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Accept - The Rise of Chaos
07/09/2017
( 1382 letture )
Del nuovo corso dei tedeschi Accept si è già scritto molto. Dal 2010, infatti, la band ha avuto letteralmente una vera e propria rinascita, grazie soprattutto alla coppia Wolf Hoffmann e Mark Tornillo che, insieme allo storico bassista Peter Baltes e ai più recenti innesti del valido Christopher Williams alla batteria e dell’esperto Uwe Lulis alla chitarra, hanno regalato a tutti gli appassionati di heavy metal degli ottimi dischi in studio, sostenuti da gagliarde e convincenti prestazioni live in giro per il mondo immortalate anche in un ottimo DVD dal titolo Restless and Live - Live in Europe 2015 uscito qualche tempo fa e che fotografa molto bene lo stato di grazia della band tedesca. Senza dubbio alcuno possiamo quindi dire che gli Accept sono ad oggi una delle più convincenti ed efficaci band storiche dell’heavy metal ancora in circolazione.

Fatta questa doverosa premessa, non stupisce che il nuovo lavoro degli Accept, uscito a tre anni di distanza dal precedente disco, si porti dietro aspettative decisamente elevate, anche se, purtroppo, non totalmente realizzate. Se per quanto riguarda la produzione (curata direttamente dal guru Andy Sneap), la registrazione e il bilanciamento dei suoni The Rise of Chaos non presenta nessun punto debole, non possiamo dire altrettanto sulla qualità complessiva delle composizioni. Intendiamoci, The Rise of Chaos è un buon ed onesto disco, ma rispetto ai precedenti lavori, ovvero il sorprendente Blood of the Nations, il trascinante Stalingrad e il furioso Blind Rage, la nuova fatica dei cinque musicisti non possiede la stessa carica e straripante energia alla quale ci eravamo -fin troppo bene- abituati. Sostanzialmente, è proprio questo il punto debole di The Rise of Chaos: seppur confermando il buono stato di forma della band, non riesce ad aggiungere quel qualcosa in più a quanto espresso negli ultimi anni, risultando pertanto leggermente inferiore ai tre dischi precedenti del nuovo corso targato Mark Tornillo. Ripetiamo a scanso di equivoci che The Rise of Chaos è un album valido, a tratti anche emozionante, ed episodi come l’opener Die by the Sword, la titletrack The Rise of Chaos e, soprattutto, la classicissima What’s Done Is Done restituiscono il consueto marchio di fabbrica degli Accept che tanto amiamo: solidi ed affilati riff su una struttura ritmica veloce e precisa, cori ed assoli che sanno bilanciare aggressività e melodia e il tutto esaltato dal graffiante cantato, come al solito molto espressivo e trascinante, di Mark Tornillo, sempre più leader carismatico e valore aggiunto della band. Meritevole di menzione, inoltre, anche il brano No Regrets che, pur nella sua semplice e lineare struttura, racchiude invece interessanti liriche incentrate sul non avere rimpianti. Al netto di questi brani, la tracklist presenta però anche diversi episodi meno riusciti e decisamente sottotono. Non che brani quali Hole in the Head, Koolaid o ancora Analog Man siano inascoltabili, tutt’altro, lo standard qualitativo degli Accept è piuttosto efficace in ogni aspetto, ma, nonostante ciò, i sopracitati brani non presentano nemmeno elementi tali che possano far scattare quella scintilla e, se paragonati ad altro materiale recente, ne escono oggettivamente piuttosto ridimensionati, se non addirittura trascurabili. È il caso della scialba semiballad Worlds Colliding e soprattutto di Race to Extinction che, posta in chiusura di album, pare essere più un riempitivo che altro.

A conti fatti, dunque, il quindicesimo album degli Accept si attesta su una solida, abbondante e convincente sufficienza, confezionato forse con un po' di mestiere, ma sorretto da una produzione curata e cristallina che ne smussa i lati meno convincenti, in perfetto stile Nuclear Blast. The Rise of Chaos ad ogni modo merita tutte le attenzioni del caso e siamo fiduciosi che molti di questi brani potranno esprimere maggiormente il proprio potenziale quando saranno presentati in sede live.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
83.31 su 16 voti [ VOTA]
Pacino
Martedì 12 Settembre 2017, 12.40.51
19
buonissimo disco per i vecchi leoni, voto 75.
Todbringer83
Lunedì 11 Settembre 2017, 17.46.58
18
Disco godibile. Ma tra un mese lo avremo già relegato al dimenticatoio. Purtroppo al giorno d'oggi non è semplice concepire un lavoro che lasci il segno nel panorama dell'Heavy classico. 5 pezzi buoni e 5 pezzi anonimi. Un pò troppo pompata e di maniera la produzione. Come si suol dire in questi casi: Senza infamia e senza lode .. 68
Metal Shock
Lunedì 11 Settembre 2017, 16.45.27
17
@Invictusteele: dico che, per mio gusto personale quindi soggettivo nella mia persona, ribadisco quello che ho detto. Oramai ho superato da un pezzo il fatto di guardare cosa e come gli altri valutano un disco: dico sempre che ......PER ME..... e se a te non piace, benissimo, non devo farti cambiare idea. A me gli Accept con Tornillo alla voce piacciono tantissimo e li reputo ben, ma ben ben superiori oggi ai vari Iron o Judas.Ho visto il loro live al Wacken con l`orchestra, favoloso!!!! Ribadisco i voti, tenendo conto che Restless and wild, Balls to the wall e Metal heart PER ME valgono 100 e Russian roulette 95! Peace, love and metal!!!
sadwings
Lunedì 11 Settembre 2017, 14.14.08
16
Rischiano di fare come Udo e molti altri gruppi tedeschi (doro, primal fear etc.) ovvero album con il pilota automatico. Non a caso il miglior album degli ultimi accept rimane blood of nations che per me è ottimo..
InvictuSteele
Lunedì 11 Settembre 2017, 12.09.59
15
@Metal Shock, ma dai su, ma quale 90 ai dischi precedenti! Cerchiamo di essere obiettivi e onesti, sono album tra il 70 e il 75 (78 a Blood of the nations), album buoni ma nulla di eclatante, composti da 5 pezzi ottimi e 7 anonimi. L'andazzo è quello. Non basta una produzione perfetta e una band che sa suonare per avere la scintilla, manca qualcosa agli Accept di oggi per sfornare album che restano. E questo disco non è da 80 come dici tu, vabbè che sono gusti e vanno rispettati, però cerchiamo di essere onesti. Non è un attacco nei tuoi confronti, e scusami se replico, è solo per chiarire il mio punto di vista. Tu che dici?
Sandro70
Venerdì 8 Settembre 2017, 22.54.25
14
What’s Done Is Done per me è una delle canzoni più belle dell'anno.
Aceshigh
Venerdì 8 Settembre 2017, 20.31.47
13
Peccato. Disco non più che discreto, qualitativamente lontano da Blood of the Nations (per me il migliore con Tornillo). Tutto bene ma... Manca lo spunto che ti fa saltare dalla sedia... Vabbè dai, sarà per la prossima...
Metal Shock
Venerdì 8 Settembre 2017, 17.11.36
12
Non so` perche` ma mi aspettavo un recensione peggiore, invece sono abbastanza d`accordo. E` un disco al livello dei tre precedenti? No (anche perche` sono dischi tra 85 e 90 come voto per me). E` comunque un buon disco di heavy metal classico? Assolutamente si!! Solo la seconda canzone per me non e` valida, le altre si`: la titletrack potrebbe stare nei dischi precedenti, ottima, Koolaid, ottima canzone hard rock con un refrain banale ma che ti prende tantissimo, Die by the sword pezzo d`apertura eccellente, What`s done is done molto bella, ecceterera, insomma non un capolavoro ma un disco che riascolto volentieri, e come voto do` un 80 tondo. A proposito, quale altro album di heavy metal classico quest`anno e` al suo livello? Per me solo quello di Jack Starr`s burning starr e` allo stesso livello, ed aspetto i Jag Panzer. Ma chi conosce oggi l`heavy metal classico??????????
entropy
Venerdì 8 Settembre 2017, 0.54.45
11
Anche io condivido che sia meno bello dei precedenti con tornillo, ma per me i pezzi belli sono almeno la metà, e gli altri sono cmq piacevoli. Voto in linea con la recensione. I precenenti tre li collocherei invece su un 78/80. Anche io ho adorato l.Ultimo riot (v)... e dopo aver ascoltato il nuovo di jack starr, mi sa sia dovuto sopratutto al cantante favoloso!
lux chaos
Giovedì 7 Settembre 2017, 23.15.06
10
Guarda, sono d'accordo non al 100%, di più! Anche io adorando il gruppo nelle varie fasi (anche eat the heat ) avevo un iniziale entusiasmo verso Blood, che poi purtroppo scemò, quando mi accorsi che pur restando un buonissimo album, i pezzi realmente memorabili erano i primi 4 e un altro paio nel mezzo, e coi dischi successivi sempre meno (a mio gusto, ovvio)...quindi d'accordissimo, e anche sul ritorno dei grandi Riot, un gran disco TOTALMENTE inaspettato, per me un bel 75
InvictuSteele
Giovedì 7 Settembre 2017, 22.18.40
9
@Lux anche per me Blood of the nation è il migliore della nuova era, quando lo acquistai pensai a un album della madonna, per via di una produzione potentissima, assoli micidiali e un paio di canzoni bomba, poi col tempo è stato rivalutato, l'entusiasmo è scemato dopo pochi ascolti e mi sono reso conto che quasi metà delle tracce era sotto tono. Resta un buonissimo album, va detto, però sono album pochi longevi, troppo anacronistici, troppo semplici, vabbè che l'heavy classico deve essere cosi però o brilli e mi sforni tutte canzoni superbe, mi vengono in mente As above so below degli Angel Witch e Unleash the fire dei Riot V, che sono dischi da 85, ispirati e cazzutissimi, oppure rischi di fare un lavoro che ascolti 10 volte e poi lo accantoni, come è successo con gli Accept, e poi da Blood of the Nation (voto 78) sono andati calando fino ad arrivare a questo che ha solo 3 pezzi ispirati e il resto anonimo al massimo. Mi spiace perché ho sempre adorato gli Accept, sono molto legato a questa band e oggi mi sembrano in forma, però le canzoni dove cavolo sono?
Sandro70
Giovedì 7 Settembre 2017, 21.42.29
8
Buon disco anche se leggermente inferiore ai tre precedenti. Recensione centrata in pieno.
jek
Giovedì 7 Settembre 2017, 20.19.03
7
Siamo lontani da Stalingrad ma è pur sempre un buon disco di heavy metal. Sono in linea con la recensione e il voto, comunque in un periodo in cui trovare band che facciano buon metal e molto difficile gli Accept sono sempre una garanzia.
lux chaos
Giovedì 7 Settembre 2017, 20.13.56
6
Concordo alla lettera con Invictusteele, dopo Blood Of The Nations (buon album, il mio preferito dell'era Tornillo) hanno sfornato album sempre un pochino meno ispirati dal punto di vista del songwriting, e con questo a mio parere hanno raggiunto l'apice (in senso negativo). Anche per me questo stile ormai, se non è fresco, ispirato e non eccelle nel songwriting, è troppo di mestiere e non colpisce più nella sua eccessiva staticità. Cosi come i Rage, gli Accept restano un grande gruppo, impossibile negarlo, e dopo cosi tanti anni una flessione è più che normale, ma per me la rece di William resta una delle più obiettive che ho letto sul web. Solidi, affidabili, ma ultimamente un po stanchi. 65 per me
Sub zero
Giovedì 7 Settembre 2017, 19.46.48
5
Grandissimo album. Nn rimpiango per niente USO. Gruppo divino. L'album è un Po sotto rispetto agli altri ma molto valido rispetto ad altre band. 78
Antonino
Giovedì 7 Settembre 2017, 16.49.33
4
Una cagata pazzesca, finora il peggior album che ho ascoltato quest'anno, peccato perché ci speravo proprio tanto
Painkiller
Giovedì 7 Settembre 2017, 16.17.05
3
quoto InvictusSteele: secondo me tutta la produzione recente ha lo stesso difetto, con qualche punta di eccellenza quà e là in qualche brano, ma non hanno mai raggiunto il top
InvictuSteele
Giovedì 7 Settembre 2017, 16.07.43
2
Il solito disco dei nuovi Accept, ossia album che si ascoltano qualche volta e poi basta, con qualche ottimom brano e altri inutili. Questo però è il meno ispirato, canzoni anonime e altre sentite milioni di volte. Questo tipo di heavy ormai non mi colpisce più purtroppo, o è fatto alla grande, ispirato e con melodie celestiali oppure resta scontato. Voto 65
LORIN
Giovedì 7 Settembre 2017, 15.25.03
1
Semplicemente stupendo, potente e bellissimo.
INFORMAZIONI
2017
Nuclear Blast Records
Heavy
Tracklist
1. Die by the Sword
2. Hole in the Head
3. The Rise of Chaos
4. Koolaid
5. No Regrets
6. Analog Man
7. What’s Done Is Done
8. Worlds Colliding
9. Carry the Weight
10. Race to Extinction
Line Up
Mark Tornillo (Voce)
Wolf Hoffmann (Chitarra)
Uwe Lulis (Chitarra)
Peter Baltes (Basso)
Christopher Williams (Batteria)
 
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