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Hellyeah - Stampede
12/09/2017
( 235 letture )
Generalmente quando ci si approccia ad un “supergruppo”, quello che ci si aspetta di ricevere è chiaramente un “superdisco”, o per lo meno qualcosa che si muova intenzionalmente in quella direzione. Sarebbe grandioso, certo, ma non è sempre questo ciò che accade, anzi. Spesso e volentieri quell’insidioso miscuglio di saturazione di idee, forzature ed assolutamente legittima nostalgia verso gli ineguagliabili trascorsi dei rispettivi componenti, rischia di ribaltare inevitabilmente la situazione e trascinare giù con sé tutto quanto. Il discorso fila grossomodo anche per gli Hellyeah, formazione a stelle e strisce nata nel 2006 su iniziativa di Chad Gray, vocalist dei Mudvayne e del chitarrista dei Nothingface Tom Maxwell. Proprio dagli ultimi due gruppi citati provengono anche i restanti componenti della line up iniziale: Greg Tribbett alla seconda chitarra e Jerry Montano al basso. Resta quindi soltanto lo sgabello della batteria da assegnare a qualcuno di adatto alla situazione, qualcuno dal groove schiacciasassi e con sufficiente grinta e personalità per affrontare il coraggioso progetto. Ecco allora rispondere all’appello nientepopodimeno che Vinnie Paul, vero eroe del thrash in cerca di nuovi sentieri dopo la leggenda dei Pantera, le brevi parentesi con Damageplan e Rebel Meets Rebel e la fin troppo nota tragedia che colpì il fratello. Il quadro è quindi completo e una volta aggiudicato il nome più che emblematico di Hellyeah, viene sfornato anche il primo ed omonimo album che però riflette pericolosamente tutti i timori da “supergruppo” di cui sopra: la miscela funziona, ma tutto sommato dice poco. Quattro anni dopo, allora, la band ci riprova anche con un piccolo cambio di formazione che vede subentrare, a causa di attriti interni, il bassista Bob “Bobzilla” Kakaha, già compagno di Vinnie ai tempi dei Damageplan, in sostituzione di Montano. L’inclinazione da rocker incalliti dei propri componenti, però, riporta il gruppo sulla pericolante strada già percorsa, con un secondo album che suona un po’ come la copia del suo predecessore, nonostante una bella impennata qualitativa.

Di fatto gli Hellyeah si mostrano un po’ come la furiosa copertina di questo Stempede: tori caricanti a testa bassa ed accecati dalla rabbia che non badano troppo a ciò che si ritrovano di fronte. Quaranta minuti di groove metal nudo e crudo, senza compromessi, con innesti di thrash, sludge e tutto ciò che riguarda una certa attitudine incontaminata da veri cowboys americani tradotta in musica pesante. Di tradizione, orgoglio nazionale e di cowboys per l’appunto, ce ne parla l’opener Cowboy Way dove la voce di Gray comincia a scaldarsi e a graffiare ripetutamente a cavallo di riff sempliciotti, ma adatti alla situazione; un piccolo biglietto da visita vincente. The Debt That All Men Pay raddoppia nervo e cattiveria portando l’ugola del buon Chad a sfiorare lo scream vero e proprio, mentre Hell of aTime, così come Better Man, si destreggia alla grande grazie ad uno splendido refrain dalle tinte folkeggianti in pieno stile Lynyrd Skynyrd. Con la title-track i Nostri tornano a pestare come si deve e con It’s On! levano ogni freno inibitore per infiocchettare uno dei pezzi più violenti e sfacciati del lotto. Decisamente più rockeggianti -e tutto sommato anche un po’ più fiacche- le successive Pole Rider e Cold As a Stone, seguite a ruota da un breve arpeggio di acustica che fa le veci di Stand or Walk Away, edificata su un arpeggio che ricorda vagamente quello di Kashmir, sopra il quale la voce pulita di Chad Gray si muove abilmente. Chiudono il cerchio Alive and Well e Order the Sun, che insistono ancora su riff nervosi, distorti e pesanti come non mai, ma che purtroppo aggiungono poco a quanto sentito fin qui.

Si può dire, quindi, che gli Hellyeah l’hanno rifatto. Rifatto che cosa? Un disco onesto, rude, a tratti patriottico e sufficientemente violento per soddisfare tutti i palati abituati alle sonorità delle rispettive band in cui hanno militato finora i loro componenti. Forse, però, quell’etichetta di “supergruppo” veste un po’ troppo larga ai cinque cowboys in questione, che al momento, effettivamente, di super hanno prodotto poco o nulla e probabilmente nemmeno sono intenzionati a farlo. Insomma, gli Hellyeah sono questo, prendere o lasciare.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
80 su 2 voti [ VOTA]
TheSkullBeneathTheSkin
Giovedì 7 Dicembre 2017, 14.06.03
1
Il supergruppo qui non c'è nemmeno lontanamente, il cantato è al limite del proponibile non per qualità ma per espressività/varietà di registro e le song, ahimè non soddisfano mai in pieno perchè trovo che non esprimano grande identità e da musicisti di un certo tipo forse ti aspetti altro, dico forse perchè senza polemiche io da gente come i sopravvalutatissimi Mudvayne non mi aspetto proprio nulla di eclatante. Peccato, una sufficienza piena cè, eccome... poi Vinnie Paul è una leggenda, ma non basta. Il presente disco secondo me è il migliore della band, soprattutto la versione con alchoulin ass (dal debut) come bonus ma se vogliamo essere onesti nel post pantera c'è il nulla totale sia per rex che per vinnie che per azeglio (almeno per me) tenendo presente che i down li escludo dal post pantera. Brutto da dire ma già i Damageplan lasciavano parecchio a desiderare, questi non fanno differenza
INFORMAZIONI
2010
Epic Records
Heavy/Thrash
Tracklist
1. Cowboy Way
2. The Debt That All Men Pay
3. Hell of a Time
4. Stampede
5. Better Man
6. It’s On!
7. Pole Rider
8. Cold As a Stone
9. Stand or Walk Away
10. Alive and Well
11. Order the Sun
Line Up
Chad Gray (Voce)
Greg Tribbett (Chitarra)
Tom Maxwell (Chitarra)
Bob “Bobzilla” Kakaha (Basso)
Vinnie Paul (Batteria)
 
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