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Cold Insight - Further Nowhere
09/10/2017
( 205 letture )
Lo spegnimento prematuro del magnifico astro Slumber ha provocato una vera e propria diaspora tra i suoi componenti; come una reazione a catena, infatti, si sono formati differenti progetti che hanno raccolto una parte dell'eredità racchiusa nel capolavoro Fallout. Tra questi “epigoni” Jari Lindholm si è mostrato finora il più prolifico ed invero quella scintilla primaria continua a pulsare, secondo diversi stati d'intensità, nella sua attuale creatura-principe Enshine nonché nei validissimi Exgenesis e nei più soft Seas of Years. Seppure in maniera indiretta, possiamo affiancare a questo processo di perpetuazione anche i Cold Insight, moniker al cui interno troviamo celato quale mastermind Sébastien Pierre, ovvero il braccio destro di Lindholm negli Enshine. Considerando gli impegni del progetto condiviso con il chitarrista svedese ed i suoi Fractal Gates, la creatura del polistrumentista francese nei suoi dieci anni di esistenza è finora riuscita a partorire un unico lavoro intitolato Further Nowhere, di cui esiste una versione del 2012 costituita da undici tracce strumentali. L'album in questione ha rivisto la luce una seconda volta successivamente ad un suo rimaneggiamento, che vede l'inclusione delle parti vocali e l'aggiunta della traccia bonus Deep nonché una ri-registrazione in cui possiamo rilevare l'onnipresenza di Lindholm in sede di mixing e mastering, a donare al platter quell'atmosfera sci-fi caratteristica di tutte le sue recenti produzioni.

Sin dai primi minuti che scandiscono l'apertura di The Light We Are, balza immediatamente all'attenzione la vicinanza dello spettro sonoro di Further Nowhere con i due lavori degli Enshine (la responsabilità di questo effetto è attribuibile in parte alla produzione del disco) con delle lievi differenze nell'approccio compositivo; nell'ora abbondante di durata infatti, oltre ad evidenziare una certa omogeneità stilistica, notiamo dei pezzi strutturalmente eretti su un riffage semplice ed al contempo melodico e accattivante, addirittura easy listening in certi frangenti (Close your Eyes e la titletrack ne sono un esempio lampante) in cui vengono incorporati con singolare perizia gli arrangiamenti melodici di chitarra e le ammantature tastieristiche che completano in maniera esaustiva quel processo di rigonfiamento delle frequenze. Tali caratteristiche inducono in linea generale un ascolto che si assesta su un costante indice di gradevolezza per effetto del quale diviene piuttosto agevole lasciarsi abbandonare in una dimensione celeste ed impalpabile; all'interno di questo viaggio spiccano dei piccoli momenti di rilievo come Midnight Sun, Rainside e Stillness Days (caratterizzate da cadenze più vivaci e dei refrain trascinanti), Distance (circoscritta da venature inquiete e malinconiche) e, in ultimo ma non per importanza, Close Your Eyes, brano nel quale si possono intravedere suggestivi squarci onirici dettati da note di piano incantate. Il melodic death/doom dei Cold Insight in sostanza vuole rivelarsi attraente ed al contempo limpido e garbato nella trasmissione delle sue pulsazioni di “dolce amarezza”, anche se purtroppo due dei dodici episodi non riescono a centrare queste intenzioni. Stiamo parlando di I Will Rise, le cui sfumature power fanno storcere non poco il naso rispetto al contesto qui trattato, nonché la conclusiva Deep, che si trascina nella delineazione di un finale piuttosto in sordina, complice anche la sua collocazione nel fondo di una tracklist fin troppo consistente. A parte queste due stonature tutto sommato veniali nell’economia complessiva del platter, non possiamo peraltro rimanere indifferenti di fronte a un minutaggio piuttosto eccessivo, che risulta ulteriormente accentuato nella resa e negli effetti se ad esso affianchiamo un songwriting in linea generale proteso ad una certa ristrettezza nelle soluzioni adottate e che, di conseguenza, non potendo contare su particolari “scossoni” all'interno della tracklist, finisce per produrre inesorabilmente un progressivo senso di affaticamento al succedersi delle tracce.

L'esclusione di alcuni episodi ridondanti avrebbe dunque contribuito a rendere ancora più scorrevole e piacevole un album che, di per sé, nella sua visione globale riesce comunque a fare di tali caratteristiche il proprio punto di forza, rendendo così perdonabile il carico di prolissità in eccesso; risulta inoltre evidente che, le nonostante le buone capacità compositive di base, Sébastien Pierre, mantenga una tangibile distanza dai ben più raffinati fratelli maggiori Enshine. Ad ogni modo, chiunque cercasse di ritagliarsi una piccola parentesi temporale per poter chiudere gli occhi e galleggiare su una soffice nuvola dolceamara troverà in questo Further Nowhere un’ideale colonna sonora; chi invece desidera essere letteralmente rapito da sonorità di questo calibro potrà trovare il suo Eden ancora solo ed esclusivamente qui.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2017
Rain Without End Records
Death / Doom
Tracklist
1. The Light We Are
2. Midnight Sun
3. Sulphur
4. Close Your Eyes
5. Above
6. Rainside
7. Stillness Days
8. Even Dies a Sun
9. Distance
10. I Will Rise
11. Further Nowhere
12. Deep
Line Up
Sébastien Pierre (Voce, Chitarra, Basso, Tastiera)

Musicisti Ospiti
Jari Lindholm (Chitarra in tracce 1, 8, 9)
Christian Netzell (Batteria)
 
 
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