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Revolution Saints - Light in the Dark
07/10/2017
( 1252 letture )
Sono tornati, per la goduria di tutti i loro fan che, fortemente, li hanno voluti spingere verso la soglia del secondo capitolo discografico. Dopo un debutto incredibile con il disco eponimo, la superband americana Revolution Saints pubblica il suo secondo album Light In The Dark, sotto l’egida della Frontiers Records. Si tratta di una release disponibile in diversi formati: CD, CD/DVD Deluxe Edition, che include brani bonus live con riprese dalla prima performance dal vivo del gruppo al Frontiers Rock Festival di Trezzo, un mini documentario del making-of e i video musicali di Light In The Dark e I Wouldn’t Change A Thing, vinile e una speciale Limited Edition Box Set. Visti gli eclatanti risultati del 2015, i Revolution Saints hanno nuovamente collaborato con il produttore/songwriter italiano Alessandro Del Vecchio (Hardline, Jorn), già dietro la consolle del debutto. La maggior parte del disco è stata incisa presso gli studi dello stesso Del Vecchio a Somma Lombardo, con ulteriori registrazioni che si sono svolte presso lo studio di Blades a Washington, quello di Aldrich a Los Angeles e in altre location di tutto il mondo, mentre Aldrich era in tour con i Dead Daisies. Le song tracimano elettricità, emozione, esperienza e perizia musicale allo stato puro e lo si evince anche dalle parole del leggendario bassista Jack Blades:

Questa è una band divertente! Penso che i fans sentiranno l’eccitazione e il divertimento musicale che noi stessi abbiamo. E’ stato fantastico venire in Italia per iniziare l’album e filmare i video, e la musica parla da sé”.

Ma scendiamo nel dettaglio, il gufo in copertina dà il benvenuto a tutti coloro che hanno amato follemente l’equilibrato mix di Hard/AOR del aureo esordio, poi parte subito la colonna sonora che, è bene dirlo, mostra una band ancora più matura, compatta e legata tra i vari singoli elementi, tutta gente con carriere almeno trentennali alle spalle, con uno status di rockstar indubbio. La title-track sbarra la strada a chi vuol fuggire e blocca chiunque, grazie ad un ritmo serrato, cori paradisiaci scossi dalla voce stagionata di Castronovo che si è calato sempre più nei panni di singer, le chitarre graffiano, le tastiere riempiono il sound rendendolo rotondo e velenoso, una canzone assimilabile agli strascichi del esordio, insomma un inizio scoppiettante e una scansione melodica da cardiotonici, solismo di Aldrich semplicemente da boato da stadio. Freedom parte da un riff terremotante ed heavy che si incunea tra le tastiere, la drums picchia senza remore, il ritornello è puro AOR, il solo incrociato tra hammond e ascia vale da solo l’acquisto del CD con reflussi di Deep Purple strabilianti. Ride On è un treno impazzito, batteria che scolpisce gli scogli, ritmi indiavolati, solo della sei corde da mostrare ai principianti per concretezza, funambolismo e gusto, una traccia in perenne bilico tra stacchi e controstacchi hard e metal, poi arriva la song numero 4 e un mare magnum di classe limpida e platinata inonda l’aere. I Wouldn’t Change A Thing estende una ballad pianistica dove tutto sa di immenso, ricordano sì i Journey ma lo sviluppo è fantastico, la voce di Deen eccezionale, gli arrangiamenti preziosi e cangianti, atmosfere sognanti, melodie di livello ineguagliabile, un capolavoro siderale con un chitarrismo d’eccezione. Don’t Surrender sprigiona un up tempo dotato di una batteria con pacca secca e un tracciato ritmico catchy come il ritornello imperioso e intrecci vocali supremi, badilata di chitarre per Take You Down che ricalca gli stilemi di elevato valore sino ad ora descritti, mentre The Storm Inside è hard ottantiano, lineare, tutto giocato sulle abilità di Doug Aldritch padrone e manico di un assolo fiume dai toni impetuosi. Se Can’t Run Away From Love ritorna a calcare il sentiero più dolce, vestendosi da ballad elettrica che mostra ancora una volta la caratura enorme di questi “santi da rivoluzione”, con Running On The Edge si torna su terreni più spigolosi, Castronovo è semplicemente impeccabile nelle vocals, un grande singer: è incredibile come la sua ugola potente e ad ampia gamma di intonazioni, in passato, non abbia mai trovato un impiego solista almeno in qualche pezzo da studio. Another Chance detona in uno scampolo eroico, brillante, vissuto sul sottile filo della potenza dura del rock e le scalinature marmoree del AOR, ci pensa poi l’assolo della chitarra a far pendere la bilancia verso il fronte più acuto e massiccio, ma l’intero percorso corale è da brividi sugli avambracci. Chiude, troppo presto, la tracklist l’undicesima perla a nome Falling Apart, anche se nelle varie versioni ci si può gustare altri quattro pezzi live, dove la fluidità e l’incedere di un AOR cristallino fa veleggiare la band verso azzurri mari turchesi che conducono al Eden musicale.

Un disco letteralmente strepitoso, mai un filler o un indugio, i Revolution Saints ormai vanno annoverati tra i super big del genere, una scrittura di livello superiore, una voce stentorea e dalla grande estensione, una chitarra eruttante e indomabile, ogni solo distilla emozioni a iosa con un Doug che andrebbe clonato e tramandato ai posteri, e un Jack Blades che regala quadratura ad ogni nota, sfruttando la sua voce per alimentare partiture corali di impatto inarrestabile. Che disco ragazzi, superiore anche al doratissimo esordio, una prova imperdibile e irrinunciabile questa seconda fatica degli yankee. Chiudiamo con le parole del mitragliante Doug Aldrich che sono più significative di ogni altra frase per illustrare questo favoloso Light in the Dark:

”Sono anch’io molto entusiasta del secondo album dei Revolution Saints, anzitutto, voglio dire che è grazie al enorme sostegno dei fans che è stato possibile crearlo. Se vi è piaciuto il primo, credo che questo vi piacerà ancora di più. È più forte e anche un po’ più heavy in alcuni punti. Abbiamo provato alcune cose nuove e non vediamo l’ora che i nostri fans lo sentano! C’è una buona probabilità di portarlo on the road e stiamo valutando le possibilità di un Tour. Per adesso, preparatevi, perché l’album spacca e sta per arrivare!”

Ipse dixit, mai più vocaboli furono tanto azzeccati, Buy this masterpiece or go to Hell!



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
80.33 su 6 voti [ VOTA]
Graziano
Giovedì 19 Ottobre 2017, 16.58.39
15
Considerato che le coordinate dell'hard/melodic rock son quelle, questo album è splendido. Ovviamente innovazione zero, ma le canzoni son ispirate con ritornelli che si stampano in testa e musicisti divini.
gabriele
Giovedì 12 Ottobre 2017, 14.52.34
14
solo a me e al recensore ha entusiasmato... e' davvero questione di gusti. lo trovo brillante... sarà che adoro proprio il genere e soprattutto la voce di castronovo e la chitarra di Aldrich.
Semola13
Mercoledì 11 Ottobre 2017, 18.50.04
13
Sono d'accordo con la maggior parte dei commenti: un buon gruppo, un buon album, si lascia ascoltare e trascina abbastanza; tuttavia non mi dicono nulla di più.
galilee
Mercoledì 11 Ottobre 2017, 15.18.22
12
Tutto ben confezionato e ben suonato, ma le canzoni non decollano proprio..
Tiradipiunpelodifiken
Martedì 10 Ottobre 2017, 8.55.55
11
Ciao @metal, concordo, infatti è un problema principalmente di gusti, ma ho la "sensazione" che ci sia dietro i Daisies una certa voglia di "big band" che non ci sono più, non so se riesco a spiegarmi...il desiderio di quel grande gruppo rock in cui ogni componente ha una personalità carismatica (guns, motley), e forse nel gran numero di band che come dici affollano il panorama "manca" un gruppone cosi (ci sono i grupponi frontiers ma puzzano spesso di superband a tavolino), per questo forse i daisies mi sembrano un po valutati oltre il loro reale valore di buon gruppo rock, tutto qui...non è una critica, adoro Corabi, solo una constatazione...spero di essermi spiegato meglio. Sui revolution invece la pensiamo allo stesso modo, vedi superband frontiers di cui sopra
Metal Shock
Martedì 10 Ottobre 2017, 4.58.28
10
@Tira...: nei tuoi gusti possono anche non piacere o poco i Daisies, ma a parte la critica che lascia il tempo che trova, se il poco pubblico di settore li esalta un motivo ci sara`, non pensi?? Non so` se segui il genere ma di gruppi ve ne sono a decine, quindi non mancano, se si esalta un gruppo non e` di certo per mancanza di alternative, tutto qui.
Tiradipiunpelodifiken
Lunedì 9 Ottobre 2017, 20.48.55
9
Scusa @metalsciocc, ma che ca...pperi c'entrano le copie vendute con il fatto che siano sopravvalutati?????? Parlo della critica, e del pubblico di settore...per i MIEI gusti a causa della carenza di supergruppi sono stati un po "pompati" come valutazione sul web, ben venga, mica é un problema! Sono sulla bocca di molti appassionati, io dico solo che per me sono un discreto gruppo di genere, bravi ma non mi hanno colpito cosi tanto come songwriting..posso dirlo o anche qui dovete rompere le palle appena uno esprime un parere? Se per te non sono sopravvalutati, ok, no prob...no?
Metal Shock
Lunedì 9 Ottobre 2017, 14.51.49
8
Anche a me non ha convinto in pieno, mi aspettavo dii piu` viste le aspettative. Parte anche bene con le prime due canzoni, ottime, ma poi per me ci sono canzoni discrete e nulla piu`. Disco da sufficienza piena e basta. Ah, e si i The Dead Daisies sono proprio sopravvalutati, vendono milioni di dischi.......ma da chi sono sopravvalutati visto che li ascoltano quattro gatti????
Tiradipiunpelodifiken
Lunedì 9 Ottobre 2017, 13.09.27
7
Si, e anche i dead daisies sono bravi,ma un pelino giusto un pelino sopravvalutati eh...
D. T.
Lunedì 9 Ottobre 2017, 11.19.01
6
Lo ascolterò ma non mi aspetto molto visto il debut (piacevole ma nulla più...) Sicuramente non mi aspetto che rispecchi quello che ho letto in questa recensione, voto compreso... Doug è il migliore comunque e al momento il suo meglio lo sta dando con i The Dead Daisies.
blackiesan74
Domenica 8 Ottobre 2017, 23.09.31
5
Ma volendo essere obiettivi 60/65 è il voto massimo a cui possono aspirare.
blackiesan74
Domenica 8 Ottobre 2017, 23.08.36
4
Ascoltato. Mah... grandi nomi, ma sinceramente non trovo nulla di qualità tale da meritare più di 70.
EVH
Domenica 8 Ottobre 2017, 22.04.57
3
album senza anima ....
Verginella superporcella7
Domenica 8 Ottobre 2017, 19.43.25
2
Ho letto il voto e mi son stupito.. Poi ho visto chi ha scritto la rece e ho capito tutto. 89.... l ho ordinato comunque ma so già che ci saran da calare almeno 10punti come da usanza delle recesioni di frenchizz
gabriele
Sabato 7 Ottobre 2017, 17.40.19
1
Band strepitosa! Li adoro tutti, Aldrich su tutti. Dsco fantastico! concordo in toto col recensore.
INFORMAZIONI
2017
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. Light In The Dark
2. Freedom
3. Ride On
4. I Wouldn’t Change A Thing
5. Don’t Surrender
6. Take You Down
7. The Storm Inside
8. Can’t Run Away From Love
9. Running On The Edge
10. Another Chance
11. Falling Apart
12. Back On My Trail *
13. Turn Back Time *
14. Here Forever *
15. Locked Out Of Paradise *

* (live, deluxe edition bonus track)
Line Up
Deen Castronovo (Voce, Batteria)
Doug Aldrich (Chitarra, Cori)
Jack Blades (Basso, Cori)
 
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