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Satyricon - Deep Calleth upon Deep
22/09/2017
( 2207 letture )
Un abisso dispiegantesi nei visceri dell’abisso: ed è a tale affascinante immagine veterotestamentaria -quasi paragrafante Salmi 42, 7-11- che una dei combo più divisivi e controversi del paradigma estremo affida il proprio ritorno sulle scene. Ciò avviene a distanza di quattro anni da quell’eponimo che aveva tanto fatto storcere il naso ai più e dopo la non facile convalescenza del mastermind Sigurd "Satyr" Wongraven , probabilmente trasfigurata nella stretta morbosa che cinge le due figure campeggianti nell’artwork: la vita, con le sembianze di un giovane rubicondo, da un lato, e la morte scheletrica. Lo schizzo tra l’altro, sebbene in prima istanza possa esser sembrato pressapochista e sgraziato a molti fan, reca la firma di uno degli artisti norvegesi più amati e rappresentativi della modernità: Edvard Munch. Se tutto ciò non bastasse a rendere Deep Calleth upon Deep non già l’ultimo di una stanca collezione di lavori più o meno ispirati, Satyr stesso aveva presentato la release in termini piuttosto incisivi:
"... O è l’inizio di qualcosa di nuovo o, piuttosto, sarà il mio ultimo album".

Nonostante tale velleità di scompaginare l’immediato passato possa far affiorare qualche speranza di veder affiorare nuovamente la fiamma nera con il medesimo ardore di Nemesis Divina, è possibile sgomberare immediatamente il campo da qualsiasi equivoco: il sound qui proposto ha ben poco da spartire con il black metal scandinavo di matrice novantiana. Il duo norvegese procede difatti ostinatamente nel solco tracciato dai lavori post Rebel Extravaganza pur recuperando qua e là alcune suggestioni provenienti, ed è il caso di dirlo, dagli abissi della loro produzione. Tali caratteristiche sono evidenti sin dalla traccia di apertura Midnight Serpent in cui un certo feeling heavy ricco di mid-tempo si intreccia a sezioni in tremolo e ad un drumming più serrato, senza dar corpo ad assalti frontali o sezioni particolarmente aggressive. La successiva Blood Cracks Open the Ground, pur beneficando di un intreccio di riff intrigante e vario, poggia su una partitura ritmica esageratamente convoluta che resta piuttosto ostica anche dopo diversi ascolti, decollando davvero soltanto nella seconda metà del brano. Il refrain, altrimenti efficace, è inficiato da una prova al microfono di Satyr piuttosto monocorde e poco esaltante. To Your Brethren In The Dark costituisce invece il brano per dir così più sepolcrale del lotto: armonizzazioni in chiave minore si rincorrono in arabeschi chitarristici pregni di melodia, sullo sfondo di un andamento sulfureo e quasi doomeggiante. Segue la titletrack, posta nella sezione mediana del full-length, con la disarmante semplicità del suo impianto fatto di riff corposi strizzanti l’occhio al classic metal anni Ottanta, qua e là punteggiato dagli archi e dalle incursioni vocali di Håkon Kornstad. Queste ultime adombrano anche il tessuto della rockeggiante The Ghost Of Rome, probabilmente uno dei brani più easy listening del comparto che in qualche modo riesce, nella sua immediatezza melanconica, a catturare l’attenzione dell’ascoltatore.
E se Dissonant spicca primariamente per l’inclusione di un inserto in sax nella sua greve anima rockeggiante, vivacizzata da repentini allentamenti e reprise funambolesche, Black Wings And Withering Gloom sorprende con blast beat e tremolo che però non risultano mai mordaci o taglienti bensì sempre, in qualche misura, smorzati ed innocui soprattutto in forza di una produzione volutamente pastosa ed ipersatura ben poco valorizzante le frequenze più alte. L’amalgama, arricchito da archi drammatici, appare sufficientemente convincente. A far calare il sipario sul lavoro è Burial Rite, dall’andamento anodino increspato nella sezione finale da accelerazioni ed ottoni opulenti.

Come definire dunque un lavoro peculiare e multiforme quale Deep Calleth upon Deep? Se correlato al suo immediato predecessore, risulta essere senz’ombra di dubbio un platter più riuscito, brillante, meno ostico e soprattutto dotato da un minutaggio maggiormente snello che ne favorisce la fruizione anche sul lungo periodo. Tuttavia, Satyr e Frost sono ben lungi dall’aver dato alla luce il loro lavoro più riuscito dai tempi di Volcano che, per chi scrive, rappresenta e rimane il canto del cigno delle ispirazioni e velleità creative del duo.
In ultima analisi chiunque abbia apprezzato Satyricon e, in qualche modo, la discografia dei Satyricon successiva a Rebel Extravaganza, troverà sicuramente anche Deep Calleth upon Deep degno di considerazione. E se coloro che si limitano soltanto alla leggendaria triade d’esordio farebbero bene a star lontani da tale release, i più curiosi e temerari potrebbero trovare più di qualche spunto interessante in un platter non eccelso ma neppure del tutto deludente.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
76.75 su 28 voti [ VOTA]
Heimdall
Domenica 1 Ottobre 2017, 13.26.31
25
Gran bel disco, a me è piaciuto. Sound personalissimo di difficile definizione, forse Black Rock o qualcosa del genere. Etichette a parte, il disco ha atmosfera da vendere ed è questo quello che chiedo ad un gruppo Black Metal, indipendentemente dal filone in cui si colloca.
Salvo
Giovedì 28 Settembre 2017, 23.16.49
24
Per quanto mi riguarda, è uno degli album peggiori che abbia ascoltato quest'anno.
Kappa
Martedì 26 Settembre 2017, 21.54.56
23
Hanno il pregio di continuare ad avere un loro sound, e li riconosci tra mille...Però non capisco più dove vogliano andare a parare
Nattleite
Martedì 26 Settembre 2017, 14.32.42
22
@Absynthe: Nel caso specifico ho inteso con saturazione suoni molto ricchi di armoniche, spero di aver chiarito.
Punto Omega
Martedì 26 Settembre 2017, 14.21.43
21
@Absynthe: quoto in tutto quanto da te riferito. Un'unica nota: il predecessore è, a mio modestissimo avviso, un album che gode di una delle migliori produzioni di sempre.
andreastark
Lunedì 25 Settembre 2017, 17.37.31
20
bah, a me piace....e dopo tre ascolti ancora di più....il migliore dopo Volcano....ottimo ritorno
lisablack
Lunedì 25 Settembre 2017, 12.58.07
19
Mah veramente io non ho scritto che li odio a morte. Li ho citati come paragone, essendo norvegesi e contemporanei dei Satyricon (entrambi band nate negli '90) perché per me si sono snaturati troppo..a differenza di questo album, che anche se non mi piace, almeno qualcosa col metal, ha sempre in comune..non è tutt'altro genere che con il nome Satyricon non c'entra nulla.
Pink christ
Lunedì 25 Settembre 2017, 7.58.26
18
Ce l'avete proprio a morte con gli Ulver è? Cmq a me non dispiace, ci son dei pezzi un pò noiosetti, altri fatti bene che si fanno ascoltare volentieri, Un 70 se lo meritano
lisablack
Domenica 24 Settembre 2017, 8.11.00
17
No, io l'ho ascoltato ma non fa per me, anche se non è un disco insufficiente..ma io sono di quelli che il passato non lo dimentica. Come si fa a dimenticare album come The Shadowsthrone?? Comunque son del parere di mariamaligno.. Meglio un'album come questo che l'evoluzione di altre band estreme che si sono snaturate all'inverosimile..come ad esempio gli Ulver, tanto per rimanere in Norvegia. Citando la recensione..io sono tra quelli devoti alla "leggendaria triade degli esordi" e oltre non vado! Accetto questo album, ma non è per me.
Silvia
Domenica 24 Settembre 2017, 1.11.17
16
@Costanza, obbiettivo raggiunto
Steelminded
Domenica 24 Settembre 2017, 0.15.40
15
Copertina brutta
Absynthe
Domenica 24 Settembre 2017, 0.12.32
14
Disco più che buono e che mi ha convinto per le registrazioni e per la perizia con cui l'acustica naturale della batteria è stata trattata, figurando fra quei prodotti che se ne infischiano della "loudness war" (a proposito: saturazione dove, se mi è permesso chiedere?; o, quantomeno, cosa si intende per saturazione?). L'album fa il paio col precedente, nella ricerca di una scrittura personale e deviante, tanto nei riff e i fraseggi quanto nei pattern ritmici e negli arrangiamenti, dalle aspettative (più che insistenti, ossessionate) che puntualmente manifestano contrarietà, e mostrando a tutti gli effetti una - finalmente! - consolidata maturità artistica portatrice di indagine che, in questo caso, si fa più oscura, profonda, stratificata e, cionondimeno, riconoscibile nella sua natura. A parer mio, ha il potenziale per durare a lungo (almeno nei brani To your Brethren in the Dark, Deep Calleth upon Deep, Dissonant e Burial Rite), esattamente come l'elegantissimo predecessore...
Nattleite
Sabato 23 Settembre 2017, 18.42.21
13
@Silvia: grazie per l'apprezzamento! A prescindere da quello che può essere il giudizio finale, il mio fine è sempre quello di permettere al lettore di farsi un'idea generale sulla produzione
mariamaligno
Sabato 23 Settembre 2017, 14.52.50
12
Per me è un bel disco. Molto oscuro e sinistro con brani veramente validi come Midnight, To Your Brethren, The Ghost Of Rome e soprattutto Black Wings che in parte riprende il puro black metal cosa che non facevano da anni. Ha purtroppo il difetto che si portano dietro direi da Now Diabolical e che ha raggiunto il suo apice negativo in The Age Of Nero di fare il verso(senza riuscirci sempre) ai Thorns, vale a dire un'innegabile ripetitività, un volersi incaponire su rtimiche marziali e monocordi alla lunga noiose..evidentemente è quello che piace a loro oggi. Ad ogni modo preferisco questo tipo di evoluzione che quella di altri gruppi della scena estrema che col metal non hanno più nulla a che spartire..
Silvia
Sabato 23 Settembre 2017, 13.03.46
11
Comunque bella recensione, ti fa proprio capire com'e' l'album
Silvia
Sabato 23 Settembre 2017, 1.41.51
10
Sono d'accordo con Graziano "in qualche momento mi aspetto la sfuriata che non c'è" e anche con chi dice che se ci scordiamo il passato (inteso x complessita' dei pezzi e innovazione, non x genere) non e' male, come dice la recensione "non eccelso ma neppure del tutto deludente"
Rammy
Venerdì 22 Settembre 2017, 22.58.48
9
Io li adoro, punto e basta. Tutti a Bologna, se ripetono il concerto di Pordenone passano alla storia!
paolo
Venerdì 22 Settembre 2017, 20.14.47
8
Non è una schifezza, ma dopo vari ascolti non mi ha preso. Semplicemente un disco ascoltabile, ne bello ne brutto. Sembra che compongano i brani per contratto, non c'è una grande ispirazione. Interessanti le soluzioni più anomale, cori, fiati, mellotron, ma non bastano a far decollare un album stanco. Non ci sento una gran differenza col precedente, ripeto, secondo me dischi ne belli ne brutti. Non resteranno nella storia.
Graziano
Venerdì 22 Settembre 2017, 16.47.49
7
Alcuni brani non son male, ma davvero in qualche momento mi aspetto la sfuriata che non c'è. A volte si ha un climax che dovrebbe sfociare nell'apoteosi, ma poi la canzone scema senza orgasmi. Una maggiore varietà ritmica e sarebbe stato un buon album.
freedom
Venerdì 22 Settembre 2017, 14.56.30
6
Secondo me un bel disco. Chissenefrega del passato...questi sono i Satyricon odierni e a me va benissimo. Voto 75.
zeno1969
Venerdì 22 Settembre 2017, 14.36.22
5
neanche a me è dispiaciuto, si fa ascoltare volentieri, e se "scurdammoce ù passato" un bel 80 se lo merita poi spero di riuscire ad andarli a vedere a Bologna perché l'ultima volta che li ho visti a Pordenone sono stati semplicementitravolgenti! stanno diventando un po' come i Metallica, album non eccelsi ma dal vivo non ce n'è per nessuno...
Pacino
Venerdì 22 Settembre 2017, 14.24.44
4
non mi è dispiaciuto, va ascoltato più volte senza pensare al passato...che non tornerà. Voto 72
Kenos
Venerdì 22 Settembre 2017, 12.36.38
3
Ci ho provato e riprovato, ma anche questo l'ho trovato di una noia desolante. Col precedente erano alla frutta, qua stiamo all'ammazzacaffè...
Metal Shock
Venerdì 22 Settembre 2017, 12.06.04
2
La proposta odierna della band e` lontano dal black metal, e risulta in linea coi predecessori, anche come qualita: bassa. Qualche spunto interessante ma praticamente ancora una volta un disco che lascia l`amaro in bocca, pensando al passato. Che non vuol dire per forza tornare al passato, ma fare un disco decente si`. Canto del cigno? Forse ne e` il momento.
Flv
Venerdì 22 Settembre 2017, 9.31.52
1
il problema che ho con i Satyricon degli ultimi 15 anni e' relativo a questo freno a mano che hanno tirato sulle ritmiche ormai arroccate quasi sempre su mid tempo tuttti uguali . E anche le poche volte che corrono Frost sembra voler per forza distanziarsi dai vecchi blast beat con cui ci hanno bombardato fino a Rebel , preferisce soluzioni meno fluide e spesso sgraziate che sicuramente sono originali ma che eprsonalemtne reputo meno efficaci . Perche' poi riff belli nei loro abum ci sono semprre ma la batteria concepita cosi' mi uccide ogni interesse verso la loro proposta attuale
INFORMAZIONI
2017
Napalm Records
Black
Tracklist
1. Midnight Serpent
2. Blood Cracks open the Ground
3. To your Brethren in the Dark
4. Deep Calleth upon Deep
5. The Ghost Of Rome
6. Dissonant
7. Black Wings and Withering Gloom
8. Burial Rite
Line Up
Sigurd Wongraven (Voce, Chitarra, Basso,Tastiera)
Kjetil-Vidar Haraldstad (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Håkon Kornstad (Voce)
 
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