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Head of David - LP
07/10/2017
( 474 letture )
Birmingham anni 80: il più grande concentrato multietnico lasciato girovagare per quei districts mal ricostruiti dopo i bombardamenti della Lutwaffe; il fallimento dell'industria pesante e le ineguaglianze che prosperano nei suoi cunicoli di cemento grigio. Il Black Country, la dub, il British R&B, i New Romantics e poi loro: giovani tossici dell'eredità punk, forgiati dai martellamenti della città definita “Home of Metal”.

Di ambienti, sobborghi e sottoculture sono piene le biografie di ogni artista o scena: ma mai come in questo caso, il culto e la seminalità dell'act in questione sono ingabbiati, cementificati e in osmosi con quei luoghi. Come nei peggiori incubi ballardiani, la fonderia si fa suono e dalla lamiera si plasma un feticcio rinominato Head of David. Le quattro pesanti corde di Dave Cochrane (fedelissimo alfiere, a seguire, di vari progetti di Justin Broadrick, Kevin Martin o Scott Kiehl) unite al continuo fomentare di Burroughs, alle chitarre distortissime di Jurenovski ed alle percussioni rimbombanti di Sharp. Di loro si può leggere distrattamente qualcosa nelle monografie di artisti conterranei e contemporanei, o in appendice alle storie dell'epopea crust e crossover britannica; forse troppo poco per una band cui tributare almeno l'atto di inseminazione del cosiddetto industrial metal. L'album in questione, in particolare è il loro debutto: il poco più che omonimo titolo LP fa da cornice ad una release che comprende, sul primo lato, le registrazioni di marzo 1986 apparse sul EP Dogbreath e, sul lato opposto, le session ai BBC Studios del mese successivo (rinominate Godbreath). Formato anomalo ma inviolabile, imperscrutabile nella sua compattezza e nella capacità di ipnotizzare l'ascoltatore attraverso ritmi scanditi, distorsioni ansiogene e sermoni tuonanti, il tutto composto in strutture rock primitive e dirette.

Figli deplorevoli ma affezionatissimi di quel fenomeno heavy-post-punk chiamato Killing Joke, le otto tracce attingono a piene mani dai capostipiti del rumorismo inglese SPK e Throbbing Gristle (come nel caso di Joyride Burning X), dalla prima seminale creatura di tale Steve Albini, all'anagrafe Big Black (bene espresse in Snuff Rider M.C. e in I'll Fall at Your Feet) o, ancora, dal monolite noiserock/no-wave Swans (si ascolti White Bastard). Lyrics minimali ed essenza compositiva, cyber-punk ed esistenzialismo, con la ferma volontà di attirare e coinvolgere ogni partecipante alla fredda liturgia. Illusioni e disillusioni, speranza e rovina sono alla base dei momenti più alti della piece, ovvero: la opener Smears, i suoi ritmi sostenuti, con marce marziali e chitarre taglienti come lame e, poi, Shadow Hills California, dall'andamento psichedelico e le urla da intonare. E il tocco finale: il necessario omaggio ai padri pionieri del rumore elettronico e del proto-punk più controverso e contaminato -i Suicide, con una versione cupa e stralunata di Rocket USA.

Tutto ciò che segue è storia: le Peel Sessions, l’Elektra Records, Justin Broadrick che lascia i Napalm Death per unirsi agli Head of David per le registrazioni del successivo Dustbowl e, in parallelo, dà seguito al progetto Fall of Because; la nascita della scena sull'asse Birmigham-Nottingham-Londra. I Godflesh, i Pitchshifter, i Therapy?, gli Scorn, i God i Techno Animal e poi, oltre Atlantico, gli Shellac, gli Skin Chamber, gli Isis e i Fear Factory, che coverizzarono e resero popolare la poderosa Dog Day Sunrise.

L'alba di un giorno da cani.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
88 su 1 voti [ VOTA]
Shadowplay72
Lunedì 6 Novembre 2017, 2.05.33
2
Seminale band di industrial metal!
God of Emptiness
Sabato 7 Ottobre 2017, 10.26.14
1
Una delle più belle recensioni che abbia mai letto. In poche parole hai reso bene l'idea. Loro li conosco solo di nome ma adesso dovrò ascoltarli per forza!!!
INFORMAZIONI
1986
Blast Fist
Industrial
Tracklist
1. Smears
2. I'll Fall at Your Feet
3. White Bastard
4. Rocket USA
5. Snuff Rider M.C.
6. Joyride Burning X
7. Shadow Hills California
8. Newly Shaven Saint
Line Up
Stephen R. Burroughs (Voce)
Eric Jurenovski (Chitarra)
Dave Cochrane (Basso)
Paul Sharp (Batteria)
 
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