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The Soundbyte - Solitary IV
24/09/2017
( 241 letture )
The Soundbyte nacque nel 1998 come progetto parallelo di Trond Engum, chitarrista della band di culto The 3rd and The Mortal, ma dopo il loro scioglimento ha finito per rappresentarne quasi le ceneri. Il polistrumentista norvegese, giunto con questo Solitary IV al quarto disco sotto questo monicker, segue infatti la scia della svolta avantgarde del suo vecchio gruppo, partita nel 1996 con il secondo album Painting on Glass, puntando molto sull’ambient e sulla voce femminile di due importanti collaboratrici: Kirsti Huke (anch’ella ex-T3ATM) e Tone Ase. Alla batteria c’è un altro ex compagno, Rune Hoemnes, capace di dare un tocco fortemente tribale alla proposta sperimentale dei The Soundbyte.

Il full length si apre con Fanfare, che subito evidenzia forti influenze progressive rock nel duo. Ma il brano dopo un minuto e mezzo diventa puro ambient, anticipando una chiusura solenne che riprende le intenzioni iniziali e le unisce alle intuizioni atmosferiche successive. Si prosegue con gli inquietanti suoni industriali dell’intro di Descending, che attira a sè le voci femminili e poi vi affianca un classico riff post-metal. Nonostante la divisione in canzoni sia importante e precisa, Solitary IV appare piuttosto come un’opera di 34 minuti divisa in momenti; in questa sua scorrevolezza è un lavoro molto riuscito. Torna così a farsi vivo, per pochi istanti, un certo malessere di matrice industrial, prima che le chitarre diventino nuovamente protagoniste sia nel finale di Descending che nell’incipit di North, divisi da qualche istante di silenzio ma comunque fortemente legati fra loro. Oltre a chitarre aspre e ad una linea vocale quasi ancestrale, c’è spazio anche per arrangiamenti orchestrali, che continuano ad arricchire l’idea d’avanguardia del leader Trond Engum.
Lamentations forse è il pezzo migliore tra questi sette da lui composti: un ambient che cresce piano piano grazie a batteria e chitarra, ricordando da lontano i Neurosis nell’atmosfera apocalittica che si viene lentamente a creare. Floating sposta di poco le coordinate tracciate dal pezzo precedente nel suo incedere post-metal, guidato da una batteria evocativa e da una voce potente e libera, mentre la chitarra elettrica disegna una breve melodia prog in mezzo ai versi cantati da Tone Ase. Tornano i rumori industriali con Estranged, dove comunque ancora domina la voce femminile, elemento evidentemente non solo decorativo per Engum. Si tratta comunque di un intermezzo, straniante, che anticipa la (quasi) title track Solitary, posta come chiusura del disco. Il pezzo è interamente giocato su chitarre e batteria; le pulsioni ambient scompaiono in favore di un metal con influenze gothic e black, pizzicato anche dall’avantgarde con alcune variazioni ardite e spiazzanti.

Giudizio complessivo? L’album è buono, ci sono spunti e idee degne di nota, ma non riesce mai a decollare, a colpire quanto potrebbe. La produzione è ottima, ben calibrata e intelligente; grazie anche alla qualità indiscutibile di band e ospiti, Solitary IV è un lavoro interessante, ma la sua freddezza rischia di stancare presto e di non lasciare nulla dietro di sé. Non riesce a fare breccia nel cuore dell’ascoltatore, che difficilmente andrà oltre ad apprezzarne qualche momento. Ma un ascolto a questa fatica dei The Soundbyte è consigliato, perché si tratta comunque di un prodotto particolare e non banale, di musica trasversale e per questo stimolante su più livelli.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Temple of Torturous
Avantgarde
Tracklist
1. Fanfare
2. Descending
3. North
4. Lamentations
5. Floating
6. Estranged
7. Solitary
Line Up
Trond Engum (Voce, Chitarra, Programming)
Rune Hoemnes (Batteria)

OSPITI

Tone Ase (Voce)
Kirsti Huke (Voce)
 
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