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Danzig - Danzig II - Lucifuge
23/09/2017
( 645 letture )
Archiviata oramai la parentesi con i Misfits ed i Samhain, gli echi della precedente appartenenza al mondo punk in Danzig sono oramai svaniti e restano come connessione superstite nella fanbase oramai consolidata, per la maggiorparte proveniente da quella scena, oltre che grazie alla presenza in formazione di Chuck Biscuits, batterista molto attivo nel movimento hardcore punk americano, per via della militanza nei Black Flag e nei D.O.A.. Dopo l'album di debutto, che suona un po' come un manifesto dell'approccio (musicale ed estetico) che Danzig intenderà imprimere al progetto cardine della sua carriera solista, questo secondo disco inaugura la tradizione di nominare molti dei full-length successivi della band semplicemente aggiungendo una cifra progressiva al monicker, insieme ad un sottotitolo esplicativo. In questo caso, quindi, ci troviamo di fronte a Danzig II - Lucifuge, che già con il suo sottotitolo vuole essere una sorta di invito a fuggire dalla luce, lasciando aperti altri significati collaterali, stimolati dal sapore luciferino che si ha nel pronunciarlo.
In effetti, un'aura biblica la si percepisce già nell'osservare una delle due copertine scelte per l'album, quella dove si impone in maniera prepotente il primo piano dei pettorali di Danzig, che con le sue mani stringe l'horned skull, simbolo del gruppo, incastonato in una croce, un po' come se fosse un crocifisso. Ho accennato all'esistenza di due copertine in quanto vi era anche una copertina "alternativa" (successivamente inglobata come retro nelle versioni del disco che invece presentavano l'altra cover) che ritraeva i volti di tutti e quattro i membri in una foto molto chiaroscurata, creando un immediato rimando all'artwork dell'omonimo disco dei The Doors, che giocava su una scelta fotografica simile. Altri indizi di questo tipo di atmosfera oscura ed al tempo stesso biblica li troviamo aprendo il booklet, che riporta un'emblematica, quanto sinistra, frase di San Giovanni:

"Ye are of your father the devil, and the lusts of your father ye will do"

L'estratto lancia un'inquietante dichirazione, ossia l'appartenenza ad una stirpe che ha per padre il diavolo e che per lui stesso esaudirà i desideri. Srotolando il booklet per la sua lunghezza troviamo le foto della band: Danzig mostra nella sua interezza il crocifisso, che si rivela essere in realtà una croce capovolta (nel caso in cui qualcuno avesse nutrito dubbi sulla volontà del frontman di declinare la religiosità in maniera ambigua); scorriamo e vediamo il bassista Eerie Von con lo sguardo abbassato, quasi assorto, il chitarrista John Christ ed infine il batterista Chuck Biscuits, che guardano dritti nell'obiettivo della macchina fotografica. Inoltre, nelle prime stampe, il booklet aprendosi formava una croce rovesciata: una piccola chicca che purtroppo è andata persa nelle versioni più recenti, compresa quella in mio possesso, ma che dimostrava quanto la release fosse stata curata nei dettagli ed in maniera coerente anche nel confezionamento grafico.

Scendendo più a fondo negli aspetti musicali, questo secondo capitolo di Danzig (anch'esso prodotto da Rick Rubin) si presenta molto più diversificato musicalmente rispetto al debutto, in certi accorgimenti più maturo, offrendo brani che compositivamente alternano un mood più aggressivo ed energico a ballad più languide e pezzi acustici dal retrogusto country/blues. È, in effetti, al Delta del Mississipi che pensiamo quando ascoltiamo alcuni fraseggi della chitarra di John Christ, ma ciò non sorprende se teniamo in conto del grande debito ispirazionale che Glenn riconosce ad artisti come Muddy Waters ,Howling Wolf o Johnny Cash, per il quale scrisse anche un pezzo, Thirteen. E' da loro che estrae l'anima più sofferta e tormentata ibridando le urla (o, per meglio dire, gli ululati) di Howling Wolf, l'elevarsi graffiante e sporco di Muddy Waters e la limpidità ed il pathos delle interpetazioni di Roy Orbison (per il quale compose il brano Life Fades Away) e del mito assoluto, il sensuale Elvis Presley.
Tutto questo è evidente soprattutto in I'm The One, dove John Christ si guadagna i riflettori pieni con il duetto chitarra-voce al fianco di Danzig, che all'inizio dà sfoggio di un timbro più caldo e pacato, quasi erotico nel raccontare le sue origini randagie e sporche, serpeggiando avances verso un immaginario interlocutore che è invitato a sentire più da vicino il suo essere così minaccioso. Come da sempre ci ha abituati, però, arriva il momento di rottura e la quiete viene assorbita dalle vene più esplosive e bollenti che si percepiscono quando Danzig si abbandona alle poderose parti urlate.
Anche in Killer Wolf viaggiamo su intenti simili, nonostante la resa sia diversa perché il pezzo vuole essere più incisivo e meno intimo, più rockeggiante e meno silenzioso. Ma la figura iconica del lupo (citato anche nel testo di I'm The One) rimane come elemento fisso e quasi di congiunzione, a voler rappresentare un'animalità inquieta ma al tempo stesso rassicurante e protettiva. Entrambi i pezzi sono accompagnati da video che, come da tradizione, non hanno timore di essere provocatori, ma soprattutto provocanti, grazie alla sempre presente figura femminile che conferisce toni più sexy ed elusivi in scenari abbastanza scarni, a cui si contrappone la muscolarità del gruppo. Un esempio lampante di questo è la clip di Killer Wolf, diretta da uno dei miei miti personali, Anton Corbijn, che di certo non necessita di presentazioni per gli appassionati dei Depeche Mode: poco prima che venisse rilasciato il video per Danzig, Corbijn aveva infatti pubblicato l'indimenticabile video di Personal Jesus, che al livello fotografico tra l'altro mostra alcuni punti di tangenza.
Uno dei meriti di Danzig è, del resto, anche l'aver creato un vero e proprio immaginario attorno a sé, in cui la sensualità, le donne ed il voler porre l'accento su un alto tasso testosteronico (dal punto di vista musicale, ma soprattutto fisico) ha contribuito di fatto a rendere la band iconica di un certo machismo. Ma il punto forte di Lucifuge sta anche nello svelare una duttilità compositiva ed esecutiva, che fa in modo che il disco, oltre agli episodi prima citati, accolga sfumature di tutti i tipi: dall'amarezza di Blood and Tears all'incazzata 777, dalla vena negativa di Tired of Being Alive a quella dark di pezzi come Her Black Wings (citando dal testo, "Blackest of the black / Darker than night") fino alla tonalità languida di Devil's Plaything.

Il timbro baritono, l'estensione e l'espressività vocale di Danzig (che quasi fanno temere che la stonatura sia dietro l'angolo) non sono mai stati un mistero, ma qui a mio avviso trovano più spazio per emergere, proprio grazie a tutta questa ricchezza di trame che musicalmente Lucifuge regala anche in chi lo ascolta. Non si può non rimanere coinvolti e non lasciarsi trasportare dal complesso di emozioni, in un alternarsi quasi schizofrenico di umori diversi e sensualità enigmatica.
Nonostante l'omonimo disco del 1988 resti senza dubbio più "archetipico", se non altro perché ha il merito di aver fondato e aperto un certo stile tipicamente associato al gruppo, Lucifuge è senza dubbio il più completo e rappresenta uno dei picchi massimi della discografia di Danzig.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
93.66 su 3 voti [ VOTA]
Shadowplay72
Lunedì 6 Novembre 2017, 2.12.02
5
La penso come tanti qui.i primi 4 dischi tutti capolavori.poi il mitico glenn si è un po' perso!
InvictuSteele
Sabato 23 Settembre 2017, 13.02.06
4
Capolavoro, i primi 4 di Danzig sono capolavori, ma a me piace anche nei lavori seguenti.
Metal Shock
Sabato 23 Settembre 2017, 12.23.55
3
I, II, III, IV. No` non do` i numeri ma sono i primi quattro dischi di Danzig, quattro capolavori!! Questo per me e` il top con John Christ che tira fuori riff pazzeschi ed il vocione di Glenn, pura magia. Brani preferiti??? Tutti!!! Capolavoro!!
Doom
Sabato 23 Settembre 2017, 12.03.01
2
Grande album, anzi altro grande album...tanti classici...tra cui le mie preferite Long Way back...Killer Wolf...her Black wings...snakes...Non serve un voto per questi album x me! Bella rece Sele.
Rob Fleming
Sabato 23 Settembre 2017, 10.18.05
1
Tra Elvis e Jim Morrison per un album che è perfetto nell'unire blues/gothic/hard rock. I'm the one; Blood and tears e Devil's plaything le mie preferite. 83
INFORMAZIONI
1990
Def American Recordings
Heavy
Tracklist
1. Long Way Back From Hell
2. Snakes Of Christ
3. Killer Wolf
4. Tired Of Being Alive
5. I'm The One
6. Her Black Wings
7. Devil's Plaything
8. 777
9. Blood And Tears
10. Girl
11. Pain In The World
Line Up
Glenn Danzig (Voce)
John Christ (Chitarra)
Eerie Von (Basso)
Chuck Biscuits (Batteria)
 
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