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Alice Cooper - The Last Temptation
07/10/2017
( 553 letture )
Camaleontico è uno degli aggettivi che riescono a descrivere meglio cosa sia quello strano fenomeno musicale e teatrale che è Alice Cooper, un artista a 360° capace di inventarsi e reinventarsi in una carriera lunga quasi cinque decenni in cui è riuscito a cambiare costantemente riuscendo nella mirabile impresa di rimanere anche fedele a se stesso. Dagli orrori glam dei seventies fino alla versione patinata degli eighties, il nativo di Detroit si è trovato a creare tendenze e in egual misura a seguirle rimanendo, con qualche colpo a vuoto, sempre sulla cresta dell’onda. Gli anni ottanta con la loro orgia di glitter, trucco ed eccessi sembravano creati su misura da e per Alice, che dopo un periodo di appannamento a base di droghe e alcool piazzò la stoccata del grande fuoriclasse con quel Thrash che vendette due milioni di copie, seguito a ruota dall’altrettanto cromato Hey Stoopid. Gli anni novanta portarono da Seattle un velo di malinconia e un rock più ruvido e privo degli orpelli sguaiati del decennio precedente, tanti eroi glam/hair furono letteralmente spazzati via, ma non il genio di Vincent Damon Furnier che con la classe che lo ha sempre contraddistinto era pronto a fronteggiare il cambiamento. Per farlo, richiamò dal limbo allucinato del capolavoro indiscusso Welcome to my Nightmare il giovane Steven, protagonista del concept all’interno del nuovo disco. Nel 1994 arriva infatti nei negozi The Last Temptation accompagnato da un fumetto Marvel diviso in tre puntate ideato da Neil Gaiman e illustrato da Michael Zulli, in cui si narrano le difficoltà e preoccupazioni del protagonista, invitato da un sinistro showman ad unirsi al suo circo itinerante The Theater of the Real - The Grand-est Guignol!. I temi trattati sono molto profondi come la dipendenza, l’abbandono, e l’alienante superficialità della società moderna mostrando quel lato di Alice Cooper spesso ingiustamente dimenticato da chi guarda solo le sue bizzarre performance.
Da un punto di vista prettamente musicale il disco si distacca abbastanza dalle cromature scintillanti dei precedenti, con un sound molto più secco e un’ombra oscura che accompagna tutta la tracklist, sorprende come ancora una volta testi e composizioni siano perfettamente amalgamati imprimendo grande pathos alla narrazione della storia. La lineup è sempre di alto livello con la conferma di Stef Burns alla chitarra, Greg Smith al basso e nientemeno che Derek Sherinian alle tastiere, new entry il sessionman David Uosikkinen alle pelli.

L’aria di cambiamento che caratterizza il platter si respira immediatamente nella splendida opener Sideshow che sembra uscita direttamente dai gloriosi anni della Alice Cooper Band, una soave melodia acustica viene immediatamente rotta da un riff seventeies raddoppiato dal piano e dalla voce teatrale del singer, che nel ritornello oltre ai cori si trova accompagnato anche dai fiati. Il testo introduce l’annoiato protagonista che, in cerca di distrazioni, si imbatte in uno strano circo, il cui proprietario si manifesta nella disturbata Nothing's Free in cui Alice, con la teatralità che lo ha reso leggenda, offre a Steven la libertà da tutte le preoccupazioni e dalla noia, facendo però intuire quale sarà l’altissimo prezzo da pagare:

Free from the claws and flaws of your family
Free from obedient life
You're cut like a double-edged knife
Nothing's free, nothing's free
Oh, you pay me


Una sferzante critica sociale anima l’apparente nonsense della ottantiana Lost in America con un riffing potente e melodico, in cui emergono tutte le contraddizioni del mondo che ha portato il protagonista alla disperazione; altri inquietanti personaggi popolano Bad Place Alone in cui il riff sinistro e la batteria sintetica portano ad un chorus grandioso. La rocciosa You're My Temptation continua nel percorso di follia del protagonista, alle prese apparentemente con la più classica delle “femme fatale”, ma che a ben leggere potrebbe impersonare anche le tentazioni legate alle dipendenze, fantasmi che non vogliono sparire.
La vera perla del disco è Stolen Prayer malinconica, poliedrica e ricca di influenze, dal gospel nel refrain ai sempre efficaci cori di voci bianche. Proprio nel ritornello si capisce chi ha donato tanta classe alla traccia: Chris Cornell coautore e interprete. Tematiche e testo su solitudine e tristezza, alla luce del modo tragico con cui il cantante ci ha lasciati, acquistano ancor più valore; la song è l’inizio della redenzione del protagonista che capisce di voler uscire dall’incubo in cui si è infilato. Il percorso non sarà facile e in Unholy War si capisce perché. Anche questa canzone si deve interamente al talento del singer dei Soundgarden che regala una composizione incalzante, ma sempre occupata da una linea d’ombra.
Classicamente da Alice Cooper Lullaby in cui ritorna il tema tanto caro degli incubi, narrato in modo teatrale e inquietante, segue It's Me unico vero punto debole della tracklist con un arrangiamento acustico che non convince del tutto. L’incubo si conclude con Cleansed by Fire in cui Steven si libera dalle catene:

It's over, you have no power
You're lost
And I'm found
And I'm Heaven bound
Go back to where you belong
To where you fell
Go to hell


The Last Temptation non ebbe il successo commerciale dei suoi predecessori, forse perché troppo diverso nello stile e nei contenuti. Si tratta però di un disco di alta caratura che merita di essere riscoperto, l’atmosfera oscura e disturbata rimanda al passato e il sound è ben equilibrato tra il decennio precedente e le influenze degli anni ‘90. Preziosissimi i due contributi di Chris Cornell la cui vena compositiva da ancora più valore al disco. Poi c’è quel camaleonte di Alice sempre lui, ma sempre diverso.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Metal Shock
Lunedì 9 Ottobre 2017, 15.01.41
9
Grande disco di Alice! Dopo i fasti di Trash e Hey stoopid, album piu` commerciali, ritorna con un disco piu` impegnato, rwalizzato magistralmente. Non ha avuto successo??? Ma che strano..... Comunque la praduzione di Alice da fine anni 80`, sfruttando anche varie mode, e` sempre di alto livello.
Tiradipiunpelodifiken
Lunedì 9 Ottobre 2017, 13.07.50
8
Preso non da molto, gran bell'album, anche per me l'ultimo GRANDE disco di Alice
Muki97
Domenica 8 Ottobre 2017, 21.49.26
7
Uno dei pochi di Alice Cooper che mi manca, cercherò di rimediare
Enri sixx
Sabato 7 Ottobre 2017, 21.05.56
6
Album bellissimo
InvictuSteele
Sabato 7 Ottobre 2017, 15.05.25
5
Bellissimo, il mio preferito insieme allo sperimentale Brutal Planet. Dopo la sbornia hard & heavy dei dischi anni 80, Alice Cooper torna all'hard rock classico, e lo fa con un classe immensa, per poi sperimentare suoni industrial nei due album seguenti. A mio avviso questo è il suo disco più maturo.
Mic
Sabato 7 Ottobre 2017, 14.27.47
4
Grande disco e bella recensione dalla quale mi discosto solo per il fatto che io non trovo alcun punto debole
galilee
Sabato 7 Ottobre 2017, 14.27.37
3
L'ultimo disco della rockstar Alice Cooper. Da qui in poi Alice farà dischi più per se stesso che per i fan alzando il livello qualitativo a discapito delle vendite. Comunque un buon lavoro. D'accordo con la recensione.
Bright Light
Sabato 7 Ottobre 2017, 13.48.32
2
Stupendo!!!!!
Mauro Paietta
Sabato 7 Ottobre 2017, 13.40.06
1
Album bellissimo a cui sono molto legato. Ho l'edizione con il fumetto. Purtroppo poco fortunato dal punto di vista commerciale anche per via del periodo storico e della mancanza di Hit, a parte lost in America. Personalmente l'ultimo grande album di Alice Cooper
INFORMAZIONI
1994
Epic Records
Hard Rock
Tracklist
1. Sideshow
2. Nothing's Free
3. Lost in America
4. Bad Place Alone
5. You're My Temptation
6. Stolen Prayer
7. Unholy War
8. Lullaby
9. It's Me
10. Cleansed by Fire
Line Up
Alice Cooper (Voce)
Stef Burns (Chitarra, Voce)
Derek Sherinian (Tastiera, Voce)
Greg Smith (Basso, Voce)
David Uosikkinen (Batteria)

Musicisti ospiti
Chris Cornell (Voce nelle tracce 6 e 7)
Dan Wexler (Chitarra nella traccia 3)
John Purdell (Tastiera nelle tracce 5, 8 e 9)
Lou Merlino (Cori)
Mark Hudson (Cori)
Craig Copeland (Cori)
Brett Hudson (Cori)
 
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