra)
Jonas Björler (Basso)
Adrian Erlandsson (Batteria)
 
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