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Raptore - Rage n’ Fever
30/09/2017
( 307 letture )
Che il Sud America sia sempre più un interessante bacino di band metal è cosa nota e, anche grazie ai giovani argentini Raptore, questa reputazione viene pienamente confermata. Nello specifico, la band originaria di La Plata, una cittadina poco distante da Buenos Aires, muove i suoi primi passi nel 2012 e, grazie ad un demo uscito nel 2014, si comincia a far conoscere nel circuito underground locale. Nonostante il demo fosse piuttosto ruvido e grezzo, fece già intravedere il potenziale della band, caratterizzata dalla devozione a sonorità old-style e chiari riferimenti ai maestri sacri del metal tradizionale degli anni 80. Questa attitudine viene ulteriormente avvalorata dal disco di esordio Rage n’ Fever oggetto di questa recensione. Inizialmente pubblicato e distribuito nel 2016 esclusivamente in terra Argentina dalla Total Desaster Productions, si presenta ora sul mercato europeo grazie all’etichetta tedesca Witches Brew. Forte di una copertina dinamica e dalla grafica sgargiante e colorata, Rage n’ Fever racchiude otto tracce inedite e due cover per complessivi quaranta minuti di puro heavy metal ricco di vivacità, di energia ed in grado di coinvolgere ed esaltare l’ascoltatore amante delle sonorità classiche grazie alla semplice, ma efficace struttura e composizione.

Come prevedibile, Rage n’ Fever si apre senza troppi fronzoli con uno dei pezzi più tirati e diretti della setlist; la titletrack è infatti un ottimo esempio di cosa ci si deve aspettare durante l’ascolto del disco di esordio dei Raptore: affilati riff, sezione ritmica veloce e compatta e soprattutto un vocalist che, seppur ancora un po’ acerbo e non certo esule da diverse sbavature, è tuttavia molto spontaneo e coinvolgente nelle varie interpretazioni liriche che richiamano anche quelle più affini a generi quali sleaze e glam. Che il cantante e chitarrista Nico Cattoni sia allo stesso tempo croce e delizia della band è piuttosto evidente anche nelle successive tracce ed episodi come Night on Fire, Evil Hand e soprattutto My Own Grave -vera e propria hit dell’album- che confermano quanto già sintetizzato nella descrizione della titletrack e, seppur formalmente interessanti, denotano in alcuni passaggi dei limiti del vocalist, a volte troppo forzato e strozzato. Chiariamo a scanso di equivoci che la prestazione vocale è complessivamente più che accettabile e, per certi versi, diventa una vera e propria “caratteristica” dei Raptore. Inoltre, in considerazione della giovane età, ha ampissimi margini di miglioramento, ma in un mercato sempre più iper-competitivo alcune sbavature e passi falsi non possono non essere rilevati. La più cadenzata The Flame spezza il moto fin qui decisamente speed oriented del disco e, insieme a brani come Time Has Come, dimostra che anche su ritmiche più compassate e sincopate il combo argentino ha idee e una buona resa complessiva. Episodio meritevole di menzione è anche la diretta Runner of Death che mostra in particolar modo un ottimo lavoro al basso da parte di Michel Amir il quale, insieme ai cambi di tempo di Germán Bobbera, regala un’altra dimostrazione di buona capacità tecnica. A chiusura dell’album, trovano infine spazio un paio di cover, uno dei pezzi più noti dei Venom, Witching Hour, nonché la più ricercata Desperadoes della band inglese Charger, ma che oggettivamente poco aggiungono nel giudizio complessivo del disco.

Rage n’ Fever è sicuramente un buon disco d’esordio per i giovani Raptore ed è in grado di proiettarli in quella schiera di nuove ed interessanti band che alimentano la cosiddetta N.W.O.T.H.M. (new way of traditional heavy metal). Ci riferiamo, solo per citarne alcune, ad Ambush, Lethal Steel, Evil Invaders, Blazon Stone, Stallion, Air Raid e molti altri che compongono un manipolo di validissime nuove leve dedite ad un heavy/speed metal di chiara matrice old-school. Con queste considerazioni, è naturale che Rage n’ Fever sia un disco estremamente consigliato a tutti gli amanti della tradizione e delle sonorità classiche. Indistintamente dai propri generi di riferimento, però, il potenziale della band c’è e si sente; per questo motivo, i giovani argentini meritano attenzione ed il pieno supporto negli anni a venire, che ci auguriamo possano far compiere quel salto di qualità necessario a far diventare i Raptore qualcosa di più di una giovane ed interessante band.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
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rik bay area thrash
Sabato 30 Settembre 2017, 16.59.18
1
Ascoltato in rete e non è affatto malvagio. Come già scritto nella review nel solco della traditional heavy music old school. C'è da dire che una volta entrati nel mood della voce del singer, che all' inizio può spiazzare un po, non risulta poi cosi fuori contesto come all' inizio può dare questa impressione. Come inizio è discreto si fa ascoltare ed essendo giovani i margini per dire la loro ci sono tutti. Speriamo che non diventino troppo 'melodici'.
INFORMAZIONI
2017
Witches Brew
Heavy
Tracklist
1. Rage n' Fever
2. Night on Fire
3. My Own Grave
4. The Flame
5. Evil Hand
6. Time Has Come
7. Runner of Death
8. Back in the Oven
9. Witching Hour (Venom cover)
10. Desperadoes (Charger cover)
Line Up
Nico Cattoni (Voce, Chitarra)
Ignacio Irigoin (Chitarra)
Michel Amir (Basso)
Germán Bobbera (Batteria)
 
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