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Ahab - The Call of the Wretched Sea
30/09/2017
( 553 letture )
Non poteva che essere un concept album, l’esordio discografico dei tedeschi Ahab; e non poteva riferirsi altro che al capolavoro letterario di Herman Melville. Ahab, infatti, è proprio il nome del comandante della baleniera che dà la caccia al capodoglio Moby Dick all’interno dell’omonimo romanzo. È a questa grandiosa avventura che si è ispirato fin da subito il gruppo tedesco, tanto da sfruttare l’abilità di ogni singolo musicista al fine di creare un sound ad hoc. Il mare, inteso come sinonimo di sacrificio e di sventura, continua ad alimentare ancora oggi le tematiche della band, fungendo da loro unica fonte d’ispirazione, tanto che il genere funeral doom da loro suonato è stato da essi stessi ribattezzato Nautik funeral doom metal. La chiave della loro originalità risiede proprio in questo: nell’abile e originale accostamento delle tragiche atmosfere doom con melodiche dalle tinte vagamente epiche, impiegate per sottolineare tutta la maestosità tragica degli oceani sconfinati e dei loro mostruosi protagonisti. Ogni loro composizione si distingue per un incedere estremamente lento e corposo, fatto di chitarre distorte e dotate di ottimo sustain, e di un cantato growl basso e cavernoso.

L’album si apre con la prima traccia Below the Sun che, dopo un intro cupo dalle nere tinte misteriose, ingloba letteralmente l’ascoltatore in un suono carico di riverbero in grado di evocare le sconfinate vastità oceaniche. Ecco allora che le mazzate di Cornelius Althammer sui piatti della sua batteria sembrano le sferzate delle onde in mare aperto. Una tragica melodia finale di chitarra accompagna gli avventurieri in partenza per il Regno delle Acque.
La seconda traccia, The Pacific, lentissima e ancora più oscura, esordisce attraverso l’accompagnamento di una melodia di stampo epico che omaggia la sacralità del mare aperto. Growl bassissimo e carico di delay, che pare aleggiare sul pelo dell’acqua per poi inabissarsi nelle profondità spettrali dell’abisso. Giunti a metà esatta del brano, veniamo sorpresi da un pulito arpeggio che accompagna il lento incedere di una chitarra solista, la quale farà da sponda al cantato fino al termine dei dieci minuti di durata, creando così una lenta melodia sorprendentemente lunga.
Un altro arpeggio, questa volta decisamente sporco e saturo di riverbero, apre Old Thunder, spianando la strada a un’ispirata chitarra solista leggermente distorta; il posto verrà poi assegnato a una melodia fortemente sincopata che vede il growl possente insinuarsi al suo interno come una spirale vorticosa che trascina a fondo chiunque si trovi al suo interno. Un’atmosfera misticheggiante chiude l’album, sulle note di una chitarra dai toni esotici e quasi orientaleggianti.
A questo punto ci troviamo esattamente a metà del disco, il giro di boa (mai metafora fu più azzeccata), è dato dalla presenza dell’intermezzo Of the Monstrous Pictures of Whales. Si tratta del pezzo più breve dell’album, ma è ugualmente spaventoso al pari degli altri, con le sue sonorità dark ambient davvero tenebrose.
Le ultime note dell’intermezzo coincidono con l’inizio di The Sermon, e si dissipano lentamente come un banco di foschia mentre questo prende piede. In questo caso ci troviamo di fronte alla traccia avente le ritmiche leggermente più accelerate rispetto alle altre, tanto da permetterci di ascoltare un interessante utilizzo della doppia cassa dalla cadenza tipicamente doom. A metà brano incontriamo, oltre all’ormai consueto arpeggio, pure una delle scene originali del film di John Huston, “Moby Dick, la balena bianca”, con Gregory Peck nelle vesti del capitano Ahab.
Un profondo canto gregoriano accompagna l’epica attraversata oceanica di The Hunt, per poi sfociare subito dopo in un ruvidissimo suono di chitarra che, come un mantra, ripete a oltranza un riff graffiante.
La conclusiva Ahab’s Oath costituisce la traccia più cupa e distorta dell’intero album. Sembra quasi che le chitarre siano dotate di un sustain in grado di consentir loro di tenere un unico accordo della durata di dieci minuti!

The Call of the Wretched Sea ha saputo porre delle validissime basi per quelli che sarebbero stati gli Ahab a venire, una band che non ha mai rinnegato le proprie origini, e che anzi continua con fierezza a portare avanti la propria missione nel rispetto dei canoni imposti dalla forma estrema di doom metal con la quale ha scelto di identificarsi. Il loro modo di interpretare il genere ha saputo renderli uno dei nomi più apprezzati dai fan di tutto il mondo, divenendo così uno dei nomi di spicco del panorama funeral. Sebbene con loro si vada sul sicuro, avere qualche salvagente a bordo di certo non guasta. Per il resto, buon viaggio.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
90 su 2 voti [ VOTA]
gamba.
Venerdì 6 Ottobre 2017, 20.55.39
7
per me merita qualche punto in più, credo sia il primo album che viene in mente quando si parla di ahab, ci sono brani come old thunder che da soli valgono la promozione. riguardo il funeral ho seri dubbi anch'io, sicuramente con l'ultima uscita si sono definitivamente slegati da qualsiasi richiamo al funeral, supposto o accordato che sia.
Giasse
Venerdì 6 Ottobre 2017, 14.29.23
6
è un disco interessante, un po' chiuso nella sua pachidermia. Per me non è Funeral baci a tutti
kroky78
Giovedì 5 Ottobre 2017, 22.39.07
5
Recensione azzeccata! Ascoltando quest'album si viene catapultati con la mente in mezzo ad un oceano sterminato, nero e gelido su di una precaria zattera! Ahab's Oath poi è da pelle d'oca! Per me è da 90.
Macca
Lunedì 2 Ottobre 2017, 20.49.14
4
Voto 76
Macca
Lunedì 2 Ottobre 2017, 8.07.09
3
Secondo me un pelino inferiore a Divinity ma in ogni caso un buonissimo album di una grande band, come dice la rece hanno un modo molto personale di interpretare il genere, e ciò si avverte soprattutto nell'ultimo dove le aperture melodiche hanno più spazio. Ottimo lavoro. Voto
InvictuSteele
Sabato 30 Settembre 2017, 15.51.34
2
Gran disco e ottima band.
Deathland
Sabato 30 Settembre 2017, 12.53.51
1
Ottima rece e gran disco
INFORMAZIONI
2006
Napalm Records
Funeral Doom
Tracklist
1. Below the Sun
2. The Pacific
3. Old Thunder
4. Of the Monstrous Pictures of Whales
5. The Sermon
6. The Hunt
7. Ahab’s Oath
Line Up
Daniel Droste (Voce, Chitarra, Tastiera)
Christian Hector (Chitarra)
Stephan Adolph (Basso, Voce)
Cornelius Althammer (Batteria)
 
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