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Grief - Come to Grief
23/09/2017
( 309 letture )
Parafrasando chi visse sulla propria pelle l'alba di quel movimento e ribadendo dichiarazioni apparse qua e là, attribuite a eminenze come Phil Anselmo, Kirk Windstein o Steve Von Till, pare siano sempre esistite due distinte correnti dello Sludge: una fumosa, lisergica, carica di groove e di atmosfere da distillerie del Sud; l'altra di emanazione hardcore, negativa come il gruppo sanguigno di chi assuefà il proprio organismo all'acido di batteria. La scelta è fisiologica quando, assieme ai tuoi compagni di avventura, ti sei fatto le ossa nei Disrupt, ovvero il lato più ostracista ed esagitato del crust-grind del Nord Atlantico. Scelta intrapresa proprio nel periodo più intenso di questi e su stimolo dell'amico Peter Donovan, che inaspettatamente abbandonerà la nuova creatura di lì a poco.

E così, senza trascurare di una virgola le tematiche sociali e l'ostilità anti-sistema, esasperando la carica depressiva ed espressiva con un rallentamento straziante dei riff, i Grief danno alle stampe, nei primi anni novanta, vari lavori di durata limitata, tra cui i seminali EP Depression e Dismal, oltre allo split con i californiani Dystopia. Un songwriting spontaneo, spesso aspro e sordido, con dei picchi di death doom tutt’ora considerevoli, confluisce in quello che è ancora oggi apprezzato come, se non il loro punto più alto, certamente il più nero: Come to Grief è la granitica e fredda effige a compimento del primo periodo dei nostri, contraddistinto da una netta disaffezione alle diteggiature sabbathiane e da un sound tanto asciutto quanto scandito ed in-your-face, come Mamma Hardcore insegna.

Un album unico, incredibilmente attuale, in cui le spesse corde di Hayward e Savastano prendono le distanze da tutto e da tutti. Earthworm raduna gli adepti con i rintocchi abrasivi delle sue asce ed i botta-e-risposta dei tamburi; 40 colpi al minuto, un armageddon di chitarre incrociate, tra armonie infallibili, palm-muting e sustain imprecisati: Doom Metal nella sua forma migliore, dal cui pulpito tuonano gli screams sgraziati e venefici, la migliore voce di sempre del pessimistico Hayward:

Verme di terra, noi siamo simili, io striscio nello sporco e nel fango, che è ciò a cui appartengo.

E allo sporco e al fango appartengono altrettanto i riff granitici e pregni di compressione di Hate Grows Stronger come le atmosfere sconfortanti a tratti stoner di World of Hurt. E fin qui sono trascorsi “soltanto” 23 minuti. I Hate You, proclamo palese del loro retaggio punk-hardcore, è da più di vent'anni un must nelle setlist dei nostri e racchiude in 6 minuti l'essenza e l'integrità di tale messaggio: nessun orpello, nessun arrangiamento, nessuna emozione da far trasparire. Ruined cola a picco nei dirupi della solitudine e della perdizione, mentre con Fed Up si varca la soglia del funeral doom e di qualsiasi cosa produca vibrazioni e lentezze esasperate al solo tocco della prima corda. Pura terapia e ristoro per le psiche più perverse e controverse. Gigantesco e allusivo il riffing di Stricken, ai limiti del Death Metal lento e trionfante dell'epoca d'oro, salvo poi ricadere nel baratro.

Venite e raggiungete il dolore.

Gli otto minuti di titletrack sembrano aprire alla speranza di una vitalità ritrovata fatta di heavy-rock stonato e anestetizzato fino al midollo, ma tutto ricapitombola nell'apatia della lentezza, in uno schizofrenico andirivieni. Ancora ulteriori tre lavori in studio e il rullo compressore Grief spegnerà i motori a causa di vicissitudini e via-vai tra gli strumentisti. Si riformeranno per sola attività concertistica tra il 2006 e il 2008 senza Savastano, il quale tornerà sui suoi passi in pieno mood anti-sociale solo sei anni dopo, con qualche nuovo e vecchio mercenario. E indovinate un po’ sotto quale monicker…

My future looks extremely bleak
An immediate exit I seek
Ready to take my chances with fate
Carve my name in a block of slate



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
1994
Century Media Records
Doom/Sludge
Tracklist
1. Earthworm
2. Hate Grows Stronger
3. World of Hurt
4. I Hate You
5. Ruined
6. Fed Up
7. Stricken
8. Come to Grief
Line Up
Jeff Hayward (Voce,Chitarra)
Terry Savastano (Chitarra)
Randy Odierno (Basso)
Rick Johnson (Batteria)
 
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