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L.A. Guns - The Missing Peace
11/10/2017
( 1245 letture )
Ecco un altro ritorno di grido, di quelli importanti, la riapparizione degli L.A. Guns. Philip Lewis e Tracii Guns, il nucleo centrale e di peso della band, congiunti insieme per dare vita al nuovo album degli street rocker, dopo 30 anni dal fortunatissimo esordio del 1988, ere geologiche fa, insomma. Il combo ha vissuto tanti, troppi anni di sbandamento, la fuga del singer rimpiazzato con altri cantanti, uno su tutti Jizzy Pearl degli ottimi Love/Hate, poi l’abbandono di Tracii, il ritorno di Lewis, un viavai con pastrocchi senza fine, dischi pubblicati a spizzichi e mozzichi e ora il comeback in grande stile, anche se i due collaborano nuovamente e attivamente da parecchi anni tra parecchi bassi e qualche strillo.

Gli L.A. Guns furono il mio gruppo favorito della grande invasion street metal intorno alla metà degli eighties, il loro debutto autointitolato del ‘88 era una granata ad alto potenziale e girava ininterrottamente su stereo e autoradio sempre, poi Appetite For Destruction in primis, Faster Pussycat e Jetboy in seconda posizione, lasciarono quel lavoro un po’ indietro nei miei ascolti. Motivo? I Guns crescevano e lievitavano di volta in volta nelle sfumature musicali proposte, Lewis e company erano sì una band d’attacco, semplice minimale, con arrangiamenti lavici ma con un appeal limitato, almeno per i miei gusti. Ritrovarli ora è pertanto un piacere vero. Le 12 track di The Missing Peace sono state incise ai Patigonia Studios, registrate, mixate e masterizzate da Greg Wurth, e spicca subito all’orecchio la buona produzione, meno sporca e sozza che in passato, ma efficace. It’s All The Same To Me sbreccia le attese e dà il calcio d’avvio al disco, anche se era lecito aspettarsi un lancio più aggressivo: ritmo sincopato della batteria, chitarre che pressano, il cantato di Phil Lewis è sempre trascinante, i cori centrali sono alcolici e ricalcano gli stilemi che conosciamo, il basso piscia dove gli pare, il ritornello convince, il solo della chitarra non è certamente tecnico o iperpompato ma questo già lo sapevamo; buon inizio che rispolvera i fasti della “strada”. Speed parte sparata e sale l’adrenalina per ciò che il gruppo è stato e rappresenta ancora oggi, ritmi sostenuti, guitar un po’ basse nel mixaggio finale così come la voce risulta alta; le soluzioni già conosciute sono tipiche del trademark, il solismo di Tracii Guns spicca, al pari dei cori a scoppio senza ariosità ma che paiono una sentenza. A Drop Of Bleach silura le casse, innescata da un killer riff, il songwriting pesca a piene mani nel passato, il bridge centrale piove su atmosfere mefitiche e soffocanti, operazione pienamente riuscita, il ritornello non appare esaltante, ma tutto viene aggiustato dalle hooklines trapananti e ripetute all’infinito dalle asce, sino all’ultimo secondo di questa terza song. Sticky Fingers invece risulta un brandello molto interessante, il reticolato costruito da Tracii Guns e Michael Grant richiama la tempesta ormonal-chitarristica di Shot In The Dark di Ozzy, però la scansione di armonici, accoppiati alla voce sguaiata del frontman, crea una chimica; particolare poi la fase centrale, quasi orchestrale che sfocia in un solo dai toni epici, una soluzione insolita ma pungente, che colora di fitte elettriche l’ascolto. Dici Christine e scocca il momento della ballad, soffice, dolce, rock e molto Stones-iana con un solo della chitarra da risentirsi subito per la bellezza, il pezzo invece non appare tra i più brillanti in scaletta, Baby Gotta Fever riporta sensazioni anfetaminiche sugli strumenti, spruzzando energia sullo sviluppo convincente del pezzo che pare uscito dritto dritto da quella L.A. che tutti adoravamo negli anni ottanta, mentre Kill It Or Die è la traccia più bella dell’intero nuovo lotto. Cambia almeno un paio di riff inizialmente, la strofa è puntellata di accenti, la prova canora di Lewis è rozza e incazzata come ai bei tempi, la batteria spinge unitamente al basso e le sei corde sono azzannanti, finalmente una performance che può ricordare, senza rimpianto, i lustri dello street metal d’assalto. Il saggio consiglio contenuto nel titolo, Don’t Bring A Knife To A Gunfight, ritorna a ritroso come matrici musicali e sfoggia asce compresse che ritagliano un ritornello da party, comprensivo di coralità presenti e scarnificate con tanto di contaminazione hard/class, ancor più chiara nel solismo centrale, mentre The Flood’s The Fault Of The Rain è un semi-lento con acustiche, arrotondato da inserti armonici e di key e avvalorato da una buona performance vocale; ottimo il solo di Guns. Si va verso l’epilogo, inaugurato dall’aggressione sleazy di The Devil Made Me Do It, molto buona nei cori e nelle cadenze indiavolate connesse ad un solo furioso, party hard guys verrebbe da dire, la title-track si misura su un’acustica malinconica che sale di tono e detona in un up tempo vigoroso e stradaiolo, finché Gave It All Away sigilla il CD sfoggiando una canzone con tastiere ad approfondire il sound crudo: Phil mostra carattere e tenacia, le partiture strumentali sono preziose come il lavoro enorme delle due chitarre, l’atmosfera risulta anomala rispetto ai canoni ma terribilmente allettante.

Un buon disco questo nuovo degli L.A. Guns, con spiragli e piccole aperture filomoderniste, anche se sono preponderanti le matrici storiche che si accoppiano, più volte, con le reminiscenze sudicie del passato e di ciò che è stato, sia in termini di ispirazione che di soluzioni melodiche e scrittura. Chiaro, la scena street metal non esiste più, è stata sorpassata e messa in soffitta dal biz, però il quintetto capitanato da Lewis e Guns ha una sua valenza ancora oggi, per come picchia senza ritegno, sia per lo sforzo e il sudore profuso. Mancano pezzi di grande richiamo, e non parlo del singolo acchiappa chart, ormai quei momenti si sono persi nei fumi del secolo scorso definitivamente, però, personalmente ci attendevamo qualche brandello più incisivo e memorabile, mentre così non accade. Chi ama la band e il genere certamente si accaparrerà questa novità, e non resterà deluso, la domanda vera però è un’altra: queste nuove uscite tentano il recupero della memoria a tutti i costi sfruttando brand arcinoti o stanno cercando di conquistare nuove leve di fans che non hanno vissuto i tempi aurei di una trentina d’anni fa? Al futuro prossimo l’ardua sentenza, intanto gli L.A. Guns sono tornati e la nostra accoglienza non può essere che festosa, con tanto di pacche sulle spalle e un buon shot di whisky da degustare.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
75.28 su 7 voti [ VOTA]
Aceshigh
Martedì 17 Ottobre 2017, 21.01.21
17
Finalmente Phil Lewis e Tracii Guns di nuovo insieme, come ai vecchi tempi, e tirano fuori proprio un bel disco (beninteso, lo era anche Hollywood Forever)... Per me le cose migliori stanno nella seconda metà dell'album, ma comunque sia sempre tanta grinta e quel sound da strada che è il loro marchio di fabbrica e che a me piace tanto. Voto... Per me un 80 destinato a crescere con gli ascolti...
Tiradipiunpelodifiken
Martedì 17 Ottobre 2017, 8.29.02
16
Speed mi era piaciuta molto, appena ho tempo me lo procuro!
JC
Domenica 15 Ottobre 2017, 11.46.40
15
Notevole. Davvero.
rik bay area thrash
Sabato 14 Ottobre 2017, 20.03.06
14
Premetto: ho ascoltato qualcosa in rete. Beh, non mi sembra affatto male. Grintosi, senza tanti fronzoli e dritti al punto nello spirito genuino dello street. La ballad non fa molto per me, però si lascia ascoltare. A prescindere da ciò mi sembra un buon ritorno.
TheDisturbedPriest
Sabato 14 Ottobre 2017, 17.42.35
13
Grand disco e gran ritorno! Al momento i miei pezzi preferiti sono Speed e Don’t Bring A Knife To A Gunfight (che guardacaso sfoggiano riff precisi e taglienti degni del miglior Glenn Tipton)
Mulo
Sabato 14 Ottobre 2017, 12.31.14
12
Buon disco,peccato x i lenti che non mi piacciono. Probabilmente il massimo che possono fare ora,inutile fare paragoni con i vecchi album (Il cantante ha 60 anni). Voto recensione giusto x me.
Andy
Venerdì 13 Ottobre 2017, 23.45.33
11
ma perche' partire con it's all ....quando hai una canzone sparata come speed??? booo ....ma chi sceglie la tracklist???....la band o la casa discografica???....il disco sembra abbastanza in linea con i vecchi L.A. Guns e questo e' positivo anche se i brani ascoltati non mi sembrano memorabili soprattutto nel confronto con cocked hollywood vampire e vicious circle....non parliamo poi dell'esordio micidiale!
duke
Venerdì 13 Ottobre 2017, 21.38.03
10
non vedo l'ora di sentire questo disco...un gradito ritorno di una band eccezionale....
D. T.
Venerdì 13 Ottobre 2017, 11.58.47
9
Ignoro volutamente le imprecisioni riportate nella primissima parte della (ottima) recensione e dico solo: bellissimo! Sono commosso!!!
Vitadathrasher
Giovedì 12 Ottobre 2017, 19.58.39
8
Un bel lavoro, non puzza di vecchio ed è minimale come il genere comanda
Mulo
Giovedì 12 Ottobre 2017, 19.47.26
7
Preso,adesso me lo sparo
Graziano
Giovedì 12 Ottobre 2017, 17.18.50
6
Contento della reunion, è giusto così. Tuttavia Hollywood forever, penultimo lavoro, è un signor disco.
Maz
Giovedì 12 Ottobre 2017, 11.53.03
5
Che bello vedere la dicitura "Street Metal"...mi evoca ricordi eccezionali!!!!! A quanto pare però dalle uscite è un binario ancora parecchio percorso....sugli L.A. Guns posso dire che erano tra le mie band preferite....poi li ho lasciati un po' perdere soprattutto per le loro diatribe intestine che mi snervavano....però leggendo i commenti e la bellissima recensione mi è venuta voglia di acquistare questo "The Missing Peace" .....stay metallized 👊
Rob Fleming
Giovedì 12 Ottobre 2017, 9.30.56
4
I tre brani che si possono ascoltare su Spotify mi piacciono parecchio, soprattutto Speed ha un tiro eccezionale. Sto seriamente pensando di procedere all'acquisto. Ne leggo bene. E anch'io aspetto la recensione di Vicious Circle che trovo essere il loro album più bello
Metal Shock
Giovedì 12 Ottobre 2017, 5.38.40
3
Gli album post Vicious cycle (a quando la rece di questo disco?) li butterei nel cesso, ma qui Phil e Traci, sotterrando l`ascia, danno alle stampe un disco stupendo: street metal purissimo come ai bei tempi. Dopo l`ottima It`s all the same to me, arriva Speed, gia` un classico: riff ficcante, cori anthemici e grande solo, una goduria!! Il disco prosegue tra canzoni piu` dure Don`t bring...., altre leggere glam Baby gotta fever, ballad stupende Christine, puro sleaze come Kill or die e The Devil made me do it e sorprese come la fantastica The flood`s... Album stratosferico!!!! Crazy Lixx, Tales from the porn, Hell in the Club, Kickin Valentina, L.A.Guns che anno per lo street, sleaze o chiamatelo come volete (e aspetto i Santa Cruz che ben promette!)!!!! It`s never enough baby....
Mulo
Mercoledì 11 Ottobre 2017, 20.57.30
2
Ottima notizia Phil e Tracy riuniti,son curioso di sentire questo disco visto che il debutto mi piace tantissimo.
Enri sixx
Mercoledì 11 Ottobre 2017, 19.03.48
1
Album bello premetto che io sono un fan sfegatato della band ma mancano dei pezzi veramente trascjnanti comunque richiede piu' ascolti . comunque sempre grandi
INFORMAZIONI
2017
Frontiers Records
Street Metal
Tracklist
1. It’s All The Same To Me
2. Speed
3. A Drop Of Bleach
4. Sticky Fingers
5. Christine
6. Baby Gotta Fever
7. Kill It Or Die
8. Don’t Bring A Knife To A Gunfight
9. The Flood’s The Fault Of The Rain
10. The Devil Made Me Do It
11. The Missing Peace
12. Gave It All Away
Line Up
Philip Lewis (Voce)
Tracii Guns (Chitarre)
Michael Grant (Chitarre)
Johnny Martin (Basso)
Shane Fitzgibbon (Batteria)
 
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