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Fumonero - Dentro
06/09/2017
( 615 letture )
Genova. Una città riconosciuta per il suo elevato spessore artistico già all’epoca della repubblica marinara. La Superba, in campo musicale ha ottenuto riconoscimenti attraverso le immortali opere dei suoi numerosi artisti, su tutti Niccolò Paganini, e la scuola cantautoriale, che vede tra le sue fila campioni assoluti come Fabrizio De Andrè, Luigi Tenco, Gino Paoli, Bruno Lauzi, Sergio Endrigo, Umberto Bindi, per poi arrivare a Matia Bazar e altri esponenti di spicco.
I Fumonero escono proprio dal capoluogo della Liguria e rappresentano l’ennesima reincarnazione del rock, in questo caso particolare quello alternativo e, dopo l’ottimo debutto Note Ruvide uscito ormai tre anni fa, grazie al quale sono riusciti a prendersi un posto di rilievo tra le tante realtà italiane, decidono di provare a bissare il successo ottenuto rilasciando questo seguito, intitolato Dentro, il cui titolo fa pensare ad un viaggio introspettivo da parte degli autori.

L’album è un concept sulla prigionia, e il pensiero non può che virare per l’ennesima volta verso la condizione dell’individuo, costretto a vivere in una società che lo porta all’alienazione e alla perdita di tutto ciò che lo contraddistingue come essere umano. Ovviamente i Fumonero non ci stanno, e lo dimostrano con ogni stilla della loro energia, sfornando un album nel quale sfogare la propria repulsione verso questa situazione opprimente opponendosi con tutte le loro forze al destino che è già stato loro predisposto. Stando a quanto scritto nella loro pagina ufficiale, il fumo nero è generato dal potere, dai media e dall’indifferenza delle masse, ma che può essere neutralizzato fino a quando ci saranno dei valori per cui vale la pena combattere, ed i nostri vogliono farlo. Resta da vedere però se la loro lotta non è stata vana e ha dato i suoi frutti.

Come il debutto anche questo lavoro si distingue per varietà ed ispirazione, ricalcando le orme intraprese precedentemente spaziando da territori prettamente rock a brani più leggeri fino a passaggi oscuri con elementi metal ed inserti elettronici. Il tutto fa presagire che questi elementi se mescolati adeguatamente produrranno un album eclettico e che difficilmente annoierà. L’arduo compito di rompere il ghiaccio spetta a Marzo, mese che genericamente segna l’inizio della primavera ma che in questo caso fa iniziare il lavoro dei nostri.
Fiorisce in me. Dunque si intende proprio la primavera, ma proseguendo nell’ascolto ci si rende conto che si parla di cambiamenti, e di quanto sia difficile trovare il coraggio per doverli affrontare. A questo punto sorge il dubbio che la primavera simboleggi una rinascita, un nuovo punto di partenza a cui si può arrivare solo trovandosi faccia a faccia con questi cambiamenti, riuscendo poi a superarli, ma è tutto lasciato all’interpretazione. Come opener non c’è male, ci sono un sacco di variazioni ed i break costituiti da riff di chitarra e da loop eletronici contribuiscono a far rimanere maggiormente impresso il brano. 7 Ragioni per Non Credere si presenta con dei drop elettronici, rivelandosi poi un brano aggressivo, contraddistinto da un testo di denuncia verso la superbia degli esseri umani e da un ritornello frenetico, per poi concludersi dopo appena due minuti con outro di carillon. Della serie breve ma intenso. Molto bella ed evocativa Carnivale, interpretata talmente bene nelle sue mille sfumature espressive da sembrare quasi più la recitazione di un’opera teatrale che una canzone vera e propria. Gli ultimi, claustrofobici secondi, ci preparano a quello che dev’essere, almeno a livello promozionale, il pezzo da novanta di questo pattern: Cella 52. Singolo che anticipa l’album e di cui è possibile vedere il video ufficiale su internet, prosegue sulla falsa riga della precedente, migliorandola per minutaggio e mettendo maggiormente in risalto anche la sezione strumentale, nonostante la voce abbia comunque un ruolo centrale. Inquadra perfettamente il senso della canzone, con un’interpretazione magistrale da parte di Seth, bravo a destreggiarsi tra i cambi di registro donando ad ognuno di essi la giusta espressività, trasmettendo il senso di oppressione che porta sentirsi rinchiuso in una prigione, reale o psicologica che sia. La frenesia dell’intro, che più elettronico di così non si può, viene subito accantonata da una strofa più calma e controllata, destinata a scatenarsi nel ritornello ed esplodere in tutta la sua frustrazione dopo l’assolo. Il tutto avviene in un’altalena di cambi d’umore che emoziona l’ascoltatore senza farlo mai annoiare. Anzi, l’effetto è reso talmente bene che l’immedesimazione è inevitabile, l’espressività del singer nell’interpretare le canzoni così come l’enfasi degli strumenti non fanno altro che trascinare l’ascoltatore nella dimensione dell’album, provando lui stesso lo stato d’animo che i Fumonerovogliono trasmettere.
Piove è uno splendido esempio di sperimentazione riuscita in pieno, mentre Somebody to Love è una delle canzoni più pesanti dell’album, in senso buono ovviamente. Inizia con un sussurro, ma si assiste ad un crescendo di rabbia lento e inesorabile, fino a raggiungere la massima esplosione nel finale quando nel cantato sembra incombere l’ombra di Phil Anselmo. Il riff di chitarra che apre Quello Che Ho vira invece verso sonorità più rockeggianti, anche se la canzone in sé lascia spazio ad una forte componente elettronica e industrial durante la sua esecuzione. Ruggine è forse il brano più particolare del lotto, un manifesto rappresentante la situazione che ogni individuo potrebbe trovarsi ad affrontare in ambito lavorativo, dovendo prendere una decisione che lo segnerebbe a vita, con tanto di frammenti parlati provenienti dai notiziari. La condizione attuale del precario è inquadrata talmente bene che molti ascoltatori si immedesimeranno inevitabilmente nel protagonista della canzone, circondato dalle ansie e dalle preoccupazioni che aumentano sempre più con il passare dei giorni. La pressione portata dalla scelta da compiere diventa insostenibile, rappresentata prima da un ritornello ai limiti della disperazione e poi da growl rabbioso ed esasperato, per poi scoprire solo alla fine cosa sceglierà il protagonista e le conseguenze che comporteranno tale decisione. In contrasto arriva Così Vero, uno dei rari momenti di felicità dove per la prima volta viene comunicato un senso di pace. In un certo senso potrebbe essere la tipica ballata con il ritornello strappalacrime, ma badate bene, non c’è traccia di ruffianeria, solo grande introspezione. Si parla di libertà, di un amore che sopravvive e che rimarrà sempre nel cuore del protagonista. Certo fa strano sentire un testo simile dalla stessa band che in 100% IRA affermava:

Rispetto. Rispetto. Non c’è più fottuto rispetto.
Tutta la mia vita sta affogando nel cesso.


ma è anche vero che tutti gli aspetti si combinano tra loro, senza ricercare la monotematicità in quello che si vuole trasmette. Ad ogni modo il brano spicca mettendo in risalto le doti vocali di Seth, terminando in bellezza con un assolo trascinante ed eseguito con disinvoltura. Menzione particolare per Notti Ruvide, poiché anche in un album eclettico e variegato come questo presenta una traccia atipica, il cui titolo richiama lontanamente il precedente lavoro del combo genovese. Pervasa da un retrogusto fortemente blues, l’episodio si avvale della collaborazione con Francesco Rebora. Non si tratta però di un duetto, bensì di un assolo funambolico che il formidabile chitarrista genovese sfodera dalle corde della sua Stratocaster con invidiabile perizia, prima che delle inquietanti voci in lontananza chiudano tutto nel modo più inaspettato, lasciando una sensazione di ansia nell’ascoltatore. Tutti i Miei Sbagli non è altro che una cover dei Subsonica che ha il compito di chiudere l’album.

Dopo aver passato in rassegna tutto quello che contiene questo cd, arriva il verdetto. In questo caso però, non c’è nulla da temere. La seconda fatica della formazione genovese convince e non poco. Certo a differenza del debutto non ci sono pezzi talmente memorabili da diventare emblema dell’album come poteva essere un 100 % Ira, che riusciva a travolgere l’ascoltatore scatenandolo con il suo tiro e la sua grinta, ma d’altro canto è proprio qui il bello di questa seconda release. Invece di avere un episodio che spicca su tutti gli altri essa si distingue per la sua omogeneità a livello qualitativo, presentando un prodotto maturo, con una continuità che non è facile da mantenere durante il processo compositivo, visto e considerato tutti gli elementi che sono stati introdotti nella registrazione, i quali rischiavano di essere incompatibili tra loro una volta messi insieme. Ciò non può che giovare all’ascoltatore, il quale difficilmente si annoierà trovandosi davanti dieci brani (più una cover) che presentano un sacco di variazioni, sia per quanto riguarda i cambi di tempo sia per le tipologie di sonorità, che sono frutto di sperimentazioni tra generi diversi. Ci sono alcuni brani somiglianti ma nessuno che sia uguale all’altro, abbastanza da rendere evidente il marchio di fabbrica della band ma non troppo da far segnalare una mancanza di idee.
Facendo il punto della situazione, i Fumonero riescono nel loro intento, ovvero sia confermare quanto di buono avevano già fatto con il disco d’esordio, superando brillantemente il banco di prova del secondo album imponendosi nuovamente come una delle band più valide della nostra penisola, avendo dalla loro parte sia il talento che una certa dose di originalità. Ora non resta da vedere che piega prenderanno gli eventi con il prossimo album, ma in attesa del definitivo salto di qualità possiamo dire che la strada sembra in discesa e forse il fumo nero sta iniziando a dissolversi. Si può dire quindi che la loro lotta al potere è stata portata a termine con successo ed i valori hanno vinto, almeno per questa volta. Non resta che sperare possano continuare così anche nel prossimo futuro. Ricordate, il fumo danneggia gravemente voi e chi vi sta intorno.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
74 su 4 voti [ VOTA]
Macca
Mercoledì 13 Settembre 2017, 10.41.44
4
L'ultimo concerto della mia band è stato dividendo il palco con loro lo scorso dicembre. Tutti musicisti di grande talento e conosciutissimi nell'ambiente underground ligure e non solo, molti con diversi progetti attivi e alle spalle. L'album non l'ho ancora metabolizzato appieno (ascoltato solo 2 - 3 volte da quando ce l'ho) ma hanno un grande potenziale e degli ottimi brani, oltre ad una bella presenza scenica.
gianmarco
Martedì 12 Settembre 2017, 21.11.07
3
manca la parte relativa a 100%ira
gianmarco
Martedì 12 Settembre 2017, 21.08.30
2
grande Fabio , ho partecipato al 1 show del concept album a genova .
Tatore
Martedì 12 Settembre 2017, 15.18.40
1
Altro interessante gruppo di compatrioti, dopo la fantastica sorpresa Ozora. Anno davvero fruttuoso...e poi questi cantano anche in italiano e non mi dispiace affato. Ottima recensione Fabio Voto giusto
INFORMAZIONI
2017
Autoprodotto
Alternative Rock
Tracklist
1. Marzo
2. 7 Ragioni per Non Credere
3. Carnivale
4. Cella 52
5. Piove
6. Somebody to Love
7. Quello Che Ho
8. Ruggine
9. Così Vero
10. Notti Ruvide
11. Tutti i Miei Sbagli
Line Up
Simone Seth Borsellini (Voce)
Alessio Pucciano (Chitarra, Cori)
Patrick Suffia (Chitarra)
Mirko Fallabrino (Basso)
Marco Pendola (Batteria)

Musicisti Ospiti
Francesco Rebora (Chitarra su traccia 10)
 
RECENSIONI
75
 
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