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Wraith - Revelation
11/09/2017
( 154 letture )
Dici glam, glitter e capelli cotonati il pensiero va ovviamente ai gloriosi anni 80 e alla Sunset Strip di Los Angeles dove le scorribande di Motley Crue, Ratt, Poison e Dokken non facevano prigionieri. In tutti i periodi storici in cui un genere spadroneggia nelle classifiche, oltre alla ventina di nomi che “ce l’hanno fatta” con video in rotazione massiva su MTV e tour mondiali in stadi pieni fino all’orlo, esiste un lato un po’ meno sbrilluccicante di band che invece sono rimaste semplici cult e quasi dimenticate. Fanno purtroppo parte di questa categoria i britannici Wraith nati sotto i migliori auspici nel 1988 con un album di debutto, Danger Calling, cromatissimo e di discreto successo con ospite alle backing vocals nientemeno che sua maestà Lemmy e Pete Way degli UFO ad occuparsi del lavoro di produzione; il platter successivo Riot mantiene le promesse e arrivano tour di spalla a Motorhead e agli stessi UFO. Purtroppo nello stesso periodo la band implose lacerata dai più classici dissidi interni perdendo quel treno che passa una sola volta nella vita; il chitarrista Gregg Russell continuò però a crederci tenendo in vita il moniker con diverse formazioni fino a questo 2017m in cui lancia il quinto album Revelation.

Della nuova lineup è interessante sapere che l’ottimo vocalist Ryan Coggin avrebbe rifiutato il posto di sostituto di Stephen Pearcy nei Ratt preferendogli il progetto Wraith. Ascoltando Revelation si può capire che Warren Demartini ci aveva visto giusto, l’ugola del singer contribuisce in modo notevole a dare al sound del disco una chiarissima impronta hair/glam, con una buona dose di Dokken, Whitesnake d’annata e una vena street alla Skid Row. Tutto è vintage, in modo autentico e genuino, senza scadere nella pericolosa nostalgia fine a se stessa o nella triste autoreferenzialità. Quello che si ascolta non ha praticamente niente di originale, ma è un ottimo esempio di questo specifico genere suonato come si deve: carrettate di cori, melodie che rimangono in testa, atmosfere glitterate e cromate. A non essere legata al passato è la produzione, affidata nientemeno che a Neil Kernon (Queensryche, Nevermore, Dokken e molti altri) con il mastering di sua eccellenza Andy Sneap, queste mani sapienti danno i loro frutti con un sound eccellente: potente, definito per ogni strumento ed incredibilmente coinvolgente.
Si inizia nel modo più eighties del mondo: il rumore di un V8 a stelle e strisce spinto a pieni giri che sgomma allontanandosi a tutto gas lasciando il potente e ricco riff di Lifeline lanciato a massima velocità, song classica e valida che ha l’unico punto debole nel bridge un po’ confusionario che porta all’eccellente ritornello. La voce di Coggin si dimostra subito uno dei principali punti di forza con un tono altamente melodico, ma che non perde troppa aggressività ricordando, oltre al citato Pearcy, il Sebastian Bach dei tempi migliori. Il mid tempo roccioso di Dream Stealer è un classico heavy di buon livello in cui si mettono in evidenza le due asce in fase solistica, che mantengono meritatamente il centro del palco anche nell’apertura della successiva Into the Fire che propone un altro chorus glitterato e relativo solo a 100 ottani che renderebbe orgoglioso George Lynch. Un basso particolarmente preminente nel mix caratterizza Under The Hammer e c’è un buon motivo, a percuotere le quattro corde c’è un vecchio amico della band, il leggendario Pete Way, che si ferma anche per la mega ballatona successiva Leaving Me Again che ha tutti i canoni che hanno fatto amare, ma anche odiare profondamente, questo tipo di canzoni. Dopo la pausa strappalacrime per fortuna torna l’aggressività con il riff veramente convincente e “pesante” di No Respect ricco di acciaio e groove, Invasion ha una forte impronta (forse fin troppo palese) Leppardiana e la conclusiva Human Eater si candida come uno dei pezzi migliori grazie all’attacco all’arma bianca di chitarre e batteria superata solamente da Hunted, inspiegabilmente posta in coda come bonus track, ma eccezionale nella costruzione melodica capace di alternare momenti dolci e aggressivi con grande incisività.

Con questa uscita i Wraith dimostrano di aver perso ben poco smalto dal lontano 1988, con un disco solido ben scritto, suonato ed ottimamente prodotto. In un periodo storico ricolmo di troppi scialbi e nostalgici imitatori del sound hair/glam Gregg Russell e soci fanno vedere che i vecchi leoni sono ancora in grado di dire la loro. Niente di nuovo sotto il sole della Sunset Strip, per fortuna.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
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Metal Shock
Lunedì 11 Settembre 2017, 16.51.13
1
Niente di nuovo od originale, vero, ma un disco coi controcazzi!!! Quando metti una gran voce al servizio di ottimi brani nn puo` che venire fuori un gran disco come questo, vera sorpresa dell`estate per me, assieme ai piu` metallici AERACO (prego ascoltare il bellissimo Baptized by fire)! Dieci ottimi canzoni per un disco, in tradizione parzialmente sleaze, da 80!.
INFORMAZIONI
2017
Ice Rain Records
Hard Rock
Tracklist
1. Lifeline
2. Dream Steeler
3. Into The Fire
4. Under The Hammer
5. Leaving Me Again
6. No Respect
7. Invasion
8. Revelation
9. Human Eater
10. Hunted (Bonus Track)
Line Up
Ryan Coggin (Voce)
Gregg Russell (Chitarra)
Dieter Schänzer (Chitarra)
Jay Graham (Batteria)

Musicisti Ospiti
Pete Way (Basso nelle tracce 4 e 5)
Kim Nielsen (Basso)
Steevi Jaimz (Cori)
Tony Mills (Cori)
 
 
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