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Rancid - Trouble Maker
07/10/2017
( 452 letture )
A tre anni di distanza dal precedente …Honor Is All We Know tornano i Rancid a colpi di classico ed adrenalinico punk rock melodico. Dismessi i panni da consumato rude boy a favore di una barba da homeless ex galeotto, Tim Armstrong, accreditato sull'album come Tim Timebomb, riparte con l'intento di ripescare l'attitudine più rozza direttamente dagli esordi, come denota anche l'utilizzo in copertina del vecchio logo comparso sul primo omonimo album, radunando a sé i compagni pronti a portare avanti il progetto oggi come nell'ormai lontano 1993.

La carica viene data già dalla traccia in apertura, rapido antipasto che fa entrare immediatamente nel giusto umore per approcciarsi all'ascolto dell'intero album. La voce del cantante sin da subito appare più ruvida che in passato, senza per questo stonare e acquistando anzi in pathos, nonostante per certi punti vada somigliando a quella di Al Barr dei Dropkick Murphys, band che sarà piuttosto accostabile per certi versi lungo tutto l'album. È proprio ai sei di Quincy che si rifà Telegraph Avenue, molto simile nella melodia a Blood, singolo di lancio dell'ultimo 11 Short Stories of Pain & Glory, nonostante i sempre presenti numi tutelari Clash continuino ad affacciarsi qua e là. Esempio forse più palese è infatti Where I'm Going, dove si ripropongono i classici ritmi ska portati alla ribalta dalla band di Joe Strummer che tanto hanno fatto fortuna in seno al quartetto di Berkeley. A differenza di certe produzioni passate è però minore la sensazione che stiano suonando gli emuli californiani dei Clash e si denota una maggiore influenza "americana" lungo tutte le composizioni. An Intimate Close Up of a Street Punk Trouble Maker, singolo trainante dell'album, è così un pezzo accattivante ed immediato, come anche le varie Farewell Lola Blue, Make It Out Alive o Molly Make Out Your Mind per citarne qualcuno, tutti brani ben calibrati e trascinanti sebbene risentano a tratti di una sorta di uniformazione negli standard di altre band americane dedite a punk melodico, come Social Distortion o Bad Religion, facenti peraltro anch'esse parte del folto roster della Epitaph. Ciò è in parte imputabile molto presumibilmente al sapiente lavoro di Brett Gurewitz, già mente proprio dei citati Bad Religion, il quale dà anche il proprio contributo nei cori nelle canzoni, che se da un lato contribuisce ancora una volta a dare una produzione professionale a un album punk, dall’altro porta in quest'occasione il risultato ad una fin troppo forte omogeneità alle sopraccitate band. Evidente in questo senso All American Neighborhood che pare uno scarto proveniente da un album della band di Greg Graffin e soci.

Il difetto prima illustrato, pur presente, non risulta comunque decisiovo, essendo i Rancid da sempre pienamente inseriti nella cosiddetta nuova scuola di punk melodico americano, sebbene con lo sguardo rivolto all'Inghilterra. L'album non porta infatti sostanziali cambiamenti nello stile dei quattro, presentando così un prodotto ben confezionato e tipicamente nei loro standard, che senz'altro appagherà i fan della prima ora e chiunque voglia dedicarsi a quarantadue minuti buoni di punk rock spensierato ed orecchiabile, sebbene la sensazione della minestra riscaldata sia forte in particolar modo nelle battute conclusive.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
75.66 su 6 voti [ VOTA]
999
Lunedì 9 Ottobre 2017, 13.39.02
2
Bello, 73.
TheSkullBeneathTheSkin
Domenica 8 Ottobre 2017, 18.42.28
1
Bel disco, molto meglio di honor.. 85!
INFORMAZIONI
2017
Hellcat Records / Epitaph Records
Punk Rock
Tracklist
1. Track Fast
2. Ghost of a Chance
3. Telegraph Avenue
4. An Intimate Close Up of a Street Punk Trouble Maker
5. Where I'm Going
6. Buddy
7. Farewell Lola Blue
8. All American Neighborhood
9. Bovver Rock and Roll
10. Make It Out Alive
11. Molly Make Up Your Mind
12. I Got Them Blues Again
13. Beauty of the Pool Hall
14. Say Goodbye to Our Heroes
15. I Kept a Promise
16. Cold Cold Blood
17. This Is Not the End
18. We Arrived Right on Time (Bonus Track)
19. Go on Rise Up (Bonus Track)
Line Up
Tim "Timebomb" Armstrong (Voce, Chitarra)
Lars Frederiksen (Chitarra, Voce)
Matt Freeman (Basso, Voce)
Branden Steineckert (Batteria)
 
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