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Unisonic - Live in Wacken
24/09/2017
( 677 letture )
Michael Kiske per molti resterà sempre un mistero. Forse lo è anche per sé stesso, in un certo senso. Idolatrato e riconosciuto da migliaia di fan come l’unica e vera voce del power metal mondiale, modello e ispirazione per praticamente ogni cantante che abbia dovuto cimentarsi col genere, finendo anche per essere spesso ineguagliato nella capacità di interpretare linee melodiche ascendenti e salti d’ottava con una pulizia ed un controllo immediatamente riconoscibili. Eppure, insoddisfatto e perfino capriccioso nel vedersi accomunato ad un immaginario e ad una scena che, tutto sommato, non lo ha mai veramente entusiasmato e nella quale non si riconosce. Quasi un eroe suo malgrado e contro la propria volontà. Un ruolo che per tanti versi ha cercato per anni di scrollarsi di dosso, senza mai riuscirci veramente, anche a causa dello scarso riscontro e della non continua qualità delle uscite non ascrivibili a quel metal che continua a regalargli fama e soddisfazione, nonostante tutto. E’ così che piano piano, prima con i Place Vendome, poi con Avantasia e Revolution Renaissance, fino alla partecipazione al disco Tin Soldiers dei nostrani Trick or Treat, Kiske si è ritrovato nuovamente coinvolto nel carrozzone metal, dal quale comunque vive da "separato in casa", continuando a prestare la sua voce anche a progetti come quello con Amanda Sommerville che guardano altrove. Nel 2012 arriva una notizia capace di scatenare le fantasie più morbose dei fan mondiali: Kiske torna ufficialmente a collaborare con l’amico Kai Hansen, dando vita agli Unisonic, assieme a Dennis Ward, fido compare compositivo anche nei Place Vendome. Ovviamente, l’entusiasmo per il progetto stava inizialmente tutto nella reunion dei due ex-Helloween che in certo senso sembrava orientare l’album verso l’amato power metal, ma come i primi due dischi hanno dimostrato, l’intenzione della band era leggermente diversa e pur richiamando molto il genere iniziale, l’impronta è comunque differente da quella conosciuta con le Zucche ormai trent’anni fa.

Live at Wacken è stato registrato nel 2016 e come giusto davanti al pubblico di casa non mancano certo entusiasmo e supporto da parte dei presenti. La formazione è in forma e si sente, in particolare per quanto riguarda il buon lavoro delle due chitarre, con un Hansen estremamente a suo agio nella parte di solista e corista, al fianco dell’altro solista Mandy Meyer, mentre la sezione ritmica composta da Ward e dall’ottimo Kosta Zafiriou tiene saldamente il campo, con buona potenza e grinta. Ovviamente gli occhi sono tutti sul frontman e sulla sua capacità di rendere dal vivo le ottime prestazioni da studio. Kiske, come ben visibile nella parte DVD, non viene meno al suo ruolo di "mistero", presentandosi con la tenuta che abbiamo imparato a riconoscere in questi anni, con qualche chilo di troppo (a differenza di Hansen, in formissima, ma come quasi tutti i suoi coetanei, a dirla tutta), nascosto dal giacchetto di pelle da motociclista e dall’abbigliamento casual, che non definiremmo metal, pur non essendo troppo lontano dall’esserlo. Almeno, giù da un palco. Allo stesso modo, definiremmo il suo atteggiamento, sempre lontano dal cliché tipico dei concerti, molto trattenuto, quasi a fare il proprio, ma senza volersi lasciare andare e senza quasi farsi coinvolgere troppo, pur offrendo poi alla fine una prestazione ottima e assolutamente degna del suo nome e pur prendendo sempre la primissima fila, addirittura davanti alle spie, per tutta l’esibizione.
La produzione e il mixaggio, pur offrendo dei suoni pulitissimi e molto professionali, hanno il pregio di non snaturare affatto la spontaneità dell’evento live, mantenendo anzi l’immediatezza della prestazione della band nel suo elemento naturale e la partecipazione del pubblico. Come non apprezzare ad esempio, la potenza dell’ingresso di For the Kingdom e il buon Kiske che inizia il concerto con una tonalità piuttosto bassa per la sua timbrica, per liberare poi il proverbiale acuto nel ritornello e l’immediata perfetta sintonia dei due chitarristi nell’assolo? Molto divertente Exceptional, col suo ritornello hard rock che scalda il pubblico, subito rilanciata dalla più sostenuta My Sanctuary e seguita dalla più cadenzata King for a Day, che ha il pregio di mettere in luce un altro aspetto del songwriting della band. Qua il gruppo cala l’asso e gioca la carta nostalgia con una bella riproposizione di A Little Time, nella quale tanto Kiske quanto Hansen ricordano a tutti chi sono, ma ci regalano anche una sorpresa nella sorpresa, calando nel mezzo un reprise di Victim of Changes dei maestri Judas Priest, con una prestazione di Kiske da strapparsi le mani dagli applausi che ovviamente fa saltare tutto il pubblico al momento dell’acuto, per poi ripartire col refrain Helloweeniano. Molto ben fatto. A fare doppietta con la precedente arriva subito Your Time Has Come, perfetta riproposizione dei canoni power metal con Kiske inarrivabile e la sezione ritmico/solista a sparare note su note pulitissime e armonizzazioni come pioggia. When the Deed Is Done, al contrario, rivela l’anima più hard rock/AOR del progetto e consente a Kiske di rifiatare e variare un po’ registro interpretativo, per un risultato piacevole. Probabilmente, il brano che meglio rende dal vivo è proprio Star Rider, grazie alle armonizzazioni perfettamente eseguite e ad un refrain vincente: è qui che si consuma il siparietto col pubblico chiamato a cantare il refrain e, indovinate un po’, non è Kiske ad incitare la folla, ma il buon Kai Hansen, a conferma dell’indisponibilità del singer a prestarsi a questo particolare tipo di cliché o, forse, per dare anche a Kai un po’ di spazio da protagonista. Molto ben eseguita e assolutamente tra gli episodi migliori Throne of the Dawn, che finisce però schiacciata dall’attesa per March of Time. Il classico degli Helloween vola altissimo, così come l’ugola di Michael Kiske e finalmente arrivano anche i brividi che un live non dovrebbe mai lesinare. Peccato che siamo già alla penultima canzone e Unisonic non può che chiudere ottimamente una esibizione valida e riuscita in ogni suo aspetto, ma certamente lontana dall’essere indimenticabile.

Le celebrazioni dal vivo sono un must per chi ha vissuto l’epoca d’oro del rock e dell’heavy metal. Oggi per la maggior parte si tratta di uscite che tappano buchi tra un disco e l’altro o chiudono i rapporti con le label. Rovinati in studio, poco influenti all’interno delle discografie delle band e sostanzialmente inutili. Live in Wacken non è niente di tutto questo: non traccia un momento fondamentale nella vita degli Unisonic, non marca un nuovo periodo nella loro ispirazione, non serve neanche come summa di quanto fatto finora. E’ solo la testimonianza di un momento, un capitolo di una band che dovrà restare ferma per un po’ a causa della reunion degli Helloween e conferma sostanzialmente la natura di "progetto" che ha funzionato ottimamente per riavvicinare i due principali protagonisti, con la buona mano data loro dal songwriter Ward. Tornando a quanto detto in apertura, colpisce più che positivamente la prestazione strumentale del gruppo e ancora una volta si conferma lo status di Michael Kiske che regge su di sé gran parte del risultato finale dell’esibizione, ferma restando l’assoluta qualità dei musicisti. Michael non fa altro che interpretare al meglio i brani, coinvolgendo pochissimo il pubblico (impossibile sentirgli dire altro che il richiamo "Wackeeen", unico suo intervento tra brano e brano, fatta salva la "lunga" introduzione in tedesco per March of Time), ma svolgendo il ruolo da frontman con perizia e pacatezza. I brani tratti dai due album fin qui pubblicati si confermano piacevoli e ottimamente composti, ma privi di quell’aura che può farli risaltare nel tempo e lasciare il segno. Non è un caso che gli applausi veri arrivino con le due cover degli Helloween: è probabilmente inevitabile, ma segna anche il confine del valore e del peso che gli Unisonic hanno attualmente. Nel complesso, Live in Wacken piacerà di sicuro ai fan e può essere una buona scusa per avvicinarsi alla band. Senza pretese di allori e ambrosie olimpiche, ma con un solido risultato e l’ottima prestazione da parte dei protagonisti. Vedremo poi se ci sarà un seguito in studio che ne elevi infine il rango, a prescindere dal pedigree dei musicisti coinvolti.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
82.16 su 6 voti [ VOTA]
Roadie
Martedì 26 Settembre 2017, 16.14.05
15
Leggendo le interviste lui stesso non si definisce metallaro, anzi. Credo abbia ragione Lizard e guardando i video anch'io ho la medesima sensazione. Hi metalhead!
Quello che si offende facilmente
Martedì 26 Settembre 2017, 15.13.42
14
Bah, ricorderò male io , ma mi pare che all'epoca dei suoi primi dischi solisti non fu molto tenero col metal, però va beh probabilmente la verità sta nel mezzo, da un lato ci campa(almeno credo) dall'altro magari si aspettava una carriera solista col botto che poi alla fin fine non è mai arrivata, di conseguenza è un po schiacciato tra queste due situazioni, riguardo al live, all'epoca Helloween scapocciava un po di più,cmq meglio un po statico ma intonato che scapocciante ma stonato su questo non ci piove.
Rover
Martedì 26 Settembre 2017, 9.42.09
13
Bello bello ... E il caro Michele, se vuol mangiare, alla fine è questo che deve fare. Non si morde la mano (del fan) che ti nutre.
Radamanthis
Lunedì 25 Settembre 2017, 15.28.26
12
Nello specifico del disco dico che è suonato egregiamente e cantato anche meglio. Sulla presenza scenica di Kiske non lo scopriamo certo ora che non è un animale da palcoscenico. Non lo era negli anni 80 con gli Helloween quando aveva 20 anni, non può certo esserlo diventato ora! A me ciò sinceramente non importa molto se devo essere sincero. E' un cantante e deve cantare mica un ballerino o un attore. Che poi la presenza scenica sia utile ok, ma meglio Kiske che canta bene e sta fermo che uno che fa headbanging tutto il tempo ma stona ogni 3 note...
Silvia
Lunedì 25 Settembre 2017, 14.17.56
11
@InvictuSteele, quoto al 100%! Comunque x me la riconciliazione con gli Helloween e' dovuta a questioni economiche.
InvictuSteele
Lunedì 25 Settembre 2017, 13.54.15
10
Ma che Kiske abbia voglia di suonare altro è talmente palese, purtroppo però è un'icona in ambito metal e per guadagnare due soldi è costretto a fare un compromesso. Non credo che il metal non gli piaccia, altrimenti non avrebbe mai messo piede in questo ambiente, è solo che preferirebbe suonare rock leggero, un po' come Geoff Tate che da anni ha deciso di seguire altri generi. Dispiace vedere questi artisti con un potenziale enorme, gettare tutto alle ortiche, ma va accettato. Ognuno fa ciò che gli pare e il pubblico deve accettare le scelte prese, perciò io non mi sono mai irritato del fatto che Kiske o Tate abbiano provato a sfondare con altri generi più leggeri, mi sono solo dispiaciuto. Comunque dal vivo Kiske è sempre divino, il problema però sono gli Unisonic, band discreta ma nulla di più. Hanno una manciata di buone canzoni e il resto è poca roba.
Metal Shock
Lunedì 25 Settembre 2017, 12.10.09
9
Mai detto che a Kiske non piaccia un certo tipo di metal, pero` il suo disco piu` sentito degl Helloween, a sue parole, e` stato Chameleon ed anche nei suoi dischi solisti di metal ve n`e` ben poco. Ripeto, grande cantante, ma ho sempre l`impressione che vorrebbe cantare altro....
Painkiller
Lunedì 25 Settembre 2017, 11.55.23
8
@Lizard: grazie della spiegazione. Sono d'accordo anche io con quanto scritto da Gabriele e Rada, non ho parlato con kiske ma ho letto molte interviste, essendo uno dei miei preferiti, sia in passato che nei tempi recenti. Sicuramente è un tipo malinconico e un po' orso, e credo che il lungo silenzio con weiki sia anche figlio di questo. In una recente intervista, weiki ha spiegato come sia nata la reunion e del colloquio faccia a faccia in cui, dopo tanti anni, hanno riparlato dello split, di Ingo etc....alla domanda di weiki "ma che ti ho fatto? cosa ho fatto di così grave che tu non mi possa peerdonare?" sembra che Michael abbia semplicemente risposto "ti ho perdonato da molto tempo amico...". Criptico no? Michael non ama le luci della ribalta, è ombroso e forse non un animale da palco, quindi non credo che lo vedremo mai coinvolgere più di tanto il pubblico....
mauroe20
Lunedì 25 Settembre 2017, 11.54.56
7
da fan degli unisonic ho acquistato a scatola chiusa questo cd/DVD appena uscito.. Devo sottolineare che "on stage" il nostro KISKE è molto pigro nonostante la sua voce risulti perfetta come sempre. Ottima anche la prova del chitarrista Meyer (Krokus).Voto 80
Radamanthis
Lunedì 25 Settembre 2017, 11.13.59
6
OT: Quoto quanto detto da Gabriele qui sotto. Ho avuto modo anche io di scrivere e ricevere risposte da Kiske e quanto dice sotto qui l'utente corrisponde al vero, al 100%.
Gabriele
Lunedì 25 Settembre 2017, 9.33.02
5
Scusate l'OT. Giusto per dire che ho avuto l'occasione di parlare con Kiske un paio di volte, la prima almeno tre ore prima del primo concerto con gli unisonic (warm up....) a Morlenbach in Germania nel 2010. Mi aspettavo una persona "strana", invece niente di tutto questo. E' semplicemente un grande cantante che non si è mai sentito addosso l'etichetta di "grande cantante metal" (Ronnie James Dio per lui era il top), e non perchè il metal non gli piaccia, vi posso assicurare che sul suo telefono girano molti dischi di Judas Priest, Ronnie, ecc, ma perchè semplicemente non gli piace e ha fatto tutto, forse anche troppo, per togliersela di dosso. Non ama la parte "satanica" del Metal, gli danno fastidio le croci rovesciate, e allora? Danno fastidio pure a me, se e' per quello, ma non conta nulla. Anche a Pete Sandoval gli danno noia. Credo che ci sia intorno a questo personaggio un grande equivoco, creato anche da kiske stesso, ovviamente, ma che non riesce a scrollarsi di dosso. Credetemi, suonare con Kai, e con gli Helloween, di nuovo, sarà anche una questione di soldi, sicuramente, ma sarà per lui un piacere e si divertirà parecchio, magari non lo darà a vedere. . Detto questo, gli unisonic non mi hanno mai convinto fino in fondo, gli preferisco addirittura i Place Vendome, e il live imho vale 75. Fidatevi, ho avuto occasione di parlare con tanti protagonisti del nostro amato metallo, anche per motivi anagrafici, sigh, e Kiske non è altro che una persona forse un pò troppo tranquilla .
Quello che si offende facilmente
Lunedì 25 Settembre 2017, 8.36.38
4
In effetti Kiske è da sempre un soggetto un po' particolare , dotato di una voce incredibile, ma quasi sempre abbastanza scazzato , concordo con Metal Shock quando dice che è li solo per far cassa o quasi. Il fatto è che gli deve rosicare assai il fatto di non essere un compositore di livello, e ancor più il fatto che gira che ti rigira sempre deve tornare a battere cassa dall'odiato/amato metal. Chissà che vorrebbe fare? Pop rock? Folk? Gospel? Disco dance? Mah...
Lizard
Lunedì 25 Settembre 2017, 7.47.45
3
Ciao Painkiller se il disco mi avesse emozionato, come mi attenderei da un live che sia un vero live, non avrei avuto nessuna difficoltà a dargli un voto alto. Invece a mio avviso proprio dal vivo emerge lo spessore dei brani e, al di là del suonato e prodotto benissimo, non ci trovo molto altro, se non una -attesa- grande prestazione dei singoli e qualche canzone piacevole o poco più.
Metal Shock
Lunedì 25 Settembre 2017, 5.10.54
2
Sempre pensato che il clamore attorno agli Unisonic sia solo dovuto alla reunion tra Kai e Kiske: due album carini ma nulla piu`. Poi se si guardano i video a me Kiske sembra sempre uno li` a cantare per soldi con poca passione......come fara` nella reunion con gli Helloween. No`, non ci siamo.
Painkiller
Lunedì 25 Settembre 2017, 0.18.51
1
Caro Lizard, anche tu sei un "mistero" per me. Lo dico con simpatia e rispetto perché trovo le tue recensioni sempre molto dettagliate ed equilibrate. Ma su questa....mi sembra che il tuo giudizio sia più rivolto alla proposta musicale del gruppo che alla prestazione su questo disco, un po' come a dire "ben registrato, ben suonato, ben cantato, ma le canzoni sono così così". Sbaglio? Dico così perché per capirci io la penso come te sugli unisonic, ossia che suonano benissimo pezzi che non mi convincono pienamente, almeno non tutti, ma questo disco è prodotto e suonato alla grande. Per me ci sta assegnare un voto alto al live ed uno inferiore ai due dischi in studio....no?
INFORMAZIONI
2017
earMUSIC
Heavy/Power
Tracklist
1. Venite 2.0
2. For the Kingdom
3. Exceptional
4. My Sanctuary
5. King For a Day
6. A Little Time
7. Your Time Has Come
8. When the Deed Is Done
9. Star Rider
10. Throne of the Dawn
11. March of Time
12. Unisonic
Line Up
Michael Kiske (Voce)
Kai Hansen (Chitarra, Voce)
Mandy Meyer (Chitarra)
Dennis Ward (Basso, Voce)
Kosta Kafiriou (Batteria)
 
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