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Candlemass - Epicus Doomicus Metallicus
13/09/2017
( 204 letture )
Ci sono dischi destinati ad entrare nella storia già appena usciti, dischi il cui solo nome infiamma i cuori di migliaia di appassionati in tutto il mondo, dischi che hanno consacrato il nome della band che ci aveva posto sopra la firma, dischi che addirittura hanno l'onore di ispirare un'intera corrente e di darle un nome e una forma. Sono pochi gli album che possono vantare così grande qualità, ma Epicus Doomicus Metallicus, opera prima degli svedesi Candlemass, pietra miliare del doom metal e, come facilmente intuibile dal titolo, “creatore” del sottogenere Epic Doom, che vedrà tra i suoi maggiori esponenti realtà come Solitude Aeternus e Solstice.
Il debutto della band svedese avvenne in un periodo in cui il doom, partendo dalle solide basi lasciate all'inizio degli anni '70 dai padrini Black Sabbath con i loro primi quattro album, stava cominciando a produrre i suoi primi capolavori: i Saint Vitus avevano già all'attivo due album e nello stesso anno di Epicus Doomicus Metallicus avrebbero licenziato il loro terzo album, Born Too Late, probabilmente il loro capolavoro definitivo; sempre oltreoceano, i Pentagram erano finalmente riuscire a debuttare dopo quasi 15 anni di attesa con il loro omonimo album, cui sarebbe seguito il maestoso Day of Reckoning e i Trouble avevano già lasciato il loro segno sul genere con due album come Trouble (in seguito meglio noto come Psalm 9) e The Skull.
Eppure, lontani da questo boom in terra americana, dalla fredda Svezia i Candlemass se ne uscirono con un platter che aveva e ha tutt'ora una marcia in più. Pur avendo anch'essi, ovviamente, appreso la lezione dei Sabbath (che tra l'altro omaggeranno più volte), il combo guidato da Leif Ending riuscì a dare un tocco assolutamente personale ed originale all'heavy/doom dei maestri inglesi, creando un full-length dal sound inimitabile e caratterizzato da un songwriting di qualità assoluta.

Il trittico iniziale già è da paura: Solitude, che apre le danze, è una sorta di semi-ballad triste e malinconica, dedicata a se stesso da Ending (unico songwriter e lyricist del gruppo), diventata una delle pietre miliari della discografia degli svedesi e del doom metal tutto. A colpire principalmente (oltre che ad essere uno degli elementi che rende questo disco assolutamente unico) è la voce di Johan Langquist, dotata di un timbro teatrale e quasi disperato, che interpreta al meglio i testi dalle tinte cupe e decadenti vergati dalla penna del bassista:

I'm sitting here alone in darkness, waiting to be free
Lonely and forlorn I am crying
I long for my time to come, death means just life
Please let me die in solitude


Siedo qui da solo nell'oscurità, aspettando di essere libero
Solo e disperato sto piangendo
Desidero che il mio tempo finisca, la morte significa solo vita
Per favore lasciatemi morire in solitudine


Si passa poi a Demon's Gate in cui la vena doom è ancora più accentuata (mentre la succitata Solitude, pur essendo sempre cadenzata, è dotata di atmosfere più epiche) e le tematiche si spostano su temi sempre cari al gruppo come stregoneria ed occulto. Dopo il plumbeo intro di tastiera, parte la canzone vera e propria, che si districa agevolmente tra cambi di tempo e assoli per oltre nove minuti, con la sezione ritmica sempre in mostra insieme alla sempre coinvolgente voce del singer. La successiva Crystal Ball è un altro capolavoro di magia nera: un riff principale in cui le chitarre duettano magnificamente, un'interpretazione vocale sempre da pelle d'oca (dotata anche di acuti potentissimi) e addirittura un'accelerazione centrale quasi heavy/speed, fino poi ad arrivare ad un assolo struggente e melodico.
Anche la b-side ovviamente non è da meno: Black Stone Wielder è un susseguirsi di riff oscuri e misteriosi su cui Klas Bergwall costruisce i soliti ottimi assoli e la voce stavolta più bassa del singer segue le linee della chitarra ritmica, mentre Under the Oak è se possibile ancor più lenta e pesante della precedente e viene interrotta da un intermezzo quasi poetico in cui rimangono solo una tastiera, una chitarra acustica e i vocalizzi disperati di Langvist. Il finale è tutto per A Sorcerer's Pledge, un'altra semi-ballad, il cui intro è accompagnato addirittura dal dolce suono di un flauto, prima che il pezzo entri nel vivo con ritmiche movimentate con tanto di doppia cassa in bella mostra, che si alternano con le parti più puramente doom. A condurci verso la fine dell'ultimo capitolo di questo capolavoro troviamo infine una soave voce femminile che lentamente svanisce e ci lascia di nuovo seduti da soli nell'oscurità, estasiati.

Non c'è motivo per dilungarsi ancora di più su un disco come Epicus Doomicus Metallicus: è un manifesto musicale che indiscutibilmente ha segnato un intero genere e che ha dimostrato le enormi qualità di una band (e di un songwriter) capace non solo di debuttare con un lavoro di tale portata, ma di produrre almeno un altro gioiello di altissima qualità quale Nightfall e di continuare a dare la luce uscite di ottimo livello fino ai giorni nostri, dimostrando un'energia mai venuta a mancare, anche in sede live. Epicus Doomicus Metallicus è un album da avere e da amare, un must assoluto nel mondo heavy metal, da tramandare alle generazioni future.



VOTO RECENSORE
97
VOTO LETTORI
91 su 1 voti [ VOTA]
Doom
Venerdì 29 Settembre 2017, 14.34.59
1
Album secolare...appunto come Under the Oak. Manifesto del doom piu pesante ed epico. Questo e Nightfall per me sono il meglio che hanno dato. Ma in realtà fino a Tales of Creation sono comunque 4 monumenti.
INFORMAZIONI
1986
Black Dragon
Doom
Tracklist
1. Solitude
2. Demon's Gate
3. Crystal Ball
4. Black Stone Wielder
5. Under the Oak
6. A Sorcerer's Pledge
Line Up
Mats “Mappe” Bjorkman (Chitarra)
Leif Ending (Basso)
Mats Ekstrom (Batteria)

Musicisti Ospiti
Johan Langquist (Voce)
Cille Svenson (Voce su traccia 6)
Klas Bergwall (Chitarra solista)
 
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