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Wicked Machine - Chapter II
07/09/2017
( 439 letture )
Come si può facilmente intuire, Chapter II è il secondo album dei lombardi Wicked Machine, che arriva ben sei anni dopo l’omonimo esordio. Formatasi ancora nel 2008 sotto impulso del chitarrista Steve Zambelli a cavallo tra il bergamasco e il bresciano, la band trova una certa stabilità alla fine dello stesso anno, mentre il primo lavoro vedrà il suo esordio soltanto nel 2011. Quindi soltanto oggi nel 2017, dopo qualche imprevisto di troppo ma forte della consolidata line-up dell’episodio precedente, la band ritorna con una nuova uscita.

Già dai primi ascolti appare convincente l’heavy metal proposto dalla band: chitarre vigorose e instancabili, classicamente (e “maidenianamente”) heavy ma ottimamente svecchiate, una voce –quella di Alberto “Drago” Ragozza- che non sarà originalissima ma che dimostra di avere l’heavy metal nel sangue destreggiandosi con naturalezza all’interno della corposa tracklist dell’album, che è ben accompagnato dalla sezione ritmica fatta del basso di Manuel Gatti -che assieme a Zambelli è il principale compositore del gruppo- e della batteria di Simone Oldofredi. Ben quattordici i pezzi per quasi un’ora di musica sono una durata consistente, ma i Wicked Machine riescono nella non facile impresa di non annoiare quasi mai, proponendo un heavy metal sì derivativo, ma che afferma con convinzione anche una certa personalità, che arriva in particolare grazie a chitarre che riescono sempre a emergere con una piacevole freschezza, che ben calza con la voce potente di Ragozza. L’opener Working Class Hero dà una buona dimostrazione di ciò, con la sua ritmica marziale e rocciosa e il ritornello quasi ossessivo che la rendono adatta a essere un potenziale cavallo di battaglia durante i concerti, facile da ricordare, breve, esaltante e anthemica, ovvero con tutte le caratteristiche che deve avere una traccia d’apertura ideale. Seguono altri pezzi decisamente heavy come Revolution -molto belli il bridge e l’assolo, che per un istante mostrano anche il lato più dark della band, che si rivelerà completamente soltanto nella parte finale della scaletta- , e la briosa e trascinante Clapper and Thunders, ma la vera sorpresa si ha con l’atipica e ben reinventata cover dei Duran Duran Wild Boys, che si inserisce con totale naturalezza tra le altre tracce. Volador è uno dei momenti più degni di nota dell’intero Chapter II, il pezzo decisamente più sinistro sinora ascoltato, tra l’epico e l’emotivo che per la prima volta mostra un lato vagamente esoterico e misterioso, lo stesso rappresentato dalle suggestioni egizie della copertina e del booklet dell’album, ma senza che la personalità della band risulti affatto intaccata. L’hardrockeggiante All Night Long conduce poi alla monumentale trilogia dedicata al falco del sole Horus, con la prima delle tre canzoni -che si chiama proprio come il dio egizio- che stupisce soprattutto per la presenza delle tastiere, che riescono a dare ulteriore profondità alla musica dei Wicked Machine. Per la sua grande dinamicità si fa notare il secondo capitolo Suno Kaj Lunon, un pezzo di fatto strumentale in cui tastiere e chitarre s’intrecciano in un’invidiabile simbiosi, con una breve parte parlata in esperanto. Chiude la trilogia la possente Cross-Eyed God che incarna la parte più epica della band. Probabilmente l’album sarebbe potuto benissimo concludersi così, ma i Wicked Machine riescono ancora a stupire con il loro pezzo più evocativo e oscuro, Dark Hell, che con alta probabilità finisce per cristallizzarsi nel gioiello più prezioso di tutto Chapter II, con i suoi grigi arpeggi, con l’ottima prova di Ragozza, con l’atmosfera quasi funerea portata dalle tastiere e con gli assoli semplicemente fantastici lanciati contro il sole dalla chitarra di Zambelli.

In conclusione, non si può essere che soddisfatti della prova dei Wicked Machine, che portano in Chapter II un album ricco di personalità e belle canzoni, senza mai cadere di stile nonostante l’ampia lunghezza. La qualità dei pezzi è quasi sempre medio-alta, anche se raramente si raggiungono picchi veramente altissimi (nonostante l’innegabile pregio di canzoni come Volador o Dark Hell), e l’album in questo senso presenta qualche margine di miglioramento. Da apprezzare è anche la versatilità mostrata dalla band, che concentra in una prima parte del lavoro i pezzi più tradizionalmente heavy metal, per poi introdurre gradualmente nella tracklist attitudini più oscure o epicheggianti, accrescendo anche l’interesse di chi ascolta (in questo senso, c’è molta distanza stilistica tra la prima Working Class Hero e la conclusiva Dark Hell), in un disco inevitabilmente destinato a crescere con gli ascolti ripetuti. Avrebbe senz’altro giovato una produzione migliore, ma d’altronde si tratta di un’autoproduzione, nonostante l’album precedente fosse uscito per My Graveyard Productions, e sarebbe bello che per il prossimo album (che è già in pre-produzione) i nostri possano contare su una migliore registrazione e magari anche sul supporto di una casa discografica, dopo quanto di buono mostrato in questo Chapter II.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Autoprodotto
Heavy
Tracklist
1. Working Class Hero
2. Revolution
3. Clapper and Thunders
4. Funny Bunny
5. Back Door Man
6. Wild Boys
7. Third Eye
8. Volador
9. All Night Long

The Flight of Horus (Horo’s Trilogy)
10. Horus
11. Suno Kaj Luno
12. Crossed-Eyed God

13. Iblis
14. Dark Hell
Line Up
Alberto “Drago” Ragozza (Voce)
Steve Zambelli (Chitarra)
Manuel Gatti (Basso, Tastiere)
Simone Oldofredi (Batteria)
 
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