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Life of Agony - River Runs Red
30/09/2017
( 2387 letture )
Adorati quanto ignorati –almeno dal grande pubblico–, i Life of Agony hanno avuto una carriera tutt’altro che lineare, costellata di split e reunion, organizzata attorno una discografia esile e dall’apprezzamento altalenante. Se poi si aggiunge il recente cambio di sesso del cantante Keith Caputo, ora Mina, si corre il rischio di parlare di tutto tranne che di musica. Oggi però ci concentriamo sul debutto dei Life of Agony, quel River Runs Red pubblicato nel 1993 che è unilateralmente considerato il capolavoro della band. A giusta ragione, perché nel suddetto album si esprime pienamente il particolarissimo suono dei Quattro di Brooklyn, ancora lontano dalle derive grunge che prevarranno in seguito. River Runs Red è quindi da considerarsi come la più pura espressione dei Life of Agony, grazie a un miscuglio unico che, malgrado la gradevolezza dei lavori successivi, non è mai stato ripetuto.

L’album parte con il botto, introdotto dal riffone HC di This Time, che appena dopo il furioso attacco di batteria muta improvvisamente atmosfera, ora lenta, rocciosa e straboccante di groove. Il brano si mantiene cadenzato, alternando nel suo corso lentezza e velocità. Questi gli elementi chiave del peculiare suono dei Life of Agony: una personalissima mistura di hardcore – soprattutto quello lento e sincopato –, groove, sludge e numerosi momenti riflessivi e intensamente melodici. Il tutto ha un carattere fosco e soffocante, oltre che molto “alternative“ e radicato nell’esplosivo suono degli anni Novanta, quello di gruppi fenomenali come Helmet e Prong, e si articola attorno a numerosi cambi di tempo. Generalmente comunque, è la lentezza a prevalere, una lentezza sincopata e ritmata dalla possente batteria di Sal Abruscato, all’epoca anche nei Type O Negative. Quest’ultimo è autore di una prestazione maiuscola, potente e variata, messa in luce dalla produzione asciutta. Non è da meno la chitarra di Joey Z., sempre varia e ispirata, mentre il basso segue, senza mai veramente emergere. Il vero atout dell’album è però la particolare voce di Caputo, profonda, impastata ed estremamente comunicativa, capace di passare dal quasi rappato di una Method of Groove ai passaggi da pelle d’oca di una Bad Seed.
L’album si dipana all’insegna della varietà: dalle sostenute Through and through e River Runs Red alla sincopata Underground, dall’oleosa My Eyes, fino alla già citata Method of Groove, brano più alternative del lavoro. Le singole componenti del suono dei Life of Agony si amalgamano perfettamente, creando una pasta unica, coerente e bilanciata ma sempre variegata, valorizzata da musicisti in stato di grazia.
Il lato tematico e testuale è altrettanto degno di nota. River Runs Red è infatti un concept album, i cui testi – scritti dal bassista Alan Robert – affrontano il tema del suicidio e lambiscono altre tematiche affini, quali l’abuso, l’alcolismo e l’abbandono. Questi soggetti percorrono le liriche dell’album e sono esplicitati in tre interludi recitati – Monday, Thursday, Friday –, durante i quali si raccontano i disagi dell’ipotetico protagonista delle vicende narrate in River Runs Red. I titoli corrispondenti ai giorni della settimana danno un’idea simultanea di routine e di climax, tanto che l’album si conclude con la morte autoinflitta del protagonista. Seppur vagamente indigesti all’ascolto, questi tre momenti appaiono funzionali ad un’assimilazione totale dell’opera, partecipando all’instaurazione del clima opprimente e sottilmente angoscioso già veicolato dalla musica.

La perfetta sinergia fra testo e musica, in cui l’uno rispecchia l’altra, dona al lavoro un carattere emozionante e totale, che riesce solo ai migliori concept album ed è appannaggio dei grandi dischi. River Runs Red non è solo l’apice compositivo dei Life of Agony, ma un capolavoro tout-court, senza dubbio uno degli album metal/alternative migliori degli anni Novanta, al di là dei discussi cambiamenti che prevarranno in seguito, al di là degli split e delle reunion e di tutto il resto. Emozionante, vario ma soprattutto trascinante ed appassionante. Se non lo conoscete fatelo vostro.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
85.66 su 6 voti [ VOTA]
InvictuSteele
Domenica 1 Ottobre 2017, 12.50.31
7
Mi sa che la gente deve ascoltare prima di dare giudizi. I dischi dei LOA sono tutti bellissimi e tutti diversi tra loro. Tra i migliori in ambito alternative, purtroppo non hanno avuto una carriera continua e si sono sciolti e ripresi un paio di volte, perdendo pubblico e visibilità.
TheSkullBeneathTheSkin
Domenica 1 Ottobre 2017, 12.07.56
6
Per me, questo è un gran bel disco, magari non un capolavoro perchè all'epoca usciva roba migliore che metteva in ombra dischi cosi (giustamente). Purtroppo la pochezza della band in totale è altrettanto innegabile, si evince dall'altalenanza edi lavori seguenti, fra l'insipido e il compitino. Insomma concordo con tutti il disco merita certamente l'ascolto, dopodichè in effetti non c'è molto altro dei LOA che valga la pena, IMHO, vien da se che la band possa anche essere considerata di secondo piano, senza offendere nessuno.
OathBound
Sabato 30 Settembre 2017, 23.10.52
5
Condividevano il batterista con un certo altro quartetto di Brooklyn che nel 1993 sfornava il vero capolavoro assoluto goth metal. Album che all'epoca ho apprezzato forse più per questo accostamento che per il valore intrinseco, più che dignitoso comunque, voto:80.
Beastman
Sabato 30 Settembre 2017, 18.31.19
4
Dai Morlock, fai il bravo e lascia perdere, questo disco è un capolavoro.
Morlock
Sabato 30 Settembre 2017, 17.56.13
3
Se questa band è una tra le migliori band alternative di sempre i Finley sono una storica band grindcore...
InvictuSteele
Sabato 30 Settembre 2017, 15.49.31
2
Lasciate perdere il commento qui sotto, questa è una band meravigliosa che ha pubblicato sempre opere eccellenti. Tra le migliori band alternative metal di sempre, il nuovo album è strepitoso, mentre questo esordio è un capolavoro nichilista e disperato. Voto 90
Morlock
Sabato 30 Settembre 2017, 13.04.46
1
Band semplicemente INUTILE,alla continua ricerca di emulazione quà e là con risultati imbarazzanti,creando una sorta di potpourrì di generi in base all'andamento del mercato musicale del momento....per non parlare della voce che a me ha sempre ricordato i venditori dei mercati Napoletani ,quasi pantomimico(non ne parliamo poi di chi tra l'altro tende anche a imitarlo tipo Volbeat con risultati ancora + scadenti)....nel 93 uscivano capolavori uno dietro l'altro..altro che sto obbrobbrio....
INFORMAZIONI
1993
Roadrunner Records
Alternative Metal
Tracklist
1. This Time
2. Underground
3. Monday
4. River Runs Red
5. Through and Through
6. Words and Music
7. Thurdsay
8. Bad Seed
9. My Eyes
10. Respect
11. Method of Groove
12. The Stain Remains
13. Friday
Line Up
Keith Caputo (Voce)
Joey Z. (Chitarra)
Alan Robert (Basso)
Sal Abruscato (Batteria)
 
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