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Grand Funk - We’re an American Band
09/09/2017
( 1178 letture )
Siamo nel 1968 e ci troviamo a Flint, cittadina del Michigan nei pressi di Detroit. Tre ragazzi appena ventenni formano la band che prende il nome di Grand Funk, giocando con il nome della ferrovia che attraversa la propria città, la Grand Trunk Railroad. Il loro debutto avviene l’anno successivo con l’album On Time. Fin da subito, si capisce l’enorme potenziale del gruppo che, in soli 5 anni, sforna la bellezza di sette LP, bucando rapidamente il mercato e affermandosi in patria e all’estero con oltre 20 milioni di copie vendute, divenendo così una delle pochissime formazioni hard rock in grado di confrontarsi con i rivali albionici. Oltre alla qualità musicale, il loro successo deve essere imputato al produttore Terry Knight che intavolò una campagna mediatica senza precedenti, tappezzando persino Time Square con i loro volti. La loro musica, pur essendo ascrivibile pienamente nell’hard rock, presenta una fortissima influenza blues (almeno fino al 1972, quando entrò stabilmente in line up Craig Frost alle tastiere) che a tratti si spinge nei territori neri del funk e del soul. Il sound, pur essendo composto da soli tre strumenti, risulta assai ricco con la forte presenza dell’organo hammond e un basso che buca il mix a tal punto da risultare a tratti lo strumento più percepibile (specialmente nei live).

Oggi parliamo di uno dei loro dischi più famosi, dal titolo semplice e diretto che ha il chiaro intento di rimarcare il concetto che “We're an American Band”, a dimostrazione della loro unicità nel panorama hard rock, che da sempre ha visto l’Inghilterra in primo piano. L’artwork è senza troppi fronzoli: sfondo ocra sfumato con il nome del gruppo e la sola scritta We're an American Band. Non sarà di certo una copertina di grande impatto visivo, ma sicuramente ci invia un messaggio chiaro e inequivocabile.

L’album si articola su otto tracce (quattro per lato) che, con le dovute differenze, ricordano un po’ lo stile dei Deep Purple di Stormbringer e Come Taste The Band: si tratta infatti di un hard tock fortemente influenzato dalla musica nera, che si distanzia dalle sonorità più dure e classicheggianti dei Deep Purple delle origini. Si inizia con la title track, non che uno dei brani più famosi della band. Il cowbell di Don Brewer ci da subito l’idea di cosa ci aspetta: una valanga di groove ed energia conditi da un riffing eccezionalmente efficace che sfida l’ascoltare a rimanere fermo. Si prosegue con Stop Lookin' Back, brano dal groove spaventosamente trascinante, che contiene al suo interno continue mutazioni che impreziosiscono il mix avvicinandosi a tratti ad atmosfere quasi psichedeliche. Creepin' ha un appeal di stampo pienamente soul, la prova vocale di Mark Farner va sottolineata per l’altissimo livello dell’interpretazione e dell’espressività. Il lato A chiude con Black Licorice, pezzo tiratissimo, fortemente rock blues, che rimanda vagamente a Stevie Ray Vougan, brano descrivibile con una semplice etichetta: energia allo stato puro. Il B side apre con The Railroad, quasi una ballad, che mantiene però una carica energetica notevole, liricità e psichedelia. Ain't Got Nobody, per quanto molto piacevole, si piazza forse all’ultimo gradino del podio, soprattutto in quanto messa a confronto con tracce di eccezionale qualità. Brano molto allegro e divertente ma non strabiliante come il resto del disco. Walk Like a Man mantiene l’enorme carica energetica dei precedenti pezzi: anche qui la prova vocale di Mark Farner risulta eccelsa, ma questo in realtà non è una caratteristica unicamente scrivibile a questo brano (da dire che in qualsiasi brano è praticamente impossibile trovare pecche dal quel punto di vista). We're an American Band volge al termine con Loneliest Rider, brano molto più soft dei precedenti, dai tratti quasi AOR con richiami progressivi.

Dopo questi quaranta minuti in compagnia dei Grand Funk restano tante sensazioni, ma quella che ogni oltre ragionevole dubbio prende il palcoscenico è l’energia. Questo disco è un concentrato di energia pura, trasmessa con perizia tecnica impeccabile ed una produzione eccezionale. Ascoltarlo a distanza di più di quarant’anni dall’uscita regala emozioni fuori dal comune. Il fatto che ancora risulti fresco e attuale ci impone di calarci nei panni degli ascoltatori dell’epoca e immaginare quali sensazioni poteva regalare all’epoca, solo così possiamo comprende fino in fondo la grandezza di questa eccezionale band. In sintesi possiamo dire che si tratta di uno di quei dischi che ogni appassionato di hard rock deve avere nella propria collezione, uno di quegli album dove è veramente complesso trovare dei punti di debolezza.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
87.66 su 3 voti [ VOTA]
Philosopher3185
Martedì 19 Dicembre 2017, 22.52.43
12
Band molto molto potente per l'epoca,specie per i volumi e l'approccio grezzo e violento..saranno anche loro da annoverare tra le molte band che avvieranno L'Hard Rock verso l'heavy metal.Personalmente adoro band come questa,,musica che ha il calore del blue,la potenza del rock e il ritmo del migliore boogie swing..musica fracassona,ritmata e divertente
jaw
Martedì 12 Dicembre 2017, 21.27.41
11
Per me le virgolette a musica dura si possono anche togliere proprio perche' cattiva. Molti ad esempio contestavno Malmsteen (?) perche' non capce di scrivere un riff - vero- pero' prendici la misura con certi smanettoni venuti dopo. Oppure con certe bands eccessivamente claustrofobiche in ambito estremo - come si fa allora a criticare i Venom?- che di fatto se prodotte low fi assomigliano piu ad un rantolo. E' che quando il metal rock e' prodotto e suonato con vigoria ti scortica, il resto sono balle. Non il disco migliore ma dei GFR si butta via poco
roviston
Domenica 26 Novembre 2017, 11.34.41
10
Una volta le band di musica "dura" erano i Grand Funk Railroad,i Blue Oyster cult,Black Sabbath,Deep Purple,Led Zeppelin ecc.Il metal non esisteva ancora ma questi gruppi hanno rappresentato senza dubbio la base per il suo sviluppo.Dall'hard rock tenebroso dei Black Sabbath sono nati,ad esempio, sottogeneri ben più estremi.Basti pensare all'ultra -doom dei primi Cathedral al confronto del quale la musica di Iommi e soci appare quasi.... allegra.Tornando ai Grand Funk hanno avuto un'influenza decisiva su tutto rock pesante americano.Comunque voi mi insegnate,che il primo esempio di rock "spaccatimpani" fu quello dei Blue Cheer nel '67,fu una bomba,non si era mai sentita prima una musica così "cattiva".I benpensanti la attaccarono scandalizzati,senza sapere cosa sarebbe venuto dopo!!!
EVH
Mercoledì 13 Settembre 2017, 17.33.03
9
grandissima band .... BRIVIDI ... Gruppo seminale !!!!!
duke
Domenica 10 Settembre 2017, 22.07.44
8
tra le band piu' importanti del periodo....eccezionali dal vivo!
Galilee
Sabato 9 Settembre 2017, 14.39.42
7
Non ricordo se ho proprio questo. Comunque grande band. Di sicuro la canzone che dà il titolo al disco l'ho sentita per la prima volta coverizzata da Bret Michaels dei Poison.
nonchalance
Sabato 9 Settembre 2017, 12.55.20
6
@Rob Fleming: Sì, la so la "storiella"..anch'io li ho tutti! Però, se guardi qua in alto..
Fabio Rasta
Sabato 9 Settembre 2017, 12.35.47
5
Da sempre gruppo "cardine" a cui l'Hard Rock deve tantissimo. Credo (credo!) sia a loro, + che agli MC5, che i KISS dedicheranno Detroit Rock City, visti i numerosi omaggi musicali tributati ai Grand Funk da parte dei quattro tipacci mascherati. Il mio preferito rimane sempre Closer To Home, ma il presente non scherza affatto ed è illustrato molto bene nella bella recensione. Walk Like A Man ricorda molto, non solo nel titolo, Love Like A Man dei TEN YEARS AFTER (1969), specie nel ritornello classico Re-La-Mi. Un omaggio?
InvictuSteele
Sabato 9 Settembre 2017, 12.24.17
4
Un ottimo lavoro, il loro più popolare e commercialmente di più successo. Qui i nostri adottano un suono più pulito e scarno e orecchiabile, per molti il disco rappresenta il tradimento ma è pur sempre un album di una band fantastica. Certo, io preferisco i precedenti, E pluribus funk è un capolavoro, oppure l'omonimo che già nel 1969 presenta suoni che saranno stoner venti anni prima dello stoner. E poi diciamolo, Mel Schacher è il più grande bassista della storia, altro che Steve Harris.
Rob Fleming
Sabato 9 Settembre 2017, 12.15.09
3
@nonchalance: passami la provocazione. Ma quello che citi tu è un altro gruppo: i Grand Funk Railroad. Da Phoenix (bellissimo) tolsero dalla ragione sociale, quanto meno in copertina, Railroad e restarono solamente Grand Funk (per qualche anno sino al live Caught in the act) e divennero assai più eleganti. Però al di là di queste inezie, è vero che dopo Live (pura devastazione sonora) si "pulirono" nella produzione risultando assai più assimilabili. Io li ho sino a Caught in the Act e li trovo veramente grandissimi
nonchalance
Sabato 9 Settembre 2017, 12.02.50
2
Sarebbe stato meglio, secondo me, iniziare dai migl -ehm! - dai primi però, fa sempre piacere vedere certe band che hanno gettato le fondamenta del "nostro" genere. Comunque, una curiosità: se a questo si da 92, a "On Time", "Grand Funk" e "Closer to Home" arriviamo quasi a 100..?! Non parliamo, poi, del mitico Live.. sbavv
Rob Fleming
Sabato 9 Settembre 2017, 11.43.58
1
Non è il loro lavoro migliore, ma sicuramente quello più fortunato in termini di popolarità. Album al secondo posto, We're an american band primo tra i singoli, Railroad una ballata di rara bellezza; Black Licorice potentissima e scatenata. Sublimi. Ce ne fossero al giorno d'oggi. Bravo recensore che mette in evidenza le doti canore di Mark Farmer, un fuoriclasse che tutti, io per primo, si dimenticano di citare tra i grandissimi. Un'osservazione in merito a Black Licorice: affermare che rimanda vagamente a Stevie Ray Vougan (Stevie Ray Vaughan) è a mio avviso errato dato che stiamo parlando di uno che è venuto fuori dieci anni dopo. 83
INFORMAZIONI
1973
Capitol Records
Hard Rock
Tracklist
1. We're an American Band
2. Stop Lookin' Back
3. Creepin'
4. Black Licorice
5. The Railroad
6. Ain't Got Nobody
7. Walk Like a Man
8. Loneliest Rider
Line Up
Mark Farner (Voce, Chitarra, Tastiera)
Craig Frost (Tastiera)
Mel Schacher (Basso)
Don Brewer (Batteria, Voce)
 
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