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Imperivm - Rome Burns
20/09/2017
( 720 letture )
C'è un aspetto del metal italico che ha sempre destato una certa curiosità, quando non una vera e propria sensazione di sconcerto: una miriade di band appartenenti ai filoni musicali più disparati, infatti, ha trattato nei propri testi mitologie ed eventi storici di ogni sorta, con una naturale predilezione per quelli appartenenti al Grande Nord ed al Medioevo...ma molto di rado abbiamo potuto ascoltare gruppi che omaggiassero la pur immensa mole di storia dei nostri avi e, in particolare, quella dell'antica Roma, oggettivamente una delle epopee storiche più intense e ricche di eventi che l'umanità abbia vissuto. Finalmente, però, pare proprio che anche in casa nostra si cominci a guardare all'impero più famoso della storia come fonte inesauribile di ispirazione: stiamo parlando dei varesini Imperivm, nati nel 2010 e giunti in queste settimane al loro secondo album eloquentemente intitolato Rome Burns.

Il titolo fa naturalmente riferimento al drammatico incendio di Roma del 64 d.C., magistralmente narrato dallo storico Tacito e la cui colpa fu addossata dall'Imperatore Nerone ai cristiani, salvo poi vedersi accusato in prima persona dai posteri. Lo stile musicale è un power melodico e fortemente epico, che si sposa perfettamente alle tematiche trattate come già evidente in Last Breath, apripista dell'album: una strofa piuttosto energica si sposa ad un ritornello viceversa melodico ed arioso, ben dominato dalla voce espressiva del frontman Spartacus Thracius (all'anagrafe Giuseppe Scaffidi), che narra l'omicidio di Giulio Cesare alle idi di Marzo e, nonostante esso, il fallimento del proposito dei congiurati di salvare la Repubblica, giunta invece al suo “ultimo respiro”. Più classicamente heavy e più epica risulta invece essere la title-track, che parla naturalmente del succitato, grande incendio di Roma; sapremo mai la verità sulla responsabilità dell'evento che distrusse tre quarti dell'Urbe e provocò migliaia di vittime? La storiografia moderna tende a discolpare sia i cristiani, sia Nerone, che anzi si prodigò in prima persona per aiutare i sopravvissuti al disastro, ma è chiaro che la verità rimarrà sconosciuta per sempre. Tornando alla musica, il brano vede un bel ritornello corale a coronare un brano intrigante e coinvolgente. Si torna a pestar duro, viceversa, con Spartacus Never Dies, dove le chitarre sferzanti di Publius Sextius Leo (alias Leonardo Vella) e la sezione ritmica di Atticus Magnus Baro (G.L. Barone, fra l'altro romanziere di successo) e Marcus Iunius Flores (Fiore Fausto) sostengono a dovere le linee vocali del singer; la storia narrata, naturalmente, è quella del celeberrimo Spartaco, guerriero e gladiatore trace che capeggiò la rivolta degli schiavi nella terza guerra servile del 73-71 a.C. e riuscì anche ad infliggere alcune sonore batoste agli eserciti romani, prima di venir sconfitto ed ucciso da Pompeo (anche se Crasso ebbe qualcosa da ridire). La sua figura, del resto, affascina da sempre scrittori, musicisti e registi (come dimenticare il film di Kubrick?), nonostante la sua condizione di schiavo ribelle, la sua disfatta e l'orrenda punizione inflitta a seimila superstiti della sua armata, crocefissi sulla Via Appia. Behind the Alps, introdotta da un bel passaggio alle tastiere di Appius Flaminius (Marco Valvano), narra del passaggio delle Alpi da parte dell'esercito cartaginese guidato da Annibale Barca, probabilmente il più grande nemico che Roma si sia mai trovata ad affrontare; il brano, uno dei migliori dell'album con le sue splendide linee vocali, rende il dovuto omaggio al condottiero, che grazie alla sua strategia riuscì a portare la guerra in casa dei romani, infliggendo all'Urbe quattro gravissime sconfitte, fra cui quella drammatica di Canne, nella quale perirono fra 50.000 (secondo lo storico Livio) e 70.000 uomini (secondo Polibio). The Final War, che per la verità ci colpisce un po' meno a dispetto di un bel ritornello melodico e canticchiabile (uno dei maggiori punti di forza degli Imperivm), è dedicata alla guerra civile fra Ottaviano Augusto da un lato e Marco Antonio e Cleopatra dall'altra, il conflitto che portò, dopo la battaglia di Azio del 31 a.C., alla definitiva affermazione dell'erede di Cesare quale unico padrone del mondo romano. No Wife No Queen rispolvera un po' di melodia soprattutto grazie ad un sapiente uso delle tastiere e ci narra la storia (decisamente meno nota rispetto alle altre ascoltate finora) di Berenice di Cilicia, figlia di Erode il Grande, della quale si invaghì l'Imperatore Tito, ma che viene letteralmente massacrata dalla tradizione ebraico-cristiana ed etichettata come meretrice. I nostri amici varesini apprezzano, come abbiamo visto, alternare melodia e pesantezza e per questo la traccia successiva, Fire and Flames, torna su territori più heavy nel narrare la storia di un altro formidabile nemico di Roma, quell'Attila cui solo le armate del generale Ezio e la determinazione (o il tributo, dicono altri) di Papa Leone Magno impedirono di devastare l'Italia negli ultimi anni dell'Impero Romano d'Occidente. Uno dei brani migliori del disco si palesa a questo punto alla traccia numero otto ed è I am the King, che ci riporta agli albori della storia di Roma, ripercorrendone la leggendaria fondazione: come noto, scoppiò un'aspra contesa fra i gemelli Romolo e Roma per il diritto di fondare il nuovo agglomerato urbano e, quando Remo attraversò per scherno il confine cittadino disegnato dal fratello, fu da quest'ultimo ucciso (almeno secondo la versione più celebre). La batteria marziale e le tastiere solenni rendono bene l'atmosfera drammatico di questo episodio leggendario. Thus Always to Tyrant, che cita vagamente gli Stratovarius di Black Diamond in apertura per poi evolvere verso un bel brano power, torna nuovamente sull'assassinio di Giulio Cesare, affrontando però il punto di vista dei suoi carnefici, Bruto e Cassio, decisi a salvare con il loro atto quel che rimaneva della Repubblica in cui credevano tanto fermamente. Ci avviciniamo alla fine con Domus Aurea, dedicata alla celebre residenza neroniana, che però ci colpisce complessivamente meno, prima che il livello torni nuovamente elevato con l'heavy rabbioso di The Story of My Life, una sorta di trasposizione in musica delle Res Gestae divi Augusti, l'agiografico resoconto delle proprie imprese redatte dallo stesso Ottaviano Augusto.

Al termine della nostra lunga disamina, il giudizio sull'operato degli Imperivm non può che essere positivo: la proposta musicale non costituisce nulla di particolarmente originale ed innovativo, anzi, ma l'album scorre via in modo piacevole e tranquillo, regalando principalmente sorrisi agli ascoltatori. Inoltre, finalmente, abbiamo il piacere di leggere testi dedicati ad un'epopea storica che, davvero sorprendentemente, non sembra godere in ambito metal di particolare fortuna. Chissà, quindi, che l'attività dei nostri nuovi amici varesini non faccia da apripista ad altre band desiderose di raccontare la storia della Città Eterna e dei suoi domini. Ben fatto ragazzi, ad maiora!



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
77 su 2 voti [ VOTA]
Cloe83
Sabato 23 Settembre 2017, 0.35.21
5
Un'album davvero STUDIATO e d'effetto! diabolici gli inserimenti di frasi in latino! Complimenti agli Imperivm!!
Seve71
Giovedì 21 Settembre 2017, 14.04.37
4
Gran bel disco regalatomi da un amico.
InvictuSteele
Mercoledì 20 Settembre 2017, 21.31.30
3
Mi incuriosiscono
Beta
Mercoledì 20 Settembre 2017, 18.52.40
2
Cavoli, interessante ...
duke
Mercoledì 20 Settembre 2017, 15.51.14
1
ora li cerco ....questa recensione mi ha incuriosito...
INFORMAZIONI
2017
Virus Records
Heavy/Power
Tracklist
1. Last Breath  
2. Rome Burns  
3. Spartacus Never Dies  
4. Behind the Alps  
5. The Final War  
6. No Wife No Queen  
7. Fire and Flames  
8. I Am the King  
9. Thus Always to Tyrans  
10. Domus Aurea  
11. The Story of My Life
Line Up
Spartacus Thracius (Voce)
Publius Sextius Leo (Chitarra)
Appius Flaminius (Tastiere)
Atticus Magnus Baro (Basso)
Marcus Iunius Flores (Batteria)
 
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