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Thor - Beyond the Pain Barrier
08/10/2017
( 1624 letture )
Impermeabile alle critiche di eccessiva pacchianeria iconografica e di non certo elevata originalità musicale, il buon vecchio Thor si ripresenta con un nuovo lavoro. Facendo seguito al precedente Metal Avenger e ad una carriera partita addirittura nel 1973, il body builder/performer/cantante canadese offre ora al suo pubblico Beyond the Pain Barrier, diciannovesimo studio album, senza considerare l’infinita pletora di uscite minori. Il disco, sostanzialmente, si mantiene quasi sulla stessa linea di galleggiamento della media dei precedenti, pur presentando qualche piccola novità nell’impianto generale, ma soprattutto grossi vuoti qualitativi.

I dodici pezzi dell’album sono stati infatti scritti giovandosi dell’ausilio di una band di supporto composta da musicisti nuovi, ed i due chitarristi coinvolti -John Leibel e Ted Jedlicki, ma specialmente il primo, il quale tra le sue qualifiche annovera anche quella di “porno soundtrack writer”- sono riusciti a svecchiare leggermente il suono ed il modo di comporre del cantante, infondendo un po’ di nuova linfa alla scrittura. Tuttavia e per chiarire bene la situazione, Beyond the Pain Barrier suona ugualmente come un classico disco di Thor, solo leggermente più fresco nella struttura ed un filo meno legato alla parte più antica del metal moderno. Thor, però, non può che essere fedele al suo personaggio. Ascoltando le dodici canzoni del lotto ci si accorge che, al di là della patina di novità rispetto alla normalità delle uscite del cantante, nessuna di queste si segnala come in grado di sopravvivere allo scorrere del tempo, ponendosi in una fascia tra il piacevole e l’inutile, passando per il brutto. Accanto a pezzi godibili come The Calling, Beyond the Pain Barrier e On Golden Sea, troviamo infatti sia brani parzialmente riusciti che mostrano il tentativo di cambiare come l’opener heavy/thrash Tyrant -nella quale, però, Thor non riesce a districarsi in maniera convincente- e Phantom’s Light, canzone in stile Alice Cooper nella quale il nostro cerca di essere più sinistro del solito ed una canzone come Twlight of the Gods, connotata da un pesante speed metal un po’ confusionario e funestato da un ritornello poco riuscito, sia dei veri filler che, come tali, non raggiungono la sufficienza. Si tratta di When a Hero Dies, una power ballad più adatta ai Motley Crue periodo Home Sweet Home; Galactic Sun, un brano corto, più leggero e senza personalità; The Land, canzone epic in cui la noia prende il sopravvento; Deity in the Sky, pezzo davvero di rara bruttezza in cui l’ospite Marty Gummesson dei Thundermaker esegue l’assolo e Thunder Road, che se la gioca con la precedente per il titolo di peggior pezzo del disco. Discorso a parte per l’ambiziosa Quest for Valor, canzone di circa sette minuti e mezzo che mostra anche degli spunti interessanti, ma che è troppo lunga rispetto all’effettivo contenuto. Ed alla fine, forse, la sensazione è che a risultare più riuscite siano le canzoni più tradizionali.

Messe opportunamente da parte per raggiunti limiti di età le barre d’acciaio da torcere e le borse dell’acqua calda da far scoppiare durante gli show, il buon Thor conferma con Beyond the Pain Barrier la sua classica e comprovata devozione verso il metal di un tempo e la sua altrettanto classica immagine da uomo (pardòn: dio) muscoloso e muscolare. Il sessantaquattrenne possessore di Mjöllnir tenta qui di riproporsi in modo da stare leggermente più al passo con i tempi, ma il risultato è più o meno lo stesso di sempre. Anzi, probabilmente inferiore. Una prima parte del lavoro tutto sommato in linea con le aspettative non salva infatti una seconda in calando. Inoltre, un paio di canzoni sono davvero difficili da digerire. Apprezzabile il tentativo di riciclarsi con suoni in parte meno scontati rispetto ai propri standard, ma il risultato finale non è quello sperato. La solita passione, l’altrettanto scontata aderenza al personaggio che Jon Mikl Thor si è costruito, ma anche la conferma della mancanza della capacità di mettere a segno il colpo del K.O., per un disco ancora una volta privo del colpo di coda in fase di scrittura e preda di alcune cadute di tono molto evidenti. A margine, da registrare l’uscita di un nuovo documentario intitolato Return of the Thunderhawk, il sequel di I Am Thor, prevista per la fine dell’anno. Solo per romantici fan del figlio di Odino.



VOTO RECENSORE
54
VOTO LETTORI
50 su 1 voti [ VOTA]
Raven
Venerdì 13 Ottobre 2017, 14.01.05
5
Un EP con i pezzi migliori avrebbe fatto ben altra impressione.
jek
Martedì 10 Ottobre 2017, 21.32.06
4
Ho ascoltato alcuni pezzi e con buona pace di qualcuno altra recensione azzeccata. Voto fin troppo generoso.
Antonino
Lunedì 9 Ottobre 2017, 3.18.57
3
ha fregato la copertina da ttwilight of the thunder god
Andrea
Domenica 8 Ottobre 2017, 11.53.13
2
Si, e quelli che ci sono li ho citati
Ulvez
Domenica 8 Ottobre 2017, 11.47.42
1
a me questo album è piaciuto più di Metal Avenger. è comunque ben lontano dall'essere un capolavoro, ma qualche spunto interessante c'è.
INFORMAZIONI
2017
Deadline Music
Heavy
Tracklist
1. Tyrant
2. The Calling
3. Beyond the Pain Barrier
4. When a Hero Dies
5. On Golden Sea
6. Phantom’s Light
7. Twilight of the Gods
8. Galactic Sun
9. The Land
10. Deity in the Sky
11. Thunder
12. Quest for Valor
Line Up
Jon Mikl Thor (Voce)
John Leibel (Chitarra solista)
Matt McNallie (Chitarra)
Ted Jedlicki (Basso)
Tom Croxton (Batteria)
 
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