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Thought Industry - Songs for Insects
30/09/2017
( 449 letture )
Fin troppe volte, negli ultimi anni, è stato detto che gli anni novanta del secolo scorso sono stati una vera piaga, sia in termini qualitativi che di popolarità, almeno per i frangenti più old school e tradizionali del genere. Effettivamente, ad uno sguardo superficiale non si può negare che i numi tutelari che hanno reso grande questa musica abbiano concentrato il peggio della loro produzione proprio in questo decennio, spesso riservando amare sorprese ai propri inguaribili fan, nel tentativo di sopravvivere all’ondata del grunge o più semplicemente, commercializzando al massimo il proprio sound. La lista chiaramente è lunga, ma cito nomi come Metallica, Megadeth, Anthrax o, come in Europa, i seminali Kreator, giusto per dare qualche coordinata spazio temporale. Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. Difatti gli anni novanta sono stati una vera fucina di musica di qualità e anche il thrash metal, nella sua deriva più tecnica ed elaborata ha sfornato band e dischi di altissimo livello, pur rimanendo in sordina, ormai relegato ad una fase calante di popolarità. In questo caso penso a band come Annihilator (soprattutto i primi due lavori), Coroner, Dark Angel, i Voivod e Forbidden (anche qui mi limito a segnalare le prime due prove in studio), o per citare realtà minori i misconosciuti Realm ed Hexenhaus e ultimi, non per importanza, ma semplicemente perché giunti al debutto in netto ritardo rispetto alle band suddette, gli statunitensi Thought Industry.

I Thought Industry nascono nel 1989, presso Kalamazoo. La formazione originale, in pianta stabile fino al 1993 (anno di uscita del loro secondo disco, Mods Carve the Pig: Toads and God’s Flesh) vedeva l’unirsi delle menti del batterista Dustin Donaldson, del cantante e bassista Brent Oberlin e dei due, versatili e abilissimi chitarristi Christopher Lee e Paul Enzio. Dopo tre anni di rodaggio e duro lavoro dalla formazione, i Thought Industry debuttarono con il primo di una lunga serie di capolavori: Songs for Insects. Questo platter, nella sua ora abbondante di durata, è tutt’altro che semplice da decifrare. L’impianto di base è sempre il thrash metal, ma in una veste elaborata ed articolata in macro sezioni, con canzoni lunghe caratterizzate da riff tronchi, frequenti dissonanze e arrangiamenti al limite della schizofrenia. I nostri hanno un che di voivodiano, dal momento che i brani ricercano uno sviluppo continuo, in uno scorrere di note ora tirato e aggressivo, da puro heabanging, ora decisamente ostico e dedito alla costruzione di riff obliqui, sbilenchi e persino un po’ psichedelici e dissonanti, proprio come la tradizione dei canadesi vuole. Effettivamente quello dei Thought Industry è un percorso sonoro simile a quello alla band di Piggy e co. dal momento che anch’essi hanno sviluppato uno stile in continuo mutamento, passando con innaturale scioltezza dal thrash tecnico dell’esordio all’alternative rock di Short Wave in a Cold Day. Quello che li accomuna quindi non sono tanto le sonorità, quanto l’idea stessa di musica in continuo divenire.
Ma non divaghiamo. Tornando al disco, i Thought Industry ci propongono un mix musicale alquanto curioso e ricco di dettagli. Il disco si apre con il groove trascinante di Third Eye, una delle canzoni più lineari del platter, giustamente posta a inizio disco per la sua capacità di catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore. Questo brano però pur nella sua semplicità strutturale nasconde alcuni piccoli dettagli, soprattutto a livello ritmico, con una batteria poliedrica dalle percussioni elettroniche piazzate abilmente come fill tra un pattern e l’altro. Il brano si basa su un riff portante thrashy ed heavy, abilmente supportato sempre dalla sezione ritmica, che ne varia in punti diversi gli accenti. Decisamente più ostica la lunga titletrack, spezzettata tra riff sbilenchi, tempi dispari e riff di chitarra a tratti dissonanti e catchy al tempo stesso (decisamente godereccio è il break melodico da circo centrale) e posizionati nei passaggi più tirati. Molto bello il lavoro del basso, esaltato da una produzione perfetta, tanto che per tutto il disco le quattro corde risultano brillanti e sferraglianti. Insieme alla lunghissima The Chalice Vermillion (la settima traccia del disco), potremmo dire che Songs for Insects sorprende nel suo divenire stratificato, in un fluire travolgente dove tecnica, inventiva e furia dei riff coesistono. Interessante anche il lavoro delle vocals, di tanto in tanto incattivite da effetti distorti. Tra i momenti migliori del disco comunque troviamo anche Daughter Moebius, che alterna passaggi heavy prog e più tirati a momenti semi acustici, con una chitarra acustica quasi da flamenco (termine da adoperare con le pinze), il tutto suonato con una certa ironia e al limite del parodico. Con Alexander Vs the Puzzle giungiamo alla metà esatta del platter. Questa è una canzone tutto sommato canonica, una semiballad con soavi chitarre acustiche, una sezione ritmica per una volta davvero essenziale e la voce di Brent Oberlin in primo piano. In Ballerina si torna a picchiare duro, in due minuti e mezzo concentrati di puro thrash senza fronzoli, lanciati a schiantarsi nel caotico finale in fade out. In The Flesh is Weak assistiamo ad un episodio multicolore. La song in soli sei minuti alterna passaggi acustici, arpeggi di basso, riffs e sfuriate thrash, assoli tecnici e linee vocali a tratti più dolci, mentre in altri frangenti decisamente incazzati e trascinanti. Sembra di entrare in un dedalo di sensazioni differenti, quasi bipolari e la canzone fino alla fine varia in mood diametralmente opposti, in un saliscendi continuo ed imprevedibile. Infine, i due brani che chiudono il disco, Blistered Text and Bleeding Pens e Bearing in Hourglass si mantengono sulle stesse coordinate sonore che hanno caratterizzato l’intero lavoro. Troveremo quindi il fine lavoro delle chitarre, ottime sia nei fulminei passaggi thrash, sia nella controparte acustica, tra arpeggi soffusi a tratti percettibili poiché relegati in secondo piano. Anche qui, anche a costo di ripetermi, vorrei far notare quanto queste canzoni siano imprevedibili, senza una struttura lineare e ogni singolo passaggio è ardito e volutamente in antitesi con quello che lo precede e che successivamente lo segue.

In altre parole durante i primi ascolti è davvero difficile capire qualcosa e inizialmente si ha l’impressione che sia tutto buttato a caso, col fine ultimo di far minutaggio. Tuttavia bisogna desistere e sbatterci la testa più volte e solo così, forse, riuscirete ad entrare nel mondo dei Thought Industry. Sicuramente è un album molto particolare, che consiglio agli amanti del metal più avanguardista e ricercato, più che al thrasher duro e puro, magari alla ricerca di qualcosa di maggiormente focalizzato nella forma canzone.
Ultima curiosità, la copertina dell’artwork di Songs for Insects è un’opera di Salvador Dalì, così come per il seguente disco della band.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
70 su 1 voti [ VOTA]
Voivod
Giovedì 5 Ottobre 2017, 10.54.39
4
Ricordo che nella metà dei '90 piacevano ad alcuni conoscenti...ascoltai pure qualcosa...ma non ricordo più nulla!
galilee
Martedì 3 Ottobre 2017, 23.16.44
3
Ricordo la copertina ma non li ho mai considerati. Ho ascoltato qualcosa, mi sa tanto che mi piacciono.
Rob Fleming
Sabato 30 Settembre 2017, 13.43.31
2
All'epoca su tutte le riviste specializzate venne recensito in modo entusiasta. Io lo acquistai dopo che fini in tutte le classifiche di fine anno. A onor del vero non mi ha mai preso. Troppo caotico in alcuni frangenti, troppo contorto in altri. Si tratta di un crossover per i miei gusti troppo estremo. Però devo riconoscere che la lunga The chalise vermilion, la tirata Ballerina e l'epica The Flesh is weak obiettivamente sono dei pezzi. 70
Metal Shock
Sabato 30 Settembre 2017, 12.08.21
1
Comprato all`epoca: all`inizio non ci capii molto, poi con gli ascolti il disco assume la sua dimensione di disco fenomenale. Schizzati a dir poco!! E` da tanto che non lo ascolto, magari oggi me lo risparo!!
INFORMAZIONI
1992
Metal Blade Records
Prog/Thrash
Tracklist
1. Third Eye
2. Songs for Insects
3. Cornerstone
4. Daughter Mobius
5. Alexander VS the Puzzle
6. Ballerina
7. The Chalice Vermillion
8. The Fleshis Weak
9. Blistered Text and Bleeding Pens
10. Bearing an Hourglass
Line Up
Brent Oberlin (Voce, Basso, Basso Fretless, Chapman Stick)
Christopher Lee (Chitarra, Tastiere)
Paul Enzio (Chitarra)
Dustin Donaldson (Batteria acustica, Batteria elettronica, Samples)
 
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