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Small Faces - Small Faces
07/09/2017
( 332 letture )
Small Faces è l'album di debutto dell'omonimo gruppo musicale, pubblicato nel maggio del 1966 per l'etichetta discografica Decca, con Steve Marriott dietro il microfono e alla chitarra solista, Le “faccine” vengono fondate a Londra, nella zona popolare di Newham, nel 1965 dal cantante e chitarrista Marriott e dal bassista Ronnie Lane, ai quali si aggiungono il batterista Kenney Jones e Jimmy Winston, presto rimpiazzato da Ian McLagan nel ruolo di tastierista. Il gruppo riscuote un notevole successo in patria, raggiungendo la top ten con 8 singoli nel periodo 1966-68 e il n.1 assoluto nel 1966 col singolo All or Nothing, ma al contrario di altri ensemble britannici loro contemporanei, il riscontro commerciale in Usa è deludente, non vedendoli mai nella Top 10 di Billboard.

Questo album viene registrato in pochissimi giorni presso gli IBC Studios di Portland Place, a London, tra il giugno 1965 e febbraio 1966, guidati da Glyn Johns dietro i cursori del mixer. L’eponimo debutto del quintetto, che presto diverrà uno dei gruppi più importanti e influenti della patria britannica, si presenta come un lavoro crudo ed estremamente diretto, composto da brani brevi, efficaci e incisivi, e proprio questa appare la chiave per un’improvvisa popolarità coronata da vendite non indifferenti. Quasi 33 minuti di musica con estrazione di singoli quali Whatcha Gonna Do About It e Sha-La-La-La-Lee, che porteranno il monicker ad essere amato e pronunciato molte volte dalla gioventù inglese dell’epoca, amante del rock-beat con melodie memorizzabili immediatamente e ritornelli ripetuti all’infinito. Lapalissianamente, la registrazione è estremamente artigianale, i suoni risultano piatti e con pochi acuti, ma quella era la tecnologia imperante alla metà dei magici sixties. Si decolla con una cover di un pezzo di Sam Cooke, Shake, brano di per sé splendido e sprizzante energia, che il gruppo riesce a rendere ancora più scatenato: attuale ancora oggi. Come On Children con i suoi 4:20 di durata è il brandello più lungo dell’intero lavoro, scritto praticamente da quasi l’intera formazione al completo, e che avrà fatto sfracelli sul palco vista la sua propensione ad essere suonata dal vivo grazie ad una carica selvaggia indubbia, la bellissima You Better Believe It colma di atmosfere della “swinging-London” e con un chorus irresistibile. Ma anche It’s Too Late, con un basso poderoso, il singolo Whatcha Gonna Do About It percorso da un cantato ficcante e coinvolgente, sono canzoni che lasciano il segno, capaci di attrarre folle schiamazzanti e frotte di fans adoranti, senza tralasciare il doo wop di One Night Stand. Steve Marriott mette la sua penna compositiva un po’ ovunque, ben coadiuvato dai compagni d’avventura. E mentre il disco fila via liscio, ripercorriamo la beatlesiana Sorry She's Mine, l’up tempo picchiato di batteria di Own Up Time e le fughe del organo hammond, adattissime a festini molto in voga all’epoca con accenti psichedelico-lisergici; la big guitar di Marriott solca indelebilmente You Need Loving con una vocalità semplicemente strappapplausi, come accade nella seguente Don't Stop What You Are Doing con striature di black music nella voce principale e coretti, accentuato da un solo stralunato della chitarra, chiude il cerchio l’inno di Sha-la-la-la-Lee uno dei loro brani più riusciti e celebri degli Small Faces.

L’esordio proietterà il gruppo nell’olimpo delle celebrità in Gran Bretagna, il vinile scalerà le classifiche inglesi di quell’anno sino ad arrivare al numero 3, un sigillo chiaro sull’importanza di questo ellepì, ammirato, elogiato e giustamente incensato per decadi. L’opera verrà ristampata dalla Decca solo nel 2006, a quarant’anni dalla pubblicazione originaria, in formato CD, con ben 23 tracks e una durata di 60 minuti. Riscoprire un lavoro seminale come questo non è solo un must, ma un vero obbligo per chi si definisce appassionato e seguace del rock, imperdibile.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
64.5 su 2 voti [ VOTA]
Galilee
Mercoledì 13 Settembre 2017, 23.15.36
3
La band è fantastica, ma conosco poco la discografia. Prima o poi me lo procurerò.
Fabio Rasta
Venerdì 8 Settembre 2017, 11.13.04
2
Sono assolutamente daccordo. La Band in questione influenzerà l'intero panorama Rock ben + di quanto gli sia stato riconosciuto e STEVE MARRIOTT fu un grande urlatore di Blues, idolo di MALCOLM e ANGUS YOUNG, e fu vicinissimo a prendere il posto di BON dopo la sua morte, ma fu poi accantonato x una serie di motivi non inerenti al suo indiscutibile talento.
Rob Fleming
Venerdì 8 Settembre 2017, 9.09.10
1
Bel disco con un Steve Marriott mai troppo celebrato sugli scudi (ma anche il resto del gruppo è impeccabile). Per i miei gusti, ovviamente, il massimo lo toccherà con gli Humble Pie, ma già con gli Small Faces dimostrava di essere cantante di razza (e certi pezzi sono classici degli anni '60). Nella recensione si parla, en passant, di You need loving, forse per non attizzare sterili polemiche. Non avendo questi vincoli editoriali, la metto giù così: si tratta di un classico di Willy Dixon; gli Small Faces la fecero propria e a Robert Plant, in particolare, e Jimmy Page dev'essere piaciuta molto quando due anni dopo pubblicarono...80
INFORMAZIONI
1966
Decca Records
Rock
Tracklist
Lato A
1. Shake
2. Come On Children
3. You Better Believe It
4. It's Too Late
5. One Night Stand
6. What'cha Gonna Do About It

Lato B
7. Sorry She's Mine
8. Own Up Time
9. You Need Loving
10. Don't Stop What You Are Doing
11. E Too D
12. Sha-La-La-La-Lee
Line Up
Steve Marriott (Voce, Chitarra)
Ian McLagan (Chitarra, Organo, Cori)
Jimmy Winston (Chitarra, Tastiera, Cori)
Ronnie Lane (Basso, Cori)
Kenney Jones (Batteria)
 
 
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