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Devastation - Signs of Life (Reissue)
18/09/2017
( 384 letture )
L'italiana Punishment 18 Records ha recentemente attuato un'operazione di salvataggio ristampando gli ormai da diverso tempo introvabili secondo e terzo album dei thraser texani Devastation, salvando così dall'oblio la sparuta produzione di una band andata persa nell'immenso oceano thrash degli anni 80.
Formatisi a Corpus Christi nel 1986, i Nostri cercano di ritagliarsi sin da subito un loro spazio andando ad aprire i concerti di nientepopodimeno che gli Anthrax nel tour promozionale di Among the Living, riuscendo così a pubblicare l'album di debutto Violent Termination già l'anno successivo, album ancora piuttosto grezzo influenzato dai primi Slayer e dal metal classico di Anvil e Judas Priest, ma con un approccio punkeggiante e brutale alla maniera dei Venom, che già mostrava buoni spunti. Due anni dopo, infatti, riescono ad approdare presso la Combat Records dando così alle stampe il qui in analisi Signs of Life, uscito originariamente sugli scaffali nell'ottobre 1989, nel quale le potenzialità emerse nell'album di esordio vengono affinate grazie anche al determinante contributo quale l'entrata in formazione di Louie Carrisalez dietro le pelli e l'innesto di Henry Elizondo quale secondo axeman.

Lo stile dei texani inizia così ad essere maggiormente personale e ragionato, scostandosi dalla mera furia cieca degli esordi a favore di una carica aggressiva maggiormente calibrata. Con la maggior accuratezza, fornita in parte anche da una produzione decisamente più professionale dovuta al passaggio su una label già rodata da diversi anni nell'ambito thrash, vi è anche una decisiva virata su territori più estremi, a tratti accostabili al primo death, sia per le accelerazioni e la complessiva velocità che per il tasso tecnico. Accantonata la sgangherata produzione con chitarra e batteria accostabili rispettivamente ad una sega elettrica che taglia lamiera e delle martellate sui fustini del detersivo, i cinque affinano la tecnica indirizzando la loro proposta sulla scia di formazioni come Forbidden e in particolar modo Dark Angel, nei confronti soprattutto del magistrale Darkness Descends verso il quale tutto Signs of Life sembra volgere sguardo e intenti. A ben vedere i parallelismi con la band di Downey ed il sopraccitato album sono ben palesi, sia per la voce di Rodney Dunsmore, accostabile a quella di Don Doty, che per le chitarre corpose e la batteria terremotante, ma nonostante questi rimandi a formazioni thrash più blasonate l'album non è per questo scevro da elementi di interesse.
L'album dà fin dall'inizio fuoco alle polveri con Eye for an Eye, brano già edito poco prima della pubblicazione dell'album in uno split coi thrasher di Seattle Forced Entry, che parte subito in quinta abbattendo sull'ascoltatore la furia rabbiosa dei cinque in piena regola thrash, carica di numerosi giri di chitarra e un rallentamento centrale per poi ripartire con degli assolo à la Slayer. Con un incedere più cadenzato si prosegue con Desolation, alternando momenti di furia assassina a rallentamenti, sfociando nella terza Manic Depressive senza soluzione di continuità. Dopo la follia vertiginosa e gli assolo vorticosi della composizione precedenti si passa così alla title-track, anch'essa divisa tra momenti più sostenuti ed altri più incalzanti, ricca di cambi di tempo e ritmi al limite dell'inverosimile soprattutto per quanto riguarda il più che egregio lavoro di batteria. Degna di nota anche l'azione chitarristica, come emerge anche in Retribution, seconda traccia già inclusa nel già citato split, e Tomorrow We Die, ma generalmente tutto l'album è permeato da una complessiva buona fattura delle parti strumentali, anche considerati i ritmi sempre tenuti su velocità piuttosto elevate, e da un discreto tasso di tecnicità. Chiudono l'album Fear of the Unknown e Escape to Violence, concludendo così un viaggio sonoro di poco più di mezz'ora senza mai lasciare un attimo di respiro mantenendo sempre alto il voltaggio di violenza e velocità.

Uniche pecche dell'album sono forse un'eccessiva ripetitività che particolarmente verso la fine del platter inizia a palesarsi e soprattutto una produzione non sempre lucida, che in certi punti tende ad impastare un po' troppo strumenti e voce, inficiando e rendendo l'ascolto fin troppo caotico: nonostante il passo fatto dall'esordio sia notevole, la produzione è infatti pari a quella di Schizophrenia rispetto a Morbid Visions dei Sepultura, quindi non ancora totalmente ottimale. Ciononostante, a prescindere da come sarebbe potuta essere con una produzione maggiormente soddisfacente, la resa finale è un album che, se per certi versi è ancora acerbo (soprattutto a confronto con il suo diretto successore), d'altro canto risulta piuttosto godibile nonché indicatore del progressivo cambiamento sia inserito all'interno del (breve) percorso artistico dei Devastation, che alla luce degli avvenimenti e le innovazioni all'interno del panorama thrash di fine anni 80. Attraverso questa ristampa si può quindi riassaporare appieno un'opera andata (quasi) perduta che, seppur non totalmente fondamentale, è comunque un caposaldo di sonorità estreme ed incalzanti, crocevia tra thrash e death, che di sicuro non lascerà indifferenti amanti e nostalgici.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
90 su 2 voti [ VOTA]
thrasher
Martedì 19 Settembre 2017, 22.09.37
4
Più diretto come album ma molto bello l apice lo raggiungono con il successivo per me... grande band
duke
Martedì 19 Settembre 2017, 22.00.07
3
buon disco....
rik bay area thrash
Martedì 19 Settembre 2017, 16.00.45
2
Finalmente la ristampa !!! Perso all' epoca .... recuperato con leggero ritardo ... ahah. Album e band da riscoprire (imho).
LAMBRUSCORE
Martedì 19 Settembre 2017, 12.18.31
1
Io do un 80 secco a questo disco, che ho ancora in vinile, se non l'avete prendetelo.
INFORMAZIONI
2017
Punishment 18 Records
Thrash
Tracklist
1. Eye for an Eye
2. Desolation
3. Manic Depressive
4. Signs of Life
5. Retribution
6. Tomorrow We Die
7. Contaminated
8. Fear of the Unknown
9. Escape to Violence
Line Up
Rodney Dunsmore (Voce)
Dave Burk (Chitarra)
Henry Elizondo (Chitarra)
Edward Vasquez (Basso)
Louie Carrisalez (Batteria)
 
RECENSIONI
84
 
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