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Der Weg Einer Freiheit - Finisterre
29/09/2017
( 972 letture )
Fa il suo ritorno, a distanza di due anni dalla sua ultima fatica, il combo tedesco Der Weg Einer Freiheit, capitanato dal songwriter e membro fondatore Nikita Kamprad, con una formula del tutto simile a quella presentataci col precedente Stellar. Vale perciò il detto “formula vincente non si cambia”, e infatti il gruppo propone più o meno le stesse soluzioni del suo predecessore, pur confezionando un album probabilmente migliore, ben fatto sotto tutti i punti di vista e in grado sia di emozionare che di scatenare headbanging come sempre meno dischi sanno fare.

Innanzitutto colpisce la varietà di stili e sonorità che la band riesce a mischiare con successo, pur restando sempre in ambito black metal: in Finisterre, infatti, troviamo un sapiente mix di vecchia scuola, con particolare occhio di riguardo per le lande svedesi, e nuove (o quasi) correnti, come il blackgaze statunitense, oltre ovviamente ad una vena assolutamente personale ed originale.
A colpire subito l'ascoltatore è l'opener Aufbruch, che è introdotta prima da una breve parte parlata e poi da una delicata chitarra in clean che lascia spazio ad una sfuriata di puro black metal che a primo impatto può ricordare i Dark Funeral di Vobiscum Satanas, seppure con un gusto particolare per la melodie (che forse tuttavia mancano un po' di quel senso di oscurità quasi opprimente che tanto piace ai blackster) e con armonizzazioni mai banali. Nella parte centrale della canzone si possono sentire di più le influenze di gruppi come i Wolves In the Throne Room, grazie anche al suono delle chitarre abbastanza riverberato. Interessanti e ben inserite risultano anche le sporadiche clean vocals dal sapore quasi viking. Il duo Kamprad-Schuler si riconferma micidiale grazie a un'ottima prova dietro al microfono (nonostante sia la sua prima comparsa come singer) e alla sei corde dell'uno, nonché alla precisione chirurgica del drumming dell'altro, capace non solo di raggiungere velocità altissime nei blast-beat, ma anche di mid-tempo rocciosi e fill mai banali. È ovvio che un disco del genere, per lo stile proposto, non necessiti affatto di una produzione lo-fi o poco curata, e infatti ad supportare le ottime prove dei musicisti troviamo una produzione pressoché perfetta e di alto livello che esalta bene tutti gli strumenti.
La successiva Ein Letzter Tanz parte quasi in sordina, con la distorsione della chitarra abbassata per qualche minuto, prima che si riparta di nuovo con una cavalcata black metal di un'aggressività unica che si protrae per quasi 14 minuti. Stavolta però i tempi rallentano virando più su tempi medi e c'è anche più spazio per il pulsare del basso. Questo prima che un intermezzo acustico separi la prima parte del brano dalla seconda in cui tornano a farla da padrone ritmiche velocissime dove anche il suono del basso si distorce per donare ancor più corposità al sound. Le parti acustiche in questa canzone contribuiscono a rendere l'ascolto abbastanza vario, permettendo all'ascoltatore di prendere un po' di respiro tra una sfuriata e l'altra. A seguire ecco Skepsis, divisa in due parti, la quale comincia di nuovo con una sfuriata a base di ritmiche infuriate e melodie disperate (tra le migliori di tutto l’album), con tanto di stop’n’go improvvisi; nella seconda parte entrano in gioco anche le vocals, ottime come sempre, che non fanno altro che aggiungere ancor più aggressività al wall of sound creato dagli strumenti. A chiudere troviamo l'ottima title-track, summa dell'intero lotto e dello stile della band, con riff sempre azzeccatissimi in primo piano che vanno a creare atmosfere ricercate e quasi eteree.

Insomma, senza girarci troppo intorno, Finisterre si candida a diventare per molti uno dei migliori dischi dell'anno in ambito black, grazie ad un’interessante songwriting e al sound di livello altissimo, chiari segni che gli Der Weg Einer Freiheit abbiano ormai raggiunto livelli eccezionali e che soprattutto abbiano trovato la propria identità musicale, dando ottima prova di sé e del proprio talento, curando la propria produzione nel dettaglio, persino con un artwork di copertina che, pur nel suo essere semplice e spartano, riesce a catturare l'attenzione. Un must-have per gli amanti del metal estremo più moderno e “raffinato” e soprattutto per chi pensa che il black metal sia morto vent'anni fa. Pronti a ricredervi?



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
91.42 su 7 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Lunedì 2 Ottobre 2017, 13.46.46
5
Li seguo fino dal loro primo album e non sono mai scesi sotto ad un livello che non sia semplicemente ottimo. Con questo Finisterre, fanno un ulteriore salto di qualità, con eccellente songwriting e sound di livello altissimo, come giustamente sottolineato nella recensione. Concordo con la definizione di migliore album black dell'anno (e trai miei migliori in assoluto). Di solito non mi interessa ma alzerei di parecchio il voto. Au revoir.
Bright Light
Sabato 30 Settembre 2017, 20.40.28
4
Sicuramente uno dei migliori dischi black della seconda metá dell'anno...clamoroso
MarcoMarco
Sabato 30 Settembre 2017, 13.19.27
3
Davvero grande! Concordo con Pacino, forse anche 93
Pacino
Venerdì 29 Settembre 2017, 15.13.29
2
disco Black Metal dell'anno senza se e senza ma...voto 90
Macca
Venerdì 29 Settembre 2017, 14.24.40
1
Il precedente aveva parecchie derive post e diverse aperture melodiche, ascoltata Einkehr ci sono rimasto secco e l'ho comprato. Ascolterò anche questo se avrò modo, sembra meritare parecchio.
INFORMAZIONI
2017
Season of Mist
Black
Tracklist
1. Aufbruch
2. Ein Letzter Tanz
3. Skepsis Part I
4. Skepsis Part II
5. Finisterre
Line Up
Nikita Kamprad (Voce, Chitarra, Basso)
Tobias Schuler (Batteria)
 
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