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Au-Dessus - End of Chapter
13/09/2017
( 731 letture )
Per tener fermo ciò che è morto, scriveva Hegel nella Prefazione alla Fenomenologia dello Spirito, è necessaria la massima forza, intendendo con ciò dire che qualsiasi morte, per chiunque resti, rischia sempre di scivolare in una prospettiva salvifica che la giustifichi, in qualche maniera. Ciò che è morto è, paradossalmente, ciò che non resta mai tale poiché tende sempre a caricarsi di significati eccedenti, in qualche maniera l’exitus. Ed è proprio questo termine intangibile, inevitabile ed inspiegabile che i lituani Au-Dessus hanno scelto di sondare con la loro ultima fatica, End of Chapter, efficacemente esemplificato dal conturbante artwork dalle tinte fredde, richiamante l’antica usanza di destinare un obolo allo psicopompo Caronte affinché traghettasse le anime sull’altra sponda del fiume Acheronte.

Già a partire dai titoli scelti per le sette tracce componenti il platter, è possibile constatare come la combo lituana intenda chiudere un cerchio parzialmente tracciato con il loro debutto, l’omonimo EP Au-Dessus: la numerazione in cifre romane è difatti direttamente consequenziale dando l’impressione di trovarsi in medias res, tra i capitoli di una narrazione precedentemente dischiusa. Per certi versi la medesima contiguità è ravvisabile anche dal punto di vista del sound proposto dai nostri: ad affiorare è ancora una volta un riuscitissimo e raffinato post-black assaporabile sin dalla opener VI, sostanziantesi di un riff dissonante, immediatamente arricchito da armonizzazioni atmosferiche e suggestivi intrecci melodici cui si sposano, oltre che lo scream straziato di Mantas, vocals in pulito, soprattutto nella sezione finale. Introdotta da un fraseggio rimembrante i migliori Deathspell Omega, VII fa dell’amalgama tra blast beat e allentamenti quasi sludge il proprio focus laddove VIII, dischiusa da ritmiche vorticose, rasenta la perfezione nella rincorsa tra le linee vocali ed i sontuosi paesaggi delineati dalle sei corde. Convincente risulta anche la lunga ed introspettiva X, in grado di combinare armoniosamente slow tempo cinerei, sfuriate dopaminergiche adombrate da tremolo drammatici ed epici nonché sezioni in crescendo che non sfigurerebbero in un lavoro dei Light Bearer. Se XI si fa ferale e in virtù soprattutto di una prestazione vocale quasi disumana, XII: End of Chapter è indubbiamente la composizione che osa di più sotto il profilo del guitar work, che si fa fittissimo, serrato e dissonante sino alla follia salvo poi riversarsi nell’alveo di un allentamento dal carattere solenne, presto spezzato da un blast beat potente e compatto, esaurentesi nella conclusione del platter. Sebbene un lavoro quale End of Chapter necessiti di diversi ascolti per poter essere apprezzato nelle sue notevoli e molteplici sfumature, non è possibile non constatare come il songwriting degli Au-Dessus si dipani attraverso soluzioni tutto sommato sobrie e prive di tecnicismi o orpelli fini a se stessi. Gran parte del fascino della produzione si deve difatti all’ordito intessuto da riff scarni ed essenziali eppure efficaci ed evocativi, sostenuti da un drumming in grado di secondarne agevolmente le evoluzioni, il tutto coniugato alla plastica e mostruosa performance al microfono di Mantas, in grado di veicolare volta in volta tonalità emotive diametralmente opposte mediante le molteplici sfumature del proprio timbro.

Il lavoro del quartetto è inoltre esaltato da una produzione assolutamente perfetta per il genere in questione: essa si presenta infatti equilibrata e netta sebbene non all’eccesso, ricca di suoni robusti, brillanti ma mai artificiosi. Tali caratteristiche fanno di End of Chapter non solo una release che qualsiasi appassionato di post black dovrebbe far propria bensì un lavoro che, in virtù della notevole qualità intrinseca della proposta, non dovrebbe essere disdegnato neppure dall’ascoltatore medio di musica estrema.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
76 su 3 voti [ VOTA]
Alberto
Sabato 16 Settembre 2017, 12.44.13
10
Disco davvero notevole, questo e l'ep precedente davvero ottimi lavori
Ian Hus
Venerdì 15 Settembre 2017, 8.28.23
9
Sentiti e, effettivamente, sono dopaminergici. Confermerei il 75, ossia album buono (e "fresco", soprattutto) che però non arriva all'8. E basta davvero coi Numenorean, che hanno fatto un nell'album anche loro.
lisablack
Venerdì 15 Settembre 2017, 7.14.55
8
Ian Hus, i commenti all'epoca rivolti alla copertina dei Numenorean erano più che giusti. Non ha tutti può piacere di comprare un disco con in bella mostra il cadavere di una bambina..fresco di obitorio. E non tiriamo in ballo la cacata dell'ipocrisia..perché è troppo facile liquidare la faccenda così. Riguardo la band sopra non la conosco e mi ha incuriosito, vedrò di ascoltarla presto. La copertina..bo' è dubbia comunque lasciamo perdere, è meglio..
Nattleite
Giovedì 14 Settembre 2017, 8.02.56
7
Grazie per i complimenti anzitutto! In secondo luogo come già hai avuto modo di notare, più che un neologismo è un termine neurofisiologico utilizzato fuori dal suo contesto Fammi poi sapere cosa pensi del disco, a me, come si evince dallo scritto, è piaciuto parecchio.
Ian Hus
Giovedì 14 Settembre 2017, 2.03.48
6
Premesso che i complimenti alla recensione sono sinceri, leggo dalla Treccani: "dopamminergico (o dopaminergico), sistema Complesso di vie nervose che utilizzano il neurotrasmettitore dopammina. Nel cervello gran parte dei nuclei dopamminergici è localizzata nella substantia nigra e nel tegumento ventrale del mesencefalo, con importanti proiezioni verso il neostriato (via nigrostriatale), la corteccia limbica (proiezioni mesocorticali) e altre strutture limbiche (proiezioni mesolimbiche). Altra importante localizzazione si ha nell’ipotalamo ventrale con irradiazioni verso i gangli della base. Il sistema d. nigrostriato è fondamentale per la regolazione dei riflessi posturali e per l’inibizione dell’attività motoria, quello mesolimbico interferisce nelle manifestazioni della vita emotiva, mentre quello mesocorticale sembra coinvolto nella funzione cognitiva. A livello del sistema neurovegetativo il sistema d. agisce sul tono vasale causando vasodilatazione".
Ian Hus
Giovedì 14 Settembre 2017, 1.54.41
5
Aggiungo che questa recensione ha un livello letterario così alto, che anche "dopaminergiche" diventa (quasi) accettabile. Costanza potrebbe recensire un Mesarthim a caso? Sarei curioso di vedere l'effetto che fa (e che aggettivi inventa 😬.
Ian Hus
Giovedì 14 Settembre 2017, 1.45.37
4
Successe con Numenorean-Home. Che numeri! E quanta demenza allora.
gamba.
Mercoledì 13 Settembre 2017, 23.38.39
3
@d.r.i. non credo proprio, non ne vedo il motivo. tuttavia se la vedi di sfuggita pensi l'obolo sia l'occhio e ti prende un colpo..
d.r.i.
Mercoledì 13 Settembre 2017, 16.10.05
2
Per questa copertina partirà il cinema che era successo tempo addietro per una copertina simile? Spero di no. Disco per me normalissimo.
alifac
Mercoledì 13 Settembre 2017, 14.40.42
1
...copertina inquietante... senza essere volgare...
INFORMAZIONI
2017
Les Acteurs De L’Ombre Productions
Black
Tracklist
1. VI
2. VII
3. VIII
4. IX
5. X
6. XI
7. XII: End of Chapter
Line Up
Mantas (Voce, Basso)
Simonas (Chitarra)
Jokūbas (Chitarra)
Šarūnas (Batteria)
 
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