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Ufomammut - 8
02/10/2017
( 775 letture )
Diciotto anni di carriera, una line-up costituita da un trio praticamente inossidabile, la bellezza di otto full-length pubblicati, una delle migliori realtà “viventi” che il panorama doom italiano sia in grado di offrirci e che oltretutto risulta essere apprezzatissima sul piano internazionale. Sono questi i numeri che possono vantare gli Ufomammut e, a proposito di cifre, 8 è il titolo che va a suggellare la loro ultima fatica discografica. Considerando il fatto che la band piemontese ha costantemente attribuito pari importanza sia alla musica che ai concetti in sé racchiusi, possiamo quindi intuire che questo numero non rappresenta semplicemente il simbolo di un traguardo, ma piuttosto una serie di significati che fungono da altrettanti spunti per assorbire meglio quanto elaborato in questo loro ultimo lavoro. Otto sono le tracce contenute anche se in verità più di vere e proprie canzoni a sé stanti preferiamo definirle dei “segmenti” la cui interconnessione descrive una progressione di perturbazioni sonore nelle quali risulta palpabile un approccio decisamente più “jammato”, provocando un’ulteriore sottolineatura di quella componente psichedelica che da sempre, del resto, ha accompagnato la proposta musicale del terzetto italiano. Questo flusso continuo di idee, a sua volta, può essere riassunto nel simbolo dell'infinito, convenzionalmente visualizzato mediante una semplice rotazione di 90° del numero otto.

Le prime caratteristiche appena captate possono essere utili al fine di descrivere un discorso musicale leggermente diversificato rispetto ai lavori più recenti; il terzetto infatti abbozza una modifica di alcune delle coordinate peculiari del loro suono/songwriting, pur riequilibrandole ed allo stesso tempo confinandole all'interno dello stesso range stilistico. Così, ad esempio, l'amalgama delle frequenze porta a una conferma della caratteristica vischiosità da sempre marchio di fabbrica della band, ma, contemporaneamente, le stesse si mostrano anche più ovattate ed impalpabili; sul versante vocale, oltretutto, l'approccio di Urlo mostra una maggiore inclinazione all'utilizzo di soluzioni melodiche, che risultano criptiche e spettrali se si considera il fatto che esse sono volutamente sovrastate dal tessuto strumentale. Abbiamo inoltre accennato ad un incremento della componente psichedelica che in parte è ascrivibile ad un approccio più istintivo (o, più propriamente, “improvvisato”) ed anch'esso diviene dunque parte del concept, visto che in questo modo si ricongiunge a quel “divenire” delle idee riconducibile al simbolo dell'infinito.

Babel si erge quale inizio di questa sorta di viaggio ed al contempo stesso ricerca: il contesto effettistico che si intercala sul pachidermico e simmetrico pulsare della batteria ci conduce immediatamente verso uno stadio di destabilizzazione mentale che gradualmente si accentua sul sovrapporsi delle note dissonanti del basso e le successive “disarmonizzazioni” chitarristiche. Le voci divengono protagoniste verso la seconda sezione, scandendo una temporanea parentesi lisergica; tra l'altro, focalizzando ancora l’attenzione sul contributo della componente vocale, si noterà come lungo tutto il corso del disco questa risulti sempre frammentata, al fine di lasciare spazio ai segmenti temporali in cui si mettono in risalto i trip strumentali. Gli influssi sludge che chiudono il finale della prima traccia cedono il passo alle atmosfere marziane di Warsheep, messe in luce soprattutto mediante la sovrapposizione di un cantato particolarmente gonfio di effetti allo scopo di snaturarne tutta la sua umanità. L'evoluzione del pezzo gioca, come spesso noteremo, sull'imprevedibilità ed ecco infatti sfumature stoner, chitarre schizoidi e dulcis in fundo le urla irrazionali del bassista/frontman che, tenendo fede al suo alias, contribuisce a mantenere costante la nostra sovversione mentale. Zodiac persevera nel mantenimento dell'aura extraterrestre imbastita dal brano precedente ed anche il suo evolversi segue lo stesso schema, visto che mira ad accrescere progressivamente uno stato di inquietudine; il frangente successivo verte invece a favore di una sezione psichedelica che, soprattutto nel suo riff introduttivo, sembra richiamare Presence of the Lord dei Blind Faith, sfiorando poi inaspettatamente la cacofonia ed infine spegnendosi su un frammento in cui viene esacerbata una scarica di effetti veramente malata. Fatum si presenta come un brano decisamente più snello, costruito sull'alternanza di una prima parte scandita da un riff mastodontico a cui puntualmente si intercala l'approccio vocale inumano di Urlo e una seconda dai ritmi più sostenuti. Siamo a metà del viaggio ed abbiamo il sentore che il suo scopo sia quello di risucchiare tutte le nostra facoltà mentali, a tale proposito dunque si concatenano per il colpo di grazia le fisime di Prismaze (ripartite tra ingannevoli parentesi clean e sfuriate allucinogene), le visioni mostruose di Core, la cui furia sludge è infiltrata di contaminazioni cosmiche nonché vocalizzi deliranti, i tre minuti di Wombdemonium (che concretizzano e portano al parossismo l’impeto messo in campo nella traccia precedente) ed infine la psichedelia morbosa di Psyrcle, che ci catapulta in un quadro dove il processo di alienazione può dirsi finalmente completato, lasciandoci ben poco di ciò che siamo abituati a percepire come “terrestre” non prima di averci seppellito con un tappeto noise nella sua sezione centrale.

Svuotati di ogni energia residua, non resta che capacitarci del fatto che 8 rappresenta un ennesimo macigno che trascina in avanti le apparentemente inesauribili capacità degli Ufomammut di sperimentare fino a giungere agli apici più estremi del doom, descrivendo un contesto sonoro tanto imprevedibile quanto indecifrabile e, soprattutto, destabilizzante. A questo effetto concorrono senza dubbio una maggiore verve psichedelica ma anche alcune contaminazioni votate al noise ed alla dissonanza, capaci di formare un impasto talmente torbido e molesto da soddisfare solo palati particolarmente esigenti ed affamati di quelle realtà appartenenti alla categoria del metal ultra slow e che come tali si meritano la qualifica di “borderline”. Coraggiosi, indiscutibilmente folli ed infine pesantemente serotoninergici (ma da trip veramente cattivi!), con questo 8 gli Ufomammut rimarcano nettamente quei confini che ormai da quasi vent’anni conferiscono al terzetto sabaudo lo status di realtà a sé stante, nel panorama doom ben oltre la dimensione tricolore.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
80 su 1 voti [ VOTA]
Tartu
Martedì 3 Ottobre 2017, 13.59.53
3
spettacolari
Nattleite
Lunedì 2 Ottobre 2017, 15.59.30
2
Il precedente Ecate era un monolite assordante e lisergico, ascolterò con piacere questa nuova prova.
InvictuSteele
Lunedì 2 Ottobre 2017, 15.12.17
1
Band della madonna, li seguo da tanto ormai. Certo è che la proposta è molto molto statica e perciò risulta difficile giudicare i loro album, che sembrano tutti uguali, anche se si va in profondità ci si accorge di piccole differenze tra l'uno e l'altro. Questo è l'ennesimo ottimo disco. Una delle migliori band italiane del nuovo millennio, e sicuramente una delle migliori band sludge/doom al mondo.
INFORMAZIONI
2017
Neurot Recordings
Doom
Tracklist
1. Babel
2. Warsheep
3. Zodiac
4. Fatum
5. Prismaze
6. Core
7. Wombdemonium
8. Psyrcle
Line Up
Urlo (Voce, Basso, Tastiera)
Poia (Chitarra, Tastiera)
Vita (Batteria)
 
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