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Tankard - The Morning After
07/10/2017
( 525 letture )
Reduci da due successi storici come Zombie Attack e Chemical Invasion i thrashers teutonici Tankard nel 1988 tornano alla carica con uno degli album più svalvolati e ispirati di sempre in ambito thrash, ma soprattutto uno dei più alcolici in assoluto: The Morning After rimarca nella maniera più diretta possibile l’amore dei ragazzi di Francoforte per l’alcol sotto ogni sua possibile forma (anche se la birra rimane al primo posto), per temi semiadolescenziali tipo lo sballo da pogo, le risse immotivate, i film horror o l’horror della vita reale in ogni sua declinazione e, a livello prettamente musicale, per la fusione estrema tra thrash e hardcore, sfornando dodici tracce (comprensive di un intro e un outro e una cover punk) che gridano al “Fuck You All” praticamente ogni secondo.

Dopo una brevissima Intro rappresentata dalla segreteria telefonica del Washington National si parte subito a cannone con Commandments, in cui chiaramente i comandamenti principali (almeno quelli perduti e non i dieci che bene o male tutti i Cristiani conoscono) sono bere, bere e bere ancora fusti di birra a non finire; si sa che quando si beve parecchio o ci si addormenta collassando o ci si trasforma in mostri incontrollabili che devastano senza pudore e senza ritegno tutto ciò che capiti a tiro, tipo la stanza d’albergo totalmente vandalizzata e demolita in Shit-Faced, primo manifesto nel classico stile di Gerre e soci del disagio quotidiano dell’adolescente metallaro medio tedesco degli anni precedenti la caduta del Muro. Il degrado fisico e mentale non si ferma assolutamente ma anzi aumenta passo dopo passo, sia nella crudeltà dei testi sia nell’accelerazione sonora e TV Hero ne è un esempio lampante: Oliver Werner dietro le pelli pesta come un demonio, il basso di Frank Thorwarth pulsa senza sosta, le chitarre acide e da mosh sfrenato della coppia formata da Axel Katzmann e Andy Boulgaropoulos non danno alcun cenno di stanchezza o di rallentamento e un poco più che ventenne Gerre si mangia il microfono come se davvero il protagonista assoluto di ogni storia assurda raccontata in questo album fosse lui stesso, il che lo rende ancora più selvaggio e allucinante. A spezzare leggermente il ritmo ci pensano una punk thrash F.U.N., con assolo brevissimo e velocissimo e totale voglia di divertirsi senza inutili menate o pensieri negativi, e la cover di Try Again dei punkster tedeschi Spermbirds, a sancire in modo forte e significativo quanto in quegli anni si facesse davvero gruppo e si volesse creare una scena unita in qualunque ambito musicale, senza preconcetti ma ovviamente rivolti a un possibile futuro comune. Con la titletrack si raggiunge un apice di disgusto lirico inarrivabile ma ahimè veritiero perché il giorno dopo una sbronza colossale è sempre costellato da domande senza risposta, vuoti di memoria incolmabili che mai verranno colmati, sporcizia ovunque e di ogni tipo, liquidi di certa e/o dubbia provenienza e chi più ne ha più ne metta, senza parlare ovviamente dell’hangover che ti porta a dire “giuro che non berrò mai più”, fatidica frase a cui non si crede più già pochi minuti dopo averla detta. Desperation è il mea culpa più sincero che si possa trovare in un disco thrash, perché se si ammette con se stessi di aver fatto gli scansafatiche pure per scrivere il testo di una canzone si ha già la scusa pronta per la volta successiva in cui questo ovviamente si ripeterà. La successiva Feed the Lohocla è uno dei brani migliori del disco, perché decisamente meno scontato, musicalmente vario con cambi di tempo e di ritmo non presenti negli altri brani, un’ispirazione esecutiva più marcata e un’aggressività sempre al top ma incanalata nel modo giusto, con tanto di scambi d’assolo di chitarra e un Gerre più in palla che mai. Chiudono l’album una velocissima e iperthrash Help Yourself, antireligiosa globale contro qualunque tipo di affidamento della propria anima o volontà a qualunque tipo di divinità visto che la discriminante per la salvezza si basa sulla fiducia cieca e sul denaro con cui si può comprarla; una ultrahardcore, brevissima e disturbante Mon Cheri, e un Outro che è né più né meno che un coro da ubriaconi molesti aggregati.

Nella ormai ultratrentennale carriera dei Tankard questo The Morning After, se ascoltato con “le orecchie” di oggi può essere travisato e visto più come un semplice sfogo alcolico brutale che non dovrebbe lasciare traccia alcuna, ma se contestualizzato e vissuto al tempo, allora risulta essere un bella mazzata in faccia che sicuramente non sprigiona né tecnica né evoluzione thrash ma che offre una perfetta panoramica della genuina ignoranza del metal teutonico standard di fine anni ’80, quel metal che però è la base di costruzione di un movimento storico inarrestabile. Ancora una volta alla salute dei Tankard.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
77.5 su 2 voti [ VOTA]
Elluis
Giovedì 12 Ottobre 2017, 12.31.22
6
Concordo, non un capolavoro, ma per me rimane un disco epocale, quando uscì lo ascoltai fino a consumarlo... Non ho capito il commento di @Ghost Rider sull'intro: è la segreteria telefonica della Noise International, cos'è la Washington National??
Metal Shock
Lunedì 9 Ottobre 2017, 14.55.07
5
I Tankard sono uno di quei gruppi che non avranno mai fatto capolavori ma neanche porcherie e questo e` uno dei loro migliori. Un disco ad alto tasso alcolico!!!!
LAMBRUSCORE
Sabato 7 Ottobre 2017, 16.34.49
4
Bel disco, voto giusto, per me, non un capolavoro comunque disco storico, insieme ai primi 2. Sono curioso di sentire la ristampa, spero siano migliorati un po' i suoni.
lisablack
Sabato 7 Ottobre 2017, 15.27.58
3
Fantastici. Anche l' album uscito quest'anno è molto bello..band da onorare sempre e comunque, in oltre 30 anni di thrash senza mai un pentimento, entusiasmo a mille! È così che deve essere un gruppo onesto con se stesso e con il suo pubblico! Grandissimi davvero!
rik bay area thrash
Sabato 7 Ottobre 2017, 15.24.26
2
Sebbene non abbiano realizzato il cosiddetto 'masterpiece', ( ma poi chi glielo chiede?) hanno sempre ( o quasi ) fatto del loro meglio per realizzare album dal tiro micidiale, ruspanti, senza tante menate e dritti al punto. Forse non avranno una grande varietà stilistica ma se si risolve in un album come the morning after, tracotante e senza tanti fronzoli problemi non sussistono. Anche il 1988 è stato un grande anno per il thrash e i tankard lo hanno confermato. (Imho).
galilee
Sabato 7 Ottobre 2017, 14.15.47
1
Uno dei migliori assieme a The meaning of Life, chemical invasion, Stone cold sober etc etc... grandissimi.
INFORMAZIONI
1988
Noise Records
Thrash
Tracklist
1. Intro
2. Commandments
3. Shit-Faced
4. TV Hero
5. F.U.N.
6. Try Again
7. The Morning After
8. Desperation
9. Feed The Lohocla
10. Help Yourself
11. Mon Cheri
12. Outro
Line Up
Gerre (Voce)
Axel Katzmann (Chitarra)
Andy Boulgaropoulos (Chitarra)
Frank Thorwarth (Basso)
Oliver Werner (Batteria)
 
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